Articoli marcati con tag ‘venetia libera’

Abruzzi 2009: un terremoto di indignazione.

lunedì, 13 aprile 2009
government,politics news,politics news,politics

Quanta fretta nel seppellire i morti. “Che fretta c’era, maledetta primavera…”, era il refrain di una vecchia canzonetta. Certamente tutto fa, tutto serve a portare acqua, o sangue al proprio mulino. Al mulino dell’autodifesa e autolegittimazione di ITA, l’unica repubblica in cui i terremoti non fanno cadere le strutture più pericolanti, marce e oscenamente obsolete che ci siano, quelle della politica.
Tutto serve a portare sangue al proprio mulino, anche e soprattutto un terremoto. Le bare non si possono scrollare di dosso il trikolore, i poveri morti se lo devono tenere addosso, magari riflettendo in Paradiso sul fatto che qualcuno perfino quel terremoto e la loro morte aveva predetto: ma le vestali del trikolore lo avevano messo violentemente a tacere.
Come nella mitologia greca, come Laocoonte, che fu punito dagli dèi per la sua (giusta) predizione con una morte orribile, aveva anteveduto il cavallo acheo che espugnò Troia con l’inganno. Certamente, il ricercatore che aveva previsto il disastro non è stato assalito dal serpentone della dea irata e furibonda, ITA si limita ad “avvisi di garanzia”. Ma perché ascoltarlo?
Non era un barone universitario, non un dirigente iperpagato e iperamminigliato, non era un intellettuale della corte berlusconiana, che tanti ne vanta, era un povero ricercatore come molti, e dunque non era Bertolaso, qualche altro grande papavero. La sua scienza non era quello di Stato, e dunque valeva meno di niente. L’aumento del livello del radon? Ma che stupidaggini, che cagate, avranno detto i professoroni di ITA. Non è neanche “ordinario”, come possiamo dargli retta?
Se qualche alto dirigente del CNR, qualche servo salito alle vette della scala sociale dell’ignoranza non certifica la scienza, essa cosa vale? Niente, ovviamente. E intanto questi poveracci sono morti.
Il Presidente del Consiglio prende il destro per richiamare alla “unità nazionale”, ovvero l’unità del suo nuovo partito, il prossimo partito comunista parasovietico e paraitaliano che ci aspetta. Unico. Ma non nel significato nobile dell’attributo. Che fretta c’era di seppellire con funerale di Stato, alla presenza di molti dei tenutari maggiori di ITA, morti a cui si stanno aggiungendo altri morti. No no no, non si poteva aspettare il computo finale, lo Stato ITA dove cogliere l’attimo, per presentarsi benefattore, magnanimo, pio, dolente.
Gli alti tenutari dicono che la ricostruzione sarà lunga: quanto basta per trovare le imprese amiche e da favorire, “la guerra è la guerra, un affare un affare”, diceva un grande poeta comunista, Edoardo Sanguineti. Lo stesso vale per i terremoti. Nel frattempo i comunisti sono morti o moribondi, tutti i loro ideali di “giustizia sociale” si sono trasformati in statalismo puro, e difesa dei privilegi dei privilegiati. Eccoli, i veri alleati di Berlusconi. Torniamo in Abruzzo, però.
E gli altri morti, quelli dissepolti dopo? Eh, eh, si impicchino! A loro non spetterà il funerale di Stato con gli alti tenutari, con i mandarini e i mandaranci di ITA, ci andrà qualche sindaco, qualche assessore, un presidente della Pro-loco, due cani, tre gatti, una tv locale. Eppure sono morti la stessa notte, li hanno solo disseppelliti dopo. Così è. Che disgrazia non essere dissepolti in tempo per la gran cerimonia di Stato, perdersi le sincerissime lacrime di cotante persone sincere.

La liberazione da tutto questo è nelle nostre mani. Riflettiamoci. O anche noi saremo sepolti dalle macerie della morale, e della verità, che crescono ogni giorno, per ognuno dei tanti terremoti silenziosi che uccidono gli abitanti di ITA, finché non saranno cittadini della Sardegna, della Venetia, degli Abruzzi liberi.

Paolo L. Bernardini

Popularity: 1% [?]

