Articoli marcati con tag ‘Inghilterra’

La regina velata

giovedì, 19 agosto 2010
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speaker's corner: impossibile tacereSono passati 23 anni dall’ultima volta che avevo messo piede su Londra, e in tanto tempo le cose cambiano, ovviamente, anche in un luogo che gode la fama di conservatore come la Britannia, ed in particolare l’Inghilterra. Ammirevole per certi versi, questo conservatorismo relativo alle cose che funzionano, per esempio i mitici bus rossi a due piani, quasi completamente sostituiti dai nuovi bus aventi però lo stesso disegno solo più modernizzato, come i famosi taxi alti e spaziosi con le sedute contrapposte (come in carrozza), oggi spesso variopinti e coperti di pubblicità, o le cabine telefoniche (per la verità rimesse al loro posto dopo un goffo tentativo di sostituirle con obbrobri neri) o le cassette postali a forma di cappello da cuoco (francese).
E naturalmente l’establishment coronato con i suoi soldatini che sembrano giocattoli giganti (non ho mai capito come facciano a vederci attraverso quella pelliccia che copre loro gli occhi).

(continua…)

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Firme on line per l’indipendenza, Cupido ha colpito il cuore dei Veneti!

martedì, 29 luglio 2008
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Dopo un mese dal lancio, la petizione on line per indire un referendum per l’indipendenza del Veneto si avvia alle prime 300 firme.
Il traguardo è importante, perché significa che 300 persone hanno oggi il coraggio di associare in modo visibile a tutti il proprio nome e cognome alla voglia di indipendenza.
Tra le motivazioni ve ne sono di diversissime, così come emerge una sorprendente trasversalità delle idee delle persone che vi hanno finora aderito, tutti accomunati da un grande amore per il Veneto.
Prevalgono finora i giovani, dato che il 77% dei firmatari ha meno di 45 anni, mentre tra i luoghi di provenienza dei primi “superdelegati” per l’indipendenza, la battaglia per il comando è tra le province di Treviso e Vicenza, con Padova, Verona e Venezia a seguire, Belluno e Rovigo più staccate e una sorprendente presenza dall’area della Venetia, oltre l’attuale Veneto, Bergamo, Brescia e Pordenone, nonché dai veneti della diaspora negli Stati Uniti, Messico, Inghilterra, Baviera, Olanda etc.
Il lancio della campagna internet è solo il prologo appunto della vera campagna di comunicazione associata alla petizione che partirà dal prossimo settembre. Al rientro dalle ferie quindi in tutte le città venete troveremo i punti di raccolta del Partito Nazionale Veneto presso i quali poter dichiarare la propria voglia di indipendenza.
Ora possiamo quindi sancire l’apertura di una nuova fase politica che finalmente fa entrare nell’agenda politica dei veneti l’indipendenza del Veneto.
Tutti i veneti che desiderano sottoscrivere la petizione per l’indizione di un referendum per l’indipendenza possono continuare a farlo on line, dal sito internet www.pnveneto.org si trovano tutte le istruzioni sul come firmare.
Il testo della petizione è semplice e apre il Veneto e tutta la Venetia a una nuova stagione di libertà:
- IO, Cittadino Veneto e Europeo, richiedo che i cittadini veneti siano chiamati ad esprimere la propria volontà rispondendo al seguente quesito referendario: “Vuoi che la Repubblica Veneta sia uno stato indipendente con una piena personalità giuridica internazionale e legale?” -
Firmandolo, i veneti si avvicinano ancora di più alla felicità che deriverà dall’ottenimento della nostra facoltà di decidere il nostro futuro da noi stessi, senza più tutori.

Veneto, firma anche tu! Firma per il bene tuo e dei tuoi figli!

Gianluca Busato
segretario PNV

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La realtà dell’utopia: lettera dalla Venetia del 2012

