Dalla parte del diavolo

In molte occasioni sentiamo lamentele da parte delle persone per come viene condotta la politica. In genere non c’è un obiettivo puntato su qualche cosa di definito, ma genericamente si considera la cosa pubblica, cioè il contenitore governativo e statale, e i politici che vengono reiteratamente ritenuti i responsabili di tutte le disgrazie. Di solito si fa sempre bella figura a schierarsi con la massa. Prendersela contro i politici, in Italia, ma forse anche in USA come qualche altro posto, è un’operazione coperta da franchigia a cui tutti partecipano allegramente. Beppe Grillo per esempio è uno esperto in questo sport. Io però ho deciso di schierarmi con il “diavolo”, perché ritengo colpevoli gli altri. Non solo, ma nelle condizioni in cui siamo e con il comportamento tenuto dai cittadini, mi viene anche da pensare che i politicanti di professione fanno bene a fare gli affari loro truffando spudoratamente gli elettori.

Perché questa posizione “scomoda”? Perché nei fatti posso constatare che sono i cittadini ad essere assenti, e quindi complici, della situazione in cui versano. Sto in fondo rimestando l’acqua calda. Il motto “ogni popolo ha il governo che si merita” è vecchio come l’acqua calda, ma a volte serve dirlo a chiare lettere, evidenziando la piaga. Quando infatti chiedi ad una persona di intervenire o partecipare ad una uniziativa popolare, questa quasi sempre ti risponde che hanno messo là quelli a governare per qualche cosa: che ci pensino loro. Dopo il voto, amnesia totale, anzi, coma. Questa delega irresponsabile allontana il cittadino dall’essere socio attivo della comunità. Se in una impresa si assume un amministratore perché si occupi di gestirla, non significa che i soci non si interessino di leggere i bilanci e prendere azioni nel confronto del suo operato. Nel parallelo della cosa pubblica si ha invece proprio questa situazione. I cittadini ignorano tutto, non leggono i bilanci, non si interessano di quello che accade salvo ascoltare pigramente le chiacchiere del telegiornale (che ovviamente, considerando l’inedia della popolazione, gli serve ciò che chiede: informazione superficiale e distolta dagli affari pubblici).

In questa mentalità di piccoli sudditi si inserisce quindi perfettamente l’idea di vedere il politico come il potente, e come tale il soggetto a cui appellarsi in caso di bisogno. Una struttura sociale che abiura l’idea di essere sovrana, dove si svicolano le regole che stan strette cercando soluzioni furbe, per poi piangere pubblicamente quando la macchina ti intrappola. Il sistema trova ovviamente la sua controparte con i politici che trovano conveniente fare quelli che corrono in soccorso (dei casi che salgono ai media), in una vera commedia all’italiana.
Nelle pieghe di questo spettacolo c’è grande spazio per gli spudorati. Con spregiudicato azardo morale profittano del sistema così incatramato per affari torbidi.

Eppure lo dice il buon senso che l’occasione fa l’uomo ladro. Tale “occasione” non è semplicemente lasciare il portafogli per terra, ma girarsi dall’altra parte quando qualcuno che lo raccoglie chiede “di chi è?” Perché è esattamente questa la situazione. Esiste un partito che risolverà tutti i mali del mondo, inutile rompersi per rendersi attivi e sorvegliare. E poi come si fa ad andare al mare, in palestra, a ballare, a cenare… Questa popolazione, a metà tra il bovino e la cicala, si merita un sistema politico corrotto e l’infiltrazione mafiosa, che, lo voglio dire chiaro per gli ingenui, è una entità indipendente e sovrana non riconosciuta ufficialmente da altri stati, ma nondimeno esistente ed effettiva in quei termini.

Quel buon senso porta a presumere che ogni governo tende a fare prima di tutto gli affari di chi ne fa parte (per il “vostro bene”), figuriamoci un governo che non è nemmeno sorvegliato.
Molti sostengono infatti che i governi, essendo fatti da esseri umani, tendono a fare i loro interessi. Tale tesi è in effetti confortata da diversi fatti che la sostengono. Una delle possibili soluzioni sarebbe l’esercizio della democrazia diretta e del bilancio preventivo partecipato. Ma sarà mai possibile arrivare a tanta faticosa partecipazione con una popolazione così?

C’è un interessante riferimento che, seppure non comporti una vera democrazia diretta, ha invece fatto da battipista per il bilancio preventivo partecipato, partendo da una situazione di scarsa democrazia. Prima di parlarne, chiarisco però per coloro che non dovessero saperlo che cos’è la democrazia diretta e cosa è il bilancio preventivo partecipato.

