Articoli marcati con tag ‘leghisti’

Un Bocchino qualsiasi per comandare in Veneto

mercoledì, 23 settembre 2009
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Venetic_Inscription: The first written proof of the word Venetian was found in ancient stone dating back 2500 yearsCani e porci foresti decidono del destino politico di noi Veneti, a parte ovviamente noi stessi

Che schifo, che vergogna, che colonialismo parassita attanaglia il destino politico del Veneto. Leggendo infatti le dichiarazioni dei “leader” politici di ITA e dei loro servi sciocchi in Veneto c’è da piangere…
Insomma, qui scorazzano cani e porci, il peggio del peggio, tanto i mantenuti locali dalla politica più dispendiosa del mondo stendono loro il tappetto rosso. Basta quindi un Bocchino qualsiasi per comandare in Veneto, tanto che il vicepresidente dei deputati Pdl si permette il lusso di dire che «è evidente che i problemi veri ce li dà il Veneto», sciorinando la sua dotta visione – pari alle connotazioni del suo cognome – sul nostro destino di colonia. (continua…)

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Buona sicurezza a tutti

lunedì, 6 luglio 2009
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La stragrande maggioranza della gente non ha il tempo o la voglia di informarsi a dovere. Se va bene, si limita a leggere i titoli dei giornali o a guardare distrattamente i dubbi servizi del telegiornale. La stessa gente però molto probabilmente va a votare; basandosi quindi su una conoscenza che in verità è una non-conoscenza. Questo è uno dei limiti più grandi della democrazia: l’ignoranza dell’elettorato. Non parlo di ignoranza in termini dispregiativi, ma prendo solamente atto del fatto che la stragrande maggioranza della gente ignora riguardo temi economici, giuridici, culturali, ecc ecc. La stragrande maggioranza della gente vota pensando di sapere o vota direttamente di pancia. Ai politici quindi è richiesto più che altro un lavoro di marketing per restare al potere. Non importa se risolvono realmente un problema, l’importante è che sembri che l’abbiano risolto. Di sicuro c’è politico e politico, ma penso che la massima di Woody Allen (la moralità di un politico è un gradino sotto quella di un pedofilo) sia sempre da tenere ben presente.

Prendiamo per esempio questa nuova religione pagana, la religione della sicurezza totale. Ora vi dico una cosa: la sicurezza totale non esiste. Ossia, i politici possono fare tutte le leggi per la sicurezza che vogliono, ma la sicurezza totale che vogliono darvi a bere è un mito; non esiste e mai esisterà. Anzi, nel 90% dei casi, quando si muovono in favore della sicurezza, combinano un guaio. Prendiamo per esempio la nuova rutilante legge sulla sicurezza approvata ieri e concentriamoci sul suo aspetto che ha più fatto scandalo: le cosiddette ronde.

A mio avviso, questo è il classico esempio paradigmatico del male che può fare il legislatore quando si sveglia la mattina e decide che il mondo ha assoluto bisogno della sua infinita saggezza regolamentatrice. Prima della legge chiunque poteva andare in giro la notte con qualche amico a controllare il proprio quartiere e a segnalare alle forze dell’ordine eventuali casi; dal mio punto di vista non c’è niente di male in cittadini che partecipano alla sicurezza del proprio quartiere. “Ronde” di cittadini in quartieri problematici ce ne sono sempre state, mi viene in mente ad esempio un servizio che ho visto in tv qualche anno fa di semplici pensionati padovani (nessun rambo e nessun esaltato) che andavano in giro la notte e segnalavano ai poliziotti. Ad un certo punto però qualche leghista, pensando forse a come giustificare la propria esistenza politica (dato il bluff federalista), ha iniziato a sbraitare: “ronde! ci servono le ronde! rondeeee!“. Hanno così normato, e quindi statizzato e quindi reso appannaggio di amici o amici degli amici, una cosa che esisteva già. In pratica, hanno fatto solo un danno.

Alla stragrande maggioranza della gente però il messaggio che arriva è questo: i politici della Lega hanno creato le ronde, ora quindi siamo più sicuri, grazie Lega! Poco importa se a conti fatti non cambierà niente, la religione pagana della sicurezza acquista sempre più consenso e il marketing politico di gente che per giustificarsi deve inventarsene una nuova ogni giorno va avanti a vele spiegate. Le nostre città presentano alcuni aspetti problematici di sicurezza? Sì. La religione della sicurezza totale che fa terrorismo mediatico serve a qualcosa? No. Restiamo razionali. Usciamo di casa, viviamo i nostri paesi e le nostre città. Non cadiamo nella psicosi, non alimentiamo le nostre paure che, direttamente, alimentano il potere di quei politici che non hanno niente da dire, non hanno fatto niente e non ci servono a niente.

