Articoli marcati con tag ‘siciliani’

INDIPENDENZA SICULA, CAMPANA, SARDA, PUGLIESE, CALABRESE…

giovedì, 20 novembre 2008
government,politics news,politics news,politics

Mi è capitato più di una volta di leggere opinioni che danno la colpa al Nord per il mancato sviluppo del Sud. Le prime volte ho ignorato tali commenti come semplici provocazioni causate dal perpetuo urlo leghista che incrimina il Sud di arrecare danno al Nord.

Come veneto, e non conoscendo la realtà calabrese o pugliese, di primo impatto tali affermazioni sembrano solo ridicole. Come poter ignorare decenni di travaso fiscale? Sentendoci personalmente accusati ci identifichiamo con il gruppo incolpato. Ci lasciamo convogliare da queste etichette cardinali (Nord, Sud, settentrionale, meridionale) che catalogano siciliani, campani, sardi, veneti, liguri, ecc… sempre rispetto a un unico e indiscusso contenitore: l’Italia.

Questi schieramenti geografici ci convincono che lo svantaggio di una popolazione equivalga al guadagno di un’altra, come se fosse un gioco a somma zero. Ci ostiniamo a voler correre con la caviglia legata al compare da una fascia tricolore (credendo forse di raddoppiare la velocità?). Ci incolpiamo a vicenda di avere una palla al piede, ma guai slacciare il sacrosanto tricolore.

Non siamo più nell’Ottocento, epoca di nazionalismi e imperi. Siamo nell’Unione Europea e viviamo un periodo di integrazione economica dove il mercato globale offre un’opportunità per tutti, a prescindere dai confini politici. Ciò che conta per crescere e competere nel mondo è uno stato snello, vicino alle esigenze dei propri cittadini, e capace di adattarsi per sfruttare il vantaggio comparato del proprio territorio.

Riporto nel grafico qui sotto dei dati di Eurostat sul Pil pro capite della Grecia e dell’Italia meridionale, rispetto alla media europea. Due regioni mediterranee, entrambe in periferia dell’Europa.

Greece Vs. South Italy

Greece Vs. South Italy

La Grecia, con solo 11 milioni di abitanti, ha saputo rispondere alle opportunità economiche del momento. Perché? Atene è stata in grado di applicare una politica consona alle esigenze dei suoi cittadini.

Nessuno dubita delle capacità siciliane, calabresi o napoletane. Non è la cultura mediterranea o la posizione periferica il problema. La colpa è la distanza delle esigenze territoriali dal potere decisionale, dove invece prevale la cultura di prelevare ai poveri nelle regioni ricche per dare ai ricchi nelle regioni povere.

Un esempio parallelo? La Germania dell’Est era la più sviluppata del blocco comunista. La Slovacchia invece era la regione più sfortunata della Cecoslovacchia socialista.

East-Germany & Berlin Vs. Slovakia

East-Germany & Berlin Vs. Slovakia

La Germania dell’Est scelse la strada dell’unificazione, e andò a far parte di un colosso di 80 milioni di abitanti (in un sistema federale, mi raccomando). Fu ricoperta di fondi strutturali per lo sviluppo. Berlino, come capitale della Germania unita raggiunse presto livelli di Pil pro capite degna di una metropoli occidentale. Il resto della Germania dell’Est non fu da meno, ricevendo più finanziamenti pubblici europei di qualsiasi altra regione (Mezzogiorno, Grecia, …).

Il risultato di questa politica assistenzialista? La Germania dell’Est ora arranca (assieme al resto della Germania), mentre tutti gli altri staterelli dell’Est avanzano con notevoli tassi di crescita.

La Slovacchia scelse la strada opposta. Nel 1993 preferì l’indipendenza dalla Repubblica Ceca, e per quanto riceva anche lei fondi europei, Bratislava ha saputo abbinarli ad una politica adatta per lo sviluppo di questo paese di solo 5 milioni di abitanti.

Nel 2008 gli slovacchi hanno sorpassato in Pil pro capite medio campani, siculi e calabresi, il che è una tristezza data la potenzialità soffocata. Pugliesi, napoletani, calabresi, siciliani e sardi hanno bisogno ognuno di uno stato che li rappresenti: una capitale più vicina alle loro esigenze, e anni luce da questo indegno stato di sudditanza.

Lodovico Pizzati

Popularity: 4% [?]

Solo l’indipendenza del Veneto ci assicurerà una sana ed etica gestione dello stato

venerdì, 29 agosto 2008
government,politics news,politics news,politics

« L’italia va avanti perché ci sono i fessi. I fessi lavorano, pagano, crepano. Chi fa la figura di mandare avanti l’Italia sono i furbi, che non fanno nulla, spendono e se la godono »

tratto dal codice civile della vita italiana,
Firenze 1921, Giuseppe Prezzolini

Uno stato creato per rubare. In estrema sintesi questa è l’Italia. Perché qualcuno aveva dubbi in proposito? Macché padri della patria, Garibaldi e Mazzini erano degli sporchi terroristi alla stregua di Bin Laden e l’annessione del Veneto fu uno squallido affare per sconfiggere l’unica Nazione che poteva distruggere il giocattolo del colpo all’italiana, l’italian job business model che da quasi 150 anni passa per il grande furto di una classe dirigente mascalzona che ha saputo collezionare un continuum di inganni e, appunto, ruberie.

