Articoli marcati con tag ‘Groenlandia’

GROENLANDIA: FESTA PER INDIPENDENZA

lunedì, 22 giugno 2009
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Reali danesi in costume da inuit per primo giorno dell’indipendenza

(ANSA) – COPENAGHEN, 21 GIUGNO – Con una grande festa la Groenlandia celebra oggi il primo giorno della propria indipendenza dalla Danimarca. Per una reale indipendenza occorreranno tempi tecnici lunghi ma a partire da oggi i groenlandesi sono riconosciuti come popolazione di uno Stato indipendente, con propria lingua e diritto alla gestione delle risorse del sottosuolo, ricche di petrolio, gas, oro e uranio. Alla festa presenti anche i reali di Danimarca, in costume tradizionale inuit.

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VENETI al 1000 x 1000

lunedì, 8 giugno 2009
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1000x1000
Comincia da subito la campagna elettorale del Pnv per le regionali del 2010.

Abbiamo un obiettivo chiaro: l’indipendenza veneta.

Abbiamo un percorso semplice e legale: indire un referendum con monitoraggio internazionale.

Questa è la strada tracciata dall’Unione Europea e dalle Nazioni Unite per quei popoli che vogliono diventare stati moderni del ventunesimo secolo e lasciarsi alle spalle i contenitori ottocenteschi che li colonizzano.

Paesi come il Montenegro hanno raggiunto la maggioranza referendaria nel 2006 (ed ora hanno il 12% di tasse). Altri come il Quebec hanno raggiunto solo il 49%. Non importa, non abbiamo paura di proporre un quesito coraggioso alla nostra gente.

Questo è il percorso intrappreso dalla Groenlandia nel 2009 per raggiungere l’indipendenza dalla Danimarca. Questa è la strada imboccata anche dalla Scozia per il 2010.

Noi veneti vogliamo raggiungere la nostra felicità tramite vie civili. Non è la farsa dell’autonomia che richiede 2/3 del parlamento italiano per alterare la costituzione italiana.

La comunità internazionale ci tutela perché sia solo una maggioranza di veneti a decidere. Dei 5 milioni di veneti, meno di 4 milioni hanno diritto di voto. Di questi basta un quorum di 2 milioni, e fra questi una maggioranza che si esprima a favore.

Basta solo 1 milione di veneti per diventare indipendenti.

Questo perché:

· Persino la legge italiana riconosce lo status di Popolo Veneto (art 2, L.340/71 Statuto Regionale)
· Lo stato italiano sottoscrive il diritto all’indipendenza di un popolo (Patto di New York, L. 881/77).
· Dal Febbraio 2006 in Italia perseguire l’indipendenza non è più reato di opinione (L.85/2006).

Per fare ciò è essenziale vincere alle regionali per ottenere una presenza istituzionale di peso che faccia da interlocutore direttamente con la comunità internazionale. Non basta essere un’associazione che raccoglie firme, ed è per questo che abbiamo intrapreso il percorso elettorale.

Veneti al 1000 x 1000 è la nostra campagna di fund raising. Contiamo sul sostegno di un migliaio di imprenditori veneti che credono nel nostro percorso e sulle capacità del nostro team.

Abbiamo una squadra che senza fondi, ma solo con l’entusiasmo di tanti giovani e tante idee è riuscita a presentare l’opzione dell’indipendenza alle provinciali 2009 di Padova e Venezia.

Mille veneti che ci sostengono con mille euro ciascuno, per raggiungere un budget di un milione e fare una campagna schiacciante per le regionali del 2010.

Mandiamo a casa tutti questi politici vassalli di altre capitali. Riappropriamoci della nostra identità.

Puoi donare già da ora anche solo una cifra modesta. Sarà una piccola goccia a far traboccare il vaso: dona

Per essere uno dei 1000 veneti, contattaci a:

tel: 041.96.37.943, e-mail: 1000@pnveneto.org

Lodovico Pizzati
Pnv

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Diritto Internassional e Costitussion Italiana

lunedì, 1 dicembre 2008
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In risposta a dei dubi posti al PNV da dei simpatizanti (e de prinsipio anca da mi), go contatà na conossensa che go rento na organizassion internassionale parchè el me dasse na opinion, dato che la so organizassion la ga a che fare diretamente co la question de la indipendenza.

