Tassare il possesso: nel Veneto libero non accadrà

Un messaggio di fine anno di Paolo Bernardini

Presidente Istituto Nazionale Veneto

Ho scritto giorni fa un articoletto che mi pareva divertente sul superbollo di ITA per le auto di grossa cilindrata. Un amico mi ha gravemente ricordato un aforisma di uno dei miei maestri giovanili, T. W. Adorno: “difficile est satyras scribere”, che rovescia, mi pare, Orazio, il quale sosteneva che fosse affatto facile scrivere, appunto, satire. Adorno, mi ricordava l’amico, negava che fosse facile scrivere satire in tempi di tragedia, poiché non fanno ridere nessuno, e non contribuiscono ad uscire da tale tragedia stessa. Anzi, la puntellano con un riso amaro e avvelenato come quello sardonico. Il riso amarissimo della rassegnazione.

Avrei dovuto ricordarmelo!

Quel che scrivo ora dunque non è una “retractatio”, tutt’altro, i concetti permangono gli stessi, semplicemente, in tempi tragici, vorrei precisare con altri modi il mio pensiero. Nel Veneto libero auspico che non vi siano tasse sul possesso, su quel che costituisce in varie forme la proprietà. Auspico, poiché non è mio intento candidarmi a ministro dell’economia del Veneto libero; più modestamente, come tanti altri, porto con costanza il mio contributo di idee onde il Veneto, un giorno non lontano, divenga libero. Perché la tassa sul possesso (come del resto quella di successione) è particolarmente odiosa? Perché proprio quella? Partendo dalla constatazione che lo Stato debba costruirsi empiricamente, come comunità allargata, o insieme confederato di comunità, di piccoli Stati (quali appunto sono i “cantoni” svizzeri), quel che il cittadino possiede, perché lo ha ereditato, perché lo ha acquistato con i frutti del proprio lavoro, sia una casa, un’auto, o quant’altro, un patrimonio di ogni entità, è già di per sé il contributo a tale comunità. Non c’è bisogno di tassarlo. Anzi, tassandolo, la comunità in qualche modo sottrae valore ai suoi stessi beni. Tassare una casa avrebbe senso se lo Stato si arrogasse la proprietà antica, originaria, del territorio, per noi dei Veneti, o addirittura degli Euganei. Ma queste belle case venete, questi terreni colti, questi magnifici colli, sono la proprietà del privato che legittimamente ne ha titolo. Poiché però sono fisicamente in un territorio più grande, che si chiama Stato Veneto, essi sono quel che costituisce la ricchezza di tale stato, nella sua forma per dir così ultima, cristallizzata, in muri, ma anche in campi, in titoli azionari, o in lingotti d’oro. Nella misura in cui il cittadino veneto li tiene entro i confini del territorio veneto, significa che ha fiducia nello Stato che si identifica idealmente con tale territorio, senza esserne padrone. Perché il padrone è l’individuo. Ora, lo Stato potrà fissare aliquote sulla ricchezza prodotta, ma non su quella accumulata. Quella accumulata è già la sua ricchezza, anche se non può disporne, poiché lo Stato di per sé, come ente collettivo, è un’astrazione e non dispone di nulla. Sono i suoi rappresentanti che concretamente dispongono della ricchezza (altrui). Tassare una proprietà vuol dire mettere in luce che la comunità ove la proprietà si trova è qualcosa di estraneo, alieno, e potenzialmente nemico di tale proprietà, ovvero di tale proprietario stesso, ché le cose senza le persone non possono neppure essere possedute.
Ora, lo stesso ragionamento si applica alle auto, o alle barche, o agli aerei. E’ vero che molti mezzi di trasporto sono fatti sono per il godimento – una piccola minoranza però – ma perché punire chi si gode la vita? Nel suo stesso godere la vita alimenta un’economia che permette anche a coloro che tali barche costruiscono – gli operai dei cantieri – senza poterne godere direttamente, una vita più agiata. All’ultimo Salone Nautico della mia città, Genova, il giro d’affari e la presenza di espositori erano drasticamente calati. Certamente, nello stato veneto che stiamo costruendo lo Stato chiederà molto meno, perché consumerà molto meno. Sarà uno stato snellissimo che ospiterà cittadini ben pasciuti. La proprietà acquisita non sarà tassata, come non saranno tassati i passaggi di proprietà, come non vi saranno imposte per chi acquista una casa. Si potranno certamente applicare imposte paragonabili all’IVA, ma sarebbe bene lasciar perdere gli immobili, e ogni altro bene primario. E’ il primo modo, per una nuova comunità allargata che prenderà l’antiquato ma per ora non sostituibile nome di Stato, per ingraziarsi i propri cittadini. Quel che è stato faticosamente acquistato è già ricchezza dello Stato, ma solo nella misura in cui è del tutto ricchezza dell’individuo.
Se dunque il 2011 si conclude con il passaggio da una dittatura faceta ad una seria, seriamente intenzionata a sottrarci ogni linfa vitale, auspico che il 2012 inizi sotto il segno della libertà, e che prima del 2016 il Veneto possa tornare ad essere libero, indipendente, sovrano, e si apra una pagina corrusca tanto quanto quella passata, e, forse, ancor di più.

Paolo Luca Bernardini
Presidente Istituto Nazionale Veneto
http://www.pnveneto.org/inv/

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