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Federalismo vs. Indipendenza

giovedì, 22 gennaio 2009
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Ripubblichiamo un intervento di Lodovico Pizzati apparso sul blog noisefromamerika.org, molto noto in particolare tra gli economisti. Invitiamo a leggere anche i commenti che i lettori del blog stanno apportando ed eventualmente contribuire all’interessante dibattito in corso

di Lodovico Pizzati, 15 Settembre 2008

Vi propongo uno spunto di riflessione per quando il federalismo all’italiana si rivelerà un’enorme delusione. Aggiungo “all’italiana” perché quello che è stato proposto da questo governo, federalismo non è. Perlomeno non combacia con la definizione di federalismo riconosciuta in altre lingue. Ma se volete dipingere le banane d’arancione e chiamarle carote, ok ci adegueremo. Aggiorneremo i dizionari spiegando che “federalismo” non si traduce con “federalism”, come del resto anche “liberal” ha assunto un significato diverso da “liberale”. Nessun problema.

Il parlamento italiano approverà questa riforma centralista e nulla cambierà, ma invece di fare polemica vorrei far notare che una vera riforma federalista non era comunque possibile all’interno dello stato italiano, neanche se ci fosse stata un’autentica volontà politica per farlo. Al contrario di altri paesi non è per niente fattibile che lo stato italiano lasci che parte della politica fiscale (come ad esempio l’Iva in Usa) venga decisa a livello regionale senza sue interferenze. Non è proprio pensabile lasciare che ogni provincia si arrangi a pagare sanità, istruzione e pensioni dei propri cittadini, finanziando queste spese con moderate imposte sul reddito decise nei vari capoluoghi, e lontano dalle grinfie di un ingordo governo centrale.

Questo non è possibile perché il grosso dell’ingiustizia non riguarda la relazione tra varie regioni. Il peggio non sta nel cronico flusso d’assistenzialismo verso Sicilia e Alto Adige. Non è questa la causa principale dell’emorragia di risorse in Lombardia e Veneto. Campania, Calabria, Sicilia non sono le regioni che soffrirebbero da un vero federalismo, perché queste si adeguerebbero con molta più flessibilità di quanto non si creda. La sanguisuga, il parassita che dissangua i cittadini di quasi tutte le regioni, è radicata nella cultura centralista italiana. Un vero paese federale deve avere un governo centrale snello, e invece il primato in debito pubblico rivela decenni di irreversibile perversione. Basta paragonare gli stipendi di parlamentari italiani con altri paesi per avere un’intuizione dell’iceberg che si nasconde sotto.

Ci vorrebbe un articolo più tecnico e dettagliato per approfondire perché un vero federalismo non è realizzabile nello stato italiano, ma lo scopo di quest’articolo è semplicemente di introdurre un’alternativa. Mi limito a ricordare che se solo si lasciasse a Veneto e Lombardia (che contribuiscono pressappoco un 30% al buco nero delle finanze italiane) trattenere una minima parte di questo spolpamento, lo stato schizzerebbe verso l’insostenibilità fiscale. La salute di questo stato assomiglia ad un corpo stanco, anziano ed ammalato che adesso paga il prezzo di una vita di malgoverno incallito, sfibrato da un debito pubblico gigantesco, un tumore grottesco, una protuberanza che pesa il 105% rispetto al resto dell’economia.

C’è forse un altro motivo per il quale un vero federalismo non è possibile per lo stato italiano. È una ragione magari banale, basata su una prospettiva storica (ma anche solo sulle origini del significato: foedus, un contratto firmato da entità politiche indipendenti). Non mi risulta che le federazioni siano mai state il frutto di un processo di decentralizzazione, ma al contrario sono uno strumento di controllata centralizzazione. Di solito le federazioni vengono stabilite da entità politiche indipendenti che si federano per far fronte ad un pericolo esterno. È il caso delle colonie americane appena dopo il 1776, ma anche della Svizzera, della Germania, e a suo tempo anche dell’Altipiano di Asiago (per star più vicini a casa mia). Non si è mai visto uno stato centralista che conceda ai suoi sudditi le libertà previste da un vero federalismo. Forse esiste qualche caso contrario, ma dubito che il regime italiano farà eccezione.