martedì, 5 febbraio 2008
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Ho lasciato da poco Milano su un treno ad alta velocità. Un quarto d’ora di viaggio, e una voce, in inglese, veneto, e italiano, annuncia ai passeggeri che stiamo entrando nella Serenissima Repubblica della Venetia. Non devo mostrare alcun passaporto, siamo nell’area di libera circolazione delle persone, e delle merci, garantita dall’Unione Europea, di cui la SRV è parte. Ma so che potrei essere soggetto ad un controllo casuale, e dunque ho con me i miei documenti, il mio passaporto della SRV, colorato e naturalmente leonino, che mi qualifica come cittadino di questo recentissimo stato, che magari tra poco non sarà neanche più il “baby” d’Europa: la Catalogna si darà l’indipendenza nel 2014, la Scozia ci ha preceduto di due anni, e siamo già parte di una federazione con loro. Non siamo diventati per la prima volta liberi, come per loro del resto, siamo tornati ad esserlo! A Barcelona faremo insieme una bellissima festa. E’ un giorno di primavera del 2012, sto per compiere 49 anni, e sono certamente lieto di guardare fuori dal finestrino e vedere numerose bandiere di San Marco fuori da ville e appartamenti. Mi ricordano l’America dove ho passato tanti anni, un sentimento patriottico vivo anima milioni di americani, ma non ha mai animato i cittadini di quella che era la Repubblica italiana: le bandiere apparivano solo quando la nazionale di calcio vinceva i mondiali, e mi sono entusiasmato anch’io, lo confesso, da ragazzo nel 1982, e da uomo maturo nel 2006. Solo che, ironicamente, il nostro emblema dovrebbe recitare “ex uno plures”, e non “ex pluribus unum”!! Non si vedono se non rare ville venete nella tratta ferroviaria da Milano a Padova, e tuttavia quelle poche sono rinate al pristino splendore, ospitano istituti culturali, o anche solo cittadini che hanno deciso di restaurarle ora che non devono più pagare una ICI esorbitante per vivere in esse. Ed anzi, ora che non esiste più l’ICI, come non esiste più l’IRAP. Paghiamo tutti una tassa unica del 20%, indipendentemente da qual sia il reddito, e tutti pagano una tassa più moderata volentieri. Ci rimane assai più denaro per vivere più decentemente, divertirci, ma anche per fare beneficenza, e far funzionare il meccanismo dell’economia. A conti fatti, mi converrebbe usare la macchina per raggiungere Como, dove insegno. La benzina infatti costa ora, nella SRV, circa la metà rispetto ai tempi dello Stato italiano: allora, il 60% e oltre andava in accise, nate originariamente per finanziare le imprese coloniali del Duce. Ma la SRV non ha colonie, né vuole crearne, se mai vi sono alcune controversie ai confini: numerosi paesi piccoli e grandi vogliono entrare a farne parte, a Ovest soprattutto, ma anche a Sud. Sono felice di rientrare a casa mia a Montegrotto Terme. Trovo certamente le bollette da pagare, ma sono molto più leggere. Nella SRV non paghiamo l’IVA sulle imposte del gas, pagando una doppia imposta di fatto, un abominio che garantiva solo la vecchia Repubblica Italiana. Un pioniere dell’indipendenza del Veneto, Giorgio Panto, lo ricordava ogni giorno dalle sue Tv e fu una delle prime cose che mi colpirono quando giunsi in quel che si chiamava, more italico, “Veneto”, nel 2001. Poi Panto morì – lo uccise una cospirazione segreta di statalisti, o magari addirittura sicari di Stato, dicono voci forse solo leggendarie – ma non si spensero, anzi, le idee, gli ideali di indipendenza. Trovo anche una lettera che mi aggiorna sulla destinazione del denaro che ho pagato in tasse negli scorsi mesi. Una buona cosa presa dai Paesi scandinavi. I rapinatori dello Stato italiano non l’hanno mai fatto, d’altra parte quale obbligo ha mai il ladro di informare il rapinato sulla destinazione del bottino? Almeno ora mi dicono dove sono andati i miei