Ve taco la risposta che me gavea dà a so tempo. Lu no xe miga tedesco, ma xe la lingua co cui comunichemo (parche’ mi no so l’inglese o el francese e lu no sa l’italian e gnanca el venessian):

Sehr geehrter Herr Dal Lago

Wie bereits in unserem Telefongespräch, die Frage der Unabhängigkeit ist in erster Linie eine Frage des Völkerrechts. Ein neues Land kann erkannt werden als unabhängige von der internationalen Gemeinschaft, auch wenn dieser Weg ist nicht von der Angleichung der Rechtsvorschriften der bestehenden Land. Dies ist die Straße reiste in Montenegro, Quebec, Grönland, und derzeit in Schottland.

Was Ihre Sorge um die venezianischen Fall, ich wiederhole, dass ich der Meinung, dass ein Referendum allein wird nicht ausreichen. Die internationale Gemeinschaft muss sich mit einer demokratisch gewählten Vertreter der Bürger unter das Ziel der Unabhängigkeit.

Ich ermutige Sie, folgen Sie Ihrem Ziel der Erreichung einer Volksabstimmung, aber dies erreicht werden sollte parallel mit der Wahl eines venezianischen Vertreter, der Kontakt wird offiziell die internationale Gemeinschaft auf, haben dieses Referendum ausgehandelt und überwacht werden.

Ich würde keine große Bedeutung auf die Stellungnahme der Rechtsanwälte vor Ort, die wissen, das italienische Recht, aber ignorieren, dass die Grundsätze des Völkerrechts.

Eco la me tradussion:

Caro Sior Dal Lago

Come ghe gò za dito par telefono, la question de indipendenza la xe prima de tuto materia de Diritto Internassional. On novo paese el pol esser riconosuo indipendente da la comunità internassional anca se sto percorso no l’è contemplà da le leggi del paese esistente. Questa la xe la via percorsa in Montenegro, Quebec, Groenlandia, e recentemente anca da la Scozia.

Par via del vostro pensiero par la causa veneta, ripeto che credo che on referendum solo no’l basta miga. La comunità internassional la ga bisogno de aver a che far co on rapresentante eleto democraticamente dai so citadini soto l’obietivo de indipendenza.

La incoragio a perseguir el so obietivo de referendum, ma questo el dovaria esser fato in parallelo co l’elession de on rapresentante veneto che el posa ufficialmente contatar la comunità internassional par far si che el referendum el sipia negozià e monitorà.

No daria massa inportanza a l’opinion de avogadori locali che conosse puito la lege italiana, ma che i ignora i principi de Diritto Internassional.

Anca grassie a questa lettera mi me son convinto del percorso del PNV.

Filipo Dal Lago – PNV

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La Bufera Veneta e l’Isola dei ghiacci