Così, tra un anno o due lo stato italiano starà risentendo il peggio di questa recessione da poco iniziata. A questo va aggiunto il declino strutturale decennale che affligge l’economia succube di questo sistema. Come visto nel grafico (dati Eurostat), la Spagna ha già compiuto il sorpasso di Pil pro capite nel 2005, e quest’anno tocca alla Grecia superarci. Fra un paio d’anni celebreremo lo scavalcamento della Slovenia, e speculeremo se i cechi ce la faranno a staccare gli italiani entro il 2012.

pil pro capite

pil pro capite

Ecco che fra un paio d’anni, nel mezzo di questo grigio scenario, sarà anche completamente smascherata la fregatura di questa recente pseudo-riforma presentata dall’attuale governo. “Federalismo” diventerà una parolaccia. Allora, prima che il parassita sbugiardato escogiti un’altra carotina per trainare le speranze dell’elettorato, vi invito a considerare questa alternativa. Nelle Venezie c’è chi lavora non per istituire una regione federata ma uno stato indipendente, come è già stato per 1100 anni. Questo significa che la Venetia – che comprende il Triveneto, ma anche le province della Lombardia orientale, trova nel diritto internazionale (senza più contraddire la legislazione italiana) una ragione legale di esistere e di esigere la propria istituzione come, appunto, stato indipendente a tutti gli effetti. Sì, proprio come l’Irlanda, la Danimarca, la Norvegia, e l’Austria, paesi con una popolazione ed un Pil numericamente simili a quelli della Venetia, e tutte nazioni tra le più floride al mondo.

Ecco per esempio il percorso, definito nel sito del Partito Nasional Veneto (PNV), da queste tre boe istituzionali:

1) Il principio di autodeterminazione dei popoli è una norma di diritto internazionale che produce effetti giuridici per tutti gli stati. È entrato in vigore in Italia con la legge n.881 del 25 Ottobre 1977 (ratifica ed esecuzione del patto di New York). Si è propensi a credere che un processo di indipendenza comporti un percorso violento, ma in gran parte dei casi non è così. Pensate che nel 1945 c’erano solo 74 stati indipendenti, mentre oggi (dopo 63 anni) ce ne sono 195. La Rep. Ceca, la Slovacchia, la Lituania, la Lettonia e l’Estonia hanno tutte raggiunto l’indipendenza pacificamente. In Montenegro nel 2006 hanno semplicemente votato in un referendum con partecipazione oltre l’80% e con più del 55% a favore dell’indipendenza. Ora godono di imposte fiscali del 12% e hanno un tasso di crescita elevatissimo. Vogliamo aspettare che ci sorpassino anche loro in Pil pro capite?

2) Il popolo veneto trova definizione legale secondo l’art. 2 della legge statale n. 340 del 22 Maggio 1971 il quale dice: “L’autogoverno del Popolo Veneto si attua in forme rispondenti alle caratteristiche e tradizioni della sua storia”. Questa forse è la parte più difficile. Perché questo accada una regione dovrebbe eleggere un consiglio regionale in maggioranza indipendentista che richieda un referendum con monitoraggio internazionale con quesito di indipendenza. Per quanto improbabile, penso sia sempre più fattibile che qualsiasi altra soluzione concreta che passi per Roma. Per raggiungere questo obiettivo basta un consenso a livello regionale, anziché a livello italiano. Questa è la strada perseguita dal PNV, unica formazione politica a proporre questo percorso semplice e legale. Si tratta di chiedere agli abitanti veneti se vogliono vivere in uno stato veneto indipendente, un elementare concetto di autodeterminazione, una domanda più che motivata visti i risultati elettorali veneti negli ultimi decenni.

