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Veneto 2010, l’occasione storica per costruire un futuro di speranza

venerdì, 13 novembre 2009
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volontariDiventa oggi stesso volontario per l’indipendenza

Noi Veneti ci stiamo avvicinando ad un momento di straordinaria importanza.

Finora siamo stati una provincia, utile solo per reperire risorse per lo stato italiano. Oggi dobbiamo muoverci con le dinamiche del mondo moderno e rendere il sistema Veneto efficiente e in grado di competere di nuovo a livello internazionale.

Ai nostri confini sono nati nuovi stati: Slovenia, Crozia, Montenegro, Repubblica Ceca e Slovacca, che hanno interpretato al meglio le sfide della globalizzazione, con riforme politiche e fiscali indispensabili per permettere alle loro imprese di essere competitive nei mercati globali. L’Austria, o la Svizzera hanno già adottato contromisure per permettere alle loro aziende di reggere il confronto con la crisi.

Il Veneto resta invece legato alle rovinose e irresponsabili scelte politiche italiane, che oggi ci impediscono di raffrontarci alla pari con i nostri concorrenti.

Una terra di innovazione e scoperte oggi fatica a reggere il paragone con i piccoli Stati che hanno fatto della flessibilità e rapidità nel saper prendere decisioni un proprio vantaggio competitivo.

Mai come oggi l’indipendenza del Veneto è stata così vicina, mai è stata così necessaria.

Manca poco alle prossime elezioni regionali di marzo 2010, che sono l’occasione storica per cogliere finalmente il consenso attorno al più grande progetto per la nostra indipendenza politica negli ultimi due secoli.

Dai un segnale di novità e di speranza, aiutati, entra nel PNV, aderisci alla squadra di volontari che sta iniziando il passaparola decisivo per costruire un futuro di libertà e speranza.

Scrivi subito a volontari@pnveneto.org, indicando il tuo nome e cognome, il comune di residenza e un tuo numero di telefono mobile per poterti contattare.

Solo con il tuo aiuto concreto al PNV potrai liberarti da questo stato indegno dal quale chi può cerca di scappare.

Gianluca Busato
Segretario PNV

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Small is Beautiful: Scotland

venerdì, 5 dicembre 2008
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December 5th, 2008

Last week Greenland voted its way toward independence from Denmark. This must have been an encouraging sign for nearby Scotland. There are several examples of peaceful and democratic independence in Eastern Europe: Montenegro, Slovakia, the Czech Republic, Slovenia, Lithuania, Latvia and Estonia. But this is the first case in Western Europe, and it will pave the way for Scottish self-determination.

Actually, Greenland is the most recent, but not the first case of modern-day independence in Western Europe. Ireland, for instance, gained its independence in 1922. The Scots have for centuries observed their Celtic cousins struggle economically: under the British Empire as during the 19th century’s Irish Famine, but also since independence for most part of the 20th century.

In fact, up to the 1980’s, Ireland was the poorest country in Western Europe, and for decades Scotland was a prominent place where Irish would migrate in search of work and a better life. But for the past couple of decades things have changed, and the Scots have noticed.

Ireland vs Scotland

Ireland vs Scotland

Since the late ‘80s Ireland was able to take advantage of globalization. They lowered drastically corporate taxes, which attracted Foreign Direct Investments (FDI). New firms (mostly American) invested in Ireland, and created new jobs. Unemployment went from a peak of 17% to now the lowest levels in Europe. After 20 years of unprecedented growth, today an Irish is on average richer than a Swiss.

For sure the fiscal reform was at the heart of Irish success, but it is wrong to believe that Ireland took advantage of unique circumstances. The argument goes that American companies were attracted by low corporate taxes, but they also preferred Ireland, because it gave them access to the newly formed European Union, and they spoke English as well.

This might justify why the same cannot be repeated in, say, Austria. Ireland was able to exploit its particular comparative advantage. But why shouldn’t the Scots do the same? They speak English, they are part of the European Union, they have a similar culture, and they have even better numbers in human capital and natural resources. Why not Scotland?

The Scots cannot apply the same reforms and exploit their comparative advantage because they do not have the power to. Despite devolution and generous government transfers, the Scots have no fiscal authority and cannot independently choose what’s best for them. Unlike Ireland, they are not a sovereign state. That’s what explains the growing gap between Ireland and Scotland.

In a time of free trade and global markets, the size of a country does not matter. Estonian, Slovenian, and Irish companies have access to the world market just as much as a German or British company does. But Estonia, Slovenia and Ireland provide policies better tailored for the needs of their citizens. Scotland must have the right to do the same for its people.

Lodovico Pizzati
PNV – Partito Nasional Veneto – Venetian National Party

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Diritto Internassional e Costitussion Italiana

lunedì, 1 dicembre 2008
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In risposta a dei dubi posti al PNV da dei simpatizanti (e de prinsipio anca da mi), go contatà na conossensa che go rento na organizassion internassionale parchè el me dasse na opinion, dato che la so organizassion la ga a che fare diretamente co la question de la indipendenza.

Ve taco la risposta che me gavea dà a so tempo. Lu no xe miga tedesco, ma xe la lingua co cui comunichemo (parche’ mi no so l’inglese o el francese e lu no sa l’italian e gnanca el venessian):

Sehr geehrter Herr Dal Lago

Wie bereits in unserem Telefongespräch, die Frage der Unabhängigkeit ist in erster Linie eine Frage des Völkerrechts. Ein neues Land kann erkannt werden als unabhängige von der internationalen Gemeinschaft, auch wenn dieser Weg ist nicht von der Angleichung der Rechtsvorschriften der bestehenden Land. Dies ist die Straße reiste in Montenegro, Quebec, Grönland, und derzeit in Schottland.

