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Manifestazione a difesa dell’identità veneta

martedì, 23 giugno 2009
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Reagiamo all’intolleranza dei fascisti italiani

laMiaBandiera

A seguito dei fatti avvenuti venerdì scorso con l’attacco squadrista contro la manifestazione di carattere storico indetta dal Comitato delle Pasque veronesi organizzata in ricordo dei patrioti veronesi morti nelle insurrezioni anti napoleoniche portato avanti da membri della giunta e del consiglio comunale di Verona, i veronesi hanno deciso di reagire e di scendere in piazza a difesa dell’identità veneta e per denunciare il comportamento intollerante di parte di persone che scandalosamente hanno incarichi di governo nell’amministrazione cittadina.

È indetta per sabato 27 Giugno alle ore 17.30 davanti al municipio di Verona una manifestazione trasversale aperta a tutti i partiti e a tutte le associazioni che come noi ritengono che a Verona si sia passato ogni limite e che sia ora di far chiarezza all’interno della giunta di Verona per capire se e con quale peso politico siedono forze di chiara matrice fascista.

La manifestazione è promossa da Partito Nasional Veneto, Movimento Veneti e Partito Autonomista Bellunese ed è aperta al contributo delle forze politiche venete che ne condividono i contenuti e che si identificano con i nostri ideali.
Non si tratta di una manifestazione pregiudizialmente contro l’amministrazione della città e anzi siamo convinti che la parte maggioritaria delle forze di governo veronesi e soprattutto dei loro elettori non hanno affatto gradito vedere interrotta una Messa pubblica autorizzata dal Comune da parte di quattro esaltati in camicia nera che siedono nei banchi del consiglio comunale: per questo alla manifestazione abbiamo invitato il sindaco di Verona Flavio Tosi, con tutta la sua squadra di governo.

Il sindaco di Verona, che alcuni indicano come candidato in pectore alle prossime elezioni regionali, deve chiarire da che parte è schierato: se con chi difende il veneto e l’identità veneta e a tutela dei valori democratici, o se con i nostalgici del partito fascista della destra nazionalista italiana.

Difendere la nostra gloriosa bandiera significa difendere ciò che siamo, voler bene a noi stessi e riconoscerci nella nostra identità nazionale veneta, vuol dire amare e rispettare la nostra storia e cultura, equivale a tenere alto l’onore e la speranza per il nostro futuro.

Futuro che ogni giorno che passa è sempre più messo a rischio e negato da uno stato coloniale e privo di qualsivoglia dignità e significato storico da essere costretto a difendere i colonialisti e guerrafondai francesi, guidati da quell’Adolfo Hitler ante-litteram che rispondeva al nome di Napoleone Bonaparte.

Diamo dimostrazione di compattezza con una manifestazione bipartisan che unisca tutte le forze politiche venete che pongono il gonfalone di San Marco al di sopra di qualsiasi simbolo coloniale. Veneti, uniamoci contro l’aggressione italiana di Verona!

Nessuno tocchi la nostra bandiera! Viva l’indipendenza Veneta! Viva San Marco!

Paolo Bampo (Partito Autonomista Bellunese)
Gianluca Busato (Partito Nasional Veneto)
Patrik Riondato (Movimento Veneti)

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Veneti uniti contro l’aggressione italiana di Verona

sabato, 20 giugno 2009
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Vergognoso atto dell’amministrazione Tosi che dichiara guerra al gonfalone di San Marco

Doveva succedere, è successo. L’amministrazione del comune di Verona, a guida leghista, ha deciso di far capire a tutti che sta dall’altra parte. Serviva un fatto clamoroso per rassicurare l’italietta allo sfascio che loro sono affidabili difensori dell’italianità e che non permetteranno la crescita del consenso popolare attorno al gonfalone di San Marco, la nostra amata bandiera veneta.
Il Partito Nasional Veneto, in merito alla vergognosa aggressione razzista e anti-veneta da parte di alcuni esponenti dell’amministrazione comunale di Verona, esprime la propria piena solidarietà al Comitato per le Pasque Veronesi e alla Milizia Veneta, che sono stati costretti ad interrompere la propria manifestazione di commemorazione dei martiri veneti uccisi dagli invasori francesi nel 1796-98.
Constatiamo quindi che Flavio Tosi e la lega nord, che si sta sempre più cementando in un corpo unico trikolorito con la defunta alleanza nazionale, hanno fatto il miracolo di unire i movimenti veneti nella difesa del nostro simbolo più sacro.