ITALYAN: L’isola del Boia!

domenica, 15 marzo 2009
government,politics news,politics news,politics

Secondo una poetica paraetimologia ebraica, “Italia” significherebbe “isola della rugiada divina”, da “i”, isola, appunto, e “tal”, rugiada – a cui è dedicata anche una bellissima preghiera del popolo di Israele. Ma vorrei proporre un’altra paraetimologia, altrettanto suggestiva (ma meno lirica). L’isola del boia. “Talyan” significa infatti boia, in ebraico. Perché ITALYAN sta uccidendo non solo tutte le libertà, anche la voglia di vivere dei suoi sudditi. Non sarebbe l’ora di porvi fine? Di ritorno da USA, Germania e Sud Africa, in ordine inverso, non ho potuto fare a meno di notare come in tutti questi paesi, certo non privi di problemi, vi sia un grado di libertà maggiore, infinitamente maggiore, rispetto a questa repubblica delle banane marce in cui siamo impantanati da troppo tempo. Sono del tutto maturi i tempi per una Venetia libera, per una Sardegna libera, per una Liguria libera, e via così. E allora l’Italia tornerà davvero ad essere un’isola di rugiada divina, non ridotta, ma elevata al rango che le spetta di “espressione”, ovvero di luogo geografico. Bellissimo, e chi lo negherebbe?

L’anno prossimo si terranno le elezioni regionali. Proviamo ad ipotizzare per un momento che il governo regionale eletto divenga anche il primo governo della Venetia libera. Certamente, ingegneri costituzionali penseranno alla forma di governo migliore per il futuro, ma per intanto un consiglio regionale potrebbe benissimo gestire il trapasso della Venetia da colonia di ITALYAN, a paese libero. Quindi se qualcuno è spaventato dal venir meno del mesto tiranno, si rassicuri, non mancano gli strumenti per gestire politicamente la vita della Venetia finché una nuova costituzione non detterà le forme politiche dello stato veneto rinato. Tutto quello che è di ITALYAN, scuole, tribunali eccetera, diverrà di competenza, e proprietà, della Venetia, della Regione divenuta governo, per quanto provvisorio. Insomma, nessuna rivoluzione, nessuna disoccupazione, anzi. Se per un periodo di 5 anni venisse mantenuto il sistema fiscale di ITALYAN, la Regione divenuta Governo sovrano si troverebbe ad amministrare un immenso flusso di denaro. Quanto basta per gestire la transizione, anche in termini economici. Ma poi, e forse ben prima di 5 anni, si applicherà una flat tax del 20% al massimo, e sarà finita l’era del boia obeso che per un secolo e mezzo si è mangiato la ricchezza dei Veneti. E di tutti gli altri popoli di ITALYA, che senza codesto boia sarebbe davvero l’isola della rugiada divina.

Che liberazione! Non vedere più le facce di merda che ci governano in televisione, ma vederle se mai quando si parla di quel che avviene in un paese straniero, con la stessa sensazione di sollievo che si ha o si aveva nel vedere in televisione Bokassa, Idi Amin Dada, Pol Pot, Castro, Kim Yong-Nam.

Svegliamoci! Facciamola finita con ITALYAN. Possiamo farcela!

Paolo Bernardini

Popularity: 1% [?]

Addio alle menti. Un’ipoteca sul futuro.

giovedì, 18 dicembre 2008
government,politics news,politics news,politics

Mi hanno fatto riflettere, in questi giorni, due notizie. La prima pubblicata sul “Chronicle of Higher Education”, uno dei più importanti giornali dedicati al mondo universitario, americano e non solo. La Cina sta facendo ritornare, in quello che l’articolista chiama “reverse brain drain”, i suoi cervelli migliori dall’America. Ma anche diversi cervelli americani stanno ora guardando alla Cina, per la carriera accademica. E il fenomeno si rivela preoccupante anche per gli atenei americani. L’altra notizia riguarda un solo studioso, invece, e che io sappia non è mai stata pubblicata sui giornali. Un filosofo, giovane e di fama internazionale, ha lasciato l’università italiana per tornare in Inghilterra. Ora, poiché entrambi siamo stati “biografati” nel medesimo libro, di gran successo, del 2001, Cervelli in fuga, e forse qualche volta in passato le nostre strade si sono incrociate, la cosa mi ha colpito; poiché entrambi nel 2001, io in Australia, e lui da qualche parte nel mondo, esprimevamo in un modo o nell’altro una nostalgia per l’Italia, intesa come luogo degli affetti, certo non per l’abominio ITA, lo stato. Evidentemente in quasi un decennio questa “nostalgia” è venuta meno, almeno per lui. Non credo che la stampa abbia parlato delle sue dimissioni. Svilita dall’essere mani dello stato, milioni di euro di finanziamento pubblico vanno ai principali quotidiani, e ai principali media, la stampa preferisce di occuparsi del calciatore che arriva, delle tette delle veline, della strage di Erba, cercando di gettare un velo di menzogna sul disastro che si avvicina, mischiando sesso sangue e denaro nel modo più vile, tanto da rendere un film snuff moralmente più corretto e visivamente più godibile.
Uno studioso di grande valore che va via non fa notizia. E chi se ne frega! Non ha milioni di tifosi pronti a morire, e a uccidere per lui, dando infinita gioia ai presidenti delle società di calcio, che per ogni morto allo stadio sentono cresciuta la loro importanza, e il loro ruolo del mondo, legati come sono al mondo pubblico di ITA, in quella cloaca massima che è il massimo campionato di calcio. Panem et circenses. Ma la miseria cresce, e gli spettacoli dovranno diventare sempre più estremi, per poter intrattenere. Si darà in pasto alle fiere Pippo Baudo, Fiorello verrà fatto combattere contro un leopardo?
E invece, per ogni studioso di valore che si allontana, la misera ITA diventa ancora più misera e triste. E’ un degrado costante; cadono i tetti delle scuole, muoiono gli studenti, le università sono ridotte a scuole superiori di basso livello, la ricerca è altrove, le strutture eccellenti sono altrove, i buoni docenti sono altrove, o vanno altrove.
Nella Venetia libera non sarà così. Sarà il contrario.
Ma non è neanche il caso di ribadirlo.
Il degrado è davanti agli occhi di tutti, nel nostro sistema universitario. E in generale in tutti i settori dell’istruzione, la Cenerentola nel paese delle Cenerentole, la Cenerentola al Quadrato. Un giorno le università della Venetia rifioriranno. Non dubito. Quando la libertà sarà riconquistata.

