Articoli marcati con tag ‘Slovenia’

Veneto 2010, l’occasione storica per costruire un futuro di speranza

venerdì, 13 novembre 2009
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volontariDiventa oggi stesso volontario per l’indipendenza

Noi Veneti ci stiamo avvicinando ad un momento di straordinaria importanza.

Finora siamo stati una provincia, utile solo per reperire risorse per lo stato italiano. Oggi dobbiamo muoverci con le dinamiche del mondo moderno e rendere il sistema Veneto efficiente e in grado di competere di nuovo a livello internazionale.

Ai nostri confini sono nati nuovi stati: Slovenia, Crozia, Montenegro, Repubblica Ceca e Slovacca, che hanno interpretato al meglio le sfide della globalizzazione, con riforme politiche e fiscali indispensabili per permettere alle loro imprese di essere competitive nei mercati globali. L’Austria, o la Svizzera hanno già adottato contromisure per permettere alle loro aziende di reggere il confronto con la crisi.

Il Veneto resta invece legato alle rovinose e irresponsabili scelte politiche italiane, che oggi ci impediscono di raffrontarci alla pari con i nostri concorrenti.

Una terra di innovazione e scoperte oggi fatica a reggere il paragone con i piccoli Stati che hanno fatto della flessibilità e rapidità nel saper prendere decisioni un proprio vantaggio competitivo.

Mai come oggi l’indipendenza del Veneto è stata così vicina, mai è stata così necessaria.

Manca poco alle prossime elezioni regionali di marzo 2010, che sono l’occasione storica per cogliere finalmente il consenso attorno al più grande progetto per la nostra indipendenza politica negli ultimi due secoli.

Dai un segnale di novità e di speranza, aiutati, entra nel PNV, aderisci alla squadra di volontari che sta iniziando il passaparola decisivo per costruire un futuro di libertà e speranza.

Scrivi subito a volontari@pnveneto.org, indicando il tuo nome e cognome, il comune di residenza e un tuo numero di telefono mobile per poterti contattare.

Solo con il tuo aiuto concreto al PNV potrai liberarti da questo stato indegno dal quale chi può cerca di scappare.

Gianluca Busato
Segretario PNV

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Deja Vu Adriatico

lunedì, 2 novembre 2009
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winds of change

  • El 30 Dicenbre 1988 el primo ministro jugoslavo Branko Mikulic el se dimete par via de gravi difarense economiche rento on paexe che varia dala Slovenia a la Macedonia.
  • L’ondexe de Zenaro 1989 l’Unione Democratica Slovena, el primo partito indipendentista de tuta la Jugoslavia xe stà fondà.
  • El venti de Magio 1989 a Zagabria el partito indipendentista Alleanza Social-Liberale Croata xe stà fondà.
  • El 9 de Marzo 1990 el parlamento de Lubiana el dichiara l’indipendenza “economica” dela Slovenia. Co le elesion politiche a Zagabria e Lubiana i partiti indipendentisti i stravince.

(continua…)

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Adriatic Deja Vu

lunedì, 2 novembre 2009
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winds of change

  • On December 30th, 1988 Yugoslavia’s Prime Minister Branko Mikulic resigns due to the severe economic discrepancies in a country spanning from Slovenia to Macedonia.
  • On January 11th 1989 Slovenian Democratic Union, the first independence movement in all Yugoslavia, was founded.
  • On May 20th, 1989 in Zagreb the independence movement Social-Liberal Croatian Alliance was founded.
  • On March 9th, 1990 the Lubjana’s parliament declares Slovenia’s “economic” independence. In the political elections in Zagreb and Lubjana the independence movements win triumphantly. (continua…)

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OCSE: continua la caduta libera del pil italiano. E il Veneto resta con i falliti?

mercoledì, 19 agosto 2009
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Peggiore caduta europea del pil anche nel secondo trimestre 2009, 5° trimestre negativo consecutivo per ITA

