Articoli marcati con tag ‘serenissima’

Speciale Primarie: Programma Venetia Democratica

mercoledì, 14 ottobre 2009
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milanetto_firma

PER UNA VENETIA DEMOCRATICA E SOLIDALE.

“Con la Venetia si può!”

Se state leggendo queste parole è molto probabile che abbiate già capito che la strada dell’indipendenza del Veneto è l’unica speranza non solo per noi che nel Veneto viviamo e lavoriamo, ma per le regioni e le nazioni che ci circondano.

E’ una svolta necessaria al bene di tutti.

(continua…)

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Perché chi si oppone all’indipendenza la definisce “secessione”?

lunedì, 31 agosto 2009
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indipendenza-xe_04Gli oppositori dell’indipendenza amano chiamarla secessione. In realtà, come paese indipendente, con un seggio ai tavoli decisionali dell’Unione Europea, delle Nazioni Unite e di ogni organismo internazionale, la Venetia sarebbe molto meno isolata di quanto non sia ora.
In questo momento noi non abbiamo alcuna rappresentanza diretta in nessuno di questi organismi internazionali e alcuna voce diplomatica nel mondo.
Il parlamento veneto deve poter avere la responsabilità di trattare i temi di importanza globale. Il PNV ritiene questo un fatto importante per ritornare a dare al mondo il contributo della tradizionale saggezza che Venezia per secoli ha portato alla causa della pace nel mondo. I veri secessionisti, i veri separatisti sono coloro che vegliono negare ai veneti una voce internazionale.
Occorre ricordare che la Venetia è stata la Repubblica di Venezia della cui civiltà noi, cittadini veneti, siamo eredi e prosecutori. La Venetia fu annessa all’Italia nel 1866 con metodi che, anche per quel tempo, furono di totale illeggittimità.

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Un giorno lontano di luglio: Treviso, 11 luglio 1509

lunedì, 13 luglio 2009
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serenissima1650_2Sono passati cinquecento anni esatti da una delle pagine più gloriose della storia veneziana, che è bene ricordare non solo per gusto antiquario, in tempi d’assedio, questi pure, per il Leone di San Marco. Siamo nella prima fase della guerra scatenata dalla Lega di Cambrai: l’Europa tutta, guidata da un papa che non aveva esitato a scomunicare la Serenissima, sogna di fare a pezzi la repubblica e dividerseli in parti quasi uguali. Giulio II non ama Venezia, l’Imperatore Massimiliano I, neoeletto, meno che meno. La avversano Francia e Spagna, è cresciuta troppo, nel Quattrocento, il vero secolo corrusco e vivo della repubblica marciana. In poco tempo i territori di Terraferma cadono tutti, o pacificamente s’arrendono alle forze congiunte di una lega impressionante militarmente e politicamente, anche se internamente fragile, in realtà. Eppure, tra la tarda primavera e l’estate, il Leone mostra bene di poter reagire, coll’armi prima che con la diplomazia – questo lo farà dopo, e magistralmente, tanto che fu quest’ultima a farle vincere la guerra – e pian piano riprende i territori subitamente perduti. (continua…)

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I 120 Dogi della Serenissima Repubblica di Venezia

venerdì, 5 giugno 2009
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Venetia vs. Italia

giovedì, 4 giugno 2009
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Battesimo d’eccezione per lo stadio del rugby di Conegliano. Sabato 6 giugno alle 20.00 a “testare” il nuovo terreno di gioco sarà l’Italia A, che giocherà in amichevole contro il XV della Serenissima, ovvero la rappresentativa triveneta selezionata dal Comitato Interregionale delle Venezie. L’evento è stato presentato stamani dai vertici del Comitato, dal Conegliano Rugby e dall’Assessore allo Sport del Comune di Conegliano nel salone della club.house al primo piano dello stadio.

“L’impianto del rugby completa la cittadella sportiva della città – ha dichiarato l’Assessore allo Sport del Comune di Conegliano, Loris Zava – che già vanta strutture di prim’ordine come la Zoppas Arena e lo stadio del baseball. Ora mancano solo i dettagli prima della vera e propria inaugurazione di quest’ultima opera, che dota Conegliano di due campi da rugby e una struttura con spogliatoi, palestra, bar e una tribuna da 750 spettatori”.

