Articoli marcati con tag ‘paolo bernardini’

Note da Hong Kong

domenica, 29 novembre 2009
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di Paolo Bernardini

hong-kongEssere uno Stato libero – per quanto tutti noi liberali classici notiamo una terribile contraddizione tra il sostantivo e l’attributo, difficile accostare al concetto di Stato quello di libertà – non significa garantire al cittadino qualcosa di più di quel che non sia nei suoi diritti naturali. Né significa costruire il paradiso in terra. Il paradiso in terra è stato distrutto da tempo immemorabile e ne sopravvive solo uno celeste, per chi ci crede. Dunque a Hong Kong non ho visto fontane dell’eterna giovinezza, non ho visto divinità immortali aggirarsi per le strade, e neppure rubinetti d’oro e orologi di diamanti ai polsi di ognuno, non ho visto miele e zucchero sgorgare spontaneamente dalla terra, non ho neppure visto i volti indefinitamente felici degli abitanti dell’isola di Utopia.

Ho visto solo uomini e donne più liberi di noi.

Non necessariamente più felici, ma molto probabilmente meno angosciati. Certo nulla toglie l’angoscia del dolore, della morte, la allevia se mai il buddismo, la meditazione, perfino il tai chi, e non la flat tax al 15%.

La flat tax al 15% però toglie gran parte dell’angoscia della vita.

(continua…)

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CANDIDATURE A PRESIDENTE

venerdì, 2 ottobre 2009
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Demo nota dele candidature rivae e proposte ale cariche de presidente del PNV:

  • Lodovico Pizzati (proposta da Gianluca Busato e Claudio Ghiotto)
  • Tiziano Carrarini (*)

(*) candidatura sub-iudice per sopraggiunta segnalazione di incompatibilità

candidatura a presidente emerito del PNV:

  • Paolo Bernardini

Treviso, 02/10/2009

Segreteria Organixativa
Partito Nasional Veneto
segreteria@pnveneto.org

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Dialogo Veneto – esce il numero 15 (22 settembre 2009)

martedì, 22 settembre 2009
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Pubblicato il nuovo numero di “Dialogo Veneto”, la collezione degli articoli pubblicati sul sito www.pnveneto.org.

Il numero 15 segna un cambiamento nella formattazione, che viene semplificata rispetto alle prime edizioni.

Scaricatelo, stampatelo e fatelo avere a chi non ha un computer, per aumentare la conoscenza della nostra azione politica.

Come sempre, invitiamo tutti a contribuire, inviandoci articoli di qualità da pubblicare sul sito internet e anche su “Dialogo Veneto”.

Scarica il Numero 15 (22 settembre 2009):

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Movimenti indipendentisti in Scozia

lunedì, 27 luglio 2009
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william-wallacePubblichiamo qui la tesi di laurea triennale di Nora Hazslinsky, discussa presso l’Università degli Studi dell’Insubria, Facoltà di Giurisprudenza, sede di Como (corso di laurea in “Scienze della Mediazione Interlinguistica e Interculturale”), il 20 luglio 2009. La tesi, che ha avuto come relatore il Professor Paolo L. Bernardini, ha ricevuto il punteggio di 107/110, e tocca un argomento particolarmente importante per il PNV e l’indipendenza del Veneto. Per questo motivo, riteniamo che questa tesi possa essere utile a chi voglia approfondire le tematiche indipendentistiche. Ringraziamo Nora per averci concesso di pubblicare il testo. Un ringraziamento infine alla dott. Giada Tridello per l’editing del lavoro per la pubblicazione.

Scarica la tesi “Movimenti indipendentisti in Scozia” in formato pdf

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Sołidarietà a Paolo Bernardini