Sono state oggi rese note le stime fatte dall’OCSE, organizzazione internazionale che monitora l’andamento delle principali economie del pianeta. Anche per il secondo trimestre 2009 continua la caduta libera dell’economia italiana, nonostante i canti di vittoria agostani fatti dal governo di ITA. Un – 6 % netto rispetto ad un anno fa ci posiziona infatti all’ultimo posto tra le tendenze in atto in Europa, nel mondo fa peggio di ITA solo il Giappone con un –6,5%.
In sintesi, il reddito globale di ITA continua a crollare, anche se risulta difficile capire come sia possibile, visto che anche un anno fa la tendenza era oltremodo insoddisfacente. Questo è infatti il 5° trimestre consecutivo che registra una tendenza fallimentare dell’economia trikolore. Della serie “piove sempre sul bagnato”, ciò implica un arretramento generale della competitività dello stato che ingloba ahinoi anche il Veneto.
È un intero sistema istituzionale che infatti non regge più il passo con mercati sempre più turbolenti e con esigenze di flessibilità nell’adottare riforme e prendere decisioni che solo sistemi meno elefentiaci di ITA possono permettersi.

pil-ocse-2q-2009
(continua…)

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Santa Pasiensa

domenica, 7 giugno 2009
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santa-pasiensa

Stasera dopo magnà xe stà una dełe rarisime volte ca go proà parlar de połitega co me mojere.

Dopo óndaxe ani ke vivemo insieme e ke ła me vede batajar par ła cauxa veneta, ła me dimanda: “Ma no crédito ke formàndose pì stati se crea on pericoło par ła paxe ntel mondo?”

Me xe petà xo ła sbésoła sora ła tòła parké dopo ani ke martèło co dati ała man, sostenendo ke xe propi el contrario, me riva doso stà banałità ke me fa nar ła sena par traverso.

Caxomai xe i grandi stati otocenteski, proibisionisti e guerafondai, ke i gà come obietivo espansioni teritoriałi. Invese i stati pì cèi par prosperar i gà bixogno de apertura comerciałe, paxe e stabiłità. Ne gavémo parlà anca masa: kive, live e anca qui, quo e qua.

Par no parlar dei studi academici co tanto de rixultà econometrici ke sostien na corełasion fra moltiplicasion de stati, globałixasion e benesere.

Ma anca vardandose intorno co on poco de bonsenso xe intuitivo ke Lituania, Letonia, Estonia, Rep. Ceca, Slovakia, Slovenia (tuti stati nati ntei ultimi 20 ani) no i subirà pì łe goere cauxà dai inperi rusi, austro-ongarici, dhermaneghi, e otomani.

Par no parlar de tute łe goere ke ne gà fato far l’Italia: me nono ne gà fate 5 (sìncoe).

Ve scrivo sto artìcoło parké deso ke el Pnv el gavarà na scianta pì espoxision se moltiplicarà el numaro de persone ke de fronte al conceto de independensa łe cascarà dałe nuvołe.

Gavémo da armarse de santa pasiensa e scominsiar senpre da cao par smontar el bonbardamento de loghi comuni ke ne rivarà doso.

Ommm.

Lodovico Pizzati
Pnv

PS. Co me mojere no go fato tenpo a ribatere ke ła xe scanpà via par téndar i boce.

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Viaggio in un paese indipendente e felice.

mercoledì, 29 aprile 2009
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bandiera-slovena

Per il ponte pasquale ho scelto di fare un giretto nella vicina Slovenia, piccolo stato felice e indipendente dal 25 giugno 1991.

La Slovenia è diventata indipendente in poco tempo. I passaggi principali:

Dopo la morte di Tito nel 1980 lo stato federale di Jugoslavia inizia a scricchiolare. Era diffusa la corruzione, il nepotismo e l’inefficienza pubblica e inoltre Tito lasciò un debito pubblico elevato.
Il popolo sloveno era il più laborioso e quello che subiva la pesante tassazione imposta per perequare le risorse con le altre regioni della Jugoslavia.
Nel 1989 l’assemblea regionale della Slovenia approva il percorso di autodeterminazione. Nel novembre del 1990 si tiene il referendum: l’88% degli sloveni di dichiara favorevole alla creazione di uno stato sloveno.
Il 25 giugno 1991 la Slovenia di dichiara indipendente. Seguiranno 10 giorni di schermaglie con l’esercito Jugoslavo, senza conseguenze per la popolazione residente. L’8 luglio 1991 sono stipulati gli accordi di Brioni, con cui si stabiliscono tre mesi di moratoria prima dell’effettiva indipendenza di Slovenia. Il 15 gennaio 1992 l’Unione europea riconosce lo Stato di Slovenia.

