Articoli marcati con tag ‘leone di san marco’

Leone di San Marco un simbolo laico, religioso, ma non politico

lunedì, 30 novembre 2009
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folia-de-tilioQuale simbolo può essere il giusto rappresentante di tutta la Venetia e le sue genti ? La risposta più ovvia sembrerebbe essere il mitico (forse errato) simbolo dell’evangelista Marco; il leone in moleca o andante ?

Tuttavia, una serie di riflessione si impongono su un simbolo tanto amato, auspicato e abusato. Iniziamo col dire che ricercare il giusto simbolo di un nazionalismo, deve essere scevro da pre- concetti storici, laici e religiosi. In altre parole un simbolo partitico deve essere in primis neutro, non deve sfruttare ciò che storicamente hanno costituito e costruito altri nella storia.

Ovviamente è fuor di discussione che il simbolo debba avere un significato appropriato per la Venetia intera, ma deve essere nel suo intento primario, qualcosa di naturale, puro e originario oltre che originale. Lasciando perdere il significato del Leone di San Marco in merito a colori e rappresentazioni ( e motivi delle medesime), il quesito principale è chi ha imposto nello scenario passato la rappresentazione dell’evangelista Marco come un leone alato. Secondo quanto riportato dall‘agiografia, la rappresentazione di san Marco in forma di leone alato è una tipica iconografia cristiana derivante dalle visioni profetiche contenute nel libro dell’Apocalisse di san Giovanni. Il leone è infatti uno dei quattro esseri viventi descritti nel libro come posto attorno al trono dell’Onnipotente ed intenti a cantarne le lodi, poi scelti come simboli dei quattro evangelisti. Il leone è associato a Marco in funzione delle parole con le quali inizia il suo Vangelo in riferimento a san Giovanni Battista:

« Inizio del vangelo di Gesù Cristo, Figlio di Dio.Come è scritto nel profeta Isaia: “ecco, io mando il mio messaggero davanti a te, egli ti preparerà la strada.Voce di uno che grida nel deserto: preparate la strada del Signore, raddrizzate i suoi sentieri”. »

(Vangelo secondo Marco 1,1-3)

(continua…)

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Presentato il simbolo elettorale del Pnv

giovedì, 12 marzo 2009
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Oggi è stato ufficializzato il contrassegno che sarà utilizzato dal Pnv per concorrere alle prossime elezioni amministrative 2009.

Il simbolo pone in evidenza l’obiettivo politico dell’indipendenza, che viene posto concettualmente al di sopra del Pnv e vede l’unione dei due grandi simboli veneti: il Leone alato di San Marco in moeca e la foglia del tiglio, albero sacro ai veneti da almeno 3.000 anni.

logo-pnv-2009

Presentato il simbolo elettorale del Pnv

Il Pnv  è una nuova formazione politica che ha per obiettivo l’indipendenza della Venetia, da ottenersi attraverso un referendum di autodeterminazione. Tale referendum sarà indetto dalla Regione Veneto, a seguito della vittoria elettorale di un blocco veneto indipendentista, che chieda esplicito mandato agli elettori veneti per l’indizione di detto referendum per l’indipendenza. Il percorso politico è lo stesso seguito dai grandi partiti indipendentisti scozzesi, fiamminghi, baschi, quebecois e catalani, che stanno ottenendo risultati politici ben superiori a quelli che noi veneti riusciamo ahinoi ad ottenere.

Il Pnv  è un’organizzazione moderna e snella, che si basa su gruppi territoriali che condividono l’obiettivo dell’indipendenza e quattro principi fondanti: il principio della proprietà privata, come estensione del più generale principio di libertà individuale; il rifiuto di ogni forma di discriminazione razziale, sessista, linguistica, di convinzioni religiose, filosofiche, o politiche; l’accettazione dei principi di legittimità democratica e della non violenza; l’accettazione delle norme del diritto internazionale.

Noi riteniamo che sia necessario fare un salto di qualità nella politica veneta. Per tale ragione abbiamo privilegiato la preparazione di approfondite proposte di programma che riescano a superare la sterilità di slogan vuoti e populisti.

Noi siamo per un’indipendenza veneta moderna e responsabile, per un’economia veneta forte e libera, per un Veneto giusto, sicuro, tollerante e aperto all’Europa.

Vota per l’indipendenza della Venetia, vota per il Pnv!

Ufficio politico
Partito Nasional Veneto

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El Leon de San Marco

domenica, 30 novembre 2008
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Lettera aperta al leader del PD del Veneto

lunedì, 10 novembre 2008
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Lettera aperta a Paolo Giaretta

Padova, sabato 8 novembre 2008 – Costituente Veneta del PD – Paolo Giaretta ” Riprendiamoci il Leone di San Marco”.