giovedì, 21 maggio 2009
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El Partito Nasional Veneto el esprime ła so piena sołidarietà e vicinansa al so presidente, Paolo Bernardini, ogeto de ofexe e atachi personałi incuałificabiłi. Naltri femo cuadrato intorno a na persona che ne raprexenta in pien e che gà senpre dimostrà na onestà inteletual e un corajo sivil straordinari, che ło fa un exenpio de virtù par tuti naltri.
Purtropo el tono doparà dai so “interlocutori” se gà meso al de fora del piano połitico e donca no podemo gnanca rispondar ała mancansa de argomentasion. L’ugnoła roba da far xe armarse de santa pasiensa e esar consapevołi che come primo partito indipendentista veneto gavemo anca ła responsabiłità de no star a vardar chi che no sta sol piano democratico e de rispeto dełe opinion de st’altri. Par el Pnv el rispeto dełe idee e dełe persone el xe un prinsipio fondante e donca proprio no ghi ne discutemo gnanca co nisuni. Chi che no fa suo sto ategiamento, nol pol confrontarse co naltri.
El nostro Presidente el gà dito giusto e el gà toca inte’l vivo aspeti de na ciara incoerensa połitica da parte de chi che dixe de portar vanti un obietivo e po’ dopo par da drio el tien na łinea difarente e in gran contradision co l’obietivo de faciata. D’altra parte i fałimenti dei połitisi autonomisti veneti i xe soto i oci de tuti, par cui no serve pì de tanto fermarse su sti aspeti. Ła mancansa de argomenti połitisi da parte de chi forse a torto el se sente sorpasà se gà dimostrà inte na pura forma de viołensa verbal priva de contenuti, par cui no merita parlarghine, ma soło constatar che dovemo sol che farse ła nostra strada, consapevołi – come che ti Paolo a te gà ben dito – che no ghe xe scorciatoie par ła libartà. E no ghe xe gnanca nisuna gara e ansi a dovarìa esarghe na comun dedision al’obietivo del’independensa sensa suditansa verso partiti fałii e inconcludenti.
Paolo, co orgolio el Pnv te gà sernìo come so Presidente, proprio par dimostrar ła superiorità połitica dei Veneti che noi gà de bixogno de serarse su poxision de retroguardia, ma ansi i sa dar forsa ałe so istanse de libartà co el spesor intełetual che in un soło àno de vita e 3 dì el gà parmeso al Partito Nasional Veneto de prexentarse ai eletori co na poxision de forsa che nisun altro partito tałian el gà.

Eco parché femo cusì paura ai nostri aversari połitisi!

Vota par l’independensa, vota par ła libartà, vota Pnv!

Gianluca Busato
Segretario Pnv


Solidarietà a Paolo Bernardini

Il Partito Nazionale Veneto esprime la propria piena solidarietà e vicinanza al suo presidente, Paolo Bernardini, fatto oggetto di offese e attacchi personali inqualificabili. Noi facciamo attorno ad una persona che ci rappresenta completamente e che ha sempre dimostrato una onestà intellettuale e un coraggio civile straordinari, che lo fanno un esempio di virtù per tutti noi.
Purtroppo il tono usato dai suoi “interlocutori” si pone al di fuori del piano politico e dunque non possiamo nemmeno rispondere alla mancanza di argomentazioni. L’unica cosa da fare è armarsi si santa pazienza ed essere consapevoli che come primo partito indipendentista veneto abbiamo anche la responsabilità di non fermarci a guardare chi non sta sul piano democratico e di rispetto delle opinioni altrui. Per il Pnv il rispetto delle idee e delle persone è un principio fondante e dunque non ne discutiamo proprio con nessuno. Chi non fa proprio tale atteggiamento, non può confrontarsi con noi.
Il nostro Presidente ha detto bene e ha toccato nel vivo aspetti di una chiara incoerenza politica da parte di chi dice di portare avanti un obiettivo e poi dopo di nascosto tiene una linea differente e in grande contraddizione con l’obiettivo di facciata. D’altro canto i fallimenti dei politici autonomisti veneti sono sotto gli occhi di tutti, per cui non serve più di tanto soffermarsi su tali aspetti. La mancanza di argomenti połitisi da parte di chi forse a torto si sente sorpassato si è rivelata in una pura forma di violenza verbale priva di contenuti, per cui non merita parlarne, ma solo constatare che dobbiamo solamente fare la nostra strada, consapevoli – come tu Paolo hai ben detto – che non ci sono scorciatoie per la libertà. E non c’è nemmeno alcuna gara e anzi dovrebbe esserci una comune dedizione all’obiettivo dell’indipendenza, senza sudditanza verso partiti falliti e inconcludenti.
Paolo, con orgoglio il Pnv ti ha scelto come suo Presidente, proprio per dimostrare la superiorità politica dei Veneti, che non hanno bisogno di chiudersi su posizioni di retroguardia, ma anzi sanno dare forza alle loro istanze di libertà con lo spessore intellettuale che in un solo anno e 3 giorni ha permesso al Partito Nazionale Veneto di presentarsi agli elettori con una posizione di forza che nessun altro partito italiano ha.

Ecco perché facciamo tanta paura ai nostri aversari politici!

Vota per l’indipendenza, vota per la libertà, vota Pnv!