Paolo Bernardini
Presidente Partito Nasional Veneto

Popularity: 1% [?]

Cartoline dalla Venetia libera. III. L’Hotel Montecarlo di Montegrotto Terme

lunedì, 8 dicembre 2008
government,politics news,politics news,politics

Negli annali fitti della storia della decadenza e caduta di ITA vi sono pagine gravi, e pagine meno gravi, ma che illuminano tutto un modo di pensare e procedere che sarà sempre più visto come proprio di questo regime coloniale in via di esaurimento. Il caso che qui porto, come terza cartolina dalla Venetia libera, è quello di uno dei tanti edifici abbandonati che si trovano nel territorio della Venetia – ad esempio, centinaia di manufatti architettonici riconosciuti dall’apposito Istituto, come “ville venete” – per la precisione nel pieno centro di Montegrotto Terme. Lo vedo quasi ogni giorno, e mi domando sempre (così come fanno centinaia di turisti, soprattutto tedeschi): “Ma come è possibile che un albergo così bello, nel pieno centro di Montegrotto, davanti agli scavi romani, sia da anni in abbandono?”.

Hotel Montecarlo a Montegrotto Terme

Hotel Montecarlo a Montegrotto Terme

Si tratta dell’Hotel Montecarlo, o di quello che un tempo era l’Hotel Montecarlo. Ora, nessuno contesta ai proprietari il loro diritto a fare del proprio bene ciò che vogliono. Può darsi pure che il proprietario sia un patriota veneto, che vuole tenere in tale stato il proprio edificio finché la Venetia non sarà libera. Non si sa mai. Il diritto di proprietà, continuamente violato da ITA, sarà considerato sacro e santo nella Venetia libera. Ma sorgono tuttavia alcune domande. Perché un bene che potrebbe rendere, sia al proprietario, sia alla cittadinanza (anche solo come rendita indiretta: i turisti non vedrebbero un manufatto assai bello in abbandono nel pieno centro di una località vivacissima, e sostenuta dal turismo stesso), viene lasciato in quello stato? Sorge dunque il dubbio legittimo che si tratti di questioni legate a procedure fallimentari, o comunque giudiziarie, fosse pure un’eredità giacente. Poniamo che lo sia. E’ nel pieno diritto degli eredi in lite mantenere tale lite, fosse pure per sempre, come nel film “I duellanti” di Ridley Scott, finché entrambe le parti non saranno soddisfatte. Ma dovrebbe pure esistere, dal momento che la comunità è coinvolta in tale scelta, un mediatore pubblico che convincesse le parti a venire a termini, per il bene sia loro (un pezzo di immobile così non rende certo ai proprietari, ma costa), sia pubblico. Il problema che ITA ha creato uno iato, spesso un odio, tra pubblico e privati. Una nuova amministrazione delle “comunità” dovrà ricomporre questo odio, e mostrare la verità di una delle poche leggi valide enunciate da Smith, ovvero il fatto che il benessere privato si lega inequivocabilmente con quello pubblico (ma lo diceva già Mandeville nella sua Fable of the Bees, la favola delle api che divenne uno dei libri più letti del Settecento). Non muore nessuno certo se l’Hotel Montecarlo diventa anch’esso una rovina, anche se non romana, e tiene degna compagnia a quelle che guarda dall’alto della sua mole. Ma non ci guadagnano né i proprietari, né il paese. La Venetia libera dovrà prendere in esame migliaia di casi come questo. Rispettando certamente, innanzi tutto, la volontà dei proprietari, ma istituendo un sistema razionale di gestione del territorio, facendo comprendere come esista una serie di danni che provengono dal mancato utilizzo di grandi risorse, o anche di piccole. Nella Venetia libera si cercherà di evitare ogni spreco pubblico, e di aiutare con riguardo a risolvere controversie che spesso, danneggiando il privato, danneggiano anche il pubblico. Sono piccole cose, ma sono importanti. La sindrome dell’Hotel Montecarlo credo interessi migliaia di edifici nella Venetia.

