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Veneto è chi il Veneto fa

mercoledì, 26 agosto 2009
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Articolo originale

(continua…)

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Cittadinanza inclusiva e nessun timore nei confronti dell’apertura: la strada per il successo

mercoledì, 8 aprile 2009
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Ad opporsi all’ingresso di Victor Nelson nella corale, denuncia Rasia, è stato il gruppo più influente dei coristi, che avrebbero fatto di tutto per convincere il presidente a rifiutare l’iscrizione del ragazzo di colore. Una versione confermata anche da Paolo Penzo, maestro per 34 anni del Coro dell’Obante di Valdagno e che a sua volta, per il caso di Victor, ha dato le dimissioni, amareggiato. «Non lo volevano perché è nero, e glielo hanno detto in faccia, non ci sono altri motivi» ha sottolineato Penzo. Quando la cosa è divenuta di pubblico dominio, 5-6 coristi che non si erano espressi sull’ingresso o meno dell’ivoriano, hanno manifestato in una lettera al presidente il loro disagio sentendosi accomunati ad un gruppo «razzista». Ma questo, sostiene Rasia, non ha cambiato il destino di Victor, che dopo alcuni mesi di prove di canto e avvicinamento alle melodie di montagna, non ha potuto ottenere la sua divisa da corista ed è stato messo alla porta. (qui)

Dopo poco arriva una replica:

A rafforzare la propria posizione Faccin sottolinea che non è stato Rasìa ad andarsene, ma è stato il coro ad allontanarlo: «Ricordo che sono stati 28 su 30 i voti a favore della sua radiazione. Quando sento parlare di razzismo mi viene da ridere. Figuratevi che mia figlia ha adottato un ragazzo un bambino da colore anni fa. Comunque siamo decisi a chiarire tutto, anche davanti ad un giudice» (qui)

In un altro quotidiano online si scoprono ulteriori dettagli:

Rasìa conclude: «A Victor hanno sempre detto che non volevano la sua presenza in quanto “scuro di pelle”, ma soprattutto perché non centrava nulla con la tradizione veneta. Oggi, non avendo trovato di meglio, hanno come nuovo maestro una donna di nazionalità russa, ma di pelle bianca. Alla faccia della coerenza» (qui)

Non so come siano andate le cose in verità e se questo sia un caso di infame razzismo o meno. Mi sembra di capire che la faccenda possa avere più sfaccettature, anche se l’impressione che colgo è più che altro quella di una sostanziale chiusura nei confronti di una persona ritenuta aliena. Ma, ripeto, in questi casi è meglio essere cauti e non sparare subito sentenze. Questo fatto però mi serve da esempio per spiegare come la penso io su diversi argomenti e sulla strategia vincente che secondo me i Veneti dovrebbero adottare.

Personalmente non ho nessun problema riguardo le persone straniere che abitano nella Venetia. Non mi sentominacciato da loro né temo per la morte della mia cultura. Questo non vuol dire che io sia disposto a tollerare (parola che non mi piace) una invasione indiscriminata, per il semplice motivo che questo comporterebbe di sicuro un abbassamento dei standard di vita e di libertà miei e di chi mi sta attorno; un semplice calcolo benifici-svantaggi. Inoltre, sono nettamente allergico a discorsi che contengono i termini “etnia“, “razza“, etc etc, perché il rischio di dire delle assurdità (pericolose) è molto alto.

Io sono un libertarian, quindi reputo inviolabile la facoltà di discriminare. Ossia, una associazione privata deve avere il potere di far entrare chi vuole al suo interno, seguendo anche le direttive più stupide e odiose come il colore della pelle, la religione o il sesso. A mio modo di vedere, un bar dovrebbe avere la possibilità di esporre cartelli con scritto “vietato entrare agli ebrei, ai neri e alle donne“. Questo non vuol dire che io sia d’accordo con la “filosofia” di quel bar e che io non consideri quel bar un covo di idioti; in un bar del genere, io non entrerei mai. Tuttavia ritengo che rientri nelle possibilità del bar attuare una simile discriminazione, come ritengo rientri nelle possibilità del coro rifiutare Victor Nelson perché nero; sempre ammesso per ipotesi che la faccenda sia andata così. Questo però non vuol dire che io sia d’accordo con questa ipotetica decisione.

Infatti non lo sono.