sabato, 29 novembre 2008
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Stamattina apro il sito del Gazzettino e finalmente ci trovo una buona notizia. Il Consiglio Superiore della Magistratura ha votato contro l’esposizione della bandiera Veneta fuori del palazzo di (in)giustizia trevigiano. Il nostro gonfalone dovrà quindi essere rimosso.
Finalmente! Era ora di fare chiarezza e di mettere fine alle ambiguità. Perchè una bandiera simbolo di secoli di storia e che incarna cuore e spirito di noi veneti, dovrebbe essere esposta fuori da uno degli edifici della repubblica delle banane?
Quanti di noi veneti si sentono effettivamente rappresentati da queste istituzioni? Quanti di noi veneti hanno un minimo barlume di speranza nella classe politica italiana? Quanti di noi veneti ritengono il sistema giudiziario italiano degno della nostra fiducia?
E perché mai quindi la nostra bandiera dovrebbe venire vilipesa e strumentalizzata restando in bella mostra al di fuori di uno dei simboli di questo stato che ci sta portando alla rovina? Questo stato che non vuole rappresentarci come dimostrato da quest’ennesima esplicita ammissione, questo stato che ripudia i nostri simboli e la nostra gente in modo così sfacciato.
Perché ci siamo ridotti a chiedere la carità per rivendicare un diritto ovvio e sacrosanto, ossia quello di esporre la NOSTRA bandiera al di fuori dei nostri edifici pubblici?
Dobbiamo semplicemente trarne le ovvie conclusioni, ossia che è giunto il momento di avere i NOSTRI edifici pubblici, le NOSTRE istituzioni, i NOSTRI rappresentanti, ma soprattutto di farci restituire il NOSTRO futuro.
E mentre nei polverosi salotti romani non si perdeva occasione per umiliare noi Veneti e la nostra bandiera, uno stato autenticamente democratico quale la Danimarca dava la possibilità agli abitanti della Groenlandia di decidere del futuro della loro nazione, in un referendum ampiamente considerato un preludio all’indipendenza. E se la voglia di indipendenza è arrivata ad infiammare i cuori degli abitanti dell’isola dei ghiacci, cosa stiamo aspettando noi Veneti? Non lasciamo che le Alpi fermino il vento del nord, c’è bisogno di aria fresca.

Lorenzo Crosato

indipendenza xe giustizia snella e veloce

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Uno nessuno centomila.

giovedì, 28 agosto 2008
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Ipotesi di salvezza

