Articoli marcati con tag ‘Serenissima Repubblica di Venezia’
martedì, 22 luglio 2008
Senza l’indipendenza, il Veneto può solo guardare le altre nazioni che si riuniscono per discutere e affrontare i temi globali.
Come parte dell’Italia, il Veneto non ha alcun ruolo diretto nel dare forma alle decisioni dell’Unione Europea, decisioni che ci influenzano direttamente e hanno un impatto cruciale su settori chiave quali il turismo e l’agricoltura. Per divenire parte del processo desionale europeo e guadagnare il potere di alzarci in piedi per difendere i nostri interessi nazionali vitali, il Veneto deve diventare indipendente.
Saremo in buona compagnia. Sette dei dieci nuovi stati membri dell’unione europea hanno popolazioni simili, o più piccole di quella veneta. Se Estonia, Lettonia e Lituania possono avere un seggio al più importante tavolo decisionale europeo, perché allora il Veneto no?
L’indipendenza darebbe inoltre al Veneto una voce nel proscenio internazionale; una voce che possiamo usare per promuovere la pace e la riconciliazione e l’onestà, rifacendo nostra una tradizione che ci viene dalla Serenissima Repubblica di Venezia.
Il PNV sostiene sempre la legalità internazionale. Il governo veneto nel Veneto indipendente non avrebbe mai inviato soldati veneti in un conflitto di dubbia legalità come quello in Irak.
L’indipendenza ci permetterebbe anche di onorare i nostri impegni per un aiuto allo sviluppo internazionale. Un governo veneto indipendente avrebbe senz’altro recepito le raccomandazioni delle Nazioni Unite per un contributo dello 0,7% del PIL in favore di aiuti internazionali, oppure favorito riforme di organismi internazionali quali la WTO (Organizzazione Internazionale del Commercio), al fine di creare uno scenario più equilibrato tra nazioni ricche e meno sviluppate.
L’indipendenza ci permetterebbe di fare le scelte opportune per affrontare i cambi climatici. La maggioranza della popolazione è ormai consapevole che il cambio climatico è una realtà e che dobbiamo diminuire la quantità di CO2 (anidride carbonica) che emettiamo in atmosfera e affrontare le noste future necessità energetiche in un modo più sostenibile per tutti noi.
Il PNV propone di farlo sviluppando le enormi risorse ecologiche non sfruttate dal Veneto, quali il vento, l’energia idroelettrica, l’energia solare e altre forme di energia pulita, da sviluppare in modalità sostenibile per noi e il nostro ambiente.
Ciò oltre a dare benefici diretti ai veneti, li porterebbe a tutti gli altri paesi e popolazioni. il Veneto è meglio piazzato di molti altri paesi per poter adottare sistemi energetici puliti e naturali, ma abbiamo bisogno che il parlamento veneto detenga il pieno controllo della politica energetica per poterlo fare.
Partito Nazionale Veneto
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Tag:agricoltura, cambi climatici, energia idroelettrica, energia solare, Estonia, irak, legalità internazionale, Lettonia, Lituania, nazioni unite, politica energetica, Serenissima Repubblica di Venezia, temi globali, turismo, unione europea, veneto, veneto indipendente, vento, wto
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giovedì, 15 maggio 2008
Il PNV apre la nuova stagione politica veneta.
Il PNV si appresta a celebrare il proprio congresso costituente proprio nel momento in cui il governo italico entra nella luna di miele. È però opinione di molti che l’innamoramento degli elettori sarà in realtà breve. Oramai i tempi crudeli della comunicazione moderna sono tali da bruciare qualsiasi patrimonio di fiducia post-elettorale, come bene ha imparato Sarkozy.
Non crediamo che B&B possano essere da meno, anche se rispetto al premier francese hanno l’indubbio vantaggio di controllare la quasi totalità del sistema televisivo e – grazie al clima di solidarietà nazionale del veltrusconismo pre-tita(lia)nic – godono indubbiamente di un atteggiamento estremamente favorevole anche della parte storicamente in mano agli pseudo-avversari della sinistra italiana. Di fatto la situazione italiana di controllo totale dell’informazione è degna del più autoritario Paese dell’America Latina. Anzi, è ancora più grave, perché nel teatro politico italiano sono anche riusciti ad inventarsi anche le stampelle dell’opposizione di sinistra e del finto autonomismo-federalismo di facciata.
Per quanto riguarda noi veneti, in realtà, la situazione risulta ancora più squallidamente ambigua e antidemocratica.