Interviste a tre giovani sloveni:

Diana, 28 anni, accompagnatrice turistica, vive a Lubiana.
foto-diana

Laurea in psicologia, sta seguendo un master di specializzazione.
Parla perfettamente sloveno, spagnolo, inglese e italiano.

Domanda: com’era Lubiana tra il 1990 e il 1991, quindi nel periodo che va dal referendum per l’autodeterminazione e la dichiarazione d’indipendenza?

Diana: E’ stato un periodo di grande fermento. Tutte le manifestazioni politiche si tenevano in piazza del Congresso e partecipavano migliaia di persone. Quando è stata dichiarata l’indipendenza il popolo sloveno era tutto unito e felice e ha brindato e ballato in piazza del Congresso. E’ stata una grande festa, come poi non ce ne sono state più.

Domanda: Com’è vivere oggi in Slovenia?

Diana: Da quando siamo entrati nell’Unione Europea, anche il popolo Sloveno ha abbracciato molti stili di vita e di consumo europei. Per esempio sono aumentate le automobili in circolazione, provocando un forte impatto ambientale.

Domanda: hai mai sentito parlare dei legami storici tra popolo Sloveno e popolo Veneto?
Diana: si, ne ho sentito parlare, soprattutto per quanto riguarda le influenze linguistiche. Ma queste teorie sono oggi osteggiate politicamente in Slovenia.

Igor, 39 anni, noleggia biciclette e vive a Novo Mesto.foto-igor
Ha due figli di 8 e 6 anni. Anche sua moglie lavora.
Parla bene sloveno, tedesco, inglese e qualche frasetta di italiano.

Domanda: Qual’è la cosa bella che ha portato l’indipendenza al popolo Sloveno?

Igor: Ha portato ordine e cura per il nostro territorio, proprio come piace agli Sloveni.

Domanda: Cosa ha portato di negativo l’indipendenza?

Igor: dopo l’ingresso nell’Euro il costo della vita è aumentato moltissimo.

Julia, 37 anni, accompagna i turisti su una zattera a Novo Mesto.foto-julia

Parla perfettamente sloveno, inglese e italiano.

Domanda: come è stato il periodo tra il 1990 e il 1991?

Risposta: Avevamo molta paura. Non sapevamo cosa potesse succedere. Ma non c’era alternativa. Non potevamo più restare in quella situazione, governati dai Serbi.
Oggi siamo un piccolo stato e siamo in pochi a parlare Sloveno. Tutti gli sloveni parlano almeno un’altra lingua, importantissimo per noi per non essere isolati e lavorare bene con i turisti.

Domanda: Cosa ha portato di negativo l’indipendenza?

Risposta: l’ingresso nell’euro ha portato un forte aumento dei prezzi. Ma siamo comunque contenti di far parte dell’Europa: solo così possiamo lavorare con il turismo e godere di un mercato più ampio.

Cenni sulla storia del popolo Sloveno:

Gli slavi raggiunsero le terre che occupano attualmente nella seconda metà del VI secolo. Furono cristianizzati in massa dopo il 748 e nel 1335 iniziò il dominio austro-ungarico, che durò 600 anni.Il 1500 fu il periodo del ritorno della lingua e delle tradizioni slovene, come segno di un malcontento generale al dominio austro-ungarico.
Dopo la Prima Guerra Mondiale, con il crollo dell’Impero austro-ungarico, la Slovenia divenne parte nel neonato Regno dei “Serbi, dei Croati e degli Sloveni” ad eccezione della parte carsico-istriana che si trovava sotto l’Italia. Durante la Seconda Guerra Mondiale venne occupata in parte dall’Italia (con la creazione della Provincia italiana di Lubiana), in parte dalla Germania e in parte dall’Ungheria.
Dopo la Seconda Guerra Mondiale il popolo sloveno divenne parte della repubblica federata alla Jugoslavia.