soldi. Spero che nessuno ci abbia lucrato, ma si sa l’uomo è un legno storto. Però nessuno mi toglie il mio ottimismo, l’ottimismo è un’alba della storia, e queste albe sono rare e spesso durano solo lo spazio di un mattino. Il Parlamento della SRV sta discutendo di cosa fare delle tante statue di Garibaldi & Co., ora che la maggior parte delle vie e delle strade sono state rinominate, con i nomi della vera storia veneta, dogi, capitani, scienziati, scrittori. Credo che non sia tutto sommato importantissimo, quando occorre definire al più presto alcune questioni con l’Italia da cui ci siamo staccati, come quella dei contributi previdenziali. Ma team di avvocati sono all’opera. E’ un debito di una istituzione italiana, l’INPS, e diverse altre, verso cittadini della SRV. Così come giovani e più stagionati giuristi che stanno riscrivendo i codici penale e civile, per ora utilizziamo quelli della vecchia Italia che abbiamo pacificamente abbandonato. A Montegrotto mi ritrovo a spiegare ai tedeschi che cosa è successo, perché ora loro si trovano nella SRV e non più in Italia, cosa che alla fine interessa loro poco: vengono per i fanghi, le terme, i bigoli, e per vedere Venezia. Dove nel frattempo qualcuno, finalmente, ha sistemato il ponte di Calatrava e ora il Canal Grande ha effettivamente un quarto ponte. L’indipendenza ha cambiato, per il meglio, la vita mia e di altre 8 milioni e oltre di persone. Non è stato un cambiamento radicale, “ontologico”, non sono diventato immortale, anzi i capelli bianchi sono sempre di più. Ma ora comincia ad avvertirsi, nella vita di tutti i giorni, in tutta la sua grandezza. E’ tornato, soprattutto tra i giovani, l’entusiasmo. Le università della SRV saranno presto classificate di nuovo nelle classifiche mondiali tra le prime cento. Gli ex-impiegati dello Stato italiano hanno conservato il loro lavoro, ora guadagnano meglio, e stanno meglio in ogni senso: ma continuano a fare opera di insegnamento, a fare i medici, i poliziotti, gli assistenti sociali. I giudici ora sono di più e le cause procedono in fretta. Se mai, per coloro che la portavano, è solo cambiata la divisa. Militari svizzeri sono venuti ad insegnarci come funziona l’esercito da loro. Un buon modello. Una volta i sostenitori dello Stato centrale, i vecchi corifei del tricolore, dicevano che i piccoli Stati sono deboli. Ed io pensavo sempre: se fosse scoppiata una guerra tra Italia e Israele – quest’ultimo, proprio un piccolo Stato, è più piccolo perfino della SRV in termini di abitanti – quanto avrebbero resistito gli italiani. Mi faceva venire in mente il tipo di una pubblicità, che girava con un immenso pennello, ostacolando il traffico: “grande parete, grande pennello!”, ma le cose non stanno propriamente così. A casa, accendo la tv, e vi sono numerosi telegiornali dedicati ai fatti della SRV. Non c’è più, per fortuna, quello esangue della RAI, per cui oltretutto dovevamo pagare il canone, la forma più perversa di tassa che esisteva ai tempi della Repubblica Italiana, per scandalo della Storia. Non ci sono canoni da pagare per le tv locali. Poi certo ce ne sono tante via cavo, o satellitari, e per quelle si paga. La domenica, poi, la Santa Messa, mi piace ascoltarla in veneto, ora che si è aperta questa possibilità, anche se la mia conoscenza della lingua è ancora debole. Ma migliora di giorno in giorno. Sì, questo è un paese, libero, indipendente, benestante. Chissà mi viene quasi voglia di mettere al mondo un figlio, qui. Ai tempi dell’Italia, non l’ho mai avuta. Come, peraltro, gran parte della mia generazione. I motivi, per queste cose, certo, sono tanti. Ma chissà che l’assenza di prospettive che c’era allora, il pessimismo, il sentirsi burattini nelle mani di una classe politica totalmente aliena da noi, e alienata in generale, non abbia influito su questa scelta.