Anche per i protagonisti della sfida sarà un’emozione inaugurare il campo, come hanno confermato i giocatori azzurri Alberto De Marchi e Alberto Sgarbi. “E’ un piacere giocare in questo bellissimo impianto contro gli amici della Serenissima, la partita di sabato sarà sicuramente uno spettacolo”, ha commentato Sgarbi, cresciuto nella società coneglianese e fresco campione d’Italia con la maglia della Benetton Treviso.

Il presidente del Civ Roberto Bortolato ha aggiunto: “Abbiamo colto con entusiasmo la possibilità di sfidare l’Italia che si sta preparando ai prossimi impegni internazionali. Non dimentichiamo che giocatori come De Marchi e Sgarbi sono passati per la nostra selezione, nata proprio per dare opportunità di giocare ad atleti veneti di alto livello, ma non ancora pronti per l’azzurro. Lavoriamo sempre in sinergia con il coach della Nazionale”.

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Indipendenza e sussidiarietà: Gavardo e il resto della Venetia libera

martedì, 2 giugno 2009
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Relazione del presidente del PNV Paolo Bernardini per la presentazione della lista “Gavardo libera e indipendente”, che correrà alle elezioni comunali di Gavardo (Brescia).
La presentazione avverrà stasera 
martedì 2 giugno, presso la sala conferenza dell’auditorium “Cecilia Zane” in Via Quarena 8 a Gavardo a partire dalle ore 20.45.
Tra gli altri interverranno come relatori, oltre al prof. Paolo Bernardini, il candidato Sindaco Marco Podavini, l’avv. Vittorio Selmo e Claudio Ghiotto, coordinatore di Vicenza del PNV.
Il 6 e 7 giugno, alle elezioni comunali di Gavardo, vota per l’indipendenza, vota per la libertà, vota “Gavardo libera e indipendente”!

 

gavardoSono particolarmente lieto di parlare questa sera a Gavardo. Non solo per onorare la memoria di Antonio Albani, il patriota della Serenissima fucilato dai francesi nel 1797, quando Gavardo, mentre Brescia si era data ai rivoluzionari, resistette sola o quasi alla marea nera o rossa giacobina, ma anche per cercare, come sempre, di congiungere il passato e il presente.

E così, prima di dedicarmi al presente, vorrei rendere un altro piccolo omaggio al passato. Ogni luogo, anche il più piccolo, della Serenissima, racchiude storie e vicende mirabili, che si narrano in pietre e figure umane, nella memoria che lo storico prima di tutto ha l’obbligo di mantenere viva, mentre troppi storici italiani e non solo italiani hanno saputo esercitare l’arte dell’oblio, prima di tutto ai danni della Serenissima.

E allora si vada nei dintorni di Gavardo, a Cascina Marsina; qui visse uno dei maggiori agronomi del Cinquecento, Camillo Tarello, che pubblicherà a Venezia nel 1567 quei Ricordi di agricoltura che lo renderanno celebre in tutta Europa. Uno dei testi fondamentali dell’agronomia rinascimentale, prima della Villa di Della Porta, ad esempio, e di numerosi altri.

Dal passato (dove mi sono soffermato poco, per una volta) al presente.

È fondamentale, e sarà fondamentale, nella Venetia libera, l’amministrazione di un comune anche piccolo, anche minuscolo. Poiché infatti uno dei principi primi che accompagna quello dell’indipendenza, che è soprattutto una mèta politica, ma che come concetto non necessariamente racchiude pratiche politiche precise, è quello della sussidiarietà.

Ora, per capirlo in tutti i suoi aspetti non bastano volumi, un bel saggio del mio collega Realino Marra ne illustra bene le problematiche (sui Materiali per una storia della cultura giuridica del 2004) ma si può comprendere soprattutto come un attacco ad ogni forma di centralismo statalistico, e relativa privazione/delegittimazione della scelta morale dell’individuo. Il legame tra sussidiarietà e persona viene sviluppato bene (da una linea assai lunga che parte da Aristotele e passata dalla Scolastica prima e seconda, fino ad Althusius e al Settecento) dalla cosiddetta dottrina sociale della Chiesa.

E questo sia detto ribadendo l’assoluta neutralità del PNV e della futura Venetia libera nei confronti della religione – sul modello americano, mi sento di dire – e solo per rendere il dovuto merito a chi ha sviluppato un concetto presente come principio fondativo dell’UE, e presente anche, ma del tutto svilito da ITA e di fatto mai praticato, nella Costituzione del 1948 e in numerose leggi successive della repubblica.

