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Articoli marcati con tag ‘Mussolini’
South Tyrol’s independence from Italy is just and sacrosanct
venerdì, 23 luglio 2010Bushuskoni, il mutante odiato dal mondo e amato dai machi italiani
lunedì, 6 luglio 2009Il leader ideale per guidare l’Italia della bancarotta
Uno strano fenomeno mediatico scuote lo stato trikolore, distraendolo dalle proprie sventure di malaffare, mafia, debiti e privilegi di una nutritissima e ingorda casta che vive sulle spalle di chi lavora, i Veneti in primis.
Non è la prima volta che i talianski sono messi sotto accusa dall’opinione pubblica globale. 74 anni or sono, a causa della politica guarrafondaia di aggressione coloniale dell’Etiopia di Mussolini, la Società delle Nazioni (predecessore dell’ONU) applicò sanzioni economiche all’Italietta fascista, che entrò così nell’era dell’autarchia.
Oggi il quadro è diverso, non si parla di guerre, ma di morale. Discussione che in uno stato bigotto come quello italico fa quasi da ridere e procura infatti un sacco di simpatie al Grande Peccatore.
La nostra visione vuole però staccarsi dalla cronaca spicciola che tra un paio di giorni forse toccherà il proprio apice (pardon, il fondo) con la pubblicazione di alcune foto “piccanti” del premier trikolore proprio all’apertura del G8.
Secondo noi il problema dell’attenzione mediatica su Silvio è un altro. Il mondo, in particolare il villaggio globale connesso nell’era di internet, è orfano di una grande figura che catalizzava l’odio di tutti.
Purtroppo è morto (come notizia, si intende), George W. Bush su cui era legittimo sputare e riversare tonnellate di insulti e di odio. Il Grande Parafulmine Globale non esiste più e non può di certo sostituirlo l’icona del bene, della speranza e dell’amore (finché durerà) che lo ha sostituito.
Ecco che quindi si è aperta la gara per la successione al trono del più odiato del reame.
E chi meglio dell’unto del Signore può rispondere al profilo? Guardiamo in dettaglio i suo punti di forza rispetto ai concorrenti:
- È il capo, anzi il boss di uno stato al limite e forse oltre della dittatura
- È l’icona mondiale per eccellenza della mafia italiana
- È ricco e spregiudicato
- È brutto, grasso e vecchio
- È untuoso
- Ha amici impresentabili
- È un gaffeur senza pari
Il suo più grande svantaggio nel diventare il più odiato del mondo era forse la sua innata simpatia presso il pubblico femminile. Ora rischia di scricchiolare anche quella a causa del gossip a luci rosse, che non piace alle donne, anche se gli fa acquistare punti presso i machoman italioti.
L’unico consiglio giunti a questo punto per salvare l’immagine del Cavaliere Nero è quello di trasformarlo in un simbolo dell’orgoglio gay.
Una bella storia di amore con Emilio Fede o Fedele Confalonieri possono risollevare a sorpresa le quotazioni in caduta libera del Grande Peccatore. Solo i suoi più fidati amici potranno salvarlo dal diventare Bushuskoni, il simbolo del male che potrà catalizzare l’odio del mondo.
Non potranno nulla invece contro il processo di decomposizione di uno stato mafioso e ormai marcio in ogni proprio aspetto.
Per scampare a questo flagello a noi Veneti resta solo l’alternativa di procedere a passo spedito verso la nostra indipendenza. Altrimenti anche noi saremo additati nel mondo come parte dello stato della mafia e della corruzione.
Heneto
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Suggerimento a Berlusconi, politico fallito e dittatore di successo: cambi brand, da italia a mafia
giovedì, 19 giugno 2008Berlusconi non è uomo che si accontenta della mediocrità. La sua vita finora è stata un susseguirsi di highlight, di episodi eclatanti. E di debiti.
La sua grande abilità sta da sempre nel raccattare soldi non suoi e nel generare più buchi di quando aveva iniziato.
Situ d’acordo co sto articolo? Iutane a portar vanti la nostra asion.
Iutane a stanparlo e a farlo lexar a chi che xe sensa pc.
Co na picola donasion te iuti naltri e te iuti ti steso.