Was Ihre Sorge um die venezianischen Fall, ich wiederhole, dass ich der Meinung, dass ein Referendum allein wird nicht ausreichen. Die internationale Gemeinschaft muss sich mit einer demokratisch gewählten Vertreter der Bürger unter das Ziel der Unabhängigkeit.

Ich ermutige Sie, folgen Sie Ihrem Ziel der Erreichung einer Volksabstimmung, aber dies erreicht werden sollte parallel mit der Wahl eines venezianischen Vertreter, der Kontakt wird offiziell die internationale Gemeinschaft auf, haben dieses Referendum ausgehandelt und überwacht werden.

Ich würde keine große Bedeutung auf die Stellungnahme der Rechtsanwälte vor Ort, die wissen, das italienische Recht, aber ignorieren, dass die Grundsätze des Völkerrechts.

Eco la me tradussion:

Caro Sior Dal Lago

Come ghe gò za dito par telefono, la question de indipendenza la xe prima de tuto materia de Diritto Internassional. On novo paese el pol esser riconosuo indipendente da la comunità internassional anca se sto percorso no l’è contemplà da le leggi del paese esistente. Questa la xe la via percorsa in Montenegro, Quebec, Groenlandia, e recentemente anca da la Scozia.

Par via del vostro pensiero par la causa veneta, ripeto che credo che on referendum solo no’l basta miga. La comunità internassional la ga bisogno de aver a che far co on rapresentante eleto democraticamente dai so citadini soto l’obietivo de indipendenza.

La incoragio a perseguir el so obietivo de referendum, ma questo el dovaria esser fato in parallelo co l’elession de on rapresentante veneto che el posa ufficialmente contatar la comunità internassional par far si che el referendum el sipia negozià e monitorà.

No daria massa inportanza a l’opinion de avogadori locali che conosse puito la lege italiana, ma che i ignora i principi de Diritto Internassional.

Anca grassie a questa lettera mi me son convinto del percorso del PNV.

Filipo Dal Lago – PNV

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Uno nessuno centomila.

giovedì, 28 agosto 2008
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Ipotesi di salvezza