3) Dal Febbraio 2006 questo progetto politico non è più reato d’opinione. L’Articolo 241 del codice penale italiano recitava: “Chiunque commette un fatto diretto a sottoporre il territorio dello Stato o una parte di esso alla sovranità di uno Stato straniero, ovvero a menomare l’indipendenza dello Stato è punito con la morte* ”. Questa era una legge ereditata dal passato fascista dello stato italiano. L’asterisco è stato aggiunto dopo per alleggerire la punizione: “* La pena di morte è stata soppressa e sostituita con l’ergastolo”. Fatalità, in questi ultimi anni l’Unione Europea ha fatto pressione sulla Turchia (per escluderla dalla Ue) perché le leggi turche non rispettavano i diritti internazionali delle sue minoranze. La Turchia giustamente ha fatto notare che anche l’Italia ha delle leggi vergognose nei confronti della libertà di pensiero. E così l’Italia, con totale imbarazzo europeo, fu costretta ad abolire questa comoda legge a favore dello status quo, e a legiferare la legge n. 85 del 24 Febbraio 2006 che consente la libertà di opinione e di azioni democratiche per l’indipendenza di territori dallo stato italiano.

Per questo ora possiamo trattare serenamente di tale argomento, e auspicare l’indipendenza veneta senza timore (io lo facevo anche prima, ma fa niente). Quindi, ecco il punto di riflessione che vi propongo. Invece di lamentarci delle oscenità di uno stato impossibile da riformare e di criticare le assurdità di questa Cecoslovacchia verticale, prendiamo in seria considerazione la fattibilità di alternative come questa: www.firmiamo.it/veneto-indipendente. A me questo percorso appare, per quanto impervio possa sembrare, più realistico che sperare di poter ristrutturare un cimelio ottocentesco.

Lodovico Pizzati

link all’articolo originale e ai commenti sul blog di noisefromamerika.org

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SOLIDARIETÀ VENETA AI SCHUETZEN – VENEZIANER UNTERSTÜTZUNG DER SCHÜTZEN

lunedì, 10 novembre 2008
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In te’l visìn Sud Tiroło, sto sabo 8 de Novenbre 2008, tremiła sitadini tirołìxi i ga marcià par łe vie de Bolsan dove ca ghe gera i “cuartieri fasisti”. Sti tremiła òmeni e done, sfiłando co łe so vesti tradisionałi da Schuetzen e sonando i tanburi dołomitisi, i gavéa on mesagio senplice e sceto: “ cavè xo tuti i monumenti fasisti dałe nostre tere”.
Im nahe gelegenen Süd-Tirol, am Samstag, 8. November 2008, drei Tausend Tiroler Bürger marschierten durch die Straßen von Bozen in dem, was früher die “faschistische Quarters”. Die dreitausend Männer und Frauen, die zeigen, in ihrer traditionellen Schützen Kleidung und Spielen üblich Dolomit Trommeln, hatte einen einfachen und
unbedenklich Nachricht: “take down” alle faschistischen Denkmal aus unserer Land “.

SOLIDARIETÀ VENETA AI SCHUETZEN - VENEZIANER UNTERSTÜTZUNG DER SCHÜTZEN

Te pensarè ke in tel 2008 na demostrasion cusì ła sarìa acetà da tuti. Invese no ła xe mia sta cusì. Ła parata dei Schuetzen ła xe stà contestà da 400 individui taliani de tute łe età ke i ga atacà co insulti e on vargognoxo orgojo fasista.
Sie würde denken, dass in 2008 diese Demonstration würde die Begegnung breiteste Zustimmung aller Fraktionen. Leider war dies nicht der Fall ist. Die Schützen Parade wurde von 400 italienischen Personen aller Altersgruppen, die mit Beleidigungen angegriffen und eine sehr bedauerlich, Stolz für Faschismus.