Nella patria del diritto romano, che garantisce i delinquenti e terrorizza le persone per bene, basandosi sulla truffa di stato, dallo scandalo della Banca Romana alla vergogna di Alitalia, passando per le varie Eni, Enel, Fiat, Cirio e Parmalat, resta sempre valido l’unico corpus iuris che vale e resiste a ogni riforma, cambio di regime e modifica costituzionale, è sempre e solo il codice civile della vita italiana, scritto nel 1921 da Giuseppe Prezzolini.
Dobbiamo realmente dire allora che l’indipendenza del Veneto aiuterà anche gli italiani a liberarsi da questa grande macchinazione nei confronti loro, delle loro tasche, delle loro speranze, dei loro valori. Con un appello al contrario di quello fatto da Daniele Manin nel 1948-49 agli italiani non ancora, per loro fortuna, nati, anche oggi noi indipendentisti veneti possiamo dire agli indipendentisti sardi, siciliani, sud-tirolesi, campani, lombardi e di tutti i Popoli oppressi dall’Italia che solo dividendoci possiamo recuperare le nostre Nazioni alla felicità, alla speranza e al rispetto dei propri cittadini.
È evidente infatti che l’Italia ha fortemente minato le basi di efficienza e solidità del settore pubblico anche in Veneto, corrompendone addirittura e profondamente i meccanismi morali.
Al contrario, la grande tradizione dell’amministrazione pubblica veneta, eredità naturale del buongoverno della Serenissima, daranno sicuramente grandi prospettive all’intero comparto pubblico veneto.
L’indipendenza ci offre l’opportunità di assumere il controllo dei servizi pubblici del Veneto e inoltre ci assicura nuovi lavori governativi che attualmente paghiamo perché siano condotti a Roma, in modo assai poco efficiente ed efficace. Questi lavori pubblici – e i benefici economici che vi sono associati – grazie all’indipendenza torneranno ad essere svolti in Veneto.
Inoltre, molti lavori oggi inesistenti in Veneto, diventeranno reali, grazie alla riacquistata dignità di capitale di Venezia. Dall’apertura di nuove ambasciate e uffici dell’Unione Europea e organismi internazionali che proprio nella magnifica cornice di Venezia troverebbero una sede adatta al lustro di una delle più belle capitali del mondo.
Venezia in ogni caso non sarà mai una capitale imperiale, ma solo rappresentativa.
La realtà veneta è infatti policentrica, reticolare e federativa e le funzioni pubbliche, anche quelle di capitale, saranno svolte in modo confacente a tale caratteristica unica.
L’indipendenza del Veneto porterà pertanto a un nuovo ciclo virtuoso nella vita pubblica, ma anche nella vita privata e civile, lasciando il codice di Giuseppe Prezzolini, almeno per noi veneti, un lontano ricordo e un libretto in più da spolverare in libreria.

Gianluca Busato

Popularity: 1% [?]

La verità su Nino Bixio, l’automa del risorgimento

martedì, 15 gennaio 2008
government,politics news,politics news,politics

Lettera semiseria agli amici siciliani, e naturalmente ai veneti e futuri “ex-italiani” tutti