Comincia un autunno triste. Non per tutto il mondo, anzi. Regioni remote e prossime prosperano, da Singapore alla Svizzera. L’autunno è triste per noi, costretti a subire le immani violenze di uno stato che si ribella alla sua condizione di moribondo facendo strage dei suoi cittadini. Il funesto, vergognoso, immondo piano Alitalia, l’ultima creatura di ITA, fa strame di ogni diritto, di ogni etica degli affari, ma, in modo più cogente, svilisce e impoverisce gli abitanti di ITA tutti, in primis i taxpayer veneti, lombardi ed emiliani che contre coeur la baracca reggono. Che amarezza, poi, per tutti coloro che perderanno il posto di lavoro per salvare un’azienda decotta, e non saranno i privilegiati ed i ricchi a perderlo, anzi, costoro si arricchiranno vieppiù. Una volta c’era una sinistra vigorosa, a sostenere le ragioni dei più deboli, ma da quando questi deboli sono andati ad arricchire le schiere dei forti, la sinistra è ipocritamente cauta, non deve ledere innanzi tutto gli interessi di chi la sostiene.
Come ritengono ormai numerosi analisti, siamo nella situazione in cui sta nascendo un mega-stato mondiale oppressore di tutti i popoli e regno di burocrati sempre più grassi, mandarini-porcellini che servono gli Stati mondiali, da Bruxelles a Parigi alle Nazioni Unite, da Ginevra a Lussemburgo, adoperandosi affinché le quote di miseria del mondo rimangano sempre alte, onde essi stessi mantengano il proprio officio, e le istituzioni che li nutrono prosperino, insieme agli stati, sempre di più. Insomma, siamo in una situazione che per molti aspetti ricorda Pirandello, tra il paradossale, e il tragico. Vengono serviti regolarmente i circenses olimpici – quante esecuzioni per ogni medaglia d’oro?, ecco un tema per una prossima tesi di laurea che darò – mai poi per i prossimi occorre aspettare quattro anni, anche se certo ci sarà un bel po’ di calcio nel frattempo. Pirandello: gli Stati del mondo vogliono sempre più creare la situazione ideale di monopolio assoluto del potere, vogliono diventare UNO, senza perdere però la propria identità. Rafforzano le loro agenzie, in ogni modo cercano di intimidire chi va alla ricerca della libertà. La libertà. Di nuovo Pirandello.
La libertà sarebbe NESSUNO. La privatizzazione perfino del chiaro di luna, come scrivevano giovani libertari anni fa. Il mondo nelle mani dell’individuo. Ma questo è qualcosa come un limite del pensiero, una visione del mondo coerente, una condizione per ora di astratta speculazione, che coltivo con amore, con nostalgia del futuro lontano che io non vedrò, ma che, spero, umilmente, insieme a tanti altri amici e maestri, avrò contribuito a creare. Ma di nuovo Pirandello.
CENTOMILA. Ebbene, centomila, questo numero che è così grande e così piccolo, è proprio il futuro che garantirà la sopravvivenza all’individuo. Sono i piccoli Stati (piccoli come territorio e anche come strutture) che faticosamente, con i percorsi paradossali e a volte crudeli della storia, stanno conquistandosi l’indipendenza, aiutati ora dall’uno ora dall’altro degli antichi avversari, USA, e URSS, ma spesso anche facendocela da soli; sono le avanguardie della libertà, alcune a noi vicinissime, come il Montenegro e il Cossovo. E presto la Scozia – quanto è grande Sean Connery, mia mamma direbbe, “grande tanto quanto è bello” – e poi la Catalonia, e poi perfino la Groenlandia. Centomila, centomila piccoli stati con milioni di cittadini felici. Aldilà della Venetia che amiamo, della Liguria, della Sardegna, e di altri luoghi del mio cuore – a quando un Massachussetts libero dal peso dell’Unione, a quando una Lombardia deleghizzata e veramente libera? – proviamo a fare un’ipotesi per la regione geografica chiamata “Italia”.
Proviamo a pensare alla fine del governo centrale, attraverso il passaggio di tutte le competenze centrali alle singole regioni, divenute totalmente indipendenti. Libere dal cancro centralista, ognuna potrebbe prosperare, come un corpo risanato improvvisamente attraverso un miracolo. E proviamo a chiederci una cosa: se tutti i parlamenti regionali divenissero parlamenti nazionali, che cosa ci verrebbe a mancare, di cosa avremmo bisogno? Di nulla. Perché il governo centrale italiano non ha più nessuna funzione storica, politica, istituzionale: si mantiene in vita come un residuo del passato, sempre più sfrontato (vd. il caso Alitalia, allucinante) perché sempre più impunito, sempre più spavaldo perché non trova nessuno che si opponga seriamente ad esso. Se tutte le competenze passassero alle regioni, si realizzerebbe il mio (ma anche di molti altri) sogno di veder trasformati i luoghi dell’oppressione, i vari Palazzi Chigi, Madama, eccetera, in musei. Non solo l’operazione di gestione delle risorse italiane attraverso un governo centrale è obsoleta, ma è anche enormemente dannosa. Questo è un invito all’esame di coscienza, e di intelletto, per ognuno che legga queste mie righe: una volta defunto il governo centrale, che cosa verrebbe a mancare? Abbiamo forse bisogno delle forze armate, o, se anche ne avessimo bisogno, non potrebbe ogni regione divenuta Stato avere le proprie? Abbiamo forse bisogno di programmi scolastici di Stato? Abbiamo forse bisogno della sanità centralizzata? Certamente, se ogni regione divenisse Stato, solo alcune avrebbero ragioni storiche per farlo. La Sicilia le ha perfino geografiche, e così la Sardegna! Ma siamo sicuri che occorrano ragioni storiche, identità millenarie, linguistiche e culturali, per liberarsi dal giogo centrale? Per essere liberi? Se ci sono, tanto meglio, su una storia gloriosa si basa un glorioso avvenire. Ma non sono indispensabili. Se non ci sono, si creeranno, posto che siano davvero necessarie. Si prenda il Cossovo. La Serbia vanta ragioni storiche forti su quel territorio. Eppure, in qualche modo relegandolo ai propri margini, ha fatto sì che gli albanesi ne divenissero nuovi e a loro modo legittimi padroni. Se questo serve ad indebolire uno Stato assurdamente centralistico, autoritario e nazionalistico come la Serbia, ben venga. Ma siamo sicuri che poi la Serbia amputata sia davvero per questo indebolita? Non potrebbe essa stessa prosperare vieppiù? La Serbia ha una bellissima storia di libertà, ma soprattutto di lotta per libertà alle spalle. Nel lontano 1804, furono i primi a ribellarsi contro il dominio ottomano, ma, al contrario di quella greca di due decenni dopo, la loro rivoluzione fallì, e fu soffocata nel sangue. Le sia dia un pochino di libero mercato, di libertà individuali, di diritti, e non dubito prospererà. Sono genti forti.
Poniamo dunque mente ad un’Italia, geograficamente intesa, divisa in 20 stati totalmente indipendenti. Senza nessun bisogno di “federarsi”, se arriva il Barbarossa – ma arriverà mai? –, e solo in quel caso, si potrà pensare ad alleanze. E’ un bell’esercizio del pensiero, ma anche una vera possibilità. Poi, una volta divisa così, si avrà modo di rinegoziare i confini. Ma non abbiamo più bisogno di alcun burattinaio che da Roma ci detti cosa insegnare e come curare, Mangiafuoco appartiene all’epopea di Pinocchio, al secolo passato. Insieme al burattino di legno è andato a fuoco nella prima guerra mondiale, e tutto avrebbe dovuto finire lì: ne è venuta invece una seconda, e ancora gli Stati non sono paghi del male che hanno fatto all’umanità.
Prima che sia per alcuni troppo tardi, questa salutare frammentazione dovrebbe aver luogo. Per i più deboli, soprattutto. Perché la scelta che presto si porrà, per chi ama la libertà, innanzi tutto la propria, sarà l’emigrazione (ma di nuovo, solo per alcuni), la miseria, o un sordo rancore che ucciderà quelle generazioni future che, purtroppo o per fortuna, ormai però non esistono quasi più.

Quei figli che la mia generazione non ha fatto per tema di mettere al mondo altri schiavi.

