Il 13 febbraio in Svizzera si vota un referendum di iniziativa popolare che tocca un aspetto caratteristico della società elvetica: le armi da fuoco. L’iniziativa è denominata “Per la tutela contro la violenza delle armi” e in sintesi propone i seguenti punti:
Chi acquista o usa armi deve fornire la prova di averne la necessità e le capacità.
Proibito detenere a scopi privati armi per il tiro a raffica e fucili a pompa.
Obbligatorio custodire le armi d’ordinanza ai militari in locali sicuri dell’esercito e che non siano cedute ai militari prosciolti.
Un registro delle armi da fuoco centralizzato e non a livello cantonale come è adesso.
In pratica i promotori di questa iniziativa popolare vogliono rendere molto più difficoltoso il possesso di armi da fuoco da parte della popolazione invertendo la consuetudine svizzera di una fortissima presenza di armi tra i privati. Sono infatti circa 2,3 milioni le armi in circolazione su una popolazione di nemmeno 8 milioni. A far diventare ragguardevole questa cifra è l’arma d’ordinanza data a ogni cittadino di sesso maschile durante il servizio militare (a richiami annuali tra i 18 e 30 anni di età) che deve custodire fuori dal servizio. Finita la leva, si può scegliere se tenere o meno l’arma.
A volte a mi me capita de parlare co de le persone de ‘sto referendum k’ el PNV el intende fare par interogare el Popolo vèneto relativamente a la só volontà de tornare indipendente.
In résposta, la prima aférmasiòn ke cuaxi senpre me sento fare da ‘ste persone la xé « a no penso propio ke i te làsarà fare un referendum cusì ! » e la seconda la xé « a te vedarè ke i tirarà fóra tùte le raxon posibili e imajnabili, rivando fin a la Corte Costitusionale Italiana se servirà, e i te dirà ke anca se el referendum el venharà fàto, d’onhi modo el sarà un referendum sensa valore ».
E cuando ke me sento dire ‘ste robe (de frécuente a dire el vèro), da un fià de tenpo a mi me vien da contarghe a ‘ste persone la storia de cuando k’ el Popolo lusènburghexe el ga décidésto na volta par tùte ke la só Léngoa nasionale la gheva da esare el Lusènburghexe e no el Todesco e manco oncora el Franxoxo.
Con il 57,5% dei voti il referendum di iniziativa popolare, promosso dai cittadini e da alcuni partiti tra cui in prima linea l’UDC-SVP, la Svizzera ha stabilito il divieto di edificazione di nuovi minareti.
I numeri più alti si sono avuti nei cantoni dove una ingerenza straiera è più sentita, come l’Appenzello che ha votato per ben il 71% Si (il Si è contro l’edificazione di nuovi minareti), mentre il valore più basso si è registrato nel canton Ginevra con appena il 40% dei favorevoli all’iniziativa.
E’ interessante il dato di Neuchatel, dove il Si ha vinto con oltre il 60%, non ostante nella città da cui prende il nome il cantone sia in atto un progetto di integrazione culturale ed ha pure ha aderito alla iniziativa “Città interculturali” promossa dal Consiglio d’Europa. Forse l’integrazione nasconde sotto qualche problema?
No ai minareti come il no ai crocefissi, qualcuno se lo era chiesto da quelle parti, ed il tema non può non cadere sulla recente sentenza del tribunale di Strasburgo che ha imposto all’Italia di rimuovere i crocefissi dalle scuole (e dagli edifici pubblici) e che ha sollevato tanta eccitazione tra i cattolici, curiosamente soprattutto tra i non praticanti. (continua…)
Il Veneto diventerà indipendente quando le comunità che si riconoscono in essa voteranno a favore di ciò in un referendum democratico.
Un governo guidato da una classe dirigente indipendentista nel parlamento veneto organizzerà un referendum sull’indipendenza nel suo primo mandato istituzionale. Se la maggioranza dei votanti nel referendum voterà a favore dell’indipendenza, i rappresentanti del governo veneto cominceranno i negoziati con Roma per accordarci sui termini dell’indipendenza.