Comincia un autunno triste. Non per tutto il mondo, anzi. Regioni remote e prossime prosperano, da Singapore alla Svizzera. L’autunno è triste per noi, costretti a subire le immani violenze di uno stato che si ribella alla sua condizione di moribondo facendo strage dei suoi cittadini. Il funesto, vergognoso, immondo piano Alitalia, l’ultima creatura di ITA, fa strame di ogni diritto, di ogni etica degli affari, ma, in modo più cogente, svilisce e impoverisce gli abitanti di ITA tutti, in primis i taxpayer veneti, lombardi ed emiliani che contre coeur la baracca reggono. Che amarezza, poi, per tutti coloro che perderanno il posto di lavoro per salvare un’azienda decotta, e non saranno i privilegiati ed i ricchi a perderlo, anzi, costoro si arricchiranno vieppiù. Una volta c’era una sinistra vigorosa, a sostenere le ragioni dei più deboli, ma da quando questi deboli sono andati ad arricchire le schiere dei forti, la sinistra è ipocritamente cauta, non deve ledere innanzi tutto gli interessi di chi la sostiene.
Come ritengono ormai numerosi analisti, siamo nella situazione in cui sta nascendo un mega-stato mondiale oppressore di tutti i popoli e regno di burocrati sempre più grassi, mandarini-porcellini che servono gli Stati mondiali, da Bruxelles a Parigi alle Nazioni Unite, da Ginevra a Lussemburgo, adoperandosi affinché le quote di miseria del mondo rimangano sempre alte, onde essi stessi mantengano il proprio officio, e le istituzioni che li nutrono prosperino, insieme agli stati, sempre di più. Insomma, siamo in una situazione che per molti aspetti ricorda Pirandello, tra il paradossale, e il tragico. Vengono serviti regolarmente i circenses olimpici – quante esecuzioni per ogni medaglia d’oro?, ecco un tema per una prossima tesi di laurea che darò – mai poi per i prossimi occorre aspettare quattro anni, anche se certo ci sarà un bel po’ di calcio nel frattempo. Pirandello: gli Stati del mondo vogliono sempre più creare la situazione ideale di monopolio assoluto del potere, vogliono diventare UNO, senza perdere però la propria identità. Rafforzano le loro agenzie, in ogni modo cercano di intimidire chi va alla ricerca della libertà. La libertà. Di nuovo Pirandello.
La libertà sarebbe NESSUNO. La privatizzazione perfino del chiaro di luna, come scrivevano giovani libertari anni fa. Il mondo nelle mani dell’individuo. Ma questo è qualcosa come un limite del pensiero, una visione del mondo coerente, una condizione per ora di astratta speculazione, che coltivo con amore, con nostalgia del futuro lontano che io non vedrò, ma che, spero, umilmente, insieme a tanti altri amici e maestri, avrò contribuito a creare. Ma di nuovo Pirandello.
CENTOMILA. Ebbene, centomila, questo numero che è così grande e così piccolo, è proprio il futuro che garantirà la sopravvivenza all’individuo. Sono i piccoli Stati (piccoli come territorio e anche come strutture) che faticosamente, con i percorsi paradossali e a volte crudeli della storia, stanno conquistandosi l’indipendenza, aiutati ora dall’uno ora dall’altro degli antichi avversari, USA, e URSS, ma spesso anche facendocela da soli; sono le avanguardie della libertà, alcune a noi vicinissime, come il Montenegro e il Cossovo. E presto la Scozia – quanto è grande Sean Connery, mia mamma direbbe, “grande tanto quanto è bello” – e poi la Catalonia, e poi perfino la Groenlandia. Centomila, centomila piccoli stati con milioni di cittadini felici. Aldilà della Venetia che amiamo, della Liguria, della Sardegna, e di altri luoghi del mio cuore – a quando un Massachussetts libero dal peso dell’Unione, a quando una Lombardia deleghizzata e veramente libera? – proviamo a fare un’ipotesi per la regione geografica chiamata “Italia”.
Proviamo a pensare alla fine del governo centrale, attraverso il passaggio di tutte le competenze centrali alle singole regioni, divenute totalmente indipendenti. Libere dal cancro centralista, ognuna potrebbe prosperare, come un corpo risanato improvvisamente attraverso un miracolo. E proviamo a chiederci una cosa: se tutti i parlamenti regionali divenissero parlamenti nazionali, che cosa ci verrebbe a mancare, di cosa avremmo bisogno? Di nulla. Perché il governo centrale italiano non ha più nessuna funzione storica, politica, istituzionale: si mantiene in vita come un residuo del passato, sempre più sfrontato (vd. il caso Alitalia, allucinante) perché sempre più impunito, sempre più spavaldo perché non trova nessuno che si opponga seriamente ad esso. Se tutte le competenze passassero alle regioni, si realizzerebbe il mio (ma anche di molti altri) sogno di veder trasformati i luoghi dell’oppressione, i vari Palazzi Chigi, Madama, eccetera, in musei. Non solo l’operazione di gestione delle risorse italiane attraverso un governo centrale è obsoleta, ma è anche enormemente dannosa. Questo è un invito all’esame di coscienza, e di intelletto, per ognuno che legga queste mie righe: una volta defunto il governo centrale, che cosa verrebbe a mancare? Abbiamo forse bisogno delle forze armate, o, se anche ne avessimo bisogno, non potrebbe ogni regione divenuta Stato avere le proprie? Abbiamo forse bisogno di programmi scolastici di Stato? Abbiamo forse bisogno della sanità centralizzata? Certamente, se ogni regione divenisse Stato, solo alcune avrebbero ragioni storiche per farlo. La Sicilia le ha perfino geografiche, e così la Sardegna! Ma siamo sicuri che occorrano ragioni storiche, identità millenarie, linguistiche e culturali, per liberarsi dal giogo centrale? Per essere liberi? Se ci sono, tanto meglio, su una storia gloriosa si basa un glorioso avvenire. Ma non sono indispensabili. Se non ci sono, si creeranno, posto che siano davvero necessarie. Si prenda il Cossovo. La Serbia vanta ragioni storiche forti su quel territorio. Eppure, in qualche modo relegandolo ai propri margini, ha fatto sì che gli albanesi ne divenissero nuovi e a loro modo legittimi padroni. Se questo serve ad indebolire uno Stato assurdamente centralistico, autoritario e nazionalistico come la Serbia, ben venga. Ma siamo sicuri che poi la Serbia amputata sia davvero per questo indebolita? Non potrebbe essa stessa prosperare vieppiù? La Serbia ha una bellissima storia di libertà, ma soprattutto di lotta per libertà alle spalle. Nel lontano 1804, furono i primi a ribellarsi contro il dominio ottomano, ma, al contrario di quella greca di due decenni dopo, la loro rivoluzione fallì, e fu soffocata nel sangue. Le sia dia un pochino di libero mercato, di libertà individuali, di diritti, e non dubito prospererà. Sono genti forti.
Poniamo dunque mente ad un’Italia, geograficamente intesa, divisa in 20 stati totalmente indipendenti. Senza nessun bisogno di “federarsi”, se arriva il Barbarossa – ma arriverà mai? –, e solo in quel caso, si potrà pensare ad alleanze. E’ un bell’esercizio del pensiero, ma anche una vera possibilità. Poi, una volta divisa così, si avrà modo di rinegoziare i confini. Ma non abbiamo più bisogno di alcun burattinaio che da Roma ci detti cosa insegnare e come curare, Mangiafuoco appartiene all’epopea di Pinocchio, al secolo passato. Insieme al burattino di legno è andato a fuoco nella prima guerra mondiale, e tutto avrebbe dovuto finire lì: ne è venuta invece una seconda, e ancora gli Stati non sono paghi del male che hanno fatto all’umanità.
Prima che sia per alcuni troppo tardi, questa salutare frammentazione dovrebbe aver luogo. Per i più deboli, soprattutto. Perché la scelta che presto si porrà, per chi ama la libertà, innanzi tutto la propria, sarà l’emigrazione (ma di nuovo, solo per alcuni), la miseria, o un sordo rancore che ucciderà quelle generazioni future che, purtroppo o per fortuna, ormai però non esistono quasi più.