Paolo Bernardini
presidente PNV

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Indipendenza di Abkhazia e Ossetia del Sud, un passo avanti e due indietro

martedì, 26 agosto 2008
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In merito al riconoscimento dell’indipendenza di Abkhazia e Ossetia del Sud espresso oggi dalla Russia, il Partito Nazionale Veneto, condanna senza indugio tutte le vie violente all’indipendenza, assolutamente antistoriche e controproducenti nel mondo del XXI secolo, ed esprime pertanto solo una parziale soddisfazione per il generale avanzamento del diritto di autodeterminazione dei Popoli, come evidenza sempre più forte della disgregazione dei vecchi stati nazionali, non più in grado di far fronte alle mutate esigenze e aspirazioni di libertà dei Popoli in un mondo globale, ma che deve essere rispettoso del diritto internazionale per poter essere riconosciuto dalla comunità internazionale, come è avvenuto in Cekia, in Slovacchia, in Montenegro, in Kosovo, per fare qualche esempio.
Il PNV non può non notare in ogni caso che il riconoscimento è “peloso”, poiché la Russia si conferma in realtà fiero avversario delle istanze dei Popoli sottoposti al suo dominio sia esso territoriale legittimato dalla comunità internazionale sia esso in virtù della forza militare e delle mire espansioniste grando-russe, che tanto terrore incutono nei Paesi vicini.
Ci chiediamo infatti perché nei confronti della Cecenia e dell’Inguscezia, per fare un esempio, Mosca si dimostri molto meno sensibile. Ci domandiamo anche perché gli stessi despoti al potere in Ossetia del sud e Abkhazia in realtà mirino all’annessione all’impero russo e non a una fattiva indipendenza delle proprie Nazioni.
Lo stesso grimaldello utilizzato da Mosca Le si ritorcerà infatti contro quando sarà evidente alle Nazioni sottomesse che esse stesse godono del diritto all’autodeterminazione. E si ritorcerà contro all’alleato di Mosca, quell’Italia, ventre molle fascista dell’occidente, che di oppressione di Popoli se ne intende avendone costruito la propria esistenza fallace. Paradossalmente una delle ragioni sarà proprio la sudditanza del governo italiano nei confronti dell’Eni che vuole continuare a fare i propri interessi in Russia, mentre nel contempo avanza l’ipotesi di rubare il gas veneto del golfo di Venezia, con annessi rischi ambientali.
Ribadiamo inoltre che l’esclusivo diritto etnico è insufficiente a creare le basi di convivenza e tolleranza tra popoli che condividano principi di rispetto e riconoscimento dell’altrui diritto a decidere da sé il proprio destino.
È inevitabile che i nazionalismi moderni siano di carattere inclusivo.
Chi si oppone all’indipendenza spesso usa la parola “nazionalismo” per indicare conflitti etnici, intolleranza, o isolazionismo.
Ovviamente il PNV rigetta tutto ciò: nessuna terra veneta si merita queste definizioni.
Il nazionalismo, come molte altre idee politiche può essere effettivamente mal utilizzato, ma non quando esso si fonda sulla democrazia e il rispetto dei diritti umani.
I cittadini veneti sanno che il PNV promuove un nazionalismo civico. Ciò significa che noi riteniamo che chi vive in Veneto abbia una parte importante da svolgere nel nostro nuovo paese, indipendentemente dal proprio luogo di nascita, o dal proprio patrimonio etnico. Noi perseguiamo il nostro obiettivo dell’indipendenza del Veneto esclusivamente attraverso mezzi pacifici e democratici, questa è la ragione per cui molte persone di diversa origine nazionale e grande parte delle minoranze etniche venete voteranno per il PNV: perché per loro sarà conveniente farlo!
Il nazionalismo inclusivo del PNV vuole porre fine all’attuale isolamento del Veneto e garantirne la riconquista del proprio ruolo nella comunità internazionale, quale paese tollerante e lungimirante, in linea con la propria tradizione secolare.

Partito Nazionale Veneto

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La Georgia vista da Washington

sabato, 16 agosto 2008
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A go leto l’opinion de Giane sui fati del Caucaxo, e ghe tegno a xontar on paro de robe. Come ke Giane el ga buo modo de sentir łe reasion da Berlino, mi ve dago on parere influensà dała me rexidensa a Washington.

Ghe xe tri dimensioni a sta crixi: i) ghe xe na cuestion połitega (l’Abkazia, l’Osetia del Sud, el governo de Tblisi e l’influensa rusa in te sta region); ii) ghe xe na cuestion economega (el cołegamento energetico fra Mar Caspio e Mar Nero, i interesi de Gazprom e cuei europei); e iii) na cuestion geo-połitega (el biłancio de potere fra Rusia e Stati Unìi).

I. ła dimension połitega

Łe spinte independentiste in Abkazia e Osetia del Sud no łe xe na novità. Łe ghe xera dal 1990 co ke ła Georgia ła ga otegnù l’independensa da l’Union Sovietega. Na autonomia de ste regioni ła ghe xera durante el periodo sovietego, e łe mape storike (vedi articoło de Saakashvili) łe testimonia ke el Caucaxo pre inpero ruso el ga senpre vudo na moltitudine de realtà połiteghe. Ghe xe però na gran difarensa co l’independensa perseguia dai veneti o da altre popołasion europee. Ste do tere caucaxike łe xe confinanti e soto controło miłitare xa da diversi ani dała Rusia. A tuti i abitanti del’Abkazia ghe xe sta conceso el pasaporto ruso, e deso Mosca giustifega ła so “mision de paxe” par protegere ła minoransa etnica “rusa”. Ieri in tełevixion go sentìo Gorbachev dire ke in Abkazia e Sud Osetia i ga da esar lìbari de decider se i vol far parte deła Georgia o deła Rusia (sta ultima opsion no me par mia ke se ciame independensa).
Oltre a l’inpoxision miłitare rusa ghe xe na seconda raxon parké noialtri veneti gavemo da tor łe distanse da sto tipo de independensa viołento. Al contrario del pacifico referendum in Montenegro (dove pì del 80% ga partesipà, e dove el 55% ga votà a favore), in nte’l Caucaxo, łe do volte ke i ga votà, presapoco on terso deła xente ga podesto partesipar. Inaxonta me par preocupante ke ła popołasion de l’Abkazia pre incursion rusa ła xera 600miła, e ancó ła xe presapoco 80miła (vedi Human Right Watch). Par finire, tri giornalisti del NY Times i segnała na dikiarasion de on para-miłitare oseto: “semo drio bruxar ste caxe par esar sicuri ke i georgiani no i torne indrio.” Xe ciaro ke no podemo dar sołidarietà a na independensa otegnesta in sta maniera kive. No parké no i gabia el dirito, ma parké xe capitanà da criminałi. Senpre ntel steso articoło on logotenente ruso el spiega ke lori i xe miłitari, no połisioti, e no i pol miga starghe drio a ki ke fa man basa.