La lingua slovena

Il primo documento scritto in un lingua slovena sono i testi di Freising risalenti al secolo IX, ma tranne rare eccezioni la lingua venne tramandata solo oralmente fino al secolo XVI. Allora, in seno ad un più vasto movimento europeo, anche gli Sloveni iniziarono ad usare la propria lingua, inizialmente solo in testi religiosi. Furono infatti i protestanti a fissare alcune delle regole fondamentali della lingua che rimangono valide ancora oggi. Solo dopo l’indipendenza del 1991 la lingua slovena diventa lingua ufficiale.
Una curiosità: la lingua slovena declina in singolare, plurale e duale! Solo anche la lingua macedone ha la stessa caratteristica.

2009 – la Slovenia oggi

La Slovenia conta oggi poco più di 2 milioni di abitanti su un territorio esteso come quello della regione Lombardia.
Nel 2004 la Slovenia è entrata a far parte della NATO e dell’Unione Europea. Nel 2007 la moneta ufficiale slovena, tallero, è stata sostituito dalla moneta unica europea.

Dopo l’indipendenza del 1991, l’economia slovena ha iniziato un periodo di crescita e prosperità.

Se nella ex-Jugoslavia era la regione più ricca, anche oggi la Slovenia continua a mantenere questo primato tra i nuovi paese dell’Unione Europea grazie alla costante ripresa economica e un’ottima qualità di vita.
Oggi il PIL pro capite è paragonabile a quello di Grecia e Portogallo. Dalla metà degli anni ’90 la Slovenia ha potuto compensare lentamente il crollo dei mercati dell’Europa orientale e stabilizzare così la propria economia. Da allora registra incrementi continui.
Per maggiori informazioni sull’economia slovena potete consultare:
http://www.diritto-internazionale.com/guide/slovenia.html#Situazione%20economica%20generale
Dalle ultime statistiche è stato rilevato che sicuramente nel 2011 il PIL pro-capite prodotto da uno sloveno sarà più alto del PIL pro-capite prodotto da un italiano.

Dalla guida “Slovenia – the Bradt Travel Guide” edizioni FBE

In poco più di un decennio la Slovenia si è trasformata da riluttante annessa alla Jugoslavia in democrazia europea moderna e di successo. (….) E’ difficile non ammirare gli Sloveni, che sembrano avere un’attitudine naturale per l’impegno e la determinazione nell’ottenere le cose. Invece di ritrovarsi immersi in lotte e conflitti etnici, si sono concentrati nella costruzione della loro economia, disegnando il loro piccolo paese sulle carte geografiche e infiltrandosi nei “club a porte chiuse” della NATO e dell’Unione Europea.

Il tiglio

Uno dei simboli nazionali della Slovenia è la foglia di tiglio, o “lipa” in Sloveno. Per gli sloveni e le altre popolazioni slave del sud, l’albero del tiglio è simbolo di vita, dunque i villaggi, tradizionalmente, sono stati costruiti attorno a tigli, oggi diventati antichi. Essendo nel centro geografico di un villaggio, il tiglio divenne anche il centro sociale della comunità locale, il punto in cui gli abitanti del villaggio erano soliti incontrarsi. Oltre a essere presente in tutto il paese, il tiglio compare all’improvviso anche nella musica e nella letteratura, sotto forma di poemi e canzoni per bambini. E’ stato anche utilizzato in una campagna pubblicitaria per promuovere il turismo nell’ex-Jugoslavia alla fine degli anni ottanta.

Alessia Bellon

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Small is Beautiful: Scotland

venerdì, 5 dicembre 2008
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December 5th, 2008

Last week Greenland voted its way toward independence from Denmark. This must have been an encouraging sign for nearby Scotland. There are several examples of peaceful and democratic independence in Eastern Europe: Montenegro, Slovakia, the Czech Republic, Slovenia, Lithuania, Latvia and Estonia. But this is the first case in Western Europe, and it will pave the way for Scottish self-determination.