Io penso che dovremmo solo essere contenti per il fatto che una persona venuta da così lontano voglia integrarsi così bene qui da noi e dovremmo essere solo felici per il fatto che un Ivoriano voglia far parte di un coro di montagna vicentino. Non penso di dire una castroneria quando affermo che la storia insegna che le comunità che si sono chiuse in un fortino assediato, alla fine sono sempre state espugnate e sono scomparse. A me il concetto di sangue non piace per niente e ritengo che tutto sia “cultura” e niente sia “natura“, anzi, la “natura” stessa è un concetto culturale. Se una persona viene qui, penso sia nel nostro stesso interesse egoistico fare in modo che questa persona abbia, se lo vuole, la piena possibilità di diventare Veneto. Non so voi, ma quando io sento, come mi è capitato di sentire, ragazzini di origine vietnamita o marocchina, parlare in veneto s-céto, mi sale la speranza e l’orgoglio. Non so voi, ma per me, parafrasando una frase del film Forrest GumpVeneto è chi il Veneto fa.

Se non vogliamo fare gli assediati nel fortino e se vogliamo avere un futuro fertile e ricco, dobbiamo in tutti i modi avere un concetto inclusivo di cittadinanza e non escludere a priori. Ci servono tanti nuovi Veneti provenienti da tutto il mondo, ci serve la loro vitalità e la loro voja de far. Badate bene, il mio non è un discorso terzomondista buonista. Io sono consapevole del fatto che una immigrazione massiccia ha comportato e sta comportando dei problemi e non mi sogno minimamente di “capire il disagio sociale” di certa feccia che inquina le nostre terre. Inoltre, sono consapevole del fatto che la nostra società secolare può avere dei problemi nel momento in cui una forte componente islamica reclama, come è nella sua cultura, una sostanziale diminuzione delle libertà per tutti.

Però penso che non si debba buttare via il bambino con l’acqua sporca. Il mio sogno è vedere una nutrita schiera di indipendentisti veneti di origine foresta. Non è né un sogno strampalato né un sogno impossibile, dato che basta semplicemente aprirsi e far conoscere la nostra storia e la nostra cultura a tutte quelle persone che hanno deciso di fare della Venetia la propria casa. È nel nostro stesso interesse, saremmo dei mona se non lo capissimo.

Luca Schenato

http://www.venetialibertarian.org/?p=190

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Meolo Veneta si presenta

domenica, 26 ottobre 2008
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Meolo Veneta

Meolo Veneta

Martedì 14 ottobre 2008 a Meolo si è tenuta una prima riunione di presentazione della lista MEOLO VENETA. Nell’occasione, Luca Brescaccin, il coordinatore del PNV nel Veneto orientale ha presentato la lista civica MEOLO libera indipendente VENETA.

 

Tutti i video della serata sono disponibili nel canale YouTube di Meolo Veneta.

 

Parte prima

Parte seconda

Parte terza

Parte quarta

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Veneto indipendente unica via per la nostra economia

lunedì, 20 ottobre 2008
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Martedì 14 ottobre 2008 a Meolo si è tenuta una prima riunione di presentazione della lista MEOLO VENETA. Nell’occasione, Lodovico Pizzati ha esaminato la situazione economica attuale e dimostrato che non ci sono alternative all’obiettivo del Veneto indipendente.

Tutti i video della serata sono disponibili nel canale YouTube di Meolo Veneta.

Parte prima

Parte seconda

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PNV, il progetto politico

domenica, 19 ottobre 2008
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Martedì 14 ottobre 2008 a Meolo si è tenuta una prima riunione di presentazione della lista MEOLO VENETA. Nell’occasione, Gianluca Busato ha presentato il progetto politico per il Veneto indipendente.

Tutti i video della serata sono disponibili nel canale YouTube di Meolo Veneta.

Parte prima

Parte seconda

Parte terza

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Napolitano, Tremonti e la puzza del cadavere

venerdì, 19 settembre 2008
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Napolitano, leader comunista "pentito"

Napolitano, leader comunista "pentito"