Gianluca Busato
Segretario Pnv

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Scorciatoie e via maestra non portano allo stesso luogo

mercoledì, 20 maggio 2009
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Gli errori dell’autonomia e i paradossi delle alleanze degli indipendentisti tradizionali

scorciatoieAccadono strane cose, in questa vigilia elettorale. L’altra sera a Telenuovo, gentilmente invitato da Mario Zwirner, e seduto in un simpatico consesso di rappresentanti di partiti tradizionali, è apparso sullo schermo Fabrizio Comencini, uno dei pionieri dell’indipendentismo veneto nell’ultimo scorcio del Novecento. Ora, Comencini si è dimostrato d’accordo sull’indipendenza del Veneto come unico rimedio al male italico di cui si discuteva quella sera,i salari più bassi del mondo occidentale secondo l’OCSE; uno dei tanti indicatori della miseria crescente di ITA, cui s’associa il desiderio, presto destinato a diventare necessità, avvertito da molti italiani, di un cambiamento radicale, non di governo, ma di Stato. Ora, anche esponenti del centro destra hanno concordato che il problema non è il Veneto, ma l’Italia. Quello per cui stupisco, però, è il fatto che alla fine della festa è venuto fuori che Comencini si è alleato, per questa tornata elettorale, con l’UDC. Ora, certamente non un partito che vuole l’indipendenza di una parte di Italia, Venetia o Sardegna, ma uno dei peggiori rappresentanti del centralismo dei buoni sentimenti, che ha candidato Emanuele Filiberto di Savoia al Parlamento Europeo. Ora, non ci pare che vi sia coerenza in questo. Non credo che le vergini dai candidi manti dell’UDC, la singolare tribù degli ùdici, pensi alla Venetia se non in termini di folclore: certamente alleatevi con noi, vi daremo qualche soldino in più per la sagra della polenta e osei, ma mettendovi anche a giorno del fatto che chi mangia troppa polenta corre il rischio della pellagra (sono uomini di vera cultura, hanno studiato nelle migliori università del Paese, mica come noi veneti, ignoranti contadini beceri).
Questo per quel che riguarda Comencini.
Ma lo stupore cresce nel vedere un movimento dichiaratamente indipendentista, come I Veneti, appassionatamente guidato da giovani, il sale di questa e di ogni altra terra, che appoggia nella tornata elettorale per le comunali gli “slegati” di Covi, che fanno baluginare nell’insensato termine di “autonomia” la speranza che le briglie del governo centrale concedano qualche briciola di autogoverno in più ai comuni, o perlomeno al Comune di Padova. Che conquista storica! I Veneti quindi hanno deciso di non appoggiare noi alle amministrative. E va bene. Ma occorre spiegare loro, ai giovani in buona fede e ai meno giovani forse di minor buona fede, una volta per tutte, che esiste una differenza fondamentale, logica prima che politica, tra autonomia, federalismo, e indipendenza.
L’autonomia è una concessione da parte del governo centrale. E’ un relativo scioglimento delle briglie, che rimangono però saldamente nelle mani del governo centrale stesso. Autonomia è un concetto che ha il proprio ben definito status nelle costituzioni di numerosi paesi al mondo, inclusa l’Italia e la Spagna, ad esempio. I Catalani sono ben lontani da esserne soddisfatti, ed anzi hanno ben compreso che essa non basta, non è quello che vogliono, è qualcosa di radicalmente differente dall’indipendenza. La Scozia gode di ampia autonomia, ovvero margini alla fine magrissimi di autogoverno, e non ne è affatto paga. Infatti nel 2010 vi avrà luogo il referendum per l’indipendenza, quel che il PNV auspica anche per il Veneto.