Actually, Greenland is the most recent, but not the first case of modern-day independence in Western Europe. Ireland, for instance, gained its independence in 1922. The Scots have for centuries observed their Celtic cousins struggle economically: under the British Empire as during the 19th century’s Irish Famine, but also since independence for most part of the 20th century.

In fact, up to the 1980’s, Ireland was the poorest country in Western Europe, and for decades Scotland was a prominent place where Irish would migrate in search of work and a better life. But for the past couple of decades things have changed, and the Scots have noticed.

Ireland vs Scotland

Ireland vs Scotland

Since the late ‘80s Ireland was able to take advantage of globalization. They lowered drastically corporate taxes, which attracted Foreign Direct Investments (FDI). New firms (mostly American) invested in Ireland, and created new jobs. Unemployment went from a peak of 17% to now the lowest levels in Europe. After 20 years of unprecedented growth, today an Irish is on average richer than a Swiss.

For sure the fiscal reform was at the heart of Irish success, but it is wrong to believe that Ireland took advantage of unique circumstances. The argument goes that American companies were attracted by low corporate taxes, but they also preferred Ireland, because it gave them access to the newly formed European Union, and they spoke English as well.

This might justify why the same cannot be repeated in, say, Austria. Ireland was able to exploit its particular comparative advantage. But why shouldn’t the Scots do the same? They speak English, they are part of the European Union, they have a similar culture, and they have even better numbers in human capital and natural resources. Why not Scotland?

The Scots cannot apply the same reforms and exploit their comparative advantage because they do not have the power to. Despite devolution and generous government transfers, the Scots have no fiscal authority and cannot independently choose what’s best for them. Unlike Ireland, they are not a sovereign state. That’s what explains the growing gap between Ireland and Scotland.

In a time of free trade and global markets, the size of a country does not matter. Estonian, Slovenian, and Irish companies have access to the world market just as much as a German or British company does. But Estonia, Slovenia and Ireland provide policies better tailored for the needs of their citizens. Scotland must have the right to do the same for its people.

Lodovico Pizzati
PNV – Partito Nasional Veneto – Venetian National Party

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Il Veneto indipendente ha una dimensione di stato ideale per la globalizzazione

martedì, 11 novembre 2008
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Nel secondo dopoguerra c’erano 74 stati indipendenti, oggi siamo a quota 195 e ci avviciniamo velocemente ai 200. Ma perché in alcuni periodi storici tendono a formarsi nuovi stati e in altri periodi invece assistiamo alla fusione delle nazioni in territori più vasti e in numero minore?
Vi sono diversi studi economici che cercano di dare un’intepretazione a un fenomeno che oggi è alla propria massima evidenza storica. Tali studi affermano l’esistenza di una forte correlazione tra l’intensità del commercio internazionale e il numero di stati. Più radicato è il libero commercio e più alti sono i fattori favorevoli alla disgregazione degli stati.
Ecco che tendono ad emergere allora quelli che John Naisbitt chiama domini economici, ovvero i mercati secondo altre interpretazioni. Ecco spiegato perché nel rinascimento dominavano le economie di Venezia e Amsterdam rispetto a quelle dei grandi imperi e regni continentali.
Al contrario, in epoche protezionistiche, come nella fine del XIX secolo, si assiste all’emergere di politiche di guerra e alla crescita di grandi stati e imperi-mercato che assicuravano maggiori garanzie di commercio e sviluppo economico.