ła storia de sta region ła ga da esar conprexa. I parlanti originari de sta region alpina i xe i ladini (na lengoa romanxa simiłe al veneto e prexente in tuto l’arco alpin). Però l’Alto Adexe el xe stà par secołi soto l’inpero striaco (e prima ancora soto influensa germanega), e par cuesto se ga indarentà na magioransa de parlanti de todesco co raixe incontenstabiłi in sto teritorio de montagna. Durante ła prima guera mondiałe, l’Italia ła ga atacà l’Austria e ła se ga ciapà tuta sta region intiera dopo i tratati de paxe. A xe durante el periodo fasista ke xe vegnù pena dopo ke Mussolini el ga promovesto l’imigrasion taliana in sta tera col so obietivo nasionałista de “talianixar” łe tere concuistà.
Die Geschichte der Region verstanden werden muss. Der ursprüngliche Sprecher dieser Alpenraum sind Ladin (a Romance Sprache ähnlich wie in der Nähe Venezianischen durchdringt, dass in der gesamten Alpen), jedoch, Süd-Tirol war für Jahrhunderte unter der österreichischen Reich (und sogar vor, dass nach deutschem Einfluss), mit der ein deutsch-sprechenden Mehrheit das ist zweifellos ihre Wurzeln in diesem gebirgigen Gebiet. Während World War I, Italien und Österreich angegriffen wurde die gesamte Region aus Friedensverträge. Es ist während der späteren faschistischen Zeit, dass Mussolini gefördert schwere italienische Einwanderung in diesem Land für seine nationalistischen bemühen, “Italianize” eroberten Gebiete.

Cuel ke i vołe i Schuetzen xe onorabiłe, e dovaria esar elogià da tuta ła socetà siviłe. I vołe ke tuti i monumenti fasisti i vegna cavà xo: xo i basorilievi de Mussolini; xo i nomi a łe piase a ki ke dikiarava de talianixar i tirołixi “de gran presia”; xo a no stato ke difende el fasismo e ke no ga mai dimandà pardon par l’abuxo fasista a łe povołasion locałi.
Die Schützen Antrag ist recht ehrenwert, und muss gelobt durch die Zivilgesellschaft. Sie fordern für alle faschistischen Denkmal entfernt werden: mit der Bildhauerin Profil von Mussolini, die Quadrate mit dem Namen nach, die behaupteten, dass Tiroleans kann Italianized “schnell”; mit ein Staat, verteidigt Faschismus und das hat nie entschuldigte sich für die Faschistischen Missbrauch auf dem lokalen Bevölkerung.

Naltri invese condanémo sti ataki insiviłi da parte dei nasionałisti taliani ke i crede ke el rigeto del fasismo xe on afronto ała łoro prexensa in sti teritori concuistà. Pultropo sta xente ła xe el prodoto de deceni de propaganda nasionałista taliana ke mira a scansełar łe culture locałi, na połitega ragełante ke ła xe ncora ativa ancó nte i media e ntel sistema scołastego. El fervor nasionałista talian contro łe minoranse etneghe ( ke łe sevita prospperar rento sti confini artificiałi de l’Italia) el ga da esar confrontà. Basta col rasismo talian, basta co na clase dirigente taliana orgojoxa deła desgrasia fasista.
Wir verurteilen, statt die unzivilisiert Angriffe der italienischen Nationalisten, dass Auslegung einer Gerechten Ablehnung des Faschismus als eine Herausforderung an ihre Präsenz in diesen eroberten Gebieten. Leider sind diese Menschen sind das Produkt der Jahrzehnte der italienischen nationalistische Propaganda, die auf Löschen von lokalen Kulturen, ein entsetzliches Politik, die noch aktiv ist heute in den Medien und in das Schulsystem zu integrieren. Die italienische nationalistische Inbrunst gegen ethnische Minderheiten, die noch zu gedeihen innerhalb der künstlichen Grenzen von Italien in Frage zu stellen. Genug mit italienischen Rassismus, genug mit der italienischen herrschenden Klasse, die stolz von der Faschistischen Schande.