Una volta circuiva solo le banche, con la raccomandazione del papà Luigi, oggi invece mette a pecorina uno stato intero.
Il suo epigono giulius trimurti si è inventato una Robin Hood tax, ma forse allo sceriffo di Nottingham-Milano 2 la foresta di Sherwood non piace così tanto, egli preferisce il cemento del ponte sullo stretto.
Dopo un biennio triste negli anni ’90, seppe dare il meglio di sé per 5 anni difilati dal 2001 al 2006, aprendo una voragine finanziaria pubblica senza precedenti, ai livelli del socialismo craxiano. Bettino in fondo era un dilettante, Berlusconi sì che sa fare le cose in grande. Detto fatto, in un lustro precipita nell’inferno finanziario il brut-paese, il paese dello spumante, dove rifermentano gli zombie. Passa quindi il testimone ai prodi compagni di merende che ci porteranno al 3° posto nel mondo come stato con più alto debito pubblico. Solo lui però ha la stoffa per portarci sul tetto del mondo!
Parole parole parole, Debiti debiti debiti, parafrasando Mina che pure aveva ben descritto l’ars politica.
Il politico Berlusconi è fallito, non ottiene uno diciamo uno dei successi che nella sua ormai quindicennale carriera pubblica ha promesso ai drogati dell’istrione che l’hanno votato, non capisce nulla di compromessi e politically correct, non ha tempo né voglia di dedicarsi alle mediazioni con stupidi nani e comprimari che non capiscono il suo sogno di grandezza.
Ecco che oggi il politico fallito finalmente ottiene il suo obiettivo, si sogna già Napoleone nella Cattedrale di Notre-Dame, l’imperatore di tutti gli italiani: per fortuna noi veneti non siamo italiani, purché ci sbrighiamo a renderci indipendenti, prima che lo sgorbio arcorino butti il diserbante sulla nostra identità, la soluzione finale a tutti i problemi, con annessa distruzione della classe media veneta, relegata a massa decerebrata del nuovo turbo-nazionalismo tricolore.
Si autoproclama de facto dittatore della repubblica delle banane, sputando in faccia ai suoi schiavi di partito, agli smidollati alleati, primo tra tutti il sopravissuto al ciclone Corna, sul viagratico della propria impotenza politica, quell’Umberto Bossi che è prossimo fare la fine del comunista fausto, logorato al governo dopo aver predicato la rivolucion. Altro che federalismo fiscale, qui ci sono i teorici del centralismo globale, benvenuti signori nella nuova matrix dei senza vergogna.
Come in tutte le barzellette che si rispettano, il barzellettiere più famoso dello stivale ne racconta una senza dirla: proprio lui, l’anticomunista per eccellenza, ammazza il voto irlandese e decreta la nascita dell’unione sovietica europea, l’impero centrale del comunismo banchiero, purché in revenue sharing con lui, tronchetti e qualche altro capataz. E che il Popolo Veneto muoia di fame!
Non c’è spazio per alberelli e cespugli insignificanti sotto il baobab africano della corruzione, fanno solo ombra e vanno sradicati.
Bene, all’uomo di marketing berluscaz vogliamo parlare da markettari a markettaro: questa italia ha un nome ormai sputtanato, inquinato, vecchio e irrecuperabile.
Faccia una sana politica di branding, lanci un nuovo marchio.
Basta italia, troppe copertine sui giornali piene de scoase, spusołenti e inlavabiłi.
Un nome di successo mondiale c’è: chiamiamola Mafia State.
È un marchio sicuramente più globale, c’è una sillaba in meno, incute timore e ci dà un’aurea di rispettabilità in tutto il pianeta.
Sappia il baobab ridens però che qui in Veneto gli alberoni africani faticano a vivere, ghe xe masa całigo, e che di Napoleoni e Mussolini ce ne sono bastati un paio.
Al prossimo ci pigliamo l’indipendenza, se già non l’avremo fatto prima.