Paolo Bernardini
Presidente PNV

L’Hotel Montecarlo di Montegrotto Terme

L’Hotel Montecarlo di Montegrotto Terme

Popularity: 1% [?]

Le università della Venetia libera (e quelle di ITA)

lunedì, 17 novembre 2008
government,politics news,politics news,politics

1. Il passato…

Nell’ultimo numero dell’Economist, 15-21 novembre 2008, c’è un breve articolo in cui il sistema universitario italiano viene, una volta ancora, messo alla berlina, con grande solidità di argomenti. Il sistema è definito come il settore pubblico “peggio gestito, più corrotto e meno produttivo” di tutti quelli di ITA (come se gli altri fiorissero…). Vengono citati i soliti casi di nepotismo, di anzianità del corpo docente, il fatto che non vi sia nessuna università italiana nelle classifiche (sono diverse) delle prime 100 al mondo, la scarsità relativa dei finanziamenti, il fatto che vi siano varie università di ITA in bancarotta, e tutte quelle cose che chi opera (anche) nel mondo dell’università pubblica di ITA ben conosce.

The Economist - Europe Edition - Nov 15th 2008

The Economist - Europe Edition - Nov 15th 2008

Devo dire che per me in particolare leggere queste due pagine è particolarmente irritante. Non perché dicano il falso, ma perché è un quarto di secolo che sento dire le stesse cose, in italiano, in inglese, in francese, in tedesco. E’ come un brutto sogno che si ripete. Ma non è un sogno, è la realtà. Queste cose le ho scritte e dette in così tante sedi io stesso.
Nell’università italiana io – citando il replicante di “Blade Runner” – “ho visto cose che voi umani non potete neanche immaginare”, ma non erano le celebri “astronavi in fiamme nella costellazione di Orione” di Roy Batty (magari!), erano figli, mogli, nipoti, amanti, nonne, nonni, portaborse, leccaculo, cugini, amichetti, amichette, servi dei sindacati, dei partiti, delle conventicole, massoni, scribacchini, “tecnici laureati”, avventizi, semilavorati del sapere, balordi, sbalorditi, comari, compari, mandati in cattedra al posto di studiosi di valore; ho visto un’intera generazione, la mia, dei quarantenni, esclusa dall’università, migrare verso lidi migliori, in America, ma anche in Giappone, in Inghilterra, in Svizzera; vedo che quel che accadeva a me da giovane accade ai trentenni di oggi; ho visto persone di immenso valore in preda ad esaurimenti nervosi perché non riuscivano ad entrare nel sistema, e magari non se la sentivano di andare all’estero, o non potevano, non tutti possono, non tutti sono stati aiutati da tante fortune come me; ho visto anche qualcuno suicidarsi.
Per questo trovo queste letture irritanti, repetita – di solito – iuvant, ma in questo caso non hanno “iuvato” a un bel niente. Bontà dell’anonimo articolista, “some valuable research and inspirational teaching are done in Italian universities”. Certamente, con le mie modeste forze credo di far questo, di far ricerca e di ispirare tanti giovani. Non sono certo il solo, così fanno diversi miei colleghi. Ma chi lo fa sono i rari nantes in gurgite vasto, nel gorgo vastissimo di acque reflue, fatte di miserie, invidie, povertà oggettiva e povertà di spirito.
Un capitolo della mia autobiografia lo dedicherò un giorno a tutte le schifezze che ho visto, anche ultimamente, prima dall’esterno, e poi dall’interno del sistema; ho visto perfino in un clima di totale povertà rifiutare uno studioso eccellente proveniente dalla Bulgaria per un posto temporaneo di quattro anni, per cui il governo centrale di ITA bontà sua avrebbe contribuito, se la domanda fosse stata accolta, con circa 220.000€ più almeno 30.000 di fondo di ricerca individuale; a fronte di un investimento locale pari solo a circa 45.000€, un “matching grant” per coprire le spese contributive (23% all’INPS), che con rara ragionevolezza il governo centrale di ITA avrebbe chiesto alla singola università; nel frattempo però, mentre invidie e meschinerie varie bocciavano questo “ritorno di un cervello”, era stato bandito, nella mia disciplina, un posto da ricercatore (di Storia moderna), a Scienze Matematiche Fisiche e Naturali (!), per “sistemare”, sic tradunt, la moglie di uno già lì dentro. Ma queste sono le gocce del mare.
Queste cose le vedevo quando ero fuori dal sistema, ora che per un caso del tutto fortuito ci sono dentro – giuro che non venduto l’anima ma neanche parti del corpo poco nobili – continuo a vederlo, impotente ad arginarle. D’altra parte, cantava Battisti, “come può uno scoglio arginare il mare” di inefficienza e corruzione che caratterizza le università di ITA (e tutti gli altri settori, peraltro)? La soluzione non è in nessuna riforma (le hanno già tentate tutte…) ma come per tutto il resto è nella nascita della Venetia libera.