Filippo Dal Lago
Partito Nasional Veneto (PNV)
Venezianischen Nationalen Partei

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Federalismo vs. Indipendenza

mercoledì, 17 settembre 2008
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Pubblichiamo un intervento di Lodovico Pizzati apparso sul blog noisefromamerika.org, molto noto in particolare tra gli economisti. Invitiamo a leggere anche i commenti che i lettori del blog stanno apportando ed eventualmente contribuire all’interessante dibattito in corso

di Lodovico Pizzati, 15 Settembre 2008

Vi propongo uno spunto di riflessione per quando il federalismo all’italiana si rivelerà un’enorme delusione. Aggiungo “all’italiana” perché quello che è stato proposto da questo governo, federalismo non è. Perlomeno non combacia con la definizione di federalismo riconosciuta in altre lingue. Ma se volete dipingere le banane d’arancione e chiamarle carote, ok ci adegueremo. Aggiorneremo i dizionari spiegando che “federalismo” non si traduce con “federalism”, come del resto anche “liberal” ha assunto un significato diverso da “liberale”. Nessun problema.

Il parlamento italiano approverà questa riforma centralista e nulla cambierà, ma invece di fare polemica vorrei far notare che una vera riforma federalista non era comunque possibile all’interno dello stato italiano, neanche se ci fosse stata un’autentica volontà politica per farlo. Al contrario di altri paesi non è per niente fattibile che lo stato italiano lasci che parte della politica fiscale (come ad esempio l’Iva in Usa) venga decisa a livello regionale senza sue interferenze. Non è proprio pensabile lasciare che ogni provincia si arrangi a pagare sanità, istruzione e pensioni dei propri cittadini, finanziando queste spese con moderate imposte sul reddito decise nei vari capoluoghi, e lontano dalle grinfie di un ingordo governo centrale.

Questo non è possibile perché il grosso dell’ingiustizia non riguarda la relazione tra varie regioni. Il peggio non sta nel cronico flusso d’assistenzialismo verso Sicilia e Alto Adige. Non è questa la causa principale dell’emorragia di risorse in Lombardia e Veneto. Campania, Calabria, Sicilia non sono le regioni che soffrirebbero da un vero federalismo, perché queste si adeguerebbero con molta più flessibilità di quanto non si creda. La sanguisuga, il parassita che dissangua i cittadini di quasi tutte le regioni, è radicata nella cultura centralista italiana. Un vero paese federale deve avere un governo centrale snello, e invece il primato in debito pubblico rivela decenni di irreversibile perversione. Basta paragonare gli stipendi di parlamentari italiani con altri paesi per avere un’intuizione dell’iceberg che si nasconde sotto.

Ci vorrebbe un articolo più tecnico e dettagliato per approfondire perché un vero federalismo non è realizzabile nello stato italiano, ma lo scopo di quest’articolo è semplicemente di introdurre un’alternativa. Mi limito a ricordare che se solo si lasciasse a Veneto e Lombardia (che contribuiscono pressappoco un 30% al buco nero delle finanze italiane) trattenere una minima parte di questo spolpamento, lo stato schizzerebbe verso l’insostenibilità fiscale. La salute di questo stato assomiglia ad un corpo stanco, anziano ed ammalato che adesso paga il prezzo di una vita di malgoverno incallito, sfibrato da un debito pubblico gigantesco, un tumore grottesco, una protuberanza che pesa il 105% rispetto al resto dell’economia.

C’è forse un altro motivo per il quale un vero federalismo non è possibile per lo stato italiano. È una ragione magari banale, basata su una prospettiva storica (ma anche solo sulle origini del significato: foedus, un contratto firmato da entità politiche indipendenti). Non mi risulta che le federazioni siano mai state il frutto di un processo di decentralizzazione, ma al contrario sono uno strumento di controllata centralizzazione. Di solito le federazioni vengono stabilite da entità politiche indipendenti che si federano per far fronte ad un pericolo esterno. È il caso delle colonie americane appena dopo il 1776, ma anche della Svizzera, della Germania, e a suo tempo anche dell’Altipiano di Asiago (per star più vicini a casa mia). Non si è mai visto uno stato centralista che conceda ai suoi sudditi le libertà previste da un vero federalismo. Forse esiste qualche caso contrario, ma dubito che il regime italiano farà eccezione.