Quei figli che la mia generazione non ha fatto per tema di mettere al mondo altri schiavi.

Paolo Bernardini
presidente PNV

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L’insostenibile leggerezza della Storia. 1866, Venetia Groenlandia e oltre

mercoledì, 27 agosto 2008
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Il mondo va in una direzione nuova, di cui è bene rendersi conto, prima che la storia ci sommerga ancora una volta, lasciando solo pochi fortunati a galla. Il mondo va verso la creazione di piccoli Stati indipendenti, che scelgono questa strada anche se non necessariamente porterà, almeno nell’immediato, maggior ricchezza e benessere. La Bolivia della “nación Camba”, nella ricca provincia di Santa Cruz, vuol distaccarsi da uno Stato centralistico e accentratore, con un presidente emulo di un emulo, emulo di Chávez a proprio volta emulo di Fidel Castro, in una singolare e sinistra catena di San Giuseppe (Stalin). Qui la prosperità maggiore sembra assicurata, in caso di indipendenza. Ma che dire della Groenlandia che presto si separerà dalla Danimarca, la quale in questo modo perderà nientemeno che il 98% del proprio territorio? Anche tra i deserti di ghiaccio del Nord estremo fischiano venti di indipendenza. Eppure si tratta di un luogo che necessita di provvigioni costanti di materie prime per ora senza il peso dell’imposta doganale, in breve, ha una certa necessità di uno Stato che economicamente sostenga un’immensa piana gelata. Salvo però, anche, sfruttarne le altrettanto immense riserve naturali. E allora, se gli eschimesi vogliono l’indipendenza, sanno anche bene che se non nell’immediato, sul medio termine essa porterà ad una maggiore ricchezza. E la Venetia? Le voci che chiedono l’indipendenza si moltiplicano. Ma è bene chiarirne le dinamiche. Non si tratta semplicemente di riportare indietro l’orologio della Storia. Un esempio chiarisce bene il punto. Poniamo che gli storici filorisorgimentali abbiano ragione – cosa che come storico non credo, personalmente, ma potrei sbagliarmi –, e che tutte le centinaia di migliaia di cittadini della Venetia abbiano davvero votato toto corde a favore dell’annessione al Regno con il plebiscito del 1866. Le considerazioni sono due. Immediatamente, si aprì nel parlamento sabaudo una “questione veneta”, come testimoniano diecine di scritti e interventi. E si aprirono al contempo le porte dell’emigrazione per migliaia e poi milioni, quasi a mostrare che se tale scelta fu fatta in buona fede e davvero, essa non arrecò nessun beneficio immediato, o sul medio termine. Ma, e questo è assai più importante, il legame di una popolazione con uno Stato non è necessariamente immortale e sacro. Sono passate cinque generazioni e oltre, e la decisione dei nostri antenati – posto che abbiano preso quella – non può né deve gettare un cono d’ombra sugli abitanti della Venetia di oggi, non deve pesare come un fardello ineliminabile. La nazione nasce con un “plebiscito di tutti i giorni” diceva il grande Renan due secoli fa. In questo momento, è ampiamente compromesso il patto tra cittadini (veneti) e Stato (italiano), anche qualora fosse stato siglato davvero dal plebiscito del 1866. Sono mutate le condizioni, le epoche, la Storia. Chiaramente notevoli sarebbero, da subito, i benefici materiali e morali dallo scioglimento di tale patto, indipendentemente dal consenso che esso ebbe nel 1866. I morti da sempre condizionano troppo i vivi, nel bene e nel male. Ma dei vivi e del destino delle generazioni future ora si tratta. Vi fu certamente un patto tacito che legò i cittadini della Serenissima al proprio governo per 11 secoli, ma anche questa storia va vista nella giusta luce. Ché l’antico regime non prevedeva la partecipazione politica delle masse, meno che mai in una repubblica oligarchica, retta, saggiamente certo, ma da una ristretta élite. Ora il mondo prevede la partecipazione del popolo al proprio governo, e se la prevede deve anche, nel bene e nel male, assecondarne i desideri. E un desiderio di libertà, dai vecchi Stati ottocenteschi inadeguati alle necessità e alle aspirazioni degli uomini d’oggi, agita il mondo. Con Don Giovanni, democratico giacobino o nobile in vena di sprezzatura e ironia, cantiamo, davvero, ora, “W la libertà”.