Chissà…Intanto, per far bambini esistono interessanti procedure che è meglio regolarmente mettere in atto. E dunque, tanti cari saluti dal futuro.
 
Paolo L. Bernardini, Montegrotto Terme, 25 Marzo 2012.

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Cambiare il gioco. Non le sue regole.

venerdì, 25 gennaio 2008
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La fine dell’ultimo governo dello Stato italiano – ingloriosa ma non più di altre, il suo ultimo sigillo sarà un volo di saliva, detto altrimenti “sputo” – segnala che è tempo, per tutti i popoli che sono stati aggiogati allo Stato-Italia, di prendere finalmente coscienza di sé, e delle proprie origini e del proprio destino, e contribuire tutti insieme al cambiamento. Che non deve essere un cambiamento di regole. Deve essere sostituito il gioco. Il nuovo gioco si chiamerà Venetia libera e sovrana, Sardegna libera e sovrana, Sicilia libera e sovrana. Sarebbe ora che le tetre sale dove il governo italiano si è riunito per un secolo e mezzo, dove l’Alì Babà di turno ha assemblato per cento governi i suoi 1000 ladroni, divenissero musei, aperti ai milioni di turisti che visitano annualmente la Città “eterna” – finché dura. Ma anche solo basterebbe, per intanto, che il popolo della Venetia prendesse coscienza di sé, e si domandasse: “ma vogliamo veramente un altro governo italiano, o non piuttosto la libertà, l’indipendenza, il nostro governo, il nostro Stato, i nostri confini, la nostra lingua?”. La Storia non ha un corso fisso, ritornare alla libertà originaria della Venetia non sarebbe un salto indietro, ma un immenso salto in avanti. Ne avrebbero beneficio immane le nuove generazioni, e, se questo è il timore, non vi sarebbe nessun scandalo internazionale. L’Economist, in un servizio sull’Europa del futuro, aveva già previsto agli inizi degli anni Novanta la fine dell’Italia e la Venetia libera, aveva perfino ideato una mappa dell’Europa a metà XXI secolo che tale Venetia naturalmente comprendeva:  nessuno si scandalizzerà se la Catalogna darà l’addio alla Castiglia nel 2014 (nessuno manderà Brigate Garibaldi ad uccidere i Catalani), la Scozia all’Inghilterra nel 2010. Forse i giornali internazionali non vi daranno neppure grande spazio. Sarà qualcosa di naturale e di bello, e di indolore. Si sostituiranno le bandiere, si creeranno confini di Stato elettronici, si cambieranno il nome ad un po’ di strade, cui verrà restituito il nome pristino. La Venetia sarà parte di UE, NATO, ONU, avrà il proprio governo, leggero e decentrato, la propria costituzione e la propria bandiera. Architetti di valore disegneranno i nuovi edifici parlamentari, magari intorno ad una delle tante ville venete abbandonate. L’inno di Mameli sarà spedito al luogo che gli è proprio, agli esegeti de La Settimana Enigmistica perché spieghino a chi ancora interessa che cosa vuol dire.  Questo potrà avvenire per via pacifica, istituzionale, referendaria, democratica.
Il risultato sarà un immenso senso di liberazione. Ma anche una liberazione vera e propria. Vi saranno poche tasse ma servizi efficienti, il contrario della situazione attuale; le università torneranno a fiorire nel panorama internazionale come era ancora nel Seicento e nel Settecento, almeno per l’unica allora esistente, Padova. Le sorti dei Veneti saranno decise dai Veneti. Pensate che fino ad ora le hanno decise personaggi che il Veneto, se lo conoscono, hanno in odio e disprezzo, come tutti i miserabili che invidiano coloro che sono migliori di loro, ma che ad essi per qualche malo giro del destino sono sottoposti. I maestri zen dello sputo libero, delle corna e delle grida.
Altrimenti, un altro governo. Un altro (penoso) giro, un altro (ricco) regalo (da noi ai parassiti).
La Venetia sarà più prospera forse dell’Austria, forse prospera come la Svizzera, e insieme, avrà una delle varietà territoriali più estese del mondo, le città tra le più belle, la popolazione tra le più attive, la terra tra le più ubertose. Brescia, Bergamo, Crema, Cremona saranno benvenute, e Milano diverrà un piccolo ricchissimo granducato, una Montecarlo padana. Per effetto domino tutto il sistema Italia si dissolverà, e tutti gli (ex-)italiani ne saranno immensamente beneficiati. Finalmente, respireranno.
Ma possibile che il disgusto dello spettacolo orrendo di tutti i governi italioti del dopoguerra non abbia raggiunto la soglia critica? A che scopo sopportare ancora? Non sono gli uomini cattivi, ma lo è il sistema. Gli uomini sono furbi, ne prendono vantaggi. Hanno crocefisso Mastella, ma se si guarda alla sua carriera si vede la carriera di un uomo astuto e intelligente, costante e determinato, ha saputo inserirsi in un sistema fatto per questo, perché qualcuno furbamente ne tragga ogni vantaggio. Tuttavia, per il vantaggio che tocca a pochi privilegiati, milioni vivono in povertà. E’ un sistema marcio, è un gioco mortale.
Poniamovi fine. Si abbia un sussulto d’orgoglio.
Il PNV darà il proprio apporto. Alle elezioni amministrative nel 2008 in Veneto. Alle elezioni europee del 2009. Nella dialettica tra il locale, e vitale, e la dimensione europea, ancora tutta da definire con l’apporto dei singoli Stati piccoli e liberi che stanno nascendo, sta il futuro.
Ne sit quid nimis. Antica massima latina, il troppo storpia. E qui è arrivato.
A questo punto, tra sputi e barelle, corna e insulti, è chiaro che non è un governo tra i tanti che naufraga, è un sistema che non regge più.  Prendiamone atto. E agiamo di conseguenza.

Paolo Bernardini

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