Egr. Paolo Giaretta, sono qui a sciverle, serenamente e anche con un certo affetto avendo condiviso in passato idee e passioni, per farle presente l’importanza e il valore di Libertà che ha per i Veneti il Leone di San Marco. Un simbolo che ha rappresentato nel Mondo la gloria e la grandezza economica, politica e culturale della Serenissima Repubblica nota anche per la sua apertura verso altre civiltà, indispensabili per i suoi commerci e la sua arte.
Tutto questo però non ha nulla a che vedere con la miseria che caratterizza la politica, l’economia e la cultura della Repubblica Italiana in piena fase di sgretolamento e disfacimento.
Ora sembra vada di gran moda estrarre il Leone di San Marco dal cilindro magico dei partiti, che stanno vivendo una profonda crisi di comunicazione e di identità, per cercare di far breccia nei cuori dei Veneti e attirare così i loro consensi. Oppure parlare fino alla nausea cercando in un candidato statunitense una possibile ancora di salvezza cercando di trovare una pur minima (ma impossibile) somiglianza in Barak Obama, non guardando la pochezza dei propri partiti ormai scatole vuote di idee e di valori.
Non basta appiccicarsi un simbolo così importante che appartiene al Popolo Veneto per diventare un partito Veneto in grado di fare l’interesse di una Regione che è cresciuta, dopo la caduta della Serenissima e dopo le due guerre, con le proprie forze e senza l’aiuto di nessuno. Un Popolo elogiato quando fa comodo e bisfrattato in altri momenti.
I Veneti sono stati ingannati per troppo tempo dai partiti che hanno utilizzato il Leone di San Marco a sproposito solo ed esclusivamente per fare propri interessi, imprigionandoli in una ragnatela di speranze, illusioni e delusioni.
Chi oggi voglia utilizzare politicamente questo simbolo, lo faccia con il rispetto dovuto nei confronti delle nostre radici e del Popolo Veneto.
Allora si deve trovare il coraggio di pronunciare l’unica parola degna di questo rispetto, l’unica parola che il Veneto vuole sentire, l’unica parola in grado di far risorgere dalle proprie ceneri la Serenissima, l’unica parola in grado di riscattare il valore di un Popolo che è stato spremuto come un limone… INDIPENDENZA !!!!
Forse prima si deve trovare il coraggio di fare auto critica, io l’ho fatta, perché ci portiamo sulle spalle il peso di una grande responsabilità, quella di non aver creduto a suo tempo nella ricostruzione politica, culturale ed economica della Serenissima Repubblica Veneta, a favore di una unità italiana che non c’è mai stata e mai ci sarà.
Forse, se in passato, si fosse rivolto lo sguardo in modo più limpido verso tali concetti, oggi potrebbe esistere una Repubblica Veneta in grado di affrontare la crisi con ammortizzatori sociali, con politiche fiscali per imprese e loro dipendenti, di investire nella ricerca, di aver avviato politiche per le famiglie, di non essere più rappresentati da politici che si fanno leggi personali (falso in bilancio – lodo Alfano ecc.) o da parlamentari o sottosegretari affiliati a clan mafiosi. Saremmo uno Stato degno di appartenere all’Unione Europea.
Per concludere, la inviterei, con tutto il mio rispetto dovuto, a prendere in cosuiderazione l’idea che il PD Veneto, abbracci e condivida il progetto politico dell’Indipendenza del Veneto, avendo il coraggio di fare una secessione dalle proprie segreterie nazionali.
Solo così il PD Veneto potrà essere degno di utilizzare politicamente e con onore il Leone di San Marco. Ma se questo interesse non ci fosse, non si usi tale simbolo, utilizzato già troppe volte da coloro che non hanno saputo riconoscerne il vero valore ingannando il Popolo Veneto solo ed esclusivamente per le proprie ambizioni inutili.
Il Partito Nazionale Veneto ha colto pienamente tale urgenza e necessità, lasciandosi alle spalle indugi e perplessità, avendo come obiettvo l’Indipendenza del Veneto.

Michele Milanetto

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La magia del numero 60 e il significato di un giuramento