Il federalismo è un patto (per raggiungere determinati fini comuni) tra stati sovrani precedentemente sciolti da ogni vincolo l’uno con l’altro. E’ stato trasformato nella caricatura della caricatura di questo dalla Lega Nord, che dopo la morte di Miglio, avvenuta nel 2001, non ha più avuto menti pensati e scienziati della politica in grado di spiegare loro questo concetto fondamentale: per cui il federalismo è stato stravolto in mostruosità, anche linguistiche, come il “federalismo fiscale”. Che vuol dire semplicemente che parte delle tasse pagate da una regione dovranno rimanere all’interno della regione stessa, in percentuali peraltro basse. Insomma, una specie di accordo con il ladro ITA: lasciaci per pietà il 20% di quel che produciamo, “come è umano lei…”. Le regioni-Fantozzi legate da codesto “federalismo fiscale” che nulla ha di federalismo, una volta ottenuto questo sconto, dovranno dimostrare infinita gratitudine al ladro che risparmia loro una parte dei loro legittimi averi: e che si sentirà dunque legittimato moralmente a compiere le peggiori porcherie con quello che avrà estorto comunque. E Bossi e l’allegra banda bossotti esulteranno, “ce l’abbiamo fatta, ora siamo federali”.
Il PNV vuole l’indipendenza. Significa che tutte le tasse pagate dai cittadini della Venetia rimarranno nella Venetia: e saranno assai più basse, ovviamente, di quelle pagate ora. E’ così difficile capirlo? E’ così difficile crederci?
Ora, l’idea di fondo dell’indipendenza nulla ha a che fare né con l’autonomia né con il federalismo. Uno stato indipendente è qualcosa di del tutto diverso da una regione autonoma. Poi, lo stato indipendente potrà anche “federarsi” con qualche altro stato indipendente, ma nel caso della Venetia non ne vedo le ragioni: sarà già, forse, parte della UE, e della NATO. Basta e avanza, considerando che esistono stati europei ricchissimi, come Norvegia e Svizzera, che della UE non fanno parte.
Dal momento che la strada che il diritto nazionale ed internazionale indica per il raggiungimento dell’indipendenza non solo è perfettamente legale, ma è già stata praticata perfino a pochi chilometri da noi, in Montenegro, quali paure agitano questi gruppi, questi partiti, queste persone?
Attenzione: molti tra coloro che hanno fatto l’Italia, nel Risorgimento – e qui voglio scrivere Italia per intero e maiuscola, e Risorgimento maiuscolo, per rispetto per coloro che sono morti, e sono tanti, in perfetta buona fede per questo – hanno sofferto torture, esilio, fame, le baionette austriache. Certo, senza saperlo servivano le mire espansionistiche dei Savoia, abilissimi, ma credevano nella libertà e per essa morivano.
E noi, qui, ora, con il diritto internazionale che ci appoggia, e perfino quello di ITA (fino a tre anni fa sarei finito in galera per le cose che sto scrivendo da tempo, e certo non solo io), di cosa abbiamo paura? Anzi, voi dei I Veneti, voi della Liga, eccetera, di cosa avete paura?
Nella storia coloro che sono morti per fare l’Italia sono ricordati come patrioti. Attenzione a non dover essere ricordati come “caregari”. Anche se questo pericolo non lo correte. I caregari non vengono ricordati, rimane solo il sostantivo e ad esso s’associa scherno e commiserazione.