Così, tra un anno o due lo stato italiano starà risentendo il peggio di questa recessione da poco iniziata. A questo va aggiunto il declino strutturale decennale che affligge l’economia succube di questo sistema. Come visto nel grafico (dati Eurostat), la Spagna ha già compiuto il sorpasso di Pil pro capite nel 2005, e quest’anno tocca alla Grecia superarci. Fra un paio d’anni celebreremo lo scavalcamento della Slovenia, e speculeremo se i cechi ce la faranno a staccare gli italiani entro il 2012.

pil pro capite

pil pro capite

Ecco che fra un paio d’anni, nel mezzo di questo grigio scenario, sarà anche completamente smascherata la fregatura di questa recente pseudo-riforma presentata dall’attuale governo. “Federalismo” diventerà una parolaccia. Allora, prima che il parassita sbugiardato escogiti un’altra carotina per trainare le speranze dell’elettorato, vi invito a considerare questa alternativa. Nelle Venezie c’è chi lavora non per istituire una regione federata ma uno stato indipendente, come è già stato per 1100 anni. Questo significa che la Venetia – che comprende il Triveneto, ma anche le province della Lombardia orientale, trova nel diritto internazionale (senza più contraddire la legislazione italiana) una ragione legale di esistere e di esigere la propria istituzione come, appunto, stato indipendente a tutti gli effetti. Sì, proprio come l’Irlanda, la Danimarca, la Norvegia, e l’Austria, paesi con una popolazione ed un Pil numericamente simili a quelli della Venetia, e tutte nazioni tra le più floride al mondo.

Ecco per esempio il percorso, definito nel sito del Partito Nasional Veneto (PNV), da queste tre boe istituzionali:

1) Il principio di autodeterminazione dei popoli è una norma di diritto internazionale che produce effetti giuridici per tutti gli stati. È entrato in vigore in Italia con la legge n.881 del 25 Ottobre 1977 (ratifica ed esecuzione del patto di New York). Si è propensi a credere che un processo di indipendenza comporti un percorso violento, ma in gran parte dei casi non è così. Pensate che nel 1945 c’erano solo 74 stati indipendenti, mentre oggi (dopo 63 anni) ce ne sono 195. La Rep. Ceca, la Slovacchia, la Lituania, la Lettonia e l’Estonia hanno tutte raggiunto l’indipendenza pacificamente. In Montenegro nel 2006 hanno semplicemente votato in un referendum con partecipazione oltre l’80% e con più del 55% a favore dell’indipendenza. Ora godono di imposte fiscali del 12% e hanno un tasso di crescita elevatissimo. Vogliamo aspettare che ci sorpassino anche loro in Pil pro capite?

2) Il popolo veneto trova definizione legale secondo l’art. 2 della legge statale n. 340 del 22 Maggio 1971 il quale dice: “L’autogoverno del Popolo Veneto si attua in forme rispondenti alle caratteristiche e tradizioni della sua storia”. Questa forse è la parte più difficile. Perché questo accada una regione dovrebbe eleggere un consiglio regionale in maggioranza indipendentista che richieda un referendum con monitoraggio internazionale con quesito di indipendenza. Per quanto improbabile, penso sia sempre più fattibile che qualsiasi altra soluzione concreta che passi per Roma. Per raggiungere questo obiettivo basta un consenso a livello regionale, anziché a livello italiano. Questa è la strada perseguita dal PNV, unica formazione politica a proporre questo percorso semplice e legale. Si tratta di chiedere agli abitanti veneti se vogliono vivere in uno stato veneto indipendente, un elementare concetto di autodeterminazione, una domanda più che motivata visti i risultati elettorali veneti negli ultimi decenni.