indipendenza xe poche tasse

indipendenza xe poche tasse

Oggi viviamo un periodo di lunga pace e di globalizzazione che facilita la nascita di nuovi stati indipendenti, decisamente più efficienti e competitivi rispetto agli stati grandi e popolosi con burocrazie che mal digeriscono e si adeguono alla velocità e flessibilità richiesta per poter competere in un mondo globale. Ecco spiegato perché, da un punto di vista economico, l’Italia rientra alla grande nella classifica dei dinosauri in via di estinzione. Ed ecco spiegato perché un Veneto, o una Venetia indipendente hanno molte più carte in regola per competere con gli stati emergenti, in primis con i nostri vicini indipendenti, Slovenia, Austria, Svizzera, che bene hanno compreso le dinamiche dell’oggi. La Slovenia, ad esempio, applica un’aliquota fiscale sul reddito d’impresa che dal 22% odierno entro il 2010 verrà abbassato al 20%. L’Austria ha risposto abbassandolo dal 34% al 25%. Ecco spiegato perché le imprese venete soffocano sempre più, tra il martello dello stato italiano rapace e l’incudine della concorrenza fiscale dei più piccoli stati vicini.

 

 

Partito Nasional Veneto

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Il Veneto indipendente ha una dimensione di stato perfetta per la globalizzazione

giovedì, 4 settembre 2008
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Nel secondo dopoguerra c’erano 74 stati indipendenti, oggi siamo a quota 195 e ci avviciniamo velocemente ai 200. Ma perché in alcuni periodi storici tendono a formarsi nuovi stati e in altri periodi invece assistiamo alla fusione delle nazioni in territori più vasti e in numero minore?

Vi sono diversi studi economici che cercano di dare un’intepretazione a un fenomeno che oggi è alla propria massima evidenza storica. Tali studi affermano l’esistenza di una forte correlazione tra l’intensità del commercio internazionale e il numero di stati. Più radicato è il libero commercio e più alti sono i fattori favorevoli alla disgregazione degli stati.
Ecco che tendono ad emergere allora quelli che John Naisbitt chiama domini economici, ovvero i mercati, secondo altre interpretazioni. Ecco spiegato perché nel rinascimento dominavano le economie di Venezia e Amsterdam rispetto a quelle dei grandi imperi e regni continentali.
Al contrario, in epoche protezionistiche, come nella fine del XIX secolo, si assiste all’emergere di politiche di guerra e alla crescita di grandi stati e imperi-mercato che assicuravano maggiori garanzie di commercio e sviluppo economico.
Oggi viviamo un periodo di lunga pace e di globalizzazione che facilita la nascita di nuovi stati indipendenti, decisamente più efficienti e competitivi rispetto agli stati grandi e popolosi con burocrazie che mal digeriscono e si adeguono alla velocità e flessibilità richiesta per poter competere in un mondo globale. Ecco spiegato perché, da un punto di vista economico, l’Italia rientra alla grande nella classifica dei dinosauri in via di estinzione. Ed ecco spiegato perché un Veneto, o una Venetia indipendente hanno molte più carte in regola per competere con gli stati emergenti, in primis con i nostri vicini indipendenti, Slovenia, Austria, Svizzera, che bene hanno compreso le dinamiche dell’oggi. La Slovenia, ad esempio, applica un’aliquota fiscale sul reddito d’impresa che dal 22% odierno entro il 2010 verrà abbassato al 20%. L’Austria ha risposto abbassandolo dal 34% al 25%. Ecco spiegato perché le imprese venete soffocano sempre più, tra il martello dello stato italiano rapace e l’incudine della concorrenza fiscale dei più piccoli stati vicini.

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I STATI CEI I XE CUEI CO PI SKEI

lunedì, 30 giugno 2008
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Do mexi fa xero drio rumegar fra i dati de l’Eurostat par pareciar ła me prexentasion al convegno (del 6 de april a Grixignan, varda el video, ndr), e vołevo védar se xera propi vero. Posìbiłe ke na teoria sentìa diexe ani prima a Georgetown University sol parké de l’indipendensa ła gavése xa on riscontro ntei dati? Me ricordo ncora ke soło mexi dopo l’evento del canpaniłe de San Marco, el prof. Alesina de Harvard University el prexentava na so teoria soi motivi economici de l’indipendensa. Tuto somà ła xera na spiegasion pitosto banałe: durante periodi de paxe e comercio libaro i stati cei i xe połiticamente pì eficenti, e i sitadini de stati masa grandi i spésega par na dimension połitega consona ałe exigense del momento.

