Archive for month: Novembre, 2011

Pizzati converte i BOT in oro

Dopo la corsa ai titoli di stato per motivi patriottici, ecco un’assicurazione contro il rischio delle obbligazioni italiane motivata da un’altro tipo di patriottismo, quello veneto. Lodovico Pizzati, economista vicentino già promotore del monumento all’imprenditore e delle corriere di risparmiatori in fuga verso le banche slovene e austriache, offre una garanzia ai risparmiatori veneti promettendo di cambiare l’attuale valore dei loro bot e btp in oro, tramite l’Istituto Nazionale Veneto (modulo richiesta su http://www.pnveneto.org/bot-in-oro/).

“È da tre anni che sconsiglio l’acquisto di obbligazioni italiane perché più rischiose di quel che si pensa,” precisa subito Pizzati, “ma a breve i risparmiatori veneti potrebbero rimanere a bocca asciutta, se non addirittura obbligati a comprare ulteriore debito italiano.” Oltre ad avvertire di un imminente default, Pizzati, docente di economia a Ca’ Foscari,  attacca la recente proposta avanzata da Andrea Monorchio, vice presidente della Banca Popolare di Vicenza, il quale ha proposto sul Giornale di Vicenza di attuare delle ipoteche forzose sugli immobili di privati per poi obbligarli a comprare titoli di stato italiani.

“I risparmiatori veneti rischiano di veder svanire il totale di 12,38 miliardi di euro che detengono oggi in obbligazioni di stato, e gli scenari post default sono molteplici,” spiega Pizzati, impegnato in politica in una regione che per anni ha sostenuto il primato leghista, e dove oggi si fanno sempre più forti le rivendicazioni indipendentiste. “Occorre al più presto fare un’anagrafe dei risparmiatori veneti per garantire loro un totale risarcimento per le perdite causate dallo stato italiano, possibile solo sotto una nuova repubblica veneta.”

Così Pizzati invita chi detiene obbligazioni italiane a comunicare presso il sito dell’Istituto Nazionale Veneto (presieduto dal docente di storia Paolo Bernardini) i dettagli per tutelarsi in caso di crisi totale e eventuale indipendenza. “Si tratta di un’assicurazione che non costa nulla, ma possiamo garantire di ripagare in oro solo ai risparmiatori veneti che hanno comunicato le loro intenzioni.”

Perché volete ripagare in oro e non in euro? “Non possiamo sapere se ci sarà ancora l’euro, e se ci sarà se sarà svalutatissimo, perciò l’unica alternativa è di garantire l’investimento in oro al valore attuale, pressapoco un BOT da 1000 euro lo garantiamo con un oncia d’oro.”

Ma l’Istituto Nazionale Veneto (INV) ha delle riserve d’oro per azzardare tale garanzia? “Ricordiamoci che come stato indipendente il Veneto avrebbe ogni anno un surplus di 20 miliardi di euro, quasi il doppio del totale stock di debito italiano detenuto dai veneti. Sarà il futuro governo a poter mantenere facilmente questa garanzia, e l’INV si fa solo garante del data gathering.

Perché lei, personalità di spicco di Veneto Stato, promuove questa iniziativa con un istituto esterno alla politica? “Perché si tratta di risparmi privati, e anche se non si richiede un centesimo, è preferibile mantenere tale iniziativa apolitica e trasversale per tutti i risparmiatori”

Ci saranno monumenti o corriere anche questa volta? “Assolutamente no, a parte una conferenza stampa tra due settimane, l’obiettivo non è pubblicizzare un percorso politico, ma tutelare i risparmi di tanti veneti che economicamente hanno già subito abbastanza.”

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Viaggio nel Veneto del futuro: l’Università

Nel Veneto libero, indipendente e sovrano che stiamo costruendo, ognuno con i propri mezzi e le proprie capacità, molte cose, naturalmente, cambieranno rispetto al periodo della dominazione italiana. Onde si evitino cambiamenti traumatici, ritengo che i cambiamenti – almeno nel settore in cui opero, quello dell’università – debbano essere graduali, ma decisi. La situazione di ITA per molti aspetti era ed è insostenibile, non ostante ottimi spunti nel senso di una razionalizzazione e di un miglior uso delle risorse fossero comunque presenti nel c.d. “riforma Gelmini”, la legge 240 del 30 dicembre 2010. Ora, i miei lunghi anni di lavoro in tutto il mondo, in futuro l’Asia centrale, e sempre nel settore accademico, e la mia attività di cinque anni esatti ormai in una università piccola ma piena di nicchie di eccellenza come quella dell’Insubria – non ultimo il dipartimento presso cui opero e che in regime di ristrettezze economiche notevoli riesce a tenere in piedi ad altissimo livello numerosi corsi di laurea – mi hanno insegnato, e mi confermano nell’idea, che, aldilà della presenza o meno di grossi o immensi capitali (l’endowment di Harvard è di oltre 30 miliardi di dollari), è sugli uomini, sul “materiale umano”, che come per gran parte o la totalità delle istituzioni, occorre basarsi. Sia sulla loro qualità, sia sul loro razionale uso. Ora, in ITA, purtroppo – e a questo la riforma Gelmini tendeva a por rimedio, anche se non con tutta la radicalità necessaria e con diverse ambiguità – il regime dei privilegi si affianca, da sempre, a quello del cattivo uso delle risorse. Read more