 

2. Il futuro…

La Venetia libera terrà in gran conto il sistema universitario. Come ogni piccolo Stato prospero, molto probabilmente molto presto le sue università saliranno nei ranghi mondiali. Nella classifica 2008 delle migliori università al mondo del THES, un notevole e notissimo giornale inglese dedicato al mondo universitario, figurano tra le prime cento università di Belgio, Svezia, Svizzera, Olanda, Israele, della Corea del Sud, della Finlandia, della Danimarca, di Singapore, di Hong Kong. Accanto ai colossi americani e ad Oxford e Cambridge, ai primi posti. Per comprendere qual sia la competizione mondiale, la Boston University per cui lavoro, un colosso autentico, figura solo al 46° posto, ma è già qualcosa di cui il Presidente Brown si è detto fiero.
Innanzi tutto, la Venetia potrà capitalizzare sia sul passato glorioso di Padova, sia sul suo presente: Padova conserva nuclei di eccellenza notevolissimi, e tanti di quei “rari nantes” di cui ho parlato sopra vi lavorano. Poi, anche Venezia e Verona hanno fatto molto e in alcuni settori sono note nel mondo.
Le università della Venetia, se rimarranno di Stato – cosa che potrà essere sottoposta a discussione – godranno comunque, in una situazione di accresciuta ricchezza nazionale, dei benefici che toccheranno ad ogni altro settore (previa radicale risanamento): finanziamenti almeno doppi, che porteranno ad un notevole aumento, tra l’altro, degli stipendi assolutamente miserabili ora elargiti da ITA, non perché siano in assoluto miserabili (in questo hanno ragione Alesina e Giavazzi) ma perché il costo del lavoro e la tassazione altissima, unita al costo della vita di ITA, li rende tali. Ovviamente si studieranno riforme strutturali profonde, ma non necessariamente si butterà via il bambino con l’acqua del bagno. I legislatori della Venetia saranno molto accorti, nel processo di decolonizzazione. Per le università come per tutto il resto. Ma sicuramente il sistema verrà profondamente cambiato, innanzi tutto razionalizzando le risorse.
Perché il problema del sistema ITA non è solo nella scarsezza di risorse, ma anche nel loro cattivo utilizzo. Le due cose immagino che secondo le sofisticate teorie dei disastri e delle catastrofi, della “fuzzy logic”, vadano insieme. Gli esempi sono infiniti. Perché ad esempio un giovane professore, chiamato “ricercatore”, può insegnare al massimo 40 ore all’anno, un associato 80 e un ordinario 120? Che cosa significa questa idiozia di ITA? Negli US tutti i professori insegnano più o meno gli stessi corsi, le stesse ore. E producono pure scientificamente. Se i “ricercatori” hanno così poco insegnamento, allora chissà quanto produrranno scientificamente! Invece non è vero. Non vi è nessuna correlazione provata tra minore attività didattica e maggiore attività scientifica. Almeno da noi. In genere, i ricercatori ricercano poco, e insegnano ancor meno. A cosa servono? Insomma, si prendono una misera sinecura.
Le università della Venetia prenderanno a modello le migliori del mondo. Sapendo benissimo che all’inizio, e forse per un secolo o più, non si potrà raggiungere Yale o Oxford. Ma intanto si lavorerà in quella direzione. Utilizzare al meglio le risorse che ci sono, e quindi aumentarle. Un altro esempio del disastro del sistema universitario di ITA: i dottorati di ricerca. Introdotti circa 25 anni fa, hanno prodotto certamente diverse migliaia di dottorati. Quanti si sono inseriti nel sistema di ITA? Una percentuale assai bassa. Sicuramente assai più bassa degli equivalenti Ph.D. nel sistema anglosassone. Non si può fare un’università di ricerca? Bene, si faccia allora un’università sul modello dei prestigiosi college americani, Williams, Amherst, Wellesley, dove si conseguono solo lauree di “primo livello”. Non è escluso che nei primi anni delle università della Venetia, in attesa di mettere a posto le cose, si proceda così, chiudendo il miserrimo capitolo dell’età coloniale, chiamato “dottorato di ricerca”. E via così. Avrei da scriverci un libro, perché questo è il settore dove lavoro. Ma riservo l’impresa ai tempi non lontani in cui si lavorerà anche in questo senso in una Venetia libera, cosmopolita, e dove la “Patavina libertas” di cui si fregia l’ateneo di Padova avrà riacquistato il suo vero significato. Ora è una vuota formula, che testimonia se mai o dei gloriosi tempi passati, o di quelli speriamo altrettanto gloriosi che verranno.
Sono pronto a scommettere che Padova dopo l’indipendenza, in dieci anni o meno, figurerà tra le prime cento università del mondo. Attualmente, nella classifica citata prima, che comprende 200 università del mondo, l’unica università di ITA che vi compare è Bologna, al 192° posto. Sembra poco, ma dato il disastro generale, è un megarisultato. Onore ai felsinei!
E’ come essere il numero 192 della classifica ATP e giocare a tennis su una sedia a rotelle.