II. ła dimension economega

Tuti i ga capìo ca pì ke na raxon omanitaria, sta crixi ła ga dełe raixe de natura economega. No xe tanto el sviłupo economego otegnù dała Georgia, o el progreso istitusional. El grafico soto ne fa vedar come rispeto a altre nasioni del Caucaxo (Armenia, Azerbaijan e Rusia), ła Georgia ła xe mesa benon sia come controło deła corusion ke come cresita del Pil. Ma no xe tanto el suceso economego de na nasion ke ła ga adotà i prinsipi comerciałi osidentałi. El punto xe ke ła Georgia controła on coridoio energetico fra Mar Caspio e Mar Nero. Ła ga oleodoti e gasdoti ke rende acesibiłe łe risorse de Iran e altri paexi de l’Axia Centrałe a l’Europa. Sto coridoio raprexenta na conpetision direta co Gazprom, ła dita statałe rusa, ła seconda dita pi granda al mondo (dopo ła mericana General Motors).
Finìa ła goera freda ła vera forsa rusa no ła xe pì miłitare, ma pitosto energetica. Ła Gazprom ła ga cuaxi el monopolio ntel marcà energetico europeo e tanti paexi europei (l’Italia par prima, ma anca ła Dhermania e Francia) i xe intimidìi da ki ke ghe controła el rubineto del gas. E el governo georgian de Saakashvili el ga adotà na połitega antagonista ała Rusia e pro Ocidente. Par sto motivo ła Dhermania ła ga votà contro ła proposta de far ła Georgia on menbro deła Nato, propi par no pestarghe i pie ała Rusia e ała Gazprom.

Co ke l’aceso deła Georgia ała Nato xe sta bocià, ła Rusia ła se ga sentìa pì libera de rivendicar “i interesi nasionałi rusi nte’l Caucaxo” (parołe de Gorbachev – portavoxe de Putin in Merica). Ma ła realtà xe ke ghe xe in xugo el controło conpleto dełe risorse energetike par l’Europa. Invese de far el dopio xugo (come ke xe drio far el ministero dei esteri talian, perdendo na fraca de punti in Merica), par sti motivi economici gavemo da sostegner a voxe alta l’indipendensa georgiana da influense ruse. A semo drio xugarse el futuro energetico europeo. No gavemo da farse fregar dała retorica rusa (e dei so emisari taliani) ke el Caucaxo par motivi storici el ga da star soto influensa rusa. I rusi no i xe miga in Georgia par darghe da magnar ai oseti ma par tor controło de Gori e Poti, łe do sità del coridoio Georgian (fralaltro al de fora de l’Abkasia e del Sud Osetia). L’interese economico europeo xe de evitar ke Gazprom el se fagociti anca el coridoio georgian.

III. ła dimension geo-połitega

Co sta incursion rusa, i raporti fra Usa e Rusia i ga ciapà na bruta piega. Ghe xe però na diferensa fra łe tensioni de ancó e i 50 ani de goera freda. Union Sovietega e Usa i se odiava, ma i se rispetava. I xera a conosensa de łe so forse. Par questo co ke i cari armà sovietici i xe intrà a Budapest nte’l 1956, o a Praga nte’l 1968, i mericani no i ga posùo far gninte. Xera dominio sovietico e no vałeva ła pena risciar el dixastro de on confronto. Ma ancó xe canbià do robe.
Da na parte Putin ga na anbision ke ła va oltre i interesi economisi de ła so Gazprom. Oltre a na forsa economica, ła Rusia ła ga da tornar ła super potensa de na volta. Par łu l’era de l’inpero ruso otosentesco no ła xe mia finìa, el ga da nar vanti. Altro ke “mision omanitaria par l’independensa dełe minoranse etnike.” Ła rusia ła ga da controłar no soło el Caucaxo, ma anca l’Est europeo. Ancó, vènare 15 de Agosto, el general ruso Anatoly Nogovitsyn el ga dikiarà ke ła decixion połaca (ła Polonia ła xe menbra deła Nato tanto cuanto l’Italia) de inpiantar misiłi difensivi mericani, ła permete ała Rusia, secondo ła so dotrina miłitare, de lanciar on ataco nucleare. Evidentemente par Putin ła Rusia ła ga rialsà bastansa ła testa e ła xe pronta par on riscato geo-połitego.
El problema xe ke da staltra parte i mericani i ga nantra vixion. No ghe xe pì l’ecuilibrio da goera freda, no ghe xe pì el rispeto reciproco. Pai mericani ła Rusia no ła xe pì na superpotensa miłitare, e in sti ultimi 20 ani i xe bastansa sicuri de verli dopià e triplà, e de ver na protesion anti misiłi sofistegà. Par lori i xughi geopołitici ke ła Rusia ła vol far i apartiene a nantra epoca. E se no i ła ga capìa ke i ga xa perso sto status col muro de Berlino, a Washington ghe xe aria de trarghe cuatro bastonà e ridimensionarli (anca geograficamente).

