Archive for category: è tutta un’altra storia

ITA unITA: da sempre impunITA

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Qualcosa su Cavour

di Paolo Bernardini

Mi sono trovato giovedì 6 maggio in una affollata Sala Paladin del Comune di Padova a presentare un libro su Cavour, di una gentile signora patavina, Annabella Cabiati (edizioni Anordest, Treviso). Si tratta di una biografia illustrata, molto gradevole, curata e scritta evidentemente per un grande pubblico. Una forma di storia “popolare”, che generalmente gli storici di mestiere accusano di mancare di scientificità. Salvo poi essere in imbarazzo quando richiesti di precisare quali siano i criteri scientifici della loro disciplina.

Naturalmente ero circondato da sostenitori accaniti del progetto cavouriano, sicuramente molti in buona fede, come l’anziano ma vispissimo Giuliano Lenci, un uomo che ha combattutto contro i nazifascisti, e che pur essendo toscano è legato al Veneto da decenni, e indubitabilmente, ancorché statalista, ancorché “italianista”, lo ama di amore sincero.

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Strategia o ignoranza?

Tweetgovernment,politics news,politics news,politicsLo storico Bernardini…

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La Venetia e tutte le sue rovine

Dopo un’allegra camminata dalla stazione ferroviaria fin quasi a San Marco, sventolando in compagnia di giovani patrioti simpatici e scanzonati il gonfalone marciano, e mettendo dinanzi agli occhi dei turisti di tutto il mondo – che vengono a Veniceland, la Disneyland del passato che è ora Venezia, per la nequizia di tutti i suoi italici amministratori, e scendono e salgono le scale del Palazzo Ducale come fosse un ottovolante– il nostro desiderio di indipendenza, mi ritrovo, sulla via del ritorno, a passare dal ghetto. Da tutte le parti, qui, corone tristissime di fiori sigillate dall’immancabile tricolore, lo stesso che fece deportare gli ebrei ad Auschwitz tra 1943 e 1945, o che impose loro le infami leggi razziali del 1938. Ma anche una piacevole libreria gestita da un eccentrico signore inglese. Qui facciamo un bell’acquisto, un libro che dovrebbe essere presente in ogni biblioteca di un abitante della Venetia (e non solo lì). Si tratta di Isole abbandonate della laguna veneziana, pubblicato da San Marco Press (www.sanmarcopress.com) e scritto dai fratelli Giorgio e Maurizio Crovato. Read more

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Giustizia Veneta, lo Spirito Veneto nelle leggi criminali della Repubblica

Tweetgovernment,politics news,politics news,politicsPar San Marco…

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La morte delle Repubbliche e la loro rinascita: il caso di Ragusa

Suona in genere un poco retorico, ma lo studio del passato aiuta assai spesso la costruzione del presente, soprattutto quando questa coincide con la ri-costruzione, ancorché molto parziale, del passato stesso. Dalla mia amata Moneglia, piccola località sulla riviera di Levante, scrivo queste righe dopo aver letto un pregevole libro di Robin Harris, studioso inglese, dal titolo Storia e vita di Ragusa. Lo ha pubblicato, con significativo sforzo editoriale, un piccolo e benemerito editore di Treviso, Santi Quaranta. Un editore attento alla storia dei piccoli stati, che in contemporanea a questo volume ha dato alla luce anche un bellissimo libro sulla Baviera, forse il più antico stato d’Europa. La fine della piccola repubblica di Ragusa è una delle tante tragedie, per i piccoli Stati appunto, che si compiono nell’età napoleonica. Noi spesso ci concentriamo, ovviamente, su Venezia e Genova: ma pensiamo anche alle Province Unite, o appunto a Ragusa, che aveva una storia millenaria di libertà, cui pose fine il generale francese Marmont il 31 gennaio 1808. Fu la fine per il glorioso vessillo di San Biagio – l’equivalente del nostro San Marco – e non ostante ripetuti tentativi, la repubblica di Ragusa non rinacque più. Ora, i francesi erano ben consapevoli di quanto andavano facendo, con un significativo mix di spirito mafioso (vi dobbiamo proteggere) e arroganza data dall’essere, al momento, i più forti. Ecco quanto scriveva Talleyrand, il ministro degli esteri di Napoleone, a Raymond, console francese che si sarebbe insediato a Ragusa, il 23 maggio 1807 (Napoleone era allora al culmine del potere in Europa: dal 1808 inizierà il suo inesorabile declino, a partire dalle insorgenze spagnole):

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Auguri a Venesia!