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Modello Fiscale per la Repubblica Veneta

Qui di seguito troverete una proposta di tassazione di quello che potrebbe essere uno stato Confederale che vada dall’Adda a Gorizia.

Venezia è sempre stata uno stato federale ante litteram# e crediamo che per rispondere meglio alle sfide del futuro, una struttura confederale sia quanto di meglio ci possa essere: non solo come appeal per il fatto che ogni singola provincia avrà la possibilità di attuare vere politiche sul territorio e non limitarsi alla gestione di input economici ottriati dallo stato centrale, ma anche per la possibilità che altre realtà potrebbero poi trovare tale sistema conveniente per unirisi o imitarlo.

La scuola economica di riferimento è la scuola ordoliberista di Friburgo, ovvero l’Economia Sociale di mercato# il cui principale autore è stato Wilhelm Ropke.

“Uno dei più pericolosi errori del nostro tempo è di credere che la libertà economica e la società che è basata su di essa non siano compatibili con le esigenze di un atteggiamento rigorosamente cristiano”. Read more

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Le ragioni per non comprare titoli di stato italiano

Più i titoli di stato italiano diventano una patata bollente, più vengono lanciate proposte surreali e nocive al benessere dei cittadini. Prima di scendere nel dettaglio vi spiego perché io ci sto alla larga dai titoli di stato italiano, a prescindere dalla rischiosità dell’investimento.

Capisco che molti risparmiatori sono spinti da un senso emotivo di patriottismo verso l’Italia, che rischia di spingerli a prendere una scelta irrazionale, ma comprare bot e btp non centra nulla con un senso della patria, con il Manzoni, la nazionale italiana di calcio, o con la tradizione culinaria dello stivale. Comprare le obbligazioni dello stato serve a finanziare, appunto, uno stato che ha dimostrato negli ultimi 40 anni di amministrare molto male le risorse pubbliche prelevate (in forma di tasse o di prestiti) a decine di milioni di lavoratori risparmiatori.

Io non finanzio questo stato per ragioni etiche. Come non compro azioni di un’azienda che opera in maniera dubbia (sfruttamento minorile, prodotti cancerogeni, ecc…), non ho intenzione di dare i miei risparmi in mano a gente che ha dimostrato di gestire risorse pubbliche in maniera pessima. La vendita di titoli di stato serve al governo per raccogliere fondi perché le tasse non bastano a coprire tutte le loro spese. La vendita dei bot serve a pagare la pensione a ex parlamentari in pensione come Covre, il quale incita le folle a comprarne a più non posso. La vendita dei btp serve a pagare lo stipendio a Zaia, il quale sprona i veneti verso questa iniziativa patriottica per garantire uno stipendio da governatore veneto che è il doppio di quella del presidente americano. La vendita di titoli di stato serve a pagare a Napolitano i costi da Presidente della Repubblica che sono ben maggiori di quelli della regina d’Inghilterra e del re di Spagna. Non è sorprendente se chi ci vive di questa spesa pubblica cerca in qualsiasi modo di mantenere il flusso di questi risparmi privati verso i loro privilegi, ma io, come cittadino informato, non ci sto. Non basta indignarsi e brontolare di fronte al telegiornale. Bisogna agire con iniziative civiche come non comprare titoli di stato italiani, perché è la cosa moralmente giusta da fare.