Paolo Bernardini

Popularity: 1% [?]

Lettera ai pescatori di Chioggia, e agli abitanti di IT tutti

venerdì, 6 giugno 2008
government,politics news,politics news,politics

Stiamo assistendo ad uno strano periodo, di “luna di miele” tra IT e il suo nuovo governo. Come tutti i malati terminali della storia, siamo “felici” di avere un medico nuovo, che ci prescrive un pochino in più di morfina, sotto forma di retorica, soprattutto, e di azioni ad effetto: “Licenziamo i pelandroni!”, “Togliamo l’ICI!”, “Tassiamo i profitti “in eccesso dei petrolieri!”. Una volta si cambiava il nome ai malati terminali, antica pratica già della magia animistica. Può darsi che per l’effetto placebo vivessero un poco di più. Nella convinzione di essere altri, quando invece rimanevano gli stessi. In realtà, IT si sta avviando a grandi passi verso il sottosviluppo. In questo sottosviluppo, ci si attacca “alla bandiera”, come una sorta di ultima spiaggia, “morire – di fame – per la Patria”. Ma non funziona. Per la patria si moriva per altre ragioni; per difenderla, o per costruirla. E’ indegno di un essere umano, e dell’umanità, morire per la Patria perché la patria nel frattempo è divenuta una casta di governanti e notabili che per impinguare vieppiù costringono il popolo alla fame. E allora tutti i nodi verranno al pettine, perché il medico è cambiato, ma la malattia e il malato sono sempre gli stessi, e come vuole la natura si aggravano. Non ci rendiamo conto che diventiamo sempre più poveri, e sempre più schiavi? Oggi Ivone Cacciavillani si dice orgoglioso di essere “schiavo” della costituzione di IT, felice per questo. Ma noi non lo siamo!!! Siamo infelici. Sono infelici i pescatori di Chioggia perché il gasolio ormai costa troppo, e non possono più mettere in mare le loro barche. Ma lo sanno che oltre il 60% del prezzo del gasolio è dovuto all’accisa statale? Sono consci di quest’atto criminale compiuto da IT per impedire lo sviluppo, ma ancor prima, la felicità dei propri abitanti? Le accise sui carburanti sono state create in età coloniale, con queste accise sono stati finanziati gli stermini di neri d’Africa, e la conquista di terre che nulla avevano a che fare con IT, è stato finanziato l’ultimo atto di espansione sabauda, quella oltremare, finito malissimo, come sperabilmente finirà male, e presto, l’espansione in Sicilia, quella nella Venetia, e tutte le altre. Che ha ragione ha una tassa di questo tipo?

Una cosa è certa: nella Venetia libera non vi saranno tasse di questo tipo, non vi sarà nessun bisogno di tassare i carburanti. Non ci sarà nessun Corno d’Africa da conquistare, ma neanche nessun parassita di Stato da foraggiare. Il fatto che gli abitanti di IT accettino tutte le esazioni imposte loro da un sistema bacato e criminale è indice di enorme rassegnazione. La scelta dei giovani infatti è questa: o la rassegnazione, unita alla speranza di entrare in qualche modo nelle caste improduttive che reggono IT, e quindi sopravvivere facendo pure un salto di qualità, oppure la fuga: nel resto del mondo, dove migliaia di veneti emigrano già ogni anno. Come sono emigrati dal 1866 in fondo, dal momento in cui la Venetia divenne colonia sabauda, e non ritornò ad essere libera come nel 1797 (e per 11 secoli in precedenza).

E allora pescatori e trasportatori, cittadini tutti, cominciate a pensare ad un mondo in cui il carburante non viene tassato. Sembra poca cosa, ma non lo è. Vi consentirà di vivere. E questo mondo si chiama Venetia libera. Cominciate tutti a sognarlo, e a ritagliarvi un piccolo spazio in questo sogno. Cominciate ad essere come il mondo che vorreste, come dice nel suo nuovo album Alanis Morissette. Altrimenti, se la miseria non toccherà voi, toccherà certamente i vostri figli. Non sarà soddisfazione grande se qualcuno poi fascerà i loro corpi emaciati e forse morti in un tricolore. Quel progetto di IT è finito, morto e sepolto. E con questo non voglio dire che molti non vi abbiano davvero creduto, e non abbiano dato la vita in tutta onestà per questo. E allora i morti delle Cinque Giornate di Milano, ad esempio, morivano davvero per l’Italia. Ma quello che questa è diventata, IT, farebbe orrore anche a coloro che hanno dato la vita per creare la nazione. Sarebbe bello che su tutte le barche dei pescatori di Chioggia sventolasse il gonfalone di San Marco. Che ora piace anche ai no-global, che assaltano la Lega sventolandolo. Forse qualcuno a sinistra ha capito che l’indipendenza della Venetia sarebbe di immenso giovamento prima di tutto ai meno abbienti. E allora anche coi no-global possiamo dialogare. Sventolerò per primo il gonfalone il giorno della visita del presidente di IT a Castelfranco. Ci andiamo tutti?