A partire dalla Rerum novarum di Leone XIII, per giungere alla Quadragesimo anno di Pio XI, la prima redatta in un momento di oppressione notevolissima da parte dello Stato sabaudo nei confronti della Chiesa, la seconda scritta in pieno fascismo, anche se il concordato era già avvenuto e la Chiesa – ma non gli italiani, né gli europei, né l’umanità tutta – si trovava in una posizione assai migliore rispetto al 1873. Era infatti il tempo delle funeste dittature, che andavano direttamente a colpire, attraverso il centralismo dispotico e violento, proprio il cuore di tale principio (cito dall’enciclica):

“Come è illecito togliere agli individui ciò che essi possono compiere con le loro forze e l’industria propria per affidarlo alla comunità, così è ingiusto rimettere ad una maggiore e più alta società quello che dalle minori ed inferiori comunità si può fare [...] perché è l’oggetto naturale di qualsiasi intervento nella società stessa è quello di aiutare in maniera suppletiva (subsidium) le membra del corpo sociale, non già di distruggerle e assorbirle.“

Sono parole, queste, su cui riflettere profondamente, indipendentemente dal fatto che provengano da un papa.
Ora, ITA ha agito, dal 1861 fino ad oggi, violando palesemente, costantemente, e sempre di più, questo sacrosanto principio.
La sussidiarietà implica che le decisioni, la maggior parte delle decisioni, se non possono essere prese dall’individuo, siano prese da una collettività il più possibile ristretta. Era un principio proprio della Serenissima, almeno fino ad un certo punto e per gran parte della propria storia. Ogni comunità all’interno della Serenissima godeva di un minore o maggior grado di autogoverno, si pensi al Cadore, si pensi all’altopiano di Asiago, e via così.
Per questo nella Venetia libera le comunità piccole, i comuni, godranno di un altissimo grado di autogoverno.

Tanto più una comunità è piccola, quanto più essa si avvicina ad una forma privata e pattizia di governo, e perde le caratteristiche di Stato, impersonali, spesso stupide, assai spesso violente e prive di rispetto proprio per l’individuo, poiché formate da collettività impersonali, che trattano gli individui stessi come strumenti da cui attingere, impersonalmente, potere e ricchezza (che poi sono però personali, anzi personalissimi). Tanto più gli Stati sono grandi quanto più questa logica perversa trionfa.

Un esempio di rispetto del principio di sussidiarietà è in un paese solo in parte cattolico, la Svizzera, ma questo non significa che la Venetia libera avrà un sistema cantonale.

I modelli politici esistenti possono funzionare solo come base, ma, come nel mondo libero delle scienze, le basi sono riferimenti per sviluppi e miglioramenti per definizione ancora inediti. Sulla base delle strutture politiche della Serenissima, ma soprattutto sulla base delle esigenze del presente, sarà costruita la struttura istituzionale ed il governo, assolutamente decentrato, della Venetia libera.

Per questo è importante che siano presenti liste indipendentiste dove è possibile. Perché alimenteranno la continuità ed insieme la rottura con il regime precedente. Continuità, perché il trapasso da una forma all’altra di governo non potrà essere immediato, pena il caos; rottura, perché già nel concetto di indipendenza è presente la volontà di chiudere la pagina della struttura presente dell’amministrazione locale: comune, provincia, regione, Stato. Ad altri nomi, nella Venetia libera, corrisponderanno altre cose.

Concludo dunque con un grande augurio a Marco Podavini, cui il TAR ha dato ragione, e cui spero daranno ragione, votandolo, i cittadini di Gavardo. Sperando che il nuovo reperto tipo “ursus spelaeus” (l’orso delle caverne!) che adornerà il Museo Archeologico di Gavardo – ce n’è uno, che spero di visitare presto — sia quel sistema di governo antico e paleozoico, assai più del povero orso delle spelonche, che si chiama ITALIA.

Nel nome del principio di sussidiarietà, che esso nega, e del sogno, realizzabile, dell’indipendenza, che esso ovviamente avversa. Ma a cui noi guardiamo come l’unica mèta.

Vi ringrazio per l’attenzione.

Paolo Bernardini
Presidente del Partito Nasional Veneto

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QUANDO SCALARONO IL CAMPANILE

sabato, 25 aprile 2009
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b_leosucamp300anSono un pacifico, non un pacifista. Mi piace il quieto vivere, bado ai fatti miei e non amo intromettermi nelle vicende degli altri. Con questa filosofia sono stato educato e ho vissuto. Fino a un certo punto, però, perché un giorno ho capito che così, in un mondo e in un’epoca come l’attuale, non è più possibile tenere gli occhi girati dall’altra parte.