Gianluca Busato
Segretario nasional PNV
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Il futuro è della Venetia, non dell’Italia
giovedì, 7 febbraio 2008Vi sono ottime ragioni perché il PNV inviti ad boicottare il voto del 13 e 14 aprile. Non è il caso di discutere a lungo sui fallimenti dei governi italiani, certamente quest’ultimo non ha brillato, ma occorre ricordare che in cinque anni di governo gran parte delle promesse di Silvio Berlusconi non sono state mantenute, né vi sono le circostanze perché siano mantenute questa volta. Ma questo non perché non vi siano alcuni uomini di buona volontà, dall’una e dall’altra parte. Fallimentare è lo Stato unitario, non il modo di guidarlo. Semplicemente, perché è il sistema ad essere obsoleto, per usare un aggettivo riferibile al mondo meccanico, e marcio, per usarne uno, più esplicito, riferito al mondo organico. Quindi, se anche venissero immesse forze intellettuali nuove, esse verrebbero di nuovo fagocitate. Basta guardare le facce che ci propinano quasi ogni sera tv private e pubbliche: non hanno più nulla da dire, perché obbiettivamente se si rimane nella logica dello Stato nazionale italiano, non vi è più niente da dire. Niente di realmente politico. Solo vecchi e tristi ritornelli, i comunisti, i socialisti, le loro metamorfosi moderate da una parte; i sedicenti liberali, liberisti, anti-comunisti dall’altra, e le loro metamorfosi più radicali dall’altra. E’ tutto morto. E’ morta l’ideologia socialista, ché tante sciagure ha portato al mondo, e che questo mondo non riesce né vuole comprendere. Sarebbe vivo il pensiero liberale, ma è stato totalmente svilito da coloro che, il Dott. Berlusconi e la sua cerchia, avrebbero dovuto metterlo in pratica, come da promessa, come da celebre contratto. Ma non è possibile, oggettivamente, neanche per loro, neanche se ce la mettessero tutta. Non sarà mai possibile abbattere le tasse se non in risibili percentuali minime, perché la spesa pubblica continua a crescere, semplicemente perché cresce il costo della vita, dei servizi, di tutto quanto. E perché tale spesa pubblica è mantenuta alta per il semplice fatto che vi sono resistenze troppo grandi ad attuare vere e radicali politiche di privatizzazione. L’unico futuro è nella fine dello Stato nazionale italiano, nella Sardegna libera, nella Sicilia libera, ma, per quanto ci interessa, della Venetia libera sovrana e indipendente. Solo in questo modo, e si tratta certo di un modo radicale, si uscirebbe da una impasse grandiosa, che impedisce il futuro di molti, e mette un’ipoteca pesante sul presente di tutti. La Stato nazionale è finito, è un cadavere che si mantiene artificialmente in vita. Persino nella granitica Francia vi sono movimenti indipendentistici, a parte quello noto in Corsica, perfino in Alsazia e Bretagna: non se ne parla molto, ma ne ha parlato su “Il Corriere della Sera” Francesco Battistini il 1° Febbraio. Non ha citato i movimenti indipendentistici in Italia, ma forse l’articolo era dedicato solo al “resto del mondo”. Ho forse hanno paura di dire che esistiamo.
Per cui, occorre concentrarsi sulle elezioni amministrative, ed eventualmente quelle europee. E invitare tutti a passare il 13 e il 14 aprile visitando magari qualche località della Venetia ventura; non recarsi alle “urne”, già l’urna ha qualcosa di sepolcrale, nel senso brutto. Piuttosto, se mai, si vada a trovare i propri cari passati ad plures al cimitero, si portino poi i bambini a giocare. Ricordandoci che secondo un grande poeta, T. S. Eliot, “aprile è il più crudele dei mesi”, e le elezioni per questa vecchia baracca detta “Italia” (da Mussolini “Itaglia”) incrudeliscono vieppiù su tutti noi. Speriamo solo che nella Venetia nessuno perda tempo in questo mesto rituale. Se non lo si considera come un atto di pietà: segnare una Croce su nomi di morti, e simboli di partito, cose oltremodo morte. Ma, ad essere meno tragici e un po’ più comici, e per parlare come si mangia ( i politici italiani mangiano perché parlano ) credo che recarsi alle urne in questo caso porti anche un grande quantitativo di sfiga. Meditate, genti venete, meditate.
Paolo Bernardini
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