3) Dal Febbraio 2006 questo progetto politico non è più reato d’opinione. L’Articolo 241 del codice penale italiano recitava: “Chiunque commette un fatto diretto a sottoporre il territorio dello Stato o una parte di esso alla sovranità di uno Stato straniero, ovvero a menomare l’indipendenza dello Stato è punito con la morte* ”. Questa era una legge ereditata dal passato fascista dello stato italiano. L’asterisco è stato aggiunto dopo per alleggerire la punizione: “* La pena di morte è stata soppressa e sostituita con l’ergastolo”. Fatalità, in questi ultimi anni l’Unione Europea ha fatto pressione sulla Turchia (per escluderla dalla Ue) perché le leggi turche non rispettavano i diritti internazionali delle sue minoranze. La Turchia giustamente ha fatto notare che anche l’Italia ha delle leggi vergognose nei confronti della libertà di pensiero. E così l’Italia, con totale imbarazzo europeo, fu costretta ad abolire questa comoda legge a favore dello status quo, e a legiferare la legge n. 85 del 24 Febbraio 2006 che consente la libertà di opinione e di azioni democratiche per l’indipendenza di territori dallo stato italiano.

Per questo ora possiamo trattare serenamente di tale argomento, e auspicare l’indipendenza veneta senza timore (io lo facevo anche prima, ma fa niente). Quindi, ecco il punto di riflessione che vi propongo. Invece di lamentarci delle oscenità di uno stato impossibile da riformare e di criticare le assurdità di questa Cecoslovacchia verticale, prendiamo in seria considerazione la fattibilità di alternative come questa: www.firmiamo.it/veneto-indipendente. A me questo percorso appare, per quanto impervio possa sembrare, più realistico che sperare di poter ristrutturare un cimelio ottocentesco.

Lodovico Pizzati

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Anche la SÜD-TIROLER FREIHEIT si dichiara a favore del non voto alle prossime elezioni politiche

mercoledì, 20 febbraio 2008
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La Süd-Tiroler Freiheit, movimento fondato della patriota tirolese Eva Klotz, ha reso noto oggi che in un sondaggio fatto attraverso e-mail la maggioranza dei loro aderenti ha espresso posizione contraria alla presentazione del movimento alle elezioni politiche del 13 e 14 aprile. L’opinione peraltro – rende noto il comunicato – coincide con quella del Consiglio direttivo della Süd-Tiroler Freiheit.

Inoltre, la Süd-Tiroler Freiheit afferma che l’esempio del Kosovo dimostra come la strada per l’indipendenza possa essere percorsa direttamente dal consiglio provinciale sud-tirolese, allo stesso modo – aggiungiamo noi – in cui il Partito Nazionale Veneto sostiene che l’indipendenza veneta possa passare per la nostra autodeterminazione direttamente attraverso un percorso giuridico tutto interno alla Nazione Veneta.

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La nuova (?) e morbidosa linea politica del PNE e lo strappo di Jesolo verso l’indipendenza

mercoledì, 30 gennaio 2008
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Crediamo utile per tutti pubblicare la mozione approvata dall’assemblea del PNE domenica scorsa, che segna la nuova (?) linea politica del partito. Per ora non anticipiamo commenti, anche perché ci sembra ci sia poco da commentare.

Di seguito a tale mozione, riportiamo anche un comunicato congiunto della sezione jesolana del PNE e del Partito della Serenissima, decisamente e con nostro grande piacere indipendentista

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MOZIONE PNE del 27.01.2008 

Si è tenuta ieri 27 gennaio 2008 a Treviso, presso l’Hotel Maggior Consiglio, l’Assemblea Generale di Progetto Nordest.
Gli oltre 300 delegati hanno eletto 5 nuovi componenti del Direttivo Generale:

CAVALETTO REMO (TV)
GIACON LUIGI (PD)
MOCELLIN STEFANO (VI)
MOROSIN ALESSIO (VE)
SINICO ARMANDO (VR)

Hanno ricevuto molti applausi e molto consenso, oltre che agli interventi del Segretario Politico Mariangelo Foggiato, del Consigliere Regionale Diego Cancian e il Presidente dei Soci Fondatori Thomas Panto i numerosi interventi tematici di grande qualità e spessore enunciati dai delegati.