Personalmente no go łe conosense par giudicar ki de i do se sbalia, ma de sicuro al contrario deła goera freda ghe xe on contrasto de prospetiva e de mixura. E dato ke ła situasion ła ndarà in pexo prima ke el primo ministro talian el torne dałe ferie e ghe fasa far ła paxe a Bush e Putin, se ga da sernir da ke parte star. Co ła Georgia (co tuti i so difeti) e ła Merica de Bush (co ncora pì difeti – vedi Iraq), o co i para-miłitari pseudo-separatisti oseti e el KGB de Putin. Tołemo łe distanse da ła poxision fiło-rusa ciapà dal governo talian. I veneti no i vol esar raprexentà nte’l mondo da sti volta-facia e maestri del dopio-xugo.

Lodovico Pizzati
PNV
Washington, DC

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El Montenegro indipendente canpion d’Europa de palanuoto, lesion anca pa el Veneto

martedì, 22 luglio 2008
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Qualo polo esar ancuò el mejo poster par selebrar i vantagi de un Veneto indipendente?

Ghemo sielto un caxo de suceso estero: el Montenegro. El Montenegro xe ligà da profonda amicisia ai veneti, tanto che parfin el so nome xe de derivasion dala lengoa veneta.

De solito se dixe che l’Italia unita serve a ver tanto suceso inte’l sport, cola nasional de balon e menae de sto spesor.

Ben, pa rispondar ANCA a ste profonde argomentasion, ieri el Montenegro indipendente, co soli 600.000 abitanti, gà dimostrà che le energie poxitive che se libara dopo l’indepensa permete miracoli anca sul piano sportivo e lori lo gà dimostra el 13 de lulio diventando canpioni d’Europa de palanuoto, batendo pa 6 a 5 ai tenpi suplementari in final a Malaga proprio quela Serbia da cui i xe diventai indipendenti nel 2006. L’Italia, par la cronaca xe rivada quinta…

El Montenegro canpion d\'Europa de palanuoto

Kive se pol lexar qualche informasion sul come che i montenegrini gà otegnuo l’independensa.

E kive se pol lexar l’intervento de Maja Drakic (consulente economico per il Governo del Montenegro), tegnùo in ocaxion del convegno organixà dal movimento Veneti el 6 de april scorso a Grixignan.

Segnalemo, par la cronaca, che el Montenegro adota na tasa fisa sul redito dele inprexe del 9% e na tasa sul redito dele persone fixiche del 15%, con programa de portarlo al 9% entro el 2009.

Sti ponti par rispondarghe a Tremonti che ieri parlava de na crixi che no dipende dal stato talian, ma da na congiuntura internasional, afermando adiritura che el stato xe “l’istansa suprema da difendar”. El Montenegro sta crixi la sente in modo molto difarente rispeto a naltri veneti e par lori la congiuntura internasionale xe diventada na oportunità de cresita che li fa trasformar inte la “Tigre del Mediteraneo”.

Questo ne fa capir che, parafraxando Tremonti, el stato da difendar par naltri veneti xe apunto el prosimo Stato Veneto Indipendente.

giane

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I STATI CEI I XE CUEI CO PI SKEI

lunedì, 30 giugno 2008
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Do mexi fa xero drio rumegar fra i dati de l’Eurostat par pareciar ła me prexentasion al convegno (del 6 de april a Grixignan, varda el video, ndr), e vołevo védar se xera propi vero. Posìbiłe ke na teoria sentìa diexe ani prima a Georgetown University sol parké de l’indipendensa ła gavése xa on riscontro ntei dati? Me ricordo ncora ke soło mexi dopo l’evento del canpaniłe de San Marco, el prof. Alesina de Harvard University el prexentava na so teoria soi motivi economici de l’indipendensa. Tuto somà ła xera na spiegasion pitosto banałe: durante periodi de paxe e comercio libaro i stati cei i xe połiticamente pì eficenti, e i sitadini de stati masa grandi i spésega par na dimension połitega consona ałe exigense del momento.

Del parké free-trade e globalixasion i ciama on ecuilibrio de stati cèi, a go xa tratà in te n’articoło precedente. Ma xe propi vero? Co ke go visto i dati de pil pro capite dei paexi europei no ghe credevo. [vedi fig.1] Gnanca farlo a posta, i paexi pì riki de l’Europa osidentałe i xe tuti picołeti. Picenini almanco a confronto dełe grandi superpotense otosenteske (Regno Unìo, Fransa, Xermania, Italia, Spagna) ke catemo in fondo clasifica. Ste grandi economie dei G7, ke in doxento ani ne ga dà tante guere, i ga i sitadini ke in media i xe i pì poaréti de l’Europa osidentałe. Unica ecesion xe Grecia e Portogało, ke łe catémo in cóa, ma canbia póco.

[figura 1]

figura 1

Ma come xe posìbiłe sta tendensa? [Vedi fig.2] Semo bituà a l’idea ke xe soło on problema talian, ma anca se xe vero ke l’Italia ła xe in pikiata lìbara, xe on problema ke ga anca altri dinoxauri de nantra epoca. Pì i se verxe i marcà mondiałi pì teren sti pakidermi i perde rispeto a stati pi cei e eficenti.

