Internet e università: eutanasia non richiesta

Facebook, la rete sociale del momento, ha raggiunto i 3.000.000 di iscritti nello stato italico di cui circa 2.400.000 tra i diciotto e i trentaquattro anni d’età. Il ritmo di crescita è stimato attorno al +135% e nelle aule informatiche del Triveneto è difficile non incontrare qualche studente universitario che si connette a questa “agorà virtuale” per, mediamente, venti minuti al giorno.
A est dell’Adda internet riscuote un grande successo: dà a molti giovani la possibilità di esprimersi senza bisogno di possedere una tessera di partito e, in particolare, le reti sociali sono strumenti perfetti per dare visibilità a iniziative accantonate dal partitismo italiano. Il contesto attuale del dibattito civile non è la televisione, che deve sottostare a interessi oligarchici, ma la Rete. Si trovano così gruppi politici, provinciali (tra cui spicca “veronexi tuti mati”, con quasi 3000 iscritti) o iniziative d’interesse ( come “10.000 veneti in 30 dì” che è riuscita a raccogliere il numero prefissato di persone in poco meno di un mese); non mancano spazi dedicati alle arti visive, alla culinaria, all’ecologia, alle lingue, alle religioni e centinaia di altri argomenti. I giovani cittadini del Triveneto sono molto presenti in questa realtà e quotidianamente s’incontrano per dibattere al di fuori delle solite “piazze mediatiche” di Mediaset e della Rai. Nella Rete c’è uno scambio continuo d’informazioni che ha permesso a molti di estraniarsi dagli schemi imposti dal sistema educativo italiano che, se mai è stato funzionale alla formazione civile, si sta sfasciando a causa dell’incuria; lì gli utenti hanno potuto trovare molte delle opinioni che sono state censurate dal regime italiota, nonché i capitoli strappati della storia repubblicana della Serenissima, portatrice di valori che chiedono di essere rinnovati alla luce dei diritti conquistati all’umanità attraverso un travaglio iniziato con la Rivoluzione francese e terminato con la caduta del Muro di Berlino. Trovarsi “in linea” vuol dire esserci, occupare un posto all’interno di una struttura di rapporti sociali e vincere la contraddizione di vivere in una comunità della quale non ci si sente partecipi perché diversi dalle aspettative del sistema imposto.
Se per molti la Rete è utile, per una categoria di cittadini essa è solo un palliativo: ci riferiamo ai neolaureati d’Italia, prigionieri del precariato (con stipendi massimi di 1300 euro al mese) per il 40-50% dei casi, una situazione avvilente che ha portato un -5% di iscrizioni agli alti studi e scoraggia il 50% dei ricercatori emigrati a tornare nella penisola. Pare che 1 fuggiasco su 3 sia veneto, un’emorragia impressionante difficile da spiegare: il Triveneto non sta certo passando un bel periodo e le piccole-medie imprese non hanno i fondi sufficienti a mettere in atto progetti di ricerca ad ampio respiro. La realtà è che i laureati veneti non possono fare altro che scavalcare le Alpi per costruire la propria fortuna in paesi più civili, favorevoli alla modernità e al progresso; lo stile di vita italiano è così lontano dalle aspettative dei “nostri” giovani da rendere più familiare quello americano o europeo.
Su tutti questi argomenti è calata una pesante censura da parte dei media italiani: la fuga di talenti è appena accennata, facebook è visto come una curiosità un po’ frivola, internet come un cartellone pubblicitario per imprese, se non un luogo di ritrovo per maniaci di vario genere; la vera informazione è assente, quello che ci viene raccontato attraverso molti canali radio, televisvi o sui giornali, corrisponde sempre meno a ciò che viviamo quotidianamente. Le oligarchie italiane hanno scelto l’eutanasia per i popoli della penisola, vere e proprie nazioni che hanno espresso più volte la voglia di vivere: la legge Gelmini e il nuovo disegno legge per uccidere l’informazione attraverso la Rete non sono altro che il veleno attraverso il quale porre fine al civismo.

Treviso, domenica 23 novembre 2008

Emanuele Marian
Ufficio Stampa Partito Nasional Veneto

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