Posto che i no-global e tutte le forze politiche e sociali che vorranno unirsi a noi abbiano chiaro che quel che viene costruito con la violenza è distrutto sempre da una violenza di pari intensità. E che l’indipendenza deve essere raggiunta in modo pacifico. Se a qualcuno sta ancora a cuore il proprio futuro, se qualcuno ancora non è del tutto schiavo della morfina del welfare state, quel qualcuno sappia che esiste una via per la libertà e la felicità, e si chiama INDIPENDENZA.

Paolo Bernardini
Presidente nasional PNV
Web: www.pnveneto.org
E-mail: info@pnveneto.org

Popularity: 1% [?]

Ministri per caso. Sulla degenerazione di IT e la necessità di una Venetia libera.

mercoledì, 14 maggio 2008
government,politics news,politics news,politics

Quando si tocca il fondo è sempre possibile risalire? Alcune volte sì, altre volte no. Si può toccare il fondo “come corpo morto cade”, e non risalire più. Solo il corpo vivo, pieno di aria, disperatamente risale dagli abissi in cui il destino, e la propria indifferenza, lo fano cadere, come in un gorgo malefico di un mare mortale. Se si analizza in dettaglio la nuova “squadra di governo”, il plotone d’esecuzione di IT, ci domandiamo davvero perché esista un cotale scollamento tra le professionalità dei ministri, e i dicasteri loro affidati. Questo perché assistiamo con gli applausi di Veltroni – ma allora Veltrusconi non è un’altra creatura di Stephen King, esiste! – al parto di un governo i cui ministeri sono affidati a soggetti del tutto slegati dalla materia oggetto di disciplina controllo e, sperabilmente, miglioramento, da parte del ministero in oggetto. Il Ministro dell’Università non è parte del corpo docente, che conta 60.000 “strutturati” e almeno altrettanti “precari”, né d’altra parte è un “cervello in fuga” che ha insegnato altrove nel mondo. No, il suo merito (attenzione al concetto di “merito”, è estremamente ambivalente e pericoloso) è quello di aver servito fedelmente e con zelo la causa di un partito, ed è stata premiata per questo. Per questo, avrebbe potuto anche andare altrove, in un altro ministero. Queste sono le logiche partitocratiche. Quel che stupisce, non sono i loro tristi meccanismi, ormai a tutti chiare e note, quanto il fatto che nessuno si ribelli, che i cittadini di IT, ridotti agli zombie delle peggiori distopie alla Orwell, alla Hartley, accettino tutto questo. Come è possibile? Inutile perdersi in amare considerazioni. Il governo futuro della Venetia sarà composto da uomini che conosceranno i settori di cui dovranno occuparsi come ministri. Sembrerebbe una cosa naturale, no? Non lo è, forse? La partitocrazia, come ogni degenerazione, altera quello che è naturale. Tutto il mondo ride di un governo composto da “meritevoli” di alcuni partiti. Perfino Le Monde. La Venetia libera appena l’unico futuro praticabile, se non altro per riportare alla dimensione del naturale quel corpo politico che ha raggiunto il paradosso. “Personaggi da operetta recitano la tragedia di IT”, si potrebbe dire parafrasando il grande critico Karl Kraus. Nani e ballerine? Non si diceva così una volta di qualche governo passato di IT? Questo è diverso? In cosa? In una cosa, l’opposizione plaude al governo, nella speranza di prendersi qualcosa di questa grande torta, in qualche modo. Intanto perfino la Groenlandia sta per prendersi la propria libertà. Perfino gli sparuti cittadini d’una vastissima piana di ghiaccio cercano il riscatto, e forse lo troveranno. E noi?

Paolo Bernardini

p.s. Sottosegretario del dicastero cui io stesso come docente universitario di IT sono sottoposto, è stato nominato tale Pizza. Leggo il suo curriculum su wikipedia. Sarebbe utile lo leggessero tutti. Spiega come si diventa sottosegretari. Interessante. Comunque anche Pizza non è professore, almeno non “strutturato” – ma giornalista (pubblicista). IT …IS!!! (ma per poco ancora).