Per una sorta d’eredità familiare e anche per aver provato sulla mia pelle, da bambino, l’esperienza delle rappresaglie antifasciste dell’immediato dopoguerra, ho sempre avuto una sorta di simpatia nei confronti degli sconfitti del 25 Aprile, pur non facendo mai politica e senza essere iscritto ad un partito. Nel ’94 e nel ’96 ho votato per AN, conformemente all’idea che avevo della politica. Avevo però sempre una riserva, in fondo al cuore. Perché questa riserva? La spiegazione è questa: mia madre veniva da una famiglia storica di Venezia, una di quelle iscritte al Libro d’Oro. Mio nonno materno, che mi allevò durante la guerra, pur essendo stato fascista, mi aveva inculcato l’amore per la Serenissima e per la sua millenaria, gloriosa storia. Da ragazzo ero un campanilista. Per me non c’era niente di più bello e amabile della terra veneta. Ancora oggi amo la mia terra in maniera quasi maniacale, anche se la vita mi ha portato a vivere a Brescia, in Lombardia (si, ma in quella parte di Lombardia che un tempo fu veneta). Sono così sentimentalmente legato alla Venezia che, in qualsiasi parte di quello che fu il dominio veneto, in Italia, in Slovenia, Croazia, Montenegro o Grecia, quando vedo il Leone di San Marco mi sento a casa.

E vengo al fatto: ricordate quella sciagurata iniziativa dei signori della sinistra, Cacciari in testa, che volevano festeggiare i duecento anni della caduta della Repubblica Veneta? Ricordiamo tutti quell’episodio, definito allora, da quelli che ci governavano, come eversivo e terroristico: l’assalto al campanile di Piazza San Marco da parte di alcuni “fanatici attentatori venetisti”. Armati di un vecchio mitra Mab da demolizione, a bordo del temibile “Tanko” (un vecchio trattore da semirimorchio camuffato) occuparono Piazza San Marco e, saliti sul campanile, esposero il glorioso vessillo. Furono così disonesti e pericolosi da pagare il passaggio sul traghetto! Perché lo fecero? Fu la risposta del popolo veneto all’iniziativa scriteriata e vigliacca dei giacobini di casa nostra. Fu la vera celebrazione dell’anniversario della caduta della nostra gloriosa Repubblica di San Marco.

In quel periodo mi trovavo a Kusadasi, in Turchia, a circa novanta chilometri da Smirne. Lavoravo, per conto di un’azienda lombarda, alla realizzazione di un parco acquatico. Ero l’unico italiano in un cantiere brulicante di operai curdi e iracheni. Avevo due colleghi turchi, due geometri di Smirne. Con uno di loro, Ibrahim, avevo fatto amicizia e spesso ero ospite a casa sua. Da tre giorni ero tornato dall’Italia, dov’ero stato per consultazioni tecniche con la direzione. Ibrahim arrivò trafelato in cantiere e m’invitò a seguirlo al bar, appena fuori dal cancello. Mi disse: ” Walter, tu sei veneto…vieni a vedere quello che sta succedendo a Venezia….C’è un attacco di terroristi….lo stanno trasmettendo alla televisione”. Così vidi la nostra bandiera che sventolava in cima al Campanile…,e poi l’assalto dei Nocs e infine il nostro glorioso vessillo strappato dalle mani di uno degli uomini catturati, gettato a terra e ignobilmente capestato da uno degli agenti mascherati. Lo speaker turco commentava, il mio amico traduceva le sue parole: ” …le forze speciali della polizia italiana hanno catturato i terroristi che volevano attentare all’integrità dello stato esponendo una bandiera della Repubblica di Venezia sul campanile di Piazza San Marco…” Ero esterrefatto e indignato. Mi si rivoltò il sangue fin quasi a star male e provai un’avversione profonda nei confronti del governo e dei partiti italiani. Mi chiedevo come mai nessuno, in Italia, Lega in testa, mostrasse solidarietà con quei quattro gatti che erano saliti lassù. Il mio amico turco era come me scosso e offeso per il gesto del poliziotto che aveva calpestato la bandiera. Il suo commento fu molto duro: ” Il tuo paese ha gettato a terra e calpestato un vessillo glorioso e carico di storia. Noi fummo nemici dei Veneziani per quasi cinquecento anni e abbiamo sempre provato timore e rispetto verso quella bandiera, simbolo di una Nazione antica e piena d’onore e di gloria. Questo dovrebbe essere un giorno di lutto e invece è occasione di vergogna per l’Italia”.