Si è infatti oramai ben insediato un potere di controllo locale che risulta assolutamente funzionale all’unità nazionale. Questo controllo è rappresentato, almeno in parte, dall’appoggio incondizionato di cui gli accomodanti governanti locali possono godere da parte dei vari gazzettini, tribune, mattini, arene, giornali e fogliacci “informativi” (?) locali. Gli unici che vengono ogni tanto colpiti sono i politici un po’ meno controllati e controllabili, i Gentilini, i Tosi, i Bitonci, che però prontamente ritornano all’ordine quando parte il richiamo da parte degli organi di disinformazione.
Risulta quantomeno sospetto, ad esempio, che poca traccia abbiano avuto sui media veneti le contestazioni al ministro La Russa in occasione dell’adunata degli alpini. Risulta inoltre di rilievo che siano apparse scritte inneggianti a Vienna e contro Roma sui cippi dedicati agli italianofili Fabio Filzi e Cesare Battisti lungo il sentiero dei Galli sulle pendici del Pasubio. Immaginiamo (e sotto sotto forse molti auspicano) che nei prossimi tempi godranno un trattamento simile i vari busti dedicati a Garibaldi e lapidi varie di savoiarda memoria che imbruttiscono le nostre città venete, spesso addirittura coprendo invece i fasti della Serenissima Repubblica di Venezia. Di più, il tricolore è ben difeso da leggi liberticide e contrarie alla libertà di espressione che mirano ad ostacolarne una contestazione palese, in un’epoca in cui appare in realtà a molti sempre più come un simbolo di oppressione politica della Nazione Veneta, in particolar modo quando ne viene fatto un uso smodato e di cattivo gusto.
I richiami all’inviolabilità dell’immagine sacrale dei moloch isituzionali schifan-napoletani rasentano ormai il ridicolo delle barzellette sui carabinieri, o sul Duce-pagliaccio, nella fase che ha preceduto la sua fine ingloriosa in piazzale Loreto, nel più classico italian-style. Non auguriamo di certo a lorsignori di fare tale fine, per carità, o almeno non diciamolo apertamente ;- ).
In tale goffo tripudio nazionalistico, non si capisce però perché un Comune Veneto, ad esempio, per commemorare in manifestazioni ufficiali la propria storia e la propria cultura non possa – per legge – esporre unicamente la Bandiera Veneta, il glorioso Gonfalone del Leone di San Marco, o almeno esporla in modo più evidente a quella di un simbolo che qui oramai non è più visto con un occhio favorevole da parte di molti.
Certo, poi sono in tanti a festeggiare le vittorie della squadra di calcio multinazionale italica. Ma questo avviene perché purtroppo esiste una federazione sportiva che disprezza i Popoli e che non ci permette di mettere in campo nelle manifestazioni ufficiali la Nazionale Veneta di calcio, anche perché saprebbe riempire di goal anche la porta tricolorita, visto che gran parte degli atleti di valore sfruttati dal colore azzurro sono in realtà di nazionalità veneta.
Il PNV sceglie di partire ora anche per godere di un vantaggio operativo che ci permetta una strutturazione in tempi rapidi, necessaria per affrontare la nuova stagione politica che sta per aprirsi, la stagione indipendentista, perché indipendenza significa meraviglia.
Essa è testimoniata dall’inedita comparsa ministeriale veneta per l’ultimo atto della commedia IT da un lato e dalla politica neo-autonomista dei vari Galan e Cacciari dall’altro. Reputiamo sciocco e fuori tempo massimo da parte di questi ultimi lo scimmiottare esperienze politiche già sconfitte, come ben sanno i partiti autonomisti veneti. D’altro canto, l’attuale classe dirigente (?) veneta non ha mai dato prova di particolare indipendenza di pensiero, anzi si è sempre ben distinta nell’asservimento ora a Roma, ora a Bologna, ora a Milano.
Ecco perché dobbiamo darci da fare per buttarla nelle scoase quanto prima e sostituirla con la nuova classe dirigente che emergerà dalla coalizione veneta indipendentista, catalizzata dal PNV, che saprà vincere le prossime elezioni regionali.
Gianluca Busato
Partito Nazionale Veneto
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giovedì, 24 aprile 2008
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Una ormai ingiallita ricorrenza civile è in sempre più evidente difficoltà rispetto alla tradizionale festività marciana di tutti i veneti. Tra poco festeggeremo la liberazione dall’Italia.