La democrazia diretta. Di democrazie ci si riempie troppo la bocca, ma poi se ne fa poca pratica. La democrazia essenzialmente è la “riduzione” della amministrazione della cosa pubblica al popolo. E’ un sistema conosciuto ancora nell’antica Grecia. Fu osteggiato per secoli in Europa, e in genere nel mondo, dove dominavano le monarchie o le tirannie, che ovviamente non vedevano di buon occhio l’ipotesi di perdere il controllo per cederlo al popolo. Ci vollero le rivoluzioni di fine settecento per portare la democrazia. Ma anche in questo caso si è trattato di una forma ammansita. Di fatto sono davvero pochi i posti al mondo dove viene esercitata la vera democrazia, che è quella diretta, ed anche là con alcuni distinguo. La democrazia che le rivoluzioni ci hanno lasciato è invece (generalizzando) quella rappresentativa. In pratica si è sostituito il monarca con un po’ di gente eletta dal popolo tra il popolo per fare le veci del monarca. Potrebbe sembrare bello, un sistema meritocratico aperto a tutti, ma se facciamo attenzione scopriamo che in realtà i meccanismi per essere eletti restringono la cerchia a pochi, e quando un gruppo è già al comando in genere tende ad impedire l’entrata di nuovi soggetti. Vi dice niente la parola “casta”? Come capirete la soluzione è ben lontana dal consegnare il governo al popolo per sé stesso. Governo infatti non significa delegare qualcuno, ma significa condurre l’amministrazione e assumere decisioni. Quante decisioni assumete in merito alle politiche che vi coinvolgono? Nessuna.
La democrazia diretta invece coinvolge i cittadini per ogni decisione che viene assunta. Ciò implica numerosi vantaggi. Riduzione drammatica della corruzione (non oso dire sparizione). Riduzione del numero di leggi e della complessità delle stesse, da un lato perché sarebbero un peso per i cittadini per farle, rendendo dall’altro lato il sistema efficiente e chiaro. Le leggi chiare e semplici sono più facilmente applicabili e possono essere fatte rispettare più facilmente. Richiede un numero limitato di persone che partecipano alle decisioni, pertanto si impone una forte decentralizzazione, migliorando ulteriormente l’efficienza e l’efficacia dell’attività legislativa.

Il bilancio preventivo partecipato (in inglese participative budgeting). Ogni attività economica necessita di un bilancio: si capisce se è andata bene o male. Una comunità vive di attività economica. Pensate a mantenere le strade, lo smaltimento dei liquami, e tutte le cose che una comunità abbisogna. Il bilancio preventivo è quindi la previsione di spesa in funzione di impegni già presi in precedenza e di eventuali nuovi impegni da assumere. Decidere tali impegni (che potrebbero gravare anche negli anni successivi) fa parte della approvazione di politiche che saranno ascritte a tale bilancio preventivo. Partecipato significa che tali decisioni sono prese in accordo e su istanza della popolazione che fa parte della stessa comunità verso cui le politiche decise e le voci di spesa saranno attuate in relazione a servizi e investimenti da fare sul territorio (scuole, strade, manutenzioni, ecc.) .

Porto Alegre, stato del Rio Grando do Sul, Brasile. Era il 1989, e la municipalità della città, che fa un milione e duecentomila persone, capitale di uno stato di tre milioni di abitanti, viveva una situazione critica, con una enorme quantità di persone che vivevano in aree non legali, in baraccopoli senza scarichi, senza acqua potabile né fogne e strade asfaltate. Il governo centralizzato e non democratico era un ostacolo insormontabile a trasparenti relazioni con la cittadinanza. Gli investimenti che venivano decisi dal Consiglio Cittadino erano completamente diversi da quelli di cui larga parte della popolazione percepiva necessità. E per di più manteneva la situazione finanziaria e amministrativa in una condizione di sbilancio di natura strutturale. Le entrate fiscali erano completamente insufficienti, nemmeno per un minimo di lavori pubblici. Tra il 1989 e il 1990, quando il sistema di bilancio preventivo partecipato venne avviato, venne mantenuto a un livello ristretto e ricevette uno scarso interesse da parte della popolazione. Ma nel 1991, assieme ad una riforma fiscale che recuperò una certo spazio finanziario, improvvisamente ricevette maggiore interesse ed impegno da parte dei cittadini. Presto venne alla luce che esistevano diverse priorità. Mentre per le categorie più agiate c’era la necessità di avere una città più pulita e sicura, per quelle più disagiate erano le infrastrutture di base il problema. Vennero concordate così politiche che unirono le due esigenze. Da un lato vennero pavimentate le strade e portata acqua e fognature, dall’altra il miglioramento abitativo portò a una maggiore sicurezza e pulizia della città per la quale i cittadini assunsero consapevolezza. Il bilancio partecipato introdusse forti elementi di democrazia e imponendo trasparenza amministrativa del danaro impiegato contrastò la corruzione e la mala gestione dei fondi pubblici.

Oggi la città ha il 98% delle abitazioni servito di fognature, acqua potabile e strade pavimentate. Il bilancio preventivo partecipato oggi è conosciuto dal 60% della cittadinanza, è partecipato da centinaia di persone, ed ha amministrato dal suo inizio 700 milioni di dollari, mentre Porto Alegre è diventata la città pilota di un sistema che è stato imitato da un’altra settantina di municipalità in tutto il Brasile.

Per approfondimenti: http://www.unesco.org/most/southa13.htm

Il sistema non è esente da problemi, per esempio nel 2008 il governo in carica non ha presentato i risultati di bilancio. Un fatto grave. E ancor più grave che nel 2009 solo lo 1% del bilancio sia stato affidato alla partecipazione, de facto neutralizzandolo. Il punto è che i cittadini devono avere uno strumento di vera democrazia diretta, oltre che di partecipazione al bilancio, con cui esprimere la propria sovranità e imporre anche le leggi (per esempio per impedire lo scippo del bilancio). Non si può dire però che i cittadini di Porto Alegre non si diano da fare e non partecipino, visto che le sedi delle assemblee a fatica contengono la folla che vi partecipa (in alto alcune foto) e, in accordo le notizie raccolte del giornalista Micheal Fox, molti di questi cittadini non sono tanto contenti di vedersi tolto o depotenziato questo strumento di democrazia.

Qui in Veneto folle così si vedono solo se la cittadinanza crede che gli mettano una centrale atomica nel cortile, intervenendo nell’emergenza dell’imminente rischio.

Claudio G.

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