Da quel giorno decisi d’abbracciare la causa dell’indipendenza delle Terre di San Marco. Mai più con l’Italia e con i partiti italiani. Provo solo un profondo rammarico pensando a quelli che caddero per unire questo strano paese che non diventerà mai Nazione. Erano i nostri fratelli, i nostri padri, i nostri nonni. Caddero a centinaia di migliaia su tutti i fronti, nelle guerre alle quali questo stato partecipò, nell’illusione d’essere una grande potenza, per ritrovarsi poi preda della partitocrazia mafiosa o del settarismo dei compagni. No, noi veneti non siamo di questa pasta, noi siamo figli di San Marco! Arma la prora marinaro e salpa verso il mondo….Par tera, par mar, San Marco!

Gualtiero Scapini
PNV Brèsa

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El leon ke magna el sparonson

martedì, 21 aprile 2009
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L’indipendensa veneta par tanti ła xe na gran incognita. D’acordo ke’l stato talian el ga tante magagne e in 153 ani ne ga portà goere, emigrasion e geometri. Ma par cosa dovaria esar difarente na volta indipendenti?

Dato el vasałagio de l’atuałe clase dirigente veneta, tanti i se dimanda se na Venesia capitałe no ła sarà altro ke na picoła Roma. El Pnv fin deso se ga preocupà de indicar el percorso legałe par torse l’indipendensa, ma łe future istitusion venete łe sarà el prodoto deła nostra cultura połitega. Semo tanto difarenti dai taliani?

Mi no son mia no storego, ma anca co l’ocio da turista in volta par Venesia se se pol farse na idea de come ke i veneti i ga concepio ła połitega par pì de on milenio.

Vardève intorno, de statue ghe ne xe gran poke. Santi a parte, fa ecesion forse ła statua del generałe Colleoni a San Zanipolo. Dei 120 dogi ke gà governà Venesia par ondaxe secołi, rixalta soło do statue tacà su par pałaso dogal.

Sto ki xe el doge Francesco Foscari, responsabiłe par ver estexo ła Republica Veneta in tera ferma riunificando l’antica Venetia Regio. Ecoło lì inxenocià de fronte el leon.

francesco_foscari

Sto kive invese xe el doge Andrea Gritti, ke ga governà durante el periodo de masimo splendor rinasimental, ma anca el pì difisiłe, l’epoca fra ła Lega de Cambrai (1508) e Lepanto (1571). Anca lu in xenocio, pì picenin del sinbolo deła Republica Veneta, el Leon de San Marco.

andrea_gritti

I pì potenti statisti veneti i vien rafigurà subordinà ała Republica. I xe a servisio del popoło. El leon, oltre ke raprexentar on santo, incarna ła respublica veneta, e nisun omo el xe al de sora del bene piovego.

El paragon co łe statue fate durante el periodo talian łe xe come na sciafa ntel muxo. In canpo Manin vedemo el leon incoacià soto l’omo. El popoło come na bestcia soto ła personałità.

daniele_manin

El culmine de sta distorsion de principi ła vedemo in Riva dei Sciaoni. Ki el culto de personałità el riva al so masimo: el leon incoacià (el popoło veneto rafigurà come na bestia furibonda) soto l’Italia, e l’Italia al de soto de Vitorio Emanuele.

plebiscito-1866

Semo tuti d’acordo ke sta statua farà ła stesa fine de keła de Saddam Hussein. Ma el punto xe ke co l’anesion a ła Francia prima, a l’Austria dopo, e a l’Italia deso, xe stà inportà in tera veneta on novo conceto de stato.

L’omo (Napoleon, Keco Bepi, Vittorio Emanuele, Mussolini, Berlusconi) al de sora del stato. Sto conceto no’l fa mia parte deła nostra cultura. Co ke łe robe łe va mal ghe xe ki ke va in estaxi a l’idea de l’omo forte ke bastona, stiłe Bossi.

Ła Serenisima no ła xe mia stà costruìa grasie a na singoła personałità. Naltri no gavemo mia Cexari o Alesandri Magni. Morti łori, finìo tuto. I stati ke dura nel tenpo se baxa su istitusion sołide e no su persone al de sora dełe istitusion.