Patrioti siciliani scagliano i loro giusti strali contro le figure del Risorgimento, quel movimento di pochi a danno di molti grazie al quale le uniche cose a risorgere furono le tasche, dei Savoia, ma prima ancora dei loro alleati, da Garibaldi a Crispi. Consiglio un passaggio, dunque, su un bel sito siciliano, http://www.csssstrinakria.org/, il sito ufficiale del Centro Studi Storico-Sociali Siciliani. Il Centro tra l’altro promuove la divulgazione del pensiero e delle opere di grandiose figure di siciliani, le cui idee e la cui lotta a favore dell’indipendenza di questa bellissima isola andrebbero rimeditate: erano i tempi in cui l’idea di indipendenza, lottare per essa, poteva costare la vita. Ne seppe qualcosa Andrea Finocchiaro Aprile, grande leader siciliano, le cui celebri parole “Quando si ripete che la Sicilia non fu considerata che come una colonia, si dice meno della verità”
in un comizio del 1946 in Piazza Università a Catania, possono essere perfettamente applicate anche al Veneto – e alla Sardegna, e forse paradossalmente perfino al Piemonte. Coraggiosi e grandi i patrioti del M.I.S., il movimento indipendentistico siciliano che nel 1944 si impose come il maggior partito dell’isola. Peccato che per una serie di eventi la Sicilia non ottenne l’indipendenza nel 1945, la storia nostra sarebbe andata altrimenti. Tuttavia dal sito si impara anche un’altra cosa: purtroppo assai spesso nei padri fondatori della Lega Nord, insieme a sacrosante istanze indipendentistiche, vi erano anche tristi germi di antimeridionalismo – scomparsi per fortuna dal nostro pensiero – ma che ancora occasionalmente emergevano in loro figure per altri aspetti notabili, come un pensatore politico del calibro di Gianfranco Miglio: “la Sicilia è una fogna immane” (il suo calibro ne esce un pochino ridotto, diciamo da 38 a 22!) disse il filosofo politico lariano, ma per fortuna i tempi cambiano, i professori pure. Ovvero i tempi sono maturi per l’indipendenza di tutti gli Stati “italiani”, e i professori sono cosmopoliti davvero, ovvero il mondo lo conoscono non solo per averlo letto nei libri e in traduzione, ma per averlo girato: e sanno che la Sicilia è luogo d’incanto, e la sua lingua una tra le più poetiche e ricche. Insomma gli Arabi i Normanni i Greci i Latini e gli Spagnoli – per citarne solo alcuni – la loro traccia l’hanno lasciata eccome.
Ma ho annunciato una lettera semiseria, e questa serissima è.
Dunque, il sito del CSSSS contiene sacrosante invettive contro un altro degli assassini al soldo dei Savoia, Nino Bixio. Disgraziatamente genovese come lo scrivente, Bixio va segnalato tra l’altro per essere stato, già prima che l’Italia gloriosamente s’unisse, nel 1857, un avido cercatore di luoghi ove deportare gli italiani – fatta l’Italia, dovremo disfarci degli italiani, per parafrasare D’Azeglio che lo stimava ben poco – andò perfino in Australia, e la ritenne adatta (era ancora in gran parte popolata da ex-galeotti e feroci squali abbondavano nei mari, tenuti a bada solo dai coccodrilli) per mandarvi gli italiani quando costoro fossero diventati tali. Un esempio di fulgido amore per gli altri. Bixio naturalmente si macchiò di stragi varie, fece uccidere minorati fisici e mentali, perfino un contadino che aveva rubato le scarpe ad un morto. Un vero eroe, premiato per questi atti di immenso valore con un seggio al Senato. Tra l’altro, nel gran parlare che si fa in questi giorni del plebiscito in Veneto del 1866, occorre ricordare che il 21 ottobre 1860 Bixio, probabilmente da qualche bordello, con in mano la pipetta dell’oppio, secondo le sue abitudini, condusse le cose bene, 432.053 sì e ben 667 no. Figure meno abbiette al servizio sabaudo, tra cui lo stesso D’Azeglio, e Mazzini che aveva riacquisito la lucidità, si scandalizzarono, e lo fecero anche gli inglesi. Lord John Russell, ministro plenipotenziario, inviò a Londra un dispaccio in cui si diceva: “I voti del suffragio in questi regni non hanno il minimo valore”. Parole profetiche, forse aveva fumato anch’egli una pipa d’oppio donatagli da quell’autentico samurai di Bixio, e vedeva quel che sarebbe accaduto nel 1866 nella Venetia!
E va bene, sempre serio assai sono.
Ma giudicando dalla vita di Bixio, dall’inizio alla fine, ma soprattutto dal nome, sono giunto ad una sconvolgente scoperta storiografica – altro che le stimmate provocate dall’acido sulle mani di Padre Pio, l’ipotesi avanzata con successo dal mio illustre collega Sergio Luzzatto!
Bixio non era un uomo, ma un robot.
Il suo vero nome era N1 N0 – B1x10, abbreviato in N1, come il famoso C1 di Guerre Stellari (che in realtà aveva un nome, pardon, una sigla, assai più lunga). In fondo nasce, ops, viene costruito nel 1821, da pochi anni Mary Shelley aveva pubblicato Frankenstein. Era la risposta della scienza italiana a tutte le accuse che le venivano dal mondo protestante, di essere sotto la cappa della Chiesa inquisitoriale, di aver bruciato ogni impresa scientifica (e talvolta anche gli scienziati) da Galileo in poi, ecc. ecc. Ma forse sotto sotto c’era la mano di uno scienziato inglese, se è vero che N1 fu sempre soprattutto al loro servizio. Inoltre, visto che Garibaldi era gracilino, un robot lo avrebbe aiutato, forse la pallottola che lo ferì ad una gamba venne deviata da N1, altrimenti avrebbe raggiunta quella sua testa di…Eroe. Poiché però finita l’unificazione era divenuto scomodo, venne mandato a dis-assemblarsi nell’Oceano Indiano, anzi tra un Oceano e l’altro, per confondere meglio le acque: perché mai spingersi a Sumatra dopo che si è diventati Senatori del Regno, nel 1870, e si può godere indisturbati del frutto di tutti i crimini? Vi immaginate un senatore italiano che appena eletto lascia la cadrega per andare a fare il mercante a Sumatra? Quando può fare tutto quel che vuole qui, servito e riverito. Purtroppo, i servizi segreti inglesi e italiano (se esiste quest’ultimo) tengono nascosto il luogo ove i componenti di N1 giacciono. Ma non dubito, un giorno il caso o la ricerca, o entrambi, li faranno riemergere.

W (anzi meglio: Muoia) anche N1 ! Per fare l’Italia, si sono serviti anche di lui.

Paolo Bernardini

Popularity: 1% [?]