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Treviso, 24 aprile 2008
La retorica patriottica italiana sembra sempre più debole nel ripetere i propri riti civili. Domani 25 aprile la repubblica italiana si ferma per ricordare qualcosa il cui significato sfugge ormai alla stragrande maggioranza dei cittadini.
Da noi in Veneto e in tutta le Terre di San Marco tradizionalmente si festeggia invece la ricorrenza del Santo omonimo, patrono di queste terre, evento che ogni anno diventa sentito da sempre più persone: ricordiamo che perfino il motto della Serenissima Repubblica di Venezia era – ed è – “Viva San Marco!”.
Ciò non impediva, anzi rafforzava, la laicità dello Stato Veneto, che ben più indipendenza ha dimostrato dal potere religioso temporale rispetto agli attori odierni della politica truffaldina romana di questa Italia, meglio nota nel mondo come la patria della mafia, del pressappochismo, dell’irresponsabilità e della corruzione.
È normale pertanto che – proprio per tali mali endemici dello stato italiano – quando viene meno un affetto patrio, esso sia sostituito con sempre maggiore forza da un altro più autentico. Ecco quindi spiegato perché l’ormai indebolita identità italiana, che rivive soltanto durante le partite ai tornei mondiali e europei della squadra di calcio, risente sempre più dell’emergere dell’identità nazionale veneta che si basa su ben altre e solide radici millenarie.
Vani sono quindi i proclami e i moniti di chi vorrebbe cancellare il nostro attaccamento alla Nazione Veneta. Anzi oggi il fenomeno è oltremodo accelerato dalla crisi economica e finanziaria in corso. Essa rende chiaro a ogni veneto l’estrema convenienza per ogni fascia sociale e categoria che deriva dalla nostra indipendenza politica, in un mondo sempre più globalizzato e caratterizzato dal libero scambio, dove il numero di stati dal secondo dopoguerra è passato da 74 a 195, con una dimensione media che garantisce la massima flessibilità e efficienza – guarda caso – proprio di 5 milioni, all’incirca quanto i veneti residenti nella regione Veneto.
In tale scenario, a poco valgono anche i tentativi di quei rappresentanti dei partiti italiani che vergognosamente hanno coperto il nostro gonfalone con bandiere di altri stati poco rispettosi delle proprie colonie produttive, quale siamo considerati. Come è avvenuto qualche giorno fa a Verona, in occasione della celebrazione delle Pasque Veronesi, inizio dell’eroica insorgenza veneta di fronte all’invasione del tiranno napoleonico, dimostratosi un Hitler ante-litteram.
Se i veneti devono festeggiare una ricorrenza nazionale, domani scelgano quella che più autenticamente gli è propria, ovvero quella marciana, la Festa di San Marco.
Fra qualche anno essa potrà ritornare ad essere denominata anche come Festa della Liberazione.
La Festa della Liberazione Veneta dall’Italia corrotta e fascio-comunista, nota nel mondo come lo stato della mafia.
Gianluca Busato
Partito Nazionale Veneto
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giovedì, 20 marzo 2008
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Alitalia non deve essere salvata con intervento pubblico. No a prestiti-ponte e a cordate italiche dei figli famosi che continuino a mantenere in vita cadaveri industriali a nostre spese.
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Treviso, 20 marzo 2008
È spaventosa la battaglia partitocratrica in corso su Alitalia. È vergognoso l’intervento del candidato premier Berlusconi che ripropone il capitalismo nepotista da operetta dopato con un prestito-ponte di stato finanziato con il furto dei soldi dei contribuenti e in particolare con il saccheggio delle risorse prodotte dal lavoro dei cittadini veneti.
Noi veneti siamo ormai stretti in una morsa terribile tra il potere romano e il salotto cattivo della finanza milanese da una parte e tra una condizione di inferiorità istituzionale e una classe politica regionale incapace di slegarsi dal controllo delle segreterie centrali dei propri partiti dall’altra.
Berlusconi e Veltroni sono nemici del Veneto, Bossi sfrutta elettoralmente il Veneto per farsi gli affaracci suoi. Galan e tutti i suoi compari di merende in regione sono nani politici.
A rimetterci siamo solo noi.
Non ci sono alternative alla costruzione di un forte Partito Nazionale Veneto che spazzi via questi dilettanti incapaci di difendere il nostro interesse, incapaci di salire di posizione nella classifica del peso politico.