Sto ki el xe el nostro retagio storico, na republica ke ga durà 1100 ani de fiła. Par cuesto son otimista ke Venezia capitałe no ła sarà mia naltra Roma.

Lodovico Pizzati
Pnv

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Facebook fa volare gli indipendentisti veneti

lunedì, 5 gennaio 2009
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Prima tappa a Verona, da dove parte una nuova lista civica indipendentista per le elezioni provinciali di giugno 2009

adesivi-indipendensa-venetaSolo la rete internet poteva sconfiggere la logica clientelare dei partiti italiani che ci hanno portato sull’orlo della bancarotta finanziaria. Parte proprio dal fenomeno mediatico del momento, ovvero la rete sociale di facebook, la campagna elettorale per le elezioni amministrative 2009.
Lanciata per scherzo, una campagna identitaria ora diventa il primo volano per creare una nuova politica veneta, nel nome dell’indipendenza. Sono già migliaia infatti i giovani veneti, orgogliosi della propria identità culturale e politica ad aver aderito alle iniziative nel nome dell’indipendenza e del Veneto. Dopo aver riunito oltre 10.000 veneti in soli 20 giorni, da poco è partita anche una gara tra province: spicca Verona con i suoi oltre 3.323 iscritti, Vicenza 1.714, Venezia 1.681, Treviso 1.589, Padova 885, Rovigo 207, Belluno 195. La gara non si ferma però ai confini imposti con la forza dall’Italia al Veneto, ma spazia nell’area più vasta della Venetia, dall’Adda all’Isonzo: tra le province della Serenissima al di fuori della regione Veneto, la prima è Trieste con 511 iscritti, più staccate Bergamo, Brescia, Udine e Pordenone.
E proprio dalla capolista Verona è partita con grande entusiasmo anche l’idea di creare una nuova lista civica indipendentista che correrà alle prossime elezioni amministrative di giugno 2009.
Vorrà forse dire che, sempre nel nome dell’innovazione, della democrazia e della trasparenza, le primarie indipendentiste si terrano rigorosamente in rete, da dove si potrà assistere alla competizione per chi vorrà tenere alto il gonfalone di San Marco, nel nome dell’indipendenza veneta? Probabile che sarà proprio così!
I partiti italiani, dominati dagli zombie che di internet e di telecomunicazioni nulla capiscono e che sono tenuti in piedi dalla chirurgia e dai miracoli farmacologici, sono avvisati: il ricambio politico è già partito nei fatti, e se il buongiono si vede dal mattino, i giovani hanno già scelto dove schierarsi!

Partito Nasional Veneto

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Serenissima fucina di talenti, altro che «schei» e capannoni

venerdì, 2 gennaio 2009
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di Alberto Garlini, il Giornale

Spesso, quando mi trovo in una delle capitali riconosciute della cultura italiana, fatico a far comprendere qual è la sostanza del luogo dove vengo: il Nordest. Se scoprono che abito a Pordenone, gli amici romani o milanesi mi guardano preoccupati: «Poveretto!», dicono e mi compatiscono dal profondo del cuore. Per loro, io vivo in un posto freddo, spazzato da venti siberiani; vivo in una enorme campagna olezzante di letame; e ho per compagni di sorte personaggi rustici, bifolchi arricchiti di fresco che si divertono con sani giochi come la caccia notturna all’extracomunitario. Il luogo comune vuole che Veneto e Friuli siano terre di piccoli imprenditori lamentosi che hanno come nemico giurato lo Stato, in veste soprattutto di finanziere, e pensano morbosamente a come accaparrare denaro. Ovviamente questa avarizia di proporzioni dantesche va di pari passo con chiusura mentale e intolleranza, mancanza di scolarizzazione e disastro antropologico e culturale. Insomma non vivo in un luogo reale, vivo in una categoria mentale: gli Schei di Gian Antonio Stella. C’hai schei, non c’hai schei, quanti schei hai. Tutto qui. Chiuso il discorso sul Nordest. Quello sguardo che mi viene lanciato da amici che il destino ha fatto nascere in zone civili è insieme di compassione e di condanna, perché la situazione è ineluttabile e, se cambia, può solo peggiorare. [...]

Leggi tutto l’articolo qui.

indipendenza xe cultura

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Link originale:  http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=317839

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