Chi pensa che la crisi della finanza pubblica sia dovuta a fattori esterni o a questo particolare governo uscente, si sbaglia di grosso. Lo stato italiano è riuscito ad accumulare il più grosso debito pubblico, in valori assoluti, di tutta Europa per colpa di quarant’anni di spesa pubblica irresponsabile, fatta da un’intera classe dirigente inaffidabile. Non a caso i parlamentari italiani prendono stipendi tre volte tanto i loro colleghi europei. Perché finanziarli? Nella miglior delle ipotesi fare grandi sacrifici per la patria italica sarebbe solo un rattoppo temporaneo da ripetere ogni anno. Nella peggior delle ipotesi vedremo immediatamente andare in fumo comunque i sudati risparmi di quegl’ingenui cittadini. In questo articolo Luca Zaia parla di un sacrificio collettivo di 500 euro per cittadino per far fronte ai 300 miliardi (del totale di 1900) che devono essere rinnovati a breve. Intanto il debito che verrà rinnovato nel 2012 ammonta a 402 miliardi (vedi articolo tecnico), e cioè, su una popolazione di 60 milioni, parliamo di 670 euro a testa, dai bambini fino ai bisnonni. Secondo Zaia, io, a capo di una famiglia composta da due genitori e tre bambini, dovrei imprestare a gratis per orgoglio patriottico 3350 euro, così lo stato italiano non deve pagare il 7% a quei brutti speculatori stranieri che non si fidano della solvibilità dello stato italiano.

Naturalmente per funzionare tutte le famiglie dovrebbero fare altrettanto, e non come una tantum, ma anche negli anni successivi, dato che ogni anno bisogna rinnovare alcune centinaia di miliardi di euro di debito pubblico. Qui abbiamo una classe politica che è sconnessa dalle difficoltà economiche che patiscono le famiglie, ma a questo ci hanno pensato le menti malefiche del sistema bancario italiano. L’appello lanciato da Covre e Zaia può funzionare tra i volonterosi veneti, che, come descritto in questo articolo, hanno già aumentato il loro stock di bot e btp (veneti… primi nel volontariato). Ma Andrea Monorchio, vice presidente della Banca Popolare di Vicenza, ben sa che questo non funzionerebbe mai nella sua natia Calabria. Allora ecco a voi “l’investimento forzoso” (rileggete l’articolo per credere) basandosi sul patrimonio immobiliare. In parole povere, se hai una casa lo stato ti costringerà a fare un mutuo per comprarti debito pubblico. E’ un investimento obbligato, dice Monorchio, una “tassa redditizia” si lascia scappare.

In conclusione, se la caramella dell’amore per la madre patria non funziona, ecco il bastone fiscale, susseguito da espropri ed equitalia, che vi obbligherà a comprare debito italiano.

Buon centocinquantesimo a tutti,

Lodovico Pizzati Read more

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Italy, Greece, Bond & Spread. The story so far

E’ opinione comune che nei imaginifici PIGS di cui tanto si parlò un paio di anni fa la I stesse per Italy, è altrettanto opinione comune che lo spread tra titoli obbligazionari sia dovuto a quei Gargamella internazionali, a quei Tagliapietre dei speculatori.

E’ opinione altresì diffusa che il detto vox populi vox dei sia errato il più delle volte.

Iniziamo dando qualche definizione

PIGS= Acronimo dato dalle iniziali dei seguenti paesi: Portugal, Ireland (Republic of), Greece, Spain. L’italia venne aggiunta solo più tardi, quando i conti pubblici iniziarono a deteriorare e divenne chiaro che nessuna manovra tesa a dare competitività al sistema Italia e a dare una scossa ad una crescita  che come percentuali gravita intorno allo 0 da vent’anni. A dispetto di quanto un Ministro dichiarò in televisione, la crescita 0 significava che al netto dell’inflazione, l’economia italiana era pressochè ferma, molti italiani ci credettero, ma nessun analista serio c’è cascato. Read more

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Uno tsunami di debito

Sta arrivando uno tsunami di 1900 miliardi di debito italiano. E’ sconsigliabile mettersi le cuffie ascoltando l’inno di mameli, e credere di far fronte a questo maremoto di debito, che ormai si vede a vista d’occhio, con una cariola di risparmi patriottici come questo acuto esponente leghista consiglia di fare.

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Giochi d’azzardo

Per amore della libera espressione, riceviamo e pubblichiamo il seguente articolo, anche se ci guardiamo bene dal seguire il consiglio riportato.

Premetto che non faccio il promotore finanziario e parlo solo per esperienza personale, che potrebbe non essere ripetibile.

Visto che tutti gli indipendentisti si stanno schierando dalla parte di coloro che non compreranno BTP, mi diverto a fare il Bastian contrario. Perché?
Perché secondo me negli affari conta solo il risultato finale, ovvero il massimo profitto possibile, con il minor rischio possibile.
Per questo motivo non sono d’accordo con quell’imprenditore leghista che consiglia di acquistare BTP per orgoglio nazionale o per comprarsi la serenità, mentre contestualmente non disdegno l’opportunità che una speculazione sui titoli italiani potrebbe dare: in fondo, chi conosce questo mercato meglio di noi, e se dobbiamo rimetterci per colpa della crisi, è anche lecito rifarsi per colpa della crisi, perché na alta e na basa fa na gualiva. Read more

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Intervista a Fabio Padovan

incorporato da Embedded Video

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1970-2011

Genova, una storia che non cambia. Per ora.