Popularity: 1% [?]

Braccobaudo Show: Sanremo e altre italiche miserie

martedì, 4 marzo 2008
government,politics news,politics news,politics

L’identità italiana – tanto cara ai veteronazionalisti da vero Ottocento come Galli della Loggia e compagnia, ai nostalgici delle imprese coloniali, neofascisti, irredentisti e tutta cotale paccottiglia umana, quelli che ancora sperano in una nuova guerra mondiale per andare a riscattare gli “italiani” di Istria, Dalmazia, e forse perfino del Canton Ticino – alla fine si manifesta, concretamente, in ben poche e misere cose. Inaugurando il mio corso sulle istituzioni e la storia americana a Como ieri, 3 marzo 2008, con brivido ho assistito all’incapacità di una classe di oltre 200 studenti a datare sia la costituzione americana, sia la costituzione italiana: non che la seconda sia gran cosa, né che sia destinata a durare molto più dei suoi sessant’anni, ma stupisco comunque per l’ignoranza di studenti universitari, crassa ed esibita, perfino sui “fondamenti” del regime di IT, quel che consente loro per due lire di andare all’università pubblica e di avere docenti, almeno in alcuni casi, di grande livello. Vivono in un loro mondo particolare, in altri casi – se non fosse frutto di mera ignoranza – potrebbe essere perfino positivo il fatto che ignorino data e principi fondamentali della costituzione italiana, ma la realtà triste per loro è che essi stessi sono soggetti a quel documento. E al declino umano, materiale, ed intellettuale cui il “paese” IT assoggetta progressivamente i propri cittadini. Ma come si manifesta davvero l’”italianità”? In riti tristissimi, nel calcio dei corrotti e corruttori che la fanno comunque franca, nel Giro d’Italia che come ogni giro ci dà sempre in regalo (nuovo giro, nuovo regalo) dopati e dopatori, e occasionalmente qualche bel morto. Sport che nella loro configurazione attuale fanno orrore, che producono solo le vergognose risse e gli ammazzamenti fuori degli stadi, di poveri diavoli, i “tifosi”, che non arrivano a fine mese e talora vi arrivano solo perché gli ultimi giorni del mese li passano nelle patrie galere, a spese di IT (ovvero nostre). Questo mentre si azzuffano per giovanotti miliardari e viziati che li guardano dall’alto in basso, senza rendersi ben conto perché questa cosa accada. Penso poi per quel che riguarda il ciclismo, l’avello del Pantani sia suggello del silenzio. Nello sci esaltanti sono le imprese di sciatrici tedesche per appartenenza etno-linguistica, ma che sciano per il tricolore: ecco, un risultato tangibile della prima guerra mondiale: 600.000 morti sono serviti a farci vincere qualche slalom. Ma la cosa più incredibile è che perfino gli extra-beneficiati dal sistema, coloro che senza la ripugnante tassa chiamata “Canone RAI” si esibirebbero negli scantinati delle loro inamene contrade, riescono ad insultarlo impunemente. Sanremo è la vera summa dell’identità italiana. Il fido cane da guardia del festival, Braccobaudo, però, al sentore del salutare calo di spettatori di quella immonda farsa spacciata per musica popolare italiana (ma non c’era uscito un morto anche qui, il Tenco buonanima?), afferma senza pudore “L’Italia è un paese di m…”, e questo perché finalmente qualcuno ha smesso di attaccarsi allo schermo per ascoltare papere starnazzanti e deliranti, destinate a sicuro insuccesso in balere di second’ordine. Braccobaudo ha detto “bau”. Che ingratitudine! Sputare nella ciotola da cui sempre si è mangiato! Quanto è vergognosa IT, perfino coloro che prosperano sui suoi abomini, come il canone RAI, riescono a coprirla di insulti e farla franca. E pure Braccobaudo appartiene a quella vasta schiera di segugi, che potevano prosperare solo nella misera IT grazie al fatto di aver qualcosa di normale per cittadini di altri e più prosperi luoghi, essere un po’ più alti della media, sapere parlare l’italiano standard – ma non chiedete loro cosa sia l’anacoluto, la prova del mitico ragionier Fantozzi li vedrebbe perdenti – strimpellare uno strumento, e fare i “simpaticoni”. La repellente imposta chiamata canone RAI serve a foraggiare costoro. Che ci pensino bene coloro che il 13 e il 14 aprile voteranno l’una o l’altra delle combriccole. Pensino bene che questo è il sistema e gli uomini che vanno alimentando, e pensino bene se è a questo sistema e questi uomini che vogliono affidare il proprio futuro e quello dei propri figli. Se la Venetia fosse libera, tutto questo sarebbe consegnato alla storia. Ma purtroppo così non è, non è la storia, è un tristissimo, cupo, algido presente.

Paolo Bernardini

Popularity: 1% [?]