In questi giorni assistiamo a una visita in Veneto “segretata” del so presidente Giorgio Napolitano.
Segretata probabilmente per evitare che gli indipendentisti veneti organizzassero una contestazione verso il vecchio e tremante massimo rappresentante degli invasori.
Oramai questi politici sembrano sempre più quelli di piazzale Loreto di più di sessant’anni fa: si muovono di nascosto, senza tanta reclame, mandano i loro press agent all’ultimo a rendere noti gli spostamenti.
Un pò come fanno i premier che visitano i paesi in guerra, per paura che le resistenze si organizzino e creino qualche problema.
Il fatto è che i Napolitano, i Veltroni, i Berlusconi, i Tremonti e la cooptata lega di governo hanno paura.
Hanno paura che da un momento all’altra la gente si incazzi e li tiri giù dal palco.
Questo è il sentimento che sta emergendo oggi ed è condiviso unanimente.
Certo, loro hanno la tv, hanno i giornali con i quali tranquillizzano le persone, raccontando una marea di balle galattiche e nascondendo magari le notizie importanti.
In particolare in questi giorni risulta incredibile l’atteggiamento del ministro Tremonti, commercialista di Sondrio e accademico fallito (anzi, rifiutato dalla comunità degli accademici), che dopo aver affermato che ci serve più stato, oggi addirittura zittisce gli economisti, rei di dare i numeri della disfatta italiana, citando addirittura quel Carl Schmitt, che giustificò il totalitarismo nazista e nel dopoguerra invitò i suoi colleghi a tacere su quanto avvenuto in Germania durante il regime hitleriano.
Gli appelli all’unità che continuano a essere ripetuti con un pappagallismo preoccupante da parte dei vari Napolitano e Tremonti rivelano in realtà che lo stato italiano è ormai un cadavere che puzza e l’indipendenza del Veneto è sempre più vicina.
Qualche sera fa, in un incontro-seminario organizzato con una cinquantina di imprenditori veneti, tutti hanno dimostrato di dare per scontata l’indipendenza. Alle classiche quattro domande del giornalista, ognuno si era già dato la risposta in cuor suo delle ragioni, evidenti a tutti. L’unico loro dubbio era la risposta al come e, soprattutto al quando. Anche il chi non era un problema, veniva di conseguenza.
L’indipendenza oggi è combattuta solo dalla politica al potere, ma una nuova classe dirigente indipendentista sta emergendo e a breve seppellirà questo cadavere in putrefazione, di cui nessuno ne può più.

Gianluca Busato

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Introduzione a “Veneto 201X. Indipendenza e felicità”

domenica, 14 settembre 2008
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Scarica Veneto 201X

Un anno fa veniva pubblicato “Le ragioni dell’indipendenza”, destinato a diventare il manifesto politico degli indipendentisti veneti del 2007-2008.
Esso di fatto ha presentato e spiegato al pubblico una nuova proposta originale in occasione delle elezioni politiche italiane, cui non si sono presentati gli indipendentisti veneti.
La stagione politica che lasciamo alle spalle se vogliamo è uno spartiacque per noi veneti.
È infatti emersa con forza la situazione di insoddisfazione a ogni livello di gran parte del Popolo Veneto. Essa non trova ancora una applicazione e una definizione di per sé, ma ne è evidente la manifestazione in ogni dove.
Abbiamo quindi scelto di pubblicare un altro punto di vista originale, sempre nel nome dell’indipendenza.
Esso si articola in alcuni capitoli:

1.    la spiegazione, se mai ve ne fosse di bisogno, del perché l’Italia non riesce più a dare soluzione alle esigenze del Veneto e anzi si è trasformata in una vera e propria palla al piede.
2.    la difficoltà in cui versa l’attuale classe dirigente veneta
3.    la spiegazione del percorso necessario per ottenere l’indipendenza
4.    la presentazione di una nuova fase di conversazione nazionale veneta
5.    la petizione on line per indire un referendum per l’indipendenza
6.    una sintesi delle ragioni dell’indipendenza
7.    cosa significherà in concreto l’indipendenza del Veneto e, infine,
8.    le implicazioni del Veneto indipendente in Europa e per l’Europa

In linea generale, oggi traspare l’esistenza di un enorme vuoto politico in Veneto.
Sembra paradossale, proprio nel momento in cui tutti i partiti declinano in chiave veneta i propri programmi e addirittura i propri nomi, ciò appare sempre più uno sforzo vano di dare interpretazione al reale desiderio di libertà dei veneti.
Ecco perché è diventato importante dare vita a un nuovo partito indipendentista veneto.
Un partito che si pone come obiettivo di indire un referendum per l’indipendenza del Veneto, un partito di difesa dell’interesse nazionale veneto, ormai messo sempre più in pericolo da un’Italia in grave crisi sistemica, che, come ogni entità parassita, ha l’esigenza di divorare le nostre risorse e la nostra identità per poter continuare la propria esistenza nel malaffare.