Come si spiega che tra i primi 10 più ricchi residenti della repubblica multinazionale italiana 6 siano veneti e che per trovare il nostro primo politico di peso piuttosto che cercarlo tra i viventi (!) facciamo prima a tornare indietro nel tempo di trenta-quarant’anni per trovare, ad esempio, un Bisaglia qualsiasi?
Come possiamo accettare tutto ciò passivamente? Come possiamo guardare alla distruzione del nostro tessuto economico, culturale e sociale ad opera di una casta maledetta, incapace e rapace di ogni nostra volontà di lavorare e di fare del bene? Come pensiamo di delegare le decisioni sul nostro destino a chi ha dimostrato di non essere assolutamente interessato alla nostra amata Nazione Veneta?
La questione Alitalia è solo l’ultimo drammatico esempio di come noi veneti dobbiamo fare in fretta: in ogni comune del Veneto nasca un nucleo del PNV, cominciamo subito l’opera di rafforzamento del nuovo soggetto politico indipendentista, per il nostro bene, per il nostro futuro, prima che sia troppo tardi, prima di essere svenduti da qualche politicante locale per una misera poltrona e relativa pensione da nullafacente.
In questo periodo storico le scelte devono essere fatte molto in fretta per non essere risucchiati velocemente dal maelstrom della povertà. Oggi la nostra unica scelta si chiama indipendenza, il diritto di decidere noi stessi del nostro futuro!
Gianluca Busato
Partito Nazionale Veneto
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martedì, 4 marzo 2008
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La vicenda Alitalia dimostra per l’ennesima volta come i nostri interessi siano svenduti a quelli dei poli romano e milanese, uniti nel nome del consociativismo italiano, a danno del polo veneto.
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Treviso, lì 4 marzo 2008
Preoccupano non poco le parole pronunciate oggi sull’affaire Alitalia dal neoperonista Silvio Fidel Berlusconi, prossimo alfiere del trasformismo da operetta in salsa italica, che fa proprie le marcette fascioleghiste della banda di Varese – quelli contrari all’Euroregione composta da Friuli Venezia Giulia, Veneto, Carinzia, Slovenia e Istria (forse perché somiglia troppo alla Serenissima Repubblica di Venezia, no?). Sono parole degne di un dittatorello delle repubbliche delle banane che voglia nazionalizzare a più non posso elefantiache imprese decotte che da molto tempo – troppo tempo – stanno drenando troppe risorse, in particolare a noi veneti.
Questo barzellettiero da avanspettacolo farebbe anche ridere se non fosse uno che si propone e si impone come statista (?). Di sicuro questo personaggio non merita i voti di noi veneti, stiamo molto attenti a non farci incantare da chi finora ha difeso solo ed unicamente il proprio particulare per dirla con Guicciardini, a danno di tutti e in particolare di noi veneti. Un politico del passato e tronfio di sé stesso, un nano del potere che ora crede di poter nuovamente prenderci in giro assieme al suo buon compagno di merende, quel George Walter Veltroni sindaco di Roma, che proprio nell’immagine disastrata e quasi africana della sua Roma specchia una ormai conclamata incoerenza politica.
Nessuna Große Koalition qui sarà possibile, perché qui non c’è una Angela Merkel, qui non ci sono proprio angeli, ci sono solo i diavoli cattivi che vogliono mandarci all’inferno con l’olio di ricino del governo delle larghe intese e del manganello democratico e delle libertà e farci bere l’amaro calice del consolidamento del debito pubblico, farci toccare con mano la triste realtà del blocco dei conti correnti, farci provare il brivido di un tango argentino con la bancarotta finanziaria, magari con l’avallo dell’esponente dell’Aspen Institute, tale Giulio Tremonti Trimurti che già ha dato bella prova di sé con l’arte della finanza creativa nel passato e ora si ripropone in salsa assistenzialista a favore di Malpensa (e contro l’aeroporto Marco Polo, pro-Milano e anti-Venezia, aggiungiamo noi), ributtante-patriottarda (non abbiamo dimenticato il suo disgustoso invito all’alzabandiera nelle scuole fatto a fine agosto 2007) e statalista: solo ieri il suo inedito attacco contro il mercato, non male per l’ex teorico del lassaiz-faire, ora convertito al consociativismo social-comunista, nemico assoluto dell’interesse nazionale veneto.
Chi voterà alle elezioni del 13 e 14 aprile vuole il proprio male, delegherà i propri schiavisti a ridurlo alla fame, perdipiù legittimandoli.
Gianluca Busato
Partito Nazionale Veneto
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