Paolo Bernardini
Presidente nasional PNV

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Costituito il Partito Nasional Veneto

domenica, 18 maggio 2008
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Comunicato stampa

Costituito il Partito Nasional Veneto.
Gianluca Busato segretario, Paolo Bernardini presidente.
No al LEGALAN. Pnv riferimento nazionale per una nuova politica veneta.

Inizia una nuova fase politica in Veneto, ora è il tempo dell’indipendenza
_____________________
Castelfranco Veneto, 18 maggio 2008

Oggi a Castelfranco Veneto presso la sala Bella Venezia si è tenuto il congresso costituente del Partito Nasional Veneto.
Il Congresso si è aperto con l’ascolto e il canto dell’inno nazionale veneto.
In seguito, dopo il tributo ai Patrioti Serenissimi che il 9 maggio di 11 anni fa hanno segnato il risveglio delle coscienze venete, è seguita la sottoscrizione dello statuto da parte dei soci fondatori.
Sono quindi seguiti gli interventi degli ospiti intervenuti, tra i quali il Fronte Friulano – Front Furlan, il Movimento Veneti e Stato Veneto e riferiti i saluti ricevuti dal MAV (Movimento Autonomista Valsesiano) e dal PAB (Provincia Autonoma Belluno – Partito Autonomista Bellunese).
È seguito quindi l’annuncio fatto da Geremia Agnoletti, presidente del CS8 (Comitato di Sostegno agli 8 Serenissimi) dell’esposizione per domenica 25 maggio del tanko dei Serenissimi, di fronte al Municipio di Montichiari (BS). L’evento sarà particolarmente significativo, poiché per la prima volta lo storico simbolo di risveglio delle coscienze venete oltrepassa il limite geografico della Regione Veneto, a significare anche simbolicamente la riunificazione delle Terre di San Marco già parte della Serenissima Repubblica di Venezia.
Si è quindi insediato il Majior Consejio del PNV (l’assemblea dei soci), presieduto da Stefano Venturato.
Tra gli interventi si sono registrati quelli del candidato a presidente nasional Paolo Bernardini e dei candidati a segretario nasional Gianluca Busato e Emanuele Marian.
Il congresso si è concluso con l’elezione per acclamazione a presidente nasional di Paolo Bernardini e con l’elezione a segretario nasional di Gianluca Busato.
È stato anche eletto il Minor Consejio (consiglio nazionale del pnv), costituto, oltre a Busato stesso da Ivano Durante (Tesoriere), Geremia Agnoletti e Emanuele Marian dalla provincia di Treviso, da Claudio Ghiotto dalla provincia di Vicenza, da Stefano Venturato, Michele Milanetto e Stefano Zanellato dalla provincia di Padova e da Vittorio Selmo, Giorgio Tegazzin e Sergio Simonato dalla provincia di Verona.