Tweetgovernment,politics news,politics news,politics25 marso 421 –…

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Silvio Trentin, un inteletual veneto da riscoprir

Comemorasion del pensator federałista veneto

Ancuò (21/03, ndr) a gò partesipà a Trevixo, inte ła piasa omonima, ala comemorasion de Silvio Trentin (San Donà de Piave, 11 de novenbre 1885 – Monastier, 11 de marso 1944), un pensator federałista e inteletual veneto che el xe senpre sta ostegià dal’intelighentia italica.

Gera prexenti vari esponenti del mondo politico veneto, grasie al’inpegno del’amico Elio Franzin, promotor deła comemorasion e segretario del “Centro studi sui federalismi Silvio Trentin” (e fondator nei àni ’60 del MARV, el movimento autonomista regionalista veneto, che forse xe stada una dełe prime sciantixe deła rinascita del pensiero politico veneto). Dal segretario deła Lega Nord-Łiga Veneta Gobbo, al vecio capo deła Łiga Veneta Rocchetta, al’esponente del PD Bottacin, al consilier comunal de Trevixo Tocchetto a molti altri che de sicuro son drio dixmentegarme.

Dal me ponto de vista xe inbarasante come i politisi veneti fin ancuò noi gapie vałorixà come che se deve sto pensator veneto. Xe soło grasie al’instancabiłe opera de Franzin e de Gangemi che invese ancuò se gà podùo rendar memoria a sto esponente grando del nostro pensiero.

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Il vero Risorgimento è il nostro

ITA e tutte le sue menzogne

di Paolo L. Bernardini

Mi sono ritrovato recentemente in una trasmissione televisiva, diretta dall’eccellente Maria Luisa Vincenzoni, presso Triveneta – spero vada in onda presto – a parlare di “Veneto e unità di ITA”. Ero circondato da persone anziane, cui va tutto il mio rispetto naturalmente, tutte prese dalla loro funzioni di vestali della Vergine dal Candido Manto ITA – quella che in Riva degli Schiavoni schiaccia ancora la testa al leone in quell’infame monumento, che fonderemo per farci un motore a scoppio – con due significative eccezioni, Ivone Cacciavillani, venetissimo uomo d’alta cultura, eccellente giurista, giornalista e storico di vaglia, ed Ermanno Chasen, presidente della suddetta televisione, uomo di cultura non meno vasta ed aperto (con tutte le cautele) al nuovo e alla visione critica della storia. Ma è incredibile come la favola bella di Napoleone liberatore e Cavour unificatore, sotto l’ombra bonaria dei Savoia — dimenticando tra l’altro che ai Savoia Napoleone fece guerra e per primi, ne invase i territori, e lì mandò anche in esilio a Cagliari – e con il consenso di “tutti gli italiani”, sia diventata parte del DNA di questi professori, direttori di istituti mazziniani, delegati alle celebrazioni garibaldine, etc. etc. Read more

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10 febbraio: il grido dei Veneti in fondo a un buco. Libertà

Probabilmente ci penserà Giane, come già fece due anni fa, a ricordarci che oggi è il giorno del ricordo dei tanti fratelli veneti dell’Istria e della Dalmazia finiti in fondo ad uno dei tanti “buchi” del territorio carsico per mano dell’odio, della violenza razziale e sopratutto della vendetta. Memorie dimenticate, storie occultate dalla storiografia di parte, scritta ad uso e consumo di quella politica italiana che nel corso degli anni ha contribuito a portare al disastro che è sotto gli occhi di tutti. Ed il “buco” della storia gli ha uccisi due volte. Oggi da quei territori, già oggetto di aspre contese alla fine della guerra mondiale che coinvolsero anche apparati politici italiani, possiamo sentire ancora l’eco delle grida di dolore di quegli uomini e di quelle donne. Ma quei territori oggi non sono più la Jugoslavia massimalista di Tito.

Oggi quei territori si chiamo Slovenia e Croazia, paesi che hanno conquistato la propria indipendenza metro dopo metro e che sono l’esempio della resurrezione dei popoli e della loro volontà di uscire dal buio intellettuale e sociale a cui per 45 anni sono stati costretti dai loro governanti. Lo stesso buio in cui oggi sono costretti tutti i Veneti. Non è Jugoslavia ma è Italia. Poco importa come si chiamino gli stati: è come vivono i propri cittadini che fa la differenza tra il posto migliore dove vivere e l’essere schiavo di una “moderna democrazia” costruita dai partiti attorno agli uomini di apparato e non attorno alla gente.

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