Il 7 ottobre 1970 era un giorno di pioggia come gli altri, come da quando era iniziata la scuola, il primo del mese. Lo ricordava allora, questo inizio, una canzone tristissima, nella sua apparenza di allegria: “E’ il primo ottobre, a scuola si va, e ci accompagnano mamma e papà”; triste, e infelice, quel motivetto da Zecchino d’Oro, perché molti bimbi non avevano né hanno mamma e papà, oppure hanno solo la mamma o solo il papà. Oppure hanno entrambi, ma nessuno di loro li accompagna a scuola.

All’ultimo piano della scuola elementare Colombo, dedicata all’eroe cittadino – ora quell’edificio ospita un ufficio per le pratiche funerarie, la denatalità genovese è tra le prime al mondo, i morti rimpiazzano i vivi in ogni dove, come nel celebre dipinto di Peter Brueghel – eravamo più o meno in venti, alcuni erano rimasti a casa perché si prevedeva il peggio. Da giorni. E il peggio arrivò.

L’atmosfera non era delle migliori, la maestra, una bellissima signora della Foce, il quartiere che ospitava la scuola, cercava di farci capire che c’era “qualche rischio”, in città, che forse saremmo rimasti a scuola anche nel pomeriggio, e che comunque non dovevamo preoccuparci. Finché un’altra maestra, più giovane, era entrata sorprendentemente in classe, e aveva detto piano alla nostra: “L’acqua è in via Venti Settembre”. Piano, ma non abbastanza perché qualcuno di noi non afferrasse le parole.

Eravamo, nei nostri grembiuli lindi, bianchi per le femmine, blu per i maschi, delle specie di uova di pasqua, con tanto di fiocco azzurro e rosa rispettivamente. In breve, qualcuno cominciò a piangere. Io e il mio amico Umberto – siamo amici dall’asilo, tra un po’ da mezzo secolo – eravamo molto incuriositi, più che altro, ed essendo via Venti Settembre, la grande arteria “parigina” di Genova una strada nel pieno centro e in salita, anche veramente spaventati. L’acqua che raggiunge una strada in salita e la percorre dev’essere davvero irresistibile, immane. Sfida la gravità. Il mio amico Roberto si mise a piangere. Chissà se quell’evento influì sulla decisione del suo fratellino, allora di pochi anni, di diventare un valente vigile del fuoco (e dell’acqua, naturalmente, visti i compiti molteplici dei pompieri). Anche allora, come nella canzoncina di Cocciante, “era già tutto previsto”. Read more

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Globalizasion 2.0

A ghe xe calcosa de stranbo se el primo ministro greco George Papandreou ciama on referendum su l’ultimo pacheto de salvatagio pa’l so paexe. I leader mondiali i se cata a Cannes pa’l G20 par vardar in facia la realta’. L’economia globale a xe drio petar zo, e nisun paexe el ga asunto on ruolo da condotiero par organizar na riscosa. A ghe xe na perdita de controlo, on vodo de potere. La decixion dironpente de Papandreu – deso pararia ritirà – la sinbolegia na eroxion de n’obietivo coletivo. L’economia mondiale la xe ala deriva.

A semo drio movarse da Globalizasion 1.0 a Globalizasion 2.0. Co la Globalizasion 1.0, i paexi i godeva da l’espansion del comercio e dal trasferimento mondiale de tenologia. Dal 1980 al 2010, el comercio mondiale a xe cuadruplicà. On numaro incontabile de milioni de persone i xe sta cavà fora dala povertà; novi ceti medi i xe saltà fora in Axia e in Merica Latina. Co la Globalizasion 2.0, le interconesion economiche fra paexi i xe drio far naser instabilità e rivalità nasionalisteghe.

Na volta i Stati Unii i asumeva automaticamente el ruolo de leader. Da l’inisio ntel 1948, el Piano Marshall el ga da a l’Europa l’ecuivalente de $850 miliardi – na necesità disperà par cronpar magnar, materia prima e machinari – par riscatarse dala seconda guera mondiale. Ntei ani ’80, i Stati Unii i ga ciapà l’inisiativa par sorar la crixi del debito in Merica Latina; nte la fine dei ani ’90, i ga fato la stesa roba par la crixi finansiaria axiatega. L’architetura de l’economia globale del dopo guera la xera in gran parte el prodoto dela leadership mericana. Read more

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