Mentre i negoziati saranno in corso, sarà presentata una bozza di costituzione per il Veneto indipendente. La costituzione veneta garantirà i diritti dei cittadini veneti e determinerà le modalità di governo del Veneto. (continua…)
Il referendum di Jesolo è la dimostrazione che bisogna abbattere la lega nord, creatura italiana mantenuta ad hoc per tenerci schiavi di Roma
Con l’intervento di Claudio Ghiotto di sabato scorso, si entra nella fase finale del dibattito pre-congressuale del PNV, che si concluderà domenica prossima con la celebrazione del Major Consejo. Come da nostra tradizione, il confronto politico interno è chiaro, aperto e, soprattutto, alla luce del Sole.
Poco più di un anno fa, il 18 maggio del 2009, in occasione del congresso costituente, ho coniato il termine LEGALAN, per sintetizzare il quadro del potere politico veneto, speculare a quello italiano.
Non mi pare che molto sia cambiato da allora, al di là dei nomi che verranno. (continua…)
97% di sì, nonostante il boicottaggio della lega nord, contraria all’indipendenza del Veneto
Sono stati resi noti i risultati del referendum per l’indipendenza di Jesolo, tenuto sabato 26 e domenica 27 settembre 2009. Su 20.248 cittadini jesolani che avevano diritto di voto, si sono recati alle urne 3.609 elettori, che hanno votato in grande maggioranza per il sì. I favorevoli all’indipendenza sono stati infatti addirittura il 97% dei votanti, una maggioranza schiacciante che dà il peso del grande successo degli indipendentisti jesolani.
Non è stato raggiunto il quorum necessario alla formalizzazione del risultato, a causa di una martellante e vergognosa campagna per l’astensione portata avanti dalla lega nord – che si è schierata clamorosamente contro l’indipendenza in Veneto, ma ciò ha relativa importanza, poiché si è trattato della prima storica occasione di appoggio popolare all’indipendenza del Veneto.
Il risultato di Jesolo dà ora ancora più forza ai prossimi referendum che si terranno a San Stino di Livenza e a San Michele al Tagliamento, dove senz’altro i risultati a favore della libertà saranno altrettanto schiaccianti e con un’affluenza senz’altro maggiore, a dimostrazione che solo gli esercizi della sovranità dei Veneti e le iniziative politiche popolari possono scardinare il sistema politico italiano, fondato sui privilegi a una casta politica corrotta, incapace e assolutamente contraria all’interesse politico veneto.
Il PNV dà ora appuntamento agli indipendentisti veneti di Jesolo e dintorni per il prossimo martedì 29 settembre alle ore 21.00 presso il locale ESCOBAR, in via Ugo Foscolo, 60, per la riunione di preparazione del congresso nazionale che si terrà a Limena il prossimo 4 di ottobre.
Diamo forza al nostro sogno di libertà! Viva l’indipendenza!!
Alle prossime elezioni provinciali di Padova e Venezia fai un passo deciso verso l’indipendenza
Il prossimo 6 e 7 giugno 2009, nelle elezioni provinciali di Padova e Venezia, potrai finalmente fare una scelta nel nome dell’indipendenza veneta. Infatti, per la prima e storica volta, sulla scheda elettorale, sia a Padova sia a Venezia, c’è il simbolo del PNV, il Partito Nasional Veneto che riporta su di sè con orgoglio la scritta INDEPENDENSA, oltre al simbolo marciano del leon in moeca e la foglia di tiglio, sin dall’antichità albero sacro per i Veneti e che rappresenta simbolicamente il Popolo Veneto. Pensate che tracce di insediamenti venetici, confermate da reperti archeologici, risalgono al X secolo avanti Cristo, ossia a 3000 anni fa. Noi Popolo Veneto abbiamo almeno 3000 anni di storia! La Serenissima è sorta nel IX secolo dopo Cristo e ha durato 1000 anni.
Troverai il simbolo elettorale del PNV, per una strana coincidenza, alla fine della scheda elettorale sia a Padova sia a Venezia. Potrai pertanto scorrere il lungo elenco dei partiti italiani che lo precederanno e quindi, dopo un simile triste spettacolo, potrai tirare un sospiro di sollievo e fare una croce che ti avvicinerà a un futuro di libertà.