Difendere la nostra gloriosa bandiera significa difendere ciò che siamo, voler bene a noi stessi e riconoscerci nella nostra identità nazionale veneta, vuol dire amare e rispettare la nostra storia e cultura, equivale a tenere alto l’onore e la speranza per il nostro futuro.

Futuro che ogni giorno che passa è sempre più messo a rischio e negato da uno stato coloniale e privo di qualsivoglia dignità e significato storico da essere costretto a difendere i colonialisti e guerrafondai francesi, guidati da quell’Adolfo Hitler ante-litteram che rispondeva al nome di Napoleone Bonaparte.

Oggi i novelli difensori della politica di odio contro l’identità veneta, per ironia della storia, diventano proprio i successori inetti di quei colonialisti che hanno depredato e oltraggiato la nostra terra e l’intera Nazione Veneta.
Qui si vede l’assurda inutilità e inattualità di un simbolo che fa miglior figura se girato di 90° e posto alle spalle di un Ahmadinejad qualsiasi che non sui pennoni di uno stato allo sbando.
Ecco, i collaborazionisti trikolori ben sanno che un giorno non lontano faremo la gara per togliere tutti queste evidenze di oppressione coloniale. Proprio come in un giorno sono cadute le statue di Saddam e sempre in un giorno di vent’anni fa migliaia e migliaia di ragazzi toglievano le stelle rosse da tutti gli edifici di Praga liberata.
Bene, ora ringraziamo la maggioranza fascio-leghista di Verona per l’inaspettato regalo fatto e diamo dimostrazione di compattezza con una manifestazione bipartisan che unisca tutte le forze politiche venete che pongono il gonfalone di San Marco al di sopra di qualsiasi simbolo coloniale. Veneti, uniamoci contro l’aggressione italiana di Verona!

Nessuno tocchi la nostra bandiera! Viva l’indipendenza Veneta! Viva San Marco!

Gianluca Busato
segretario PNV

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Storia e politica. Qualche considerazione

domenica, 5 ottobre 2008
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Esiste una bella espressione inglese, “clean slate”: significa “tavola” o “lastra” pulita. Iniziare qualcosa “on a clean slate” significa cominciarla con tutte le migliori premesse e facendo piazza pulita dei rimasugli del passato, o quantomeno, della situazione precedente. Io vi vedo una lastra d’ardesia, di “ciappa” nel mio bel dialetto ligure, di un nero lucido, levigato, bello. Per questo è bene chiarire subito il rapporto che deve avere il PNV, e la Venetia tutta, con il proprio passato, ma soprattutto con l’uso della storia. E dico questo perché sono impegnato in riletture, occasionate da libri importanti, di alcuni eventi cruciali, il 1809 e il 1866, della storia della Venetia. Che la Venetia diventi presto un piccolo stato libero, sovrano, indipendente (nella forma) e ricco, felice, prospero e sereno nella sostanza, è l’auspicio che tutti formuliamo. Occorre staccarsi dalla nave che naufraga senza mai aver navigato bene, e questo lo sappiamo noi e lo sanno i siciliani. Per cui senz’altro raggiungeremo presto questo obiettivo, che è al contempo un bellissimo sogno e una realtà che si avvicina. Che tra le premesse per questa libertà e sovranità vi siano 1100 anni di storia di indipendenza e gloria, nessuno intende metterlo in discussione. Ma la storia deve essere scienza imparziale, quanto le è possibile, proprio perché la hanno reso parziale, in Italia, tutti o quasi gli storici asserviti al regime, prostituendola a quello o questo fine. Ma soprattutto alla legittimazione quasi teleologica, tutta idealista, ma anche tutta concretamente interessata, della creazione dell’Italia unita e del suo stolido, pervicace mantenimento, quando perfino dei centralisti come Massimo D’Azeglio ad un certo punto della loro vita ritennero necessario, per la salvezza di tutti, ma del Piemonte in primis, separare questo mostro; e in fondo talora lo pensò anche Cavour, e questo prospettò a Napoleone III a Plombières. 