Oggi, semplicemente, la Causa Veneta è sconosciuta alla stragrande maggioranza dei veneti, così come lo è la nostra straordinaria storia di Popolo Veneto. Possiamo ben dire che essa sia stata nascosta e svilita proprio per evitare che potessimo prendere coscienza di quale è stato il nostro ruolo per mille e più anni nel mondo.
Noi veneti abbiamo mille primati nel mondo, ma oggi non abbiamo il primato politico.
Siamo gran lavoratori, grandi studiosi, gran volontari, filantropi, umili e pazienti.
Sono molteplici le testimonianze del passato e del presente della grandezza del Popolo veneto.
Un Popolo fiero, che da quattromila anni ha contribuito a far superare i più grandi traguardi a tutta l’umanità.
I Veneti oggi si apprestano a rientrare di diritto tra i grandi Popoli della civiltà umana.
Popolo dalle origini antichissime, che ha saputo creare modelli organizzativi originali e unici al mondo.
La grandezza dei Veneti risiede nelle loro capacità innate di saper far fronte ai rischi e alle minacce ambientali e congiunturali creando nuove pratiche e condizioni che ci hanno permesso di essere pionieri dell’evoluzione dell’uomo.

Ai Veneti il destino sembra aver riservato il compito di dare spesso indicazioni di nuovi percorsi da seguire.
Nelle Terre di San Marco fu sviluppato – un esempio per tutti – lo sperimentalismo che ha creato la scienza e la tecnologia moderna. Qui, perché altrove l’oscurantismo del potere costituito lasciava solo dire a denti stretti “eppur si muove” ai geni foresti che da noi hanno trovato asilo.
Nei secoli i Veneti hanno creato nuove ingegnerie, nuovi movimenti artistici, nuove scienze, nuove matematiche, nuove politiche, nuove logistiche, nuove economie, nuove urbanistiche.
Dall’ingegneria genetica, all’ingegneria elettronica, dalla pittura all’architettura, dall’editoria all’industria, i Veneti hanno più volte scoperto la via da seguire.
L’arte della diplomazia trova Veneti tra i più grandi interpreti della storia dell’uomo. Gli uomini Veneti hanno saputo ora comandare, ora tacere, ora combattere, ora trattare.
Mai una parola in più, mai un parola in meno.

Veneti, ora è il momento di rialzarci, di riprenderci lo scettro del comando, di ridare la giusta direzione di marcia, perché in molti hanno perso il senno e non accettano più i nostri suggerimenti da dietro le quinte.
Riappropriamoci della nostra potestà. Ritiriamo la delega che saggiamente per due secoli abbiamo dovuto esercitare.
Veneti, questo è il momento di riprendere il cammino e di indicare la strada maestra. La strada veneta verso il nostro futuro di felicità.

La nostra lunga tradizione contadina, che non abbiamo dimenticato, ci ricorda che un albero dalle radici profonde sa sopravvivere anche in tempi difficili. Perchè proprio quelle radici gli consentono di trovare cibo e acqua e lo tengono ancorato al terreno nelle tempeste.
Il tiglio, sin dall’antichità albero sacro per i Veneti, rappresenta simbolicamente il popolo veneto. Pensate che tracce di insediamenti venetici, confermate da reperti archeologici, risalgono al X secolo avanti Cristo, ossia a 3000 anni fa. Noi Popolo Veneto abbiamo almeno 3000 anni di storia!
La Serenissima è sorta nel IX secolo dopo Cristo e ha durato 1000 anni.

Ora finalmente sta soffiando un vento nuovo che possiamo chiamare orgoglio veneto. L’orgoglio di appartenere al popolo veneto va crescendo e diffondendosi e sta facendo rifiorire quest’albero millenario. Sbocciano nuovi germogli .
Le radici profonde che danno sostegno e alimento all’albero, sono la carta di identità del nostro Popolo, la garanzia del nostro futuro. Quel solido futuro che ora stiamo costruendo insieme, noi stessi, con le nostre mani e la nostra volontà.
Oggi è evidente alla gran parte dei veneti che così non si può più continuare, che questo andazzo ha le gambe corte e che sta distruggendo velocemente quanto abbiamo saputo costruire in decenni di duro lavoro.
È nostro compito ora trasformare questo grave rischio in una stupenda opportunità che proprio in questi istanti si concretizza con una forza potenziale unica come mai è successo nell’ultimo secolo e mezzo.

L’opportunità possiamo coglierla solo aderendo al Partito Nazionale Veneto, rendendolo la forza politica di riferimento in Veneto e ottenendo il mandato dai veneti per indire il referendum per l’indipendenza.
Il modo migliore di farlo è comunicare i vantaggi del Veneto indipendente, che da soli renderanno coscienti i veneti di quanto a portata di mano sia la libertà.
Prima basta sognarla, quindi volerla.

E libertà sarà!

Gianluca Busato

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