Mentre scriviamo, le cifre impressionanti della crisi in corso suonano un campanello di allarme per tutti noi, proprio ieri per la terza volta in pochi giorni i giornali hanno riportato la notizia che un altro veneto ha preferito togliersi la vita piuttosto che licenziare i propri dipendenti e collaboratori. Il PNV ritiene che i Veneti si meritino di meglio e la nostra indipendenza è l’unico modo concreto in cui poter dare realtà alle nostre aspirazioni per un futuro di dignità, di libertà, di felicità.
Il PNV è nato proprio per riempire l’enorme vuoto politico presente in Veneto, occupato da partiti italiani non più credibili e indegni della nostra fiducia.
Sembra infatti paradossale che, proprio nel momento in cui tutti i partiti declinano in chiave veneta i propri programmi, ciò appaia sempre più uno sforzo vano di dare interpretazione al reale desiderio di libertà dei veneti.
Ecco perché è di fondamentale importanza oggi votare il PNV, il nuovo partito indipendentista veneto. Un partito che si pone come obiettivo di indire un referendum per l’indipendenza del Veneto, un partito di difesa dell’interesse nazionale veneto, ormai messo sempre più in pericolo da un’Italia in grave crisi sistemica, che, come ogni entità parassita, ha l’esigenza di divorare le nostre risorse e la nostra identità per poter continuare artificialmente la propria esistenza nel malaffare.
Oggi è evidente alla gran parte dei veneti che così non si può più continuare, che questo andazzo ha le gambe corte e che sta distruggendo velocemente quanto abbiamo saputo costruire in decenni di duro lavoro. È nostro compito ora trasformare questo grave rischio in una stupenda opportunità. L’opportunità possiamo coglierla, nelle elezioni provinciali di Padova e Venezia, solo votando il PNV, il Partito Nasional Veneto, rendendolo la forza politica di riferimento in Veneto. Così facendo metteremo una pietra miliare per ottenere l’anno venturo, nelle elezioni regionali, il mandato dai veneti per indire il referendum per l’indipendenza.
Il 6 e 7 giugno, alle elezioni provinciali di Padova e Venezia, vota per l’indipendenza, vota per la libertà, vota Pnv!
Gianluca Busato
Segretario PNV
Il modo migliore per far votare il PNV è comunicare i vantaggi dell’indipendenza, che da soli renderanno coscienti i veneti di quanto a portata di mano sia la libertà.
Prima basta sognarla, quindi volerla.
Indipendenza è …
giustizia snella e veloce – libertà – meritocrazia – felicità – senso civico – stato leggero – poche tasse raccolte e gestite localmente – controllo delle frontiere – sicurezza – pensioni sicure – libertà di pensiero e di espressione – libertà economica – ospedali curati e responsabilizzati – stato sociale proporzionale all’economia veneta e non pari all’assistenzialismo italiano – aumento dei commerci – rinascimento culturale – poche leggi essenziali e certe – rappresentanti veneti nel mondo – banche controllate e oneste – stipendi più alti – scuole più sane ed efficienti – informazione libera e garantita – sana ed etica gestione dello stato – futuro di speranza per i giovani – ambiente tutelato e valorizzato – nessun potere ai partiti e ai sindacati corrotti – capacità e velocità di decisione – riscoprire la nostra storia millenaria – dimensione di stato perfetta per la globalizzazione – tutela della pace – politica energetica ecosostenibile – risparmio energetico – una nuova classe dirigente veneta !
Rispeto a na diexena de ani fa’, de fronte ała prospetiva de indipendensa ła xente no ła se esprime contraria, ma pitosto i te risponde: magari, ma xe utopia. Ormai tuti no ghe ne pol pì de sto gabiòto smarso, ma no i vede na alternativa fatibiłe.
El Pnv ga on percorso pitosto ciaro, difìsiłe magari, ma percorìbiłe parké ghe xe xà dei precedenti in altri paexi europei. Se trata de ver na raprexentansa istitusional regionałe (bastaria anca provinciałe) ke domanda on monitoragio a l’ONU e ała UE su on referendum par l’indipendensa, on dirito riconosuo in tratà internasionałi anca da l’Italia.
Ła Regione Veneto ła ga na popołasion de 4.8 milioni (dati 2008 Istat) de abitanti. L’82% xe magiorène e ga dirito al voto, e cioè 4 milioni scarsi. Parké on referendum el sìpia valido ghe vol almanco ła metà de quorum (2 milioni scarsi ke i vaga votar). Par vìnsar el referendum ghe vol ła magioransa de ki ke va votar. Eco, bastaria ke on milion de veneti el se esprima a favor de scanpar via da sto stato tenebroxo, e ła xe fata.