L’assemblea ha approvato alla quasi unanimità la seguente Mozione unitaria:

Progetto Nordest auspica il superamento del concetto di stato nazionale verso un’Europa strutturata in macro regioni omogenee. Persegue a tal fine l’autonomia del Veneto e la aggregazione con il Friuli Venezia Giulia ed il Trentino Alto Adige in una unica macro regione europea del Nordest.

Progetto Nordest considera irrinunciabile la propria identità; ribadisce la sua autonomia e libertà e si dichiara pertanto non soggetto a fusioni, assorbimenti o alleanze sistematiche e irreversibili.

PNE si propone quale leale punto di riferimento e di aggregazione per tutti i movimenti o gruppi autonomisti presenti nel territorio Veneto e del Nordest.

Perdurando gli attuali sistemi elettorali, per il raggiungimento del fine dell’autonomia istituzionale e fiscale del nostro territorio e per la costruzione della macro regione del Nordest.
PNE può ammettere il mezzo della coalizione elettorale, che garantisce la nostra identità ed è linitata ne Il ‘ obbiettivo e nel tempo, solo sulla base e a irrinunciabile condizione di precisi impegni certi, documentabili, misurabili e verificabili per provvedimenti che vadano in questa direzione. Il rispetto e la realizzazione dei provvedimenti concreti concordati, periodicamente verificati, è l’elemento essenziale per la permanenza di Progetto Nordest in qualsiasi tipo di eventuale coalizione elettorale. Il venir meno di questi impegni in qualsiasi momento comporta l’immediata denuncia di qualsivoglia accordo e l’uscita immediata di PNE da qualunque coalizione.

Il Direttivo Generale, organo plurale statutario e rappresentativo del movimento, si fa carico ed è garante della corretta iniziativa e della gestione di qualsiasi azione elettorale attenendosi agli indirizzi di cui sopra e nel rispetto dello Statuto.

Il Direttivo Generale inoltre, quale organo di governo democratico del movimento, si impegna a valutare nelle prime sedute utili le tesi e le proposte emerse nel corso dell’assemblea odierna e se. del caso deliberare in merito alle stesse.

Progetto Nordest ribadisce la propria natura di movimento democratico plurale, dotato di organi legittimamente eletti, di statuto e regole che garantiscono ai propri associati la piena partecipazione, la collegialità e la trasparenza.
IL SEGRETARIO POLITICO
Mariangelo Foggiato

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Comunicato congiunto delle segreterie del Partito della Serenissima e di Progetto Nordest sez di Jesolo

Il 15 febbraio presso il kursaal di P.zza Brescia alle ore 21.00 ,
ci sarà la presentazione ufficiale del Referendum per l’Autodeterminazione della città di Jesolo, nella quale verranno comunicati a tutti i cittadini jesolani i tempi e le modalità per l’indizione dello stesso. Il Progetto ideato e perseguito con tenacia e caparbietà dal Partito della Serenissima, ha trovato in Progetto Nordest di Jesolo un deciso e determinato partner che sicuramente sarà di esempio per l’adesione di altri movimenti politici che abbiano realmente a cuore le sorti del Veneto.
Il Referendum costituirà il primo passo nella direzione del raggiungimento dell’Indipendenza del Veneto seguendo un percorso costituzionale nel rispetto della Legge Italiana stessa.
Tutti i cittadini sono caldamente invitati.
Segretario del Partito della Serenissima : Roberto Cella
Segretario di Progetto Nordest : Loretta Santin

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