In merito al dibattito in corso sulla costituzione di un partito veneto sul modello della Svp, Busato ha dichiarato:
“In picoło, el modeło che vegnarà parecià par el 2010 xe queło de roma, co ła lega al posto de Berlusconi e Galan al posto de Veltroni. Al posto del Veltrusconi, i vol far el LEGALAN, insoma.”
E ancora: “semo drio ndar rento a na nova faxe politica. Łe parołe destra e sinistra (o mejio, drita e sanca) no łe incanta pì nesuni. E anca łe parołe autonomia, federalismo, statuto special sta pa rivar al capolinea deła credibilità. Łe xe infati obietivi iragiungibiłi inte’l sistema politico tałian. Come che savemo, ancuò soło che l’independensa xe l’unica strada posibiłe par no cascar inte’l buron del dixastro tałian ałe porte.”
“El percorso par rivar al’independensa xe queło politico e baxà sul consenso popołar, grasie a na coalision veneta che gà da domandar ałe prossime elesion regionali del 2010 un mandato par indir un referendum par l’independensa. Na via democratica e no viołenta, baxada sul riconosimento internasional, cusì come che gà fato o xe drio far Cekia, Slovakia, Slovenia, Estonia, Letonia, Lituania, Tiroło, Montenegro, Kosovo, Quebec, Transilvania, Santa Cruz, Groenlandia, Catałogna, Paexi Baschi, Scosia, Fiandre:  nase un stato novo ogni mexe, ogni setimana, anca parché i xe pì eficienti nel mondo globałixà e del libaro comercio”
“Ancuò ne serve costituir el partito nasional veneto. Ne serve un partito par otegner l’independensa, el ne serve come riferimento nasional par ła politica veneta che gà un vodo enorme da inpenir.”

Partito Nazionale Veneto
Web: www.pnveneto.org
E-mail: info@pnveneto.org

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Ministri per caso. Sulla degenerazione di IT e la necessità di una Venetia libera.

mercoledì, 14 maggio 2008
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Quando si tocca il fondo è sempre possibile risalire? Alcune volte sì, altre volte no. Si può toccare il fondo “come corpo morto cade”, e non risalire più. Solo il corpo vivo, pieno di aria, disperatamente risale dagli abissi in cui il destino, e la propria indifferenza, lo fano cadere, come in un gorgo malefico di un mare mortale. Se si analizza in dettaglio la nuova “squadra di governo”, il plotone d’esecuzione di IT, ci domandiamo davvero perché esista un cotale scollamento tra le professionalità dei ministri, e i dicasteri loro affidati. Questo perché assistiamo con gli applausi di Veltroni – ma allora Veltrusconi non è un’altra creatura di Stephen King, esiste! – al parto di un governo i cui ministeri sono affidati a soggetti del tutto slegati dalla materia oggetto di disciplina controllo e, sperabilmente, miglioramento, da parte del ministero in oggetto. Il Ministro dell’Università non è parte del corpo docente, che conta 60.000 “strutturati” e almeno altrettanti “precari”, né d’altra parte è un “cervello in fuga” che ha insegnato altrove nel mondo. No, il suo merito (attenzione al concetto di “merito”, è estremamente ambivalente e pericoloso) è quello di aver servito fedelmente e con zelo la causa di un partito, ed è stata premiata per questo. Per questo, avrebbe potuto anche andare altrove, in un altro ministero. Queste sono le logiche partitocratiche. Quel che stupisce, non sono i loro tristi meccanismi, ormai a tutti chiare e note, quanto il fatto che nessuno si ribelli, che i cittadini di IT, ridotti agli zombie delle peggiori distopie alla Orwell, alla Hartley, accettino tutto questo. Come è possibile? Inutile perdersi in amare considerazioni. Il governo futuro della Venetia sarà composto da uomini che conosceranno i settori di cui dovranno occuparsi come ministri. Sembrerebbe una cosa naturale, no? Non lo è, forse? La partitocrazia, come ogni degenerazione, altera quello che è naturale. Tutto il mondo ride di un governo composto da “meritevoli” di alcuni partiti. Perfino Le Monde. La Venetia libera appena l’unico futuro praticabile, se non altro per riportare alla dimensione del naturale quel corpo politico che ha raggiunto il paradosso. “Personaggi da operetta recitano la tragedia di IT”, si potrebbe dire parafrasando il grande critico Karl Kraus. Nani e ballerine? Non si diceva così una volta di qualche governo passato di IT? Questo è diverso? In cosa? In una cosa, l’opposizione plaude al governo, nella speranza di prendersi qualcosa di questa grande torta, in qualche modo. Intanto perfino la Groenlandia sta per prendersi la propria libertà. Perfino gli sparuti cittadini d’una vastissima piana di ghiaccio cercano il riscatto, e forse lo troveranno. E noi?