La crisi economica in atto è tutta italiana e vede questo stato in declino strutturale ininterrottamente da 20 anni ormai. La crisi finanziaria globale in corso è solo la pioggia insistente sul bagnato di un sistema privo di vita e in preda ai colpi di coda di una classe politica irresponsabile e incapace.
Oggi Trimurti-Tremonti parla di un 2009 peggiore del 2008 (se lo dice lui, il mago dell’ottimismo…), poco tempo fa Sacconi si lasciava scappare la parola proibita “bancarotta” (che l’altro ieri è sfuggita di bocca pure ad Almunia), insomma le bugie dei politicanti italiani stanno dimostrando le loro gambe tremendamente corte e anticipano il prossimo tsunami politico. Lo tsunami si chiama indipendenza del Veneto. Il percorso è quello indicato dal Pnv, con un referendum perfettamente legale e indetto dalla Regione Veneto, dopo che la coalizione indipendentista che si presenterà alle elezioni regionali del 2010 sconfiggerà i partiti boccheggianti italiani e otterrà il mandato popolare per conquistare la libertà.
L’indipendenza del veneto è la nostra assicurazione sulla felicità. Proprio ieri sera a Padova, il gestore di un locale angariato dalla giunta Zanonato, oltre che dallo stato italiano con le sue propaggini tentacolari (ispettori del lavoro, guardia di finanza e simili mostruosi organismi di oppressione nati per kafkiogenesi), ci confermava che i Padovani vedono l’indipendenza come un sogno meraviglioso. I Padovani e in generale i Veneti hanno oggi quasi paura di sognare la libertà, tanto è forte il distacco dalla realtà di quotidiano schifo che questa Italia ci propina.
Eppure la libertà è lì, a portata di mano. E’ vicinissima in termini temporali.
Pensiamo al regime sovietico alla fine degli anni ’80: chi mai avrebbe pensato che una potenza mondiale di tali proporzioni si potesse sciogliere come neve al Sole in men che non si dica?
Ecco, pensiamo allora a come vedremo e ricorderemo questi istanti di schiavitù fra pochi anni, quando saremo liberi. L’importante ora è proseguire l’opera secondo il percorso consolidato a livello internazionale e che prevede:
l’indizione di un referendum per l’indipendenza e, in parallelo,
la creazione di una nuova classe dirigente che divenga interlocutrice della comunità internazionale
Questo percorso deve essere pacifico e non violento, democratico e rispettoso delle norme del diritto internazionale.
Basta poco ed è per questa ragione che si stanno scatenando i nostri nemici, partiti italiani, vecchi e logori partitini autonomisti, derive antidemocratiche, paure indotte dai provocatori, mancanza di fiducia in sé stessi e scarsa autostima per la gloria veneta che ha dato dimostrazione della propria grandezza in oltre tremila anni di storia.
Ecco, riappropriamoci del tiglio, l’albero sacro ai Veneti, l’albero simbolo del civismo che ci ha sempre caratterizzato, facendoci campioni di solidarietà e cultura. Riappropriamocene subito, senza indugi. Come? I gradi di libertà sono a portata di mano. Ecco qualche esempio:
Fare il passaparola della libertà, firmando le nostre petizioni, facendo conoscere le nostre idee, aderendo alle nostre cause;
iscriversi al Pnv, il primo partito patriotico dei Veneti (costa solo 15 euro e lo si può fare in 30 secondi on line da qui);
dedicare parte del proprio tempo libero all’organizzazione di incontri e riunioni periodiche (il Pnv dà piena autonomia e libertà ai gruppi territoriali di organizzare la propria vita politica);
dare la propria disponibilità a partecipare alle elezioni nelle liste del Pnv (cominciando subito dalle prossime elezioni provinciali di Padova, Venezia, Brescia e verona);
aiutarci nella campagna elettorale che è già partita;
suggerirci nuove idee, oppure sentirvi liberi di criticarci su tutti gli aspetti che vi vengono in mente.
La libertà la si ottiene prima con la volontà e poi diventando parte attiva del processo che ci porterà in breve tempo all’indipendenza e alla felicità.