Luca Vnt

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La magia del numero 60 e il significato di un giuramento

lunedì, 12 maggio 2008
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Il presente governo Berlusconi è il sessantesimo della storia di IT repubblicana. E nasce nell’anno del sessantesimo anniversario della costituzione di IT, che in realtà è assai più antica, deriva direttamente dallo Statuto albertino del 1848. Che sia l’ultimo compleanno della costituzione, che sia l’ultimo governo di IT, o quantomeno l’ultimo governo dell’IT comprensiva della sua pingue colonia veneta, della Venetia? Lo speriamo con tutto il cuore. Fa un certo effetto vedere i ministri al giuramento. Ci sono parecchi vecchi che fanno di tutto per apparire giovani, e qualche giovane che fa di tutto per apparire vecchio. Qualche veneto esulta, “abbiamo tre ministri veneti!”. E allora? Cosa vuol dire? Che faranno gli interessi dei Veneti e non quelli degli abitanti di IT, ma prima di tutto i loro? Non hanno giurato sul Leone di San Marco. Il fratello di Romano Prodi, Paolo, storico di valore, capace di prese di posizioni coraggiose (ad un certo punto si mise anche contro il Papa, pur essendo cattolico), sul giuramento politico ha scritto un libro fondamentale, che mostra prima di tutto il significato e il peso di una parola data. Dovrebbero leggerlo Bossi e gli altri leghisti. Hanno giurato su una costituzione che ha tolto la libertà a tutti i popoli di IT, ivi compresi i padani e i veneti. Ma loro non ne erano i paladini? Non avevano giurato a Pontida, davanti alle ampolle di acqua del Po, parodia dell’Acqua Santa, in un singolare rito, in una singolare invenzione della tradizione? E allora, non stanno dunque servendo Dio e Mammona? O forse oramai giurare non conta più nulla, è come dire “giuro che ti amo” a 15 anni alla più bella della classe, per sbaciucchiarla poi per qualche settimana? No, in questo caso è molto peggio: vincolati da un giuramento allo Stato centrale e costituzione annessa, coloro che dovrebbero difendere prima di tutto interessi che vanno decisamente contro lo Stato centrale, dovrebbero trovarsi prima di tutto in un terribile conflitto di coscienza, e poi in conflitto nei confronti di coloro che li hanno votati. Ma ormai hanno giurato. Insomma, una piccola élite della casta, i ministri, hanno preso possesso dei loro dicasteri, e dovranno confrontarsi con un IT declinata all’ablativo, che sta scendendo sempre di più (ahimè non vi sono casi sotto all’ablativo, c’è l’abisso, però, che è un caso a sé). I ministri generalmente non hanno competenza nelle materie dei propri ministeri. Quello che mi interessa, la Pubblica Istruzione Università e Ricerca Scientifica, è andato ad una Dott. Avv. che forse non ha mai insegnato (che io sappia), ma cosa importa ormai? Gli abitanti di IT sono così sviliti che neanche si ribellano, va bene tutto, ci avessero messo un musso (oddio, c’era, erano anzi al plurale) sarebbe stato uguale. Il ministro questo ha un “merito”: è stata una brava donna di partito, ha coordinato, e dunque va premiata, con un ministero che in secoli diverse ebbe anche figure grandi: era fascista e questo me lo aliena di già, ma se negassi la grandezza, e la visione, di Giovanni Gentile, andrei contro la storia. Morì nel 1944. Da allora, non uno solo, tra i ministri dell’istruzione di IT repubblicana, era neanche comparabile all’idealista Gentile. Cosa servirebbe, del resto? Ormai il sistema IT è così, basta un burocrate che passi le carte, firmi i decreti. Non bisogna riformare IT, bisogna separarsi da IT, è l’unica strada praticabile. La Venetia libera magari metterebbe ad un ministero dell’università – se di esso ci sarà bisogno, se sarà ritenuto necessario – qualche scienziato, qualche professore, qualche studioso almeno. Così, per vaga affinità. Ma le logiche politiche e partitocratiche di IT sono talmente perverse, e tristemente accettate da un popolo rassegnato, che basta un merito di partito per conquistare posizioni che avrebbero bisogno, innanzi tutto, di immensi meriti professionali. E tra i 20.000 professori ordinari italiani ve ne sarà pure qualcuno non cattivo…Mah, che tristezza, che tristezza arrivare a rimpiangere perfino Giovanni Gentile. Il futuro è della Venetia libera. Questi ministri sono i liquidatori fallimentari di IT, sono quelli che fanno diventare Colbert un liberale, che tradiscono, ma perché non possono far altro, coloro che li hanno eletti nella sete di miglioramento, nell’ansia di fuga da una vita sempre più invivibile, da una realtà di povertà stringente. Non sono quello che gli abitanti di IT meritano: imprenditori, professionisti, scienziati di fama in tutto il modo, uomini di sostanza. Sono gli uomini di apparenza, costoro, che il sistema ormai finito manda lassù ove si puote, perché alternativa finora non c’è stata. Ma ora c’è. E l’ansia di libertà del popolo veneto e lombardo e sardo e siciliano e toscano non è astratta dalla storia. Abbiamo sodali perfino in Bolivia, la storia ci aiuta. Dal continente americano venne Garibaldi ad unire nel sangue ciò che non avrebbe dovuto essere unito, non a questo modo e a questo prezzo, in ogni caso. Da là giungono segnali ora che occorre invertire le lancette dell’orologio. L’unico modo per far sì che ricomincino a muoversi. Ora è tutto fermo. E’ la stasi. In greco, come mi insegnava il mio professore di filosofia antica, che come tanti miei maestri non è più tra noi, la parola “stasis” vuol dire degenerazione, putridume. O non è così?

Paolo Bernardini

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