lunedì, 12 maggio 2008
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Il presente governo Berlusconi è il sessantesimo della storia di IT repubblicana. E nasce nell’anno del sessantesimo anniversario della costituzione di IT, che in realtà è assai più antica, deriva direttamente dallo Statuto albertino del 1848. Che sia l’ultimo compleanno della costituzione, che sia l’ultimo governo di IT, o quantomeno l’ultimo governo dell’IT comprensiva della sua pingue colonia veneta, della Venetia? Lo speriamo con tutto il cuore. Fa un certo effetto vedere i ministri al giuramento. Ci sono parecchi vecchi che fanno di tutto per apparire giovani, e qualche giovane che fa di tutto per apparire vecchio. Qualche veneto esulta, “abbiamo tre ministri veneti!”. E allora? Cosa vuol dire? Che faranno gli interessi dei Veneti e non quelli degli abitanti di IT, ma prima di tutto i loro? Non hanno giurato sul Leone di San Marco. Il fratello di Romano Prodi, Paolo, storico di valore, capace di prese di posizioni coraggiose (ad un certo punto si mise anche contro il Papa, pur essendo cattolico), sul giuramento politico ha scritto un libro fondamentale, che mostra prima di tutto il significato e il peso di una parola data. Dovrebbero leggerlo Bossi e gli altri leghisti. Hanno giurato su una costituzione che ha tolto la libertà a tutti i popoli di IT, ivi compresi i padani e i veneti. Ma loro non ne erano i paladini? Non avevano giurato a Pontida, davanti alle ampolle di acqua del Po, parodia dell’Acqua Santa, in un singolare rito, in una singolare invenzione della tradizione? E allora, non stanno dunque servendo Dio e Mammona? O forse oramai giurare non conta più nulla, è come dire “giuro che ti amo” a 15 anni alla più bella della classe, per sbaciucchiarla poi per qualche settimana? No, in questo caso è molto peggio: vincolati da un giuramento allo Stato centrale e costituzione annessa, coloro che dovrebbero difendere prima di tutto interessi che vanno decisamente contro lo Stato centrale, dovrebbero trovarsi prima di tutto in un terribile conflitto di coscienza, e poi in conflitto nei confronti di coloro che li hanno votati. Ma ormai hanno giurato. Insomma, una piccola élite della casta, i ministri, hanno preso possesso dei loro dicasteri, e dovranno confrontarsi con un IT declinata all’ablativo, che sta scendendo sempre di più (ahimè non vi sono casi sotto all’ablativo, c’è l’abisso, però, che è un caso a sé). I ministri generalmente non hanno competenza nelle materie dei propri ministeri. Quello che mi interessa, la Pubblica Istruzione Università e Ricerca Scientifica, è andato ad una Dott. Avv. che forse non ha mai insegnato (che io sappia), ma cosa importa ormai? Gli abitanti di IT sono così sviliti che neanche si ribellano, va bene tutto, ci avessero messo un musso (oddio, c’era, erano anzi al plurale) sarebbe stato uguale. Il ministro questo ha un “merito”: è stata una brava donna di partito, ha coordinato, e dunque va premiata, con un ministero che in secoli diverse ebbe anche figure grandi: era fascista e questo me lo aliena di già, ma se negassi la grandezza, e la visione, di Giovanni Gentile, andrei contro la storia. Morì nel 1944. Da allora, non uno solo, tra i ministri dell’istruzione di IT repubblicana, era neanche comparabile all’idealista Gentile. Cosa servirebbe, del resto? Ormai il sistema IT è così, basta un burocrate che passi le carte, firmi i decreti. Non bisogna riformare IT, bisogna separarsi da IT, è l’unica strada praticabile. La Venetia libera magari metterebbe ad un ministero dell’università – se di esso ci sarà bisogno, se sarà ritenuto necessario – qualche scienziato, qualche professore, qualche studioso almeno. Così, per vaga affinità. Ma le logiche politiche e partitocratiche di IT sono talmente perverse, e tristemente accettate da un popolo rassegnato, che basta un merito di partito per conquistare posizioni che avrebbero bisogno, innanzi tutto, di immensi meriti professionali. E tra i 20.000 professori ordinari italiani ve ne sarà pure qualcuno non cattivo…Mah, che tristezza, che tristezza arrivare a rimpiangere perfino Giovanni Gentile. Il futuro è della Venetia libera. Questi ministri sono i liquidatori fallimentari di IT, sono quelli che fanno diventare Colbert un liberale, che tradiscono, ma perché non possono far altro, coloro che li hanno eletti nella sete di miglioramento, nell’ansia di fuga da una vita sempre più invivibile, da una realtà di povertà stringente. Non sono quello che gli abitanti di IT meritano: imprenditori, professionisti, scienziati di fama in tutto il modo, uomini di sostanza. Sono gli uomini di apparenza, costoro, che il sistema ormai finito manda lassù ove si puote, perché alternativa finora non c’è stata. Ma ora c’è. E l’ansia di libertà del popolo veneto e lombardo e sardo e siciliano e toscano non è astratta dalla storia. Abbiamo sodali perfino in Bolivia, la storia ci aiuta. Dal continente americano venne Garibaldi ad unire nel sangue ciò che non avrebbe dovuto essere unito, non a questo modo e a questo prezzo, in ogni caso. Da là giungono segnali ora che occorre invertire le lancette dell’orologio. L’unico modo per far sì che ricomincino a muoversi. Ora è tutto fermo. E’ la stasi. In greco, come mi insegnava il mio professore di filosofia antica, che come tanti miei maestri non è più tra noi, la parola “stasis” vuol dire degenerazione, putridume. O non è così?

Paolo Bernardini

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