Paolo Bernardini

p.s. Sottosegretario del dicastero cui io stesso come docente universitario di IT sono sottoposto, è stato nominato tale Pizza. Leggo il suo curriculum su wikipedia. Sarebbe utile lo leggessero tutti. Spiega come si diventa sottosegretari. Interessante. Comunque anche Pizza non è professore, almeno non “strutturato” – ma giornalista (pubblicista). IT …IS!!! (ma per poco ancora).

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La Venetia sarà membro dell’Unione Europea?

venerdì, 7 marzo 2008
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La Venetia è già nell’Unione Europea e vi sarà anche dopo l’indipendenza. L’articolo 34 della Convenzione di Vienna del 1978 sulla successione degli Stati rispetto ai trattati afferma che “ogni trattato in vigore alla data di successione di stati (per esempio per indipendenza) relativo all’intero territorio dello stato predecessore resta in vigore relativamente a ciascuno stato succeduto così formato” (teso orginale in inglese: “Any treaty in force at the date of succession of states [i.e. Independence] in respect of the entire territory of the predecessor state continues in force in respect of each successor state so formed.”).
Un controesempio viene dalla Groenlandia. Quando la Groenlandia ha acquisito l’autonomia amminsitrativa dalla Danimarca nel 1979, ha dovuto negoziare perché le fosse concesso di abbandonare l’Unione Europea.
Un esempio diretto viene invece dalla Scozia per oltre vent’anni ha condotto una pressione legale e politica tale da ottenere un parere favorevole pressoché unanime sul fatto che la sua indipendenza comporterebbe l’eredità dello status di membro dell’Unione Europea, in termini perfettamente equivalenti a quelli di cui gode il resto del Regno Unito.
Emile Noêl, già Secretario Generale della Commissione Europea, a tal proposito ha detto: “l’indipendenza scozzese creerebbe due nuovi stati membri al posto di uno. Essi avrebbero uno status indentico l’uno con l’altro ed entrambi con gli altri 11 stati membri. Il resto del Regno Unito non sarebbe in una posizione con poteri maggiori della Scozia”.
Eamonn Gallagher, già Direttore Generale della Commissione Europea e Ambasciatore dell’Unione Europea presso le Nazioni Unite ha affermato: “dal mio punto di vista, non può esserci alcuna obiezione politica o legale per impedire l’adesione della Scozia all’Unione Europea”.
Se nuove nazioni indipendenti come l’Estonia possono essere membri dell’Unione Europea, o addirittura ipotetiche future nazioni indipendenti come la Scozia già hanno ottenuto parere preventivo favorevole a tale status futuro, allora anche la Venetia può essere membro dell’Unione Europea.

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