Del parké free-trade e globalixasion i ciama on ecuilibrio de stati cèi, a go xa tratà in te n’articoło precedente. Ma xe propi vero? Co ke go visto i dati de pil pro capite dei paexi europei no ghe credevo. [vedi fig.1] Gnanca farlo a posta, i paexi pì riki de l’Europa osidentałe i xe tuti picołeti. Picenini almanco a confronto dełe grandi superpotense otosenteske (Regno Unìo, Fransa, Xermania, Italia, Spagna) ke catemo in fondo clasifica. Ste grandi economie dei G7, ke in doxento ani ne ga dà tante guere, i ga i sitadini ke in media i xe i pì poaréti de l’Europa osidentałe. Unica ecesion xe Grecia e Portogało, ke łe catémo in cóa, ma canbia póco.

[figura 1]

figura 1

Ma come xe posìbiłe sta tendensa? [Vedi fig.2] Semo bituà a l’idea ke xe soło on problema talian, ma anca se xe vero ke l’Italia ła xe in pikiata lìbara, xe on problema ke ga anca altri dinoxauri de nantra epoca. Pì i se verxe i marcà mondiałi pì teren sti pakidermi i perde rispeto a stati pi cei e eficenti.

[fig. 2]

figura 2

Par exenpio l’Irlanda ntei ani otanta ła xera fra i stati pi poareti de l’Europa osidentałe, ma ancó i irlandexi i xe in media pì riki adiritura anca dei sviseri. L’irlanda ła xe sta bona de sfrutar dełe oportunità globałi parké ła gavea ła flesibiłità necesaria par atuar na serta połitica. Na flesibiłità ke, par exenpio, ła Scosia no ła ga parké al contrario dei irlandexi, i scosexi i xe ncora suditi deła corona britanega.

L’eficensa de stati picenini ła se nota anca vardando l’Est europeo [Vedi fig.3]. Tuti stati co poki milioni de abitanti e tuti in forte cresita. Unica ecesion, forse ła Połonia ke, co i so 40 milioni de abitanti, ła xe forse ła nasion co cresita pì moderà. Da notare anca ła cresita sia de ła Republica Ceca ke deła Slovakia. L’indipendensa de ste do nove nasion saltà fora dal vecio contenitor artificiałe ciamà Cecoslovakia, dimostra ke tute e do ste regioni łe ga giovà da sta indipendensa, e ke no xe vero ke ła cresita de na region ła xe a scapito de nantra. Co l’indipendensa se vinse tuti.

[fig. 3]

figura 3

Xe invese preocupante el caxo contrario de ła Xermania de l’Est. Al contrario de ceki e slovaki ke i ga optà par l’indipendensa, lori i xe ndà far parte deła granda federasion todesca. Deso a l’interno de on contenitor de otanta milioni de persone i xe drio perdar colpi anca a dispeto de tuti i skei ke vien ponpà a Berlino dai fondi deła “federasion” todeska. [vedi fig.4].

[fig. 4]

figura 4

Se se baxemo sui fati invese ke su i luoghi comuni, e vardemo i sucesi de indipendensa de sti ultimi vent’ani, catemo altro ke cresita economica: Lituania, Letonia, Estonia, Rep. Ceca, Slovakia, Slovenia, Montenegro…Tuti in cresita, tuti contenti. Al di de ancó, na indipendensa no xe soło ła salvesa par ła Venetia, ma anca par altre realtà altretanto sucubi de sto contenitor Italia. Indipendensa voria dir pi comercio e raporti co Emilia, Toscana, Sicilia, Sardegna…propi fà ceki e slovaki.

Ałora, se da bravi managers gavemo da investir par on futuro pì roxeo, no podemo sevitar butar via skei in te na infrastrutura vecia, inmufìa e ruxenìa come ke xe el contenitor Italia, on cimelio de nantra epoca. Gavemo invese da studiar el modeło połitico ke funsiona par altre regioni d’Europa e ver el corajo de investir so l’inovasion.

Lodovico Pizzati, Washington D.C. (USA)

Docente di economia a Cà Foscari (Venezia)
Consulente della Banca Mondiale
Coordinator Comision Economia del PNV

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