[fig. 2]

figura 2

Par exenpio l’Irlanda ntei ani otanta ła xera fra i stati pi poareti de l’Europa osidentałe, ma ancó i irlandexi i xe in media pì riki adiritura anca dei sviseri. L’irlanda ła xe sta bona de sfrutar dełe oportunità globałi parké ła gavea ła flesibiłità necesaria par atuar na serta połitica. Na flesibiłità ke, par exenpio, ła Scosia no ła ga parké al contrario dei irlandexi, i scosexi i xe ncora suditi deła corona britanega.

L’eficensa de stati picenini ła se nota anca vardando l’Est europeo [Vedi fig.3]. Tuti stati co poki milioni de abitanti e tuti in forte cresita. Unica ecesion, forse ła Połonia ke, co i so 40 milioni de abitanti, ła xe forse ła nasion co cresita pì moderà. Da notare anca ła cresita sia de ła Republica Ceca ke deła Slovakia. L’indipendensa de ste do nove nasion saltà fora dal vecio contenitor artificiałe ciamà Cecoslovakia, dimostra ke tute e do ste regioni łe ga giovà da sta indipendensa, e ke no xe vero ke ła cresita de na region ła xe a scapito de nantra. Co l’indipendensa se vinse tuti.

[fig. 3]

figura 3

Xe invese preocupante el caxo contrario de ła Xermania de l’Est. Al contrario de ceki e slovaki ke i ga optà par l’indipendensa, lori i xe ndà far parte deła granda federasion todesca. Deso a l’interno de on contenitor de otanta milioni de persone i xe drio perdar colpi anca a dispeto de tuti i skei ke vien ponpà a Berlino dai fondi deła “federasion” todeska. [vedi fig.4].

[fig. 4]

figura 4

Se se baxemo sui fati invese ke su i luoghi comuni, e vardemo i sucesi de indipendensa de sti ultimi vent’ani, catemo altro ke cresita economica: Lituania, Letonia, Estonia, Rep. Ceca, Slovakia, Slovenia, Montenegro…Tuti in cresita, tuti contenti. Al di de ancó, na indipendensa no xe soło ła salvesa par ła Venetia, ma anca par altre realtà altretanto sucubi de sto contenitor Italia. Indipendensa voria dir pi comercio e raporti co Emilia, Toscana, Sicilia, Sardegna…propi fà ceki e slovaki.

Ałora, se da bravi managers gavemo da investir par on futuro pì roxeo, no podemo sevitar butar via skei in te na infrastrutura vecia, inmufìa e ruxenìa come ke xe el contenitor Italia, on cimelio de nantra epoca. Gavemo invese da studiar el modeło połitico ke funsiona par altre regioni d’Europa e ver el corajo de investir so l’inovasion.

Lodovico Pizzati, Washington D.C. (USA)

Docente di economia a Cà Foscari (Venezia)
Consulente della Banca Mondiale
Coordinator Comision Economia del PNV

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Who we are. What we want.

sabato, 14 giugno 2008
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A letter to the world.

The PNV, Venetian National Party, is a political party officially created on May 18th, 2008. Our goals and aims are extremely clear. We want the independence of the Veneto region, which historically includes several territories outside of its current borders, and we want to achieve this through legal means over the next years. From the point of view of international, current history, our claims are parallel, and similar to those of several other more established parties all over the world. In Scotland, in Catalunia, as well as in Bolivia, in the Flanders and even up north, in Greenland.

We are against any form of terrorism and political violence, as well as violence tout court.

We do not envisage nor endorse any form of compromise with the Italian State, which we see as a colonial power, which historically conquered several nearby territories, including Sicily (1860), the Papal State (1870) and later on some African states. Our historical basis is a long lasting history of Venetian independence, at least 11 centuries, from 687 to 1797. Related to this, there is a peculiar culture and language, strong local traditions and national identity.

Our political basis is a strong need to create a small independent State, the only viable way to grant to the people living in Veneto, or better Venetia – this is the historical territory, inclusive of several areas now in other regions of the Italian state – wealth, dignity, and a bright, or at least decent future.

According to all analysts, only small states, apart the USA, enable their citizens to live well and prosper. Harvard economist Alberto Alesina demonstrated this point clearly years ago in a book, “The Size of Nations”, whose main arguments have been only reinforced by the evolution of the world since this book was published.

We feel that the Italian State is nothing but an oppressive entity, whose historical lore has reached a fatal end.

We do not blame the patriots who in good faith died to construct a unified Italy from 1796 until 1919 at least, but we clearly perceive that their dream and vision went terribly wrong.

Italy is on the verge of economic and social collapse, and only by giving back their original freedom to her territories, in a peaceful way, her citizens will re-acquire dignity, wealth, and a rosy future. Is this utopia? In fact, it is not. There are several groups and individuals in the Veneto region (and all over the Italian colonies, from Valle d’Aosta down to Sicily) who share our views, and fight in order to achieve independence for their fellow citizens.

In the Veneto region, some courageous patriots, risking their own lives and careers, back in 1997, symbolically assaulted San Marco square in Venice, thus raising awareness all over the world about the legitimate claims for independence of the Venetian people.

Since then, a plurality of groups surfaced, and the PNV aims at joining together all these forces in order to achieve, once and forever, the independence of the Venetia. The new State will be growing along with other recent states, including Montenegro, hopefully Scotland as from 2010, and Catalunia as from 2014.

We are not racist, we will pursue the only policy able to make nations grow: a free market economy, strong investments in research and development, and a wise as well as human policy as for immigration.