Ora, occorre evitare il rischio contrario. Ovvero, di leggere tutta la storia come una storia di resistenza all’unificazione, da Napoleone a Berlusconi, dal 1796 al 2008. Perché non possiamo negare, ad esempio, che ai tempi delle gloriose insorgenze antifrancesi, dal 1796 al 1814, non vi fosse una buona parte della nobiltà e della classe dirigente della Serenissima, e forse anche una parte del popolo, che in realtà credeva in Napoleone, e in qualche modo affidava la propria speranza di benessere al cambio di regime, che equivaleva ad una perdita, perfino violenta, di libertà. E così anche nel 1866. Dunque, se da un lato accogliamo con grande piacere tutta la storiografia “contro-corrente”, dobbiamo anche essere capaci – e lo dico da storico prima che da politico – di guardare a tutte le tendenze, e studiarne in profondità le motivazioni. Non vi sono forse anche oggi così tanti veneti, uomini politici, intellettuali, industriali, e non solo, che vedono come un bene, o come un male necessario, l’Italia unita? E allora perché non avrebbero potuto crederci nel 1796, nel 1866, nel 1915? Per questo, l’azione politica dev’essere cauta nell’utilizzare la storia, proprio per evitare che un giorno si ribaltino le prospettive in un modo allarmante, e, ostinandosi a pensare di aver ragione e di essere autorizzati a manipolare in modo contrario il passato, si passi dalla parte del torto. Il passato è una visione sfuggente, ogni volta che crediamo di averlo messo a fuoco s’appanna di nuovo, e per questo è così bello, ma anche così effimero, il lavoro dello storico. 

E’ lo straordinario sguardo su camposanti infiniti, dove i morti sono vivissimi e cambiano continuamente posizione. 

Il progetto di una Venetia libera è essenzialmente un progetto politico. Non importa davvero che molti credessero in Napoleone e Cavour e perfino Garibaldi, anche se è sempre un bene dimostrare quanto importanti furono le insorgenze nel 1796-1814, e quanto ridicolo fu il plebiscito nel 1866. Ma occorre essere imparziali, e vedere, nella misura in cui possiamo farlo, come tutto ciò davvero accadde. Il vecchio sogno di un grande storico che si chiamava Leopold von Ranke. 

La verità una e sola è che una Venetia libera ora come ora garantirebbe una felicità individuale e sociale infinitamente maggiore di quella elargita da un sistema Italia miserrimo, ridicolo, laido e truffaldino. 

E qui è la differenza tra storia e presente. La storia può essere materia di disputa (“ma erano di più gli insorgenti, o coloro che credevano in Napoleone”?) ma la miseria del presente e le oscure previsioni per il futuro non sono tanto discutibili, perché primo è sotto gli occhi di tutti, secondo, vi sono economisti, politologi, ma anche studenti e massaie, che mostrano chiaramente, chi con studi chi con l’eterno bellissimo intuito di tanta povera gente, che questa porcheria chiama Italia sta infettando ampiamente i nostri decenni a venire. 

Per questo, la Venetia libera è necessaria. Anche se non vi fosse stato un passato glorioso di libertà. Tale passato ci interroga certamente, e legittima ancora di più l’indipendenza. Ma non è l’unica e forse neppure la principale legittimazione. La principale legittimazione è l’infelicità e la miseria crescente delle genti. Certamente, il giorno luminoso in cui tale libertà verrà conquistata, accenderemo un cero alla memoria dei morti per la Serenissima, ma non getteremo discredito su coloro che in buona fede sono morti per Napoleone e Cavour. Come nella teologia di Karl Barth (ma anche nelle canzoni di De André), non esiste l’inferno nel regno di Dio. E non esisterà l’inferno dell’oblio nella Venetia libera, il nostro piccolo regno di quaggiù. 

Proprio perché all’oblio sono stati condannati per due secoli i martiri delle Pasque veronesi, e tutti gli altri che diedero la vita per la loro idea di libertà. Se mai, un piccolo inferno spero ci sia per gli storici che hanno dimenticato una parte per esaltare un’altra: ma non sarà un inferno di tribolazioni dantesche. Vi circoleranno piccoli diavoli grassottelli e tutto sommato ilari, che obbligheranno gli storici a guardare tutte le carte di tutti gli archivi del mondo, e porteranno a codesti dannati panini alla mortadella e prosecco, ogni tanto, sussurrando loro in tono bonario: “Eh, ma certo che eravate proprio ignoranti, da vivi…”. 

Paolo Bernardini

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