Our goals are not extreme, nor unheard of in recent European history. In the early 1990s, “The Economist” published a map of world of the future, around 2040 or so, in which Italy was once again divided into several states. This is not going to upset nor shock anybody in the world. On the contrary, the current Italian state has become an oppressive, outworn, overregulated and underachieving machine, whose rusty gears are doing an immense harm to all the Italian citizens.

Nobody is happy anymore, apart from the happy few who are in charge of the malfunctioning of this improper device, and make a living (and much more) out of it.

The PNV wants the independence of the Veneto region, and not more autonomy for it, nor any form of tricky and objectively impossible fiscal federalism. Independence means borders, government, a flag, and a national anthem. And much more, i.e., dignity, wealth, hope. We fight a unique battle. Our victory depends, to a great extent, from the sympathy and back up that we will be able to gain both in Italy and all over the world. Only in this way the world itself “politics” may get back some dignity, otherwise lost in the shallow waters of nowadays chatter, which covers up, shamefully, the systematic exploitation of millions of human beings.  

Paolo Bernardini
Presidente nasional PNV

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Costituito il Partito Nasional Veneto

domenica, 18 maggio 2008
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Comunicato stampa

Costituito il Partito Nasional Veneto.
Gianluca Busato segretario, Paolo Bernardini presidente.
No al LEGALAN. Pnv riferimento nazionale per una nuova politica veneta.

Inizia una nuova fase politica in Veneto, ora è il tempo dell’indipendenza
_____________________
Castelfranco Veneto, 18 maggio 2008

Oggi a Castelfranco Veneto presso la sala Bella Venezia si è tenuto il congresso costituente del Partito Nasional Veneto.
Il Congresso si è aperto con l’ascolto e il canto dell’inno nazionale veneto.
In seguito, dopo il tributo ai Patrioti Serenissimi che il 9 maggio di 11 anni fa hanno segnato il risveglio delle coscienze venete, è seguita la sottoscrizione dello statuto da parte dei soci fondatori.
Sono quindi seguiti gli interventi degli ospiti intervenuti, tra i quali il Fronte Friulano – Front Furlan, il Movimento Veneti e Stato Veneto e riferiti i saluti ricevuti dal MAV (Movimento Autonomista Valsesiano) e dal PAB (Provincia Autonoma Belluno – Partito Autonomista Bellunese).
È seguito quindi l’annuncio fatto da Geremia Agnoletti, presidente del CS8 (Comitato di Sostegno agli 8 Serenissimi) dell’esposizione per domenica 25 maggio del tanko dei Serenissimi, di fronte al Municipio di Montichiari (BS). L’evento sarà particolarmente significativo, poiché per la prima volta lo storico simbolo di risveglio delle coscienze venete oltrepassa il limite geografico della Regione Veneto, a significare anche simbolicamente la riunificazione delle Terre di San Marco già parte della Serenissima Repubblica di Venezia.
Si è quindi insediato il Majior Consejio del PNV (l’assemblea dei soci), presieduto da Stefano Venturato.
Tra gli interventi si sono registrati quelli del candidato a presidente nasional Paolo Bernardini e dei candidati a segretario nasional Gianluca Busato e Emanuele Marian.
Il congresso si è concluso con l’elezione per acclamazione a presidente nasional di Paolo Bernardini e con l’elezione a segretario nasional di Gianluca Busato.
È stato anche eletto il Minor Consejio (consiglio nazionale del pnv), costituto, oltre a Busato stesso da Ivano Durante (Tesoriere), Geremia Agnoletti e Emanuele Marian dalla provincia di Treviso, da Claudio Ghiotto dalla provincia di Vicenza, da Stefano Venturato, Michele Milanetto e Stefano Zanellato dalla provincia di Padova e da Vittorio Selmo, Giorgio Tegazzin e Sergio Simonato dalla provincia di Verona.

In merito al dibattito in corso sulla costituzione di un partito veneto sul modello della Svp, Busato ha dichiarato:
“In picoło, el modeło che vegnarà parecià par el 2010 xe queło de roma, co ła lega al posto de Berlusconi e Galan al posto de Veltroni. Al posto del Veltrusconi, i vol far el LEGALAN, insoma.”
E ancora: “semo drio ndar rento a na nova faxe politica. Łe parołe destra e sinistra (o mejio, drita e sanca) no łe incanta pì nesuni. E anca łe parołe autonomia, federalismo, statuto special sta pa rivar al capolinea deła credibilità. Łe xe infati obietivi iragiungibiłi inte’l sistema politico tałian. Come che savemo, ancuò soło che l’independensa xe l’unica strada posibiłe par no cascar inte’l buron del dixastro tałian ałe porte.”
“El percorso par rivar al’independensa xe queło politico e baxà sul consenso popołar, grasie a na coalision veneta che gà da domandar ałe prossime elesion regionali del 2010 un mandato par indir un referendum par l’independensa. Na via democratica e no viołenta, baxada sul riconosimento internasional, cusì come che gà fato o xe drio far Cekia, Slovakia, Slovenia, Estonia, Letonia, Lituania, Tiroło, Montenegro, Kosovo, Quebec, Transilvania, Santa Cruz, Groenlandia, Catałogna, Paexi Baschi, Scosia, Fiandre:  nase un stato novo ogni mexe, ogni setimana, anca parché i xe pì eficienti nel mondo globałixà e del libaro comercio”
“Ancuò ne serve costituir el partito nasional veneto. Ne serve un partito par otegner l’independensa, el ne serve come riferimento nasional par ła politica veneta che gà un vodo enorme da inpenir.”

Partito Nazionale Veneto
Web: www.pnveneto.org
E-mail: info@pnveneto.org

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