Paolo L. Bernardini

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ITA E’ FINITA, O QUASI

venerdì, 15 maggio 2009
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“Secondo le stime preliminari Istat, nel primo trimestre del 2009 il Pil ha segnato un calo del 2,4% sul quarto trimestre 2008, quando era sceso del 2,1%, dato rivisto da -1,9%. Sempre nel primo trimestre, il Pil ha mostrato una riduzione del 5,9% su base annua dal tendenziale di -3% del quarto trimestre 2008, rivisto da -2,9%. Sia la variazione congiunturale sia la variazione tendenziale segnano il risultato peggiore almeno dall’inizio delle serie storiche, nel 1980 e sono peggiori delle attese.”

Queste le prime righe che si leggono oggi in rete. Sempre più, occorre ribadire che la situazione è insostenibile, ormai, o comunque diventerà insostenibile in breve tempo. Anche perché non vi sono al momento le condizioni per un decennio di ascesa economica quale fu quello iniziato nel 1980.

Paolo Bernardini
Presidente Pnv

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Il Veneto e il suo sorite.

domenica, 19 aprile 2009
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Fino a quando saremo ancora ricchi?

Quando filosofi di grande valore muoiono per la stupidità di automobilisti esagitati, con una piccola riflessione filosofica, riferita ai tempi nostri, conviene ricordarli. E dunque vorrei dire qualcosa sul sorite, approfittando di una domenica uggiosa e triste. Che cos’è il sorite? E’ parola difficile e tecnica derivata dal greco soros, che significa “mucchio”. Nulla a che vedere con George Soros (o qualcosa sì, se pensiamo al mucchio di soldi che il finanziere prima liberale ora statalista ha messo in piedi nella sua carriera). E’ uno dei paradossi logici venuto fuori da Zenone, filosofo greco inventore di tutti (o quasi) i paradossi. Come viene formulato? Uno dei modi è questo: se vi è un mucchio di sabbia, e noi sottraiamo dal mucchio un granello, poi un altro, poi un altro ancora, quando possiamo dire che il mucchio non è più un mucchio? Sembra banale, ma non lo è, è una delle basi alla critica del ragionamento induttivo. E tuttavia, perché non lo applichiamo al nostro Veneto? Nel numero del giornale locale ove si parlava dell’alzabara accademico per il grande professore morto, ho letto dell’ennesima chiusura di una fabbrica, la Komatsu. Altre centinaia di operai a spassi, un altro colpo per la Venetia. Siamo ancora “ricchi”? Fino a quando lo saremo? Al contrario del mucchio di sabbia, la gente è dotata di coscienza, e dunque può decidere quando non è più ricca, e comincia in effetti a diventare povera. A quel punto, il paradosso del sorite è risolto. Con la percezione avvertita, o meglio l’autocoscienza della ritrovata povertà. Ma questo non sarà un bel momento. E tragica sarà la soluzione, ben di più di quanto non lo sia una pacifica ma rapida procedura di distacco da ITA. E’ anche vero che il paradosso si basa sull’incertezza delle definizioni: quando è che un “mucchio” è tale? Quanti granelli di sabbia concorrono a crearlo? Ma per la povertà e la ricchezza le cose sono diverse. Basta pensare ad una intera generazione – non ad alcuni casi, questi nella storia ci stanno – decisamente meno abbiente di quella precedente. Le statistiche ufficiali ci dicono che ci stiamo avvicinando a questo. Almeno per la Venezia. Il tempo del sorite è arrivato.

Paolo L. Bernardini
Presidente Pnv

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Abruzzi 2009: un terremoto di indignazione.

lunedì, 13 aprile 2009
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Quanta fretta nel seppellire i morti. “Che fretta c’era, maledetta primavera…”, era il refrain di una vecchia canzonetta. Certamente tutto fa, tutto serve a portare acqua, o sangue al proprio mulino. Al mulino dell’autodifesa e autolegittimazione di ITA, l’unica repubblica in cui i terremoti non fanno cadere le strutture più pericolanti, marce e oscenamente obsolete che ci siano, quelle della politica.
Tutto serve a portare sangue al proprio mulino, anche e soprattutto un terremoto. Le bare non si possono scrollare di dosso il trikolore, i poveri morti se lo devono tenere addosso, magari riflettendo in Paradiso sul fatto che qualcuno perfino quel terremoto e la loro morte aveva predetto: ma le vestali del trikolore lo avevano messo violentemente a tacere.
Come nella mitologia greca, come Laocoonte, che fu punito dagli dèi per la sua (giusta) predizione con una morte orribile, aveva anteveduto il cavallo acheo che espugnò Troia con l’inganno. Certamente, il ricercatore che aveva previsto il disastro non è stato assalito dal serpentone della dea irata e furibonda, ITA si limita ad “avvisi di garanzia”. Ma perché ascoltarlo?
Non era un barone universitario, non un dirigente iperpagato e iperamminigliato, non era un intellettuale della corte berlusconiana, che tanti ne vanta, era un povero ricercatore come molti, e dunque non era Bertolaso, qualche altro grande papavero. La sua scienza non era quello di Stato, e dunque valeva meno di niente. L’aumento del livello del radon? Ma che stupidaggini, che cagate, avranno detto i professoroni di ITA. Non è neanche “ordinario”, come possiamo dargli retta?
Se qualche alto dirigente del CNR, qualche servo salito alle vette della scala sociale dell’ignoranza non certifica la scienza, essa cosa vale? Niente, ovviamente. E intanto questi poveracci sono morti.
Il Presidente del Consiglio prende il destro per richiamare alla “unità nazionale”, ovvero l’unità del suo nuovo partito, il prossimo partito comunista parasovietico e paraitaliano che ci aspetta. Unico. Ma non nel significato nobile dell’attributo. Che fretta c’era di seppellire con funerale di Stato, alla presenza di molti dei tenutari maggiori di ITA, morti a cui si stanno aggiungendo altri morti. No no no, non si poteva aspettare il computo finale, lo Stato ITA dove cogliere l’attimo, per presentarsi benefattore, magnanimo, pio, dolente.
Gli alti tenutari dicono che la ricostruzione sarà lunga: quanto basta per trovare le imprese amiche e da favorire, “la guerra è la guerra, un affare un affare”, diceva un grande poeta comunista, Edoardo Sanguineti. Lo stesso vale per i terremoti. Nel frattempo i comunisti sono morti o moribondi, tutti i loro ideali di “giustizia sociale” si sono trasformati in statalismo puro, e difesa dei privilegi dei privilegiati. Eccoli, i veri alleati di Berlusconi. Torniamo in Abruzzo, però.
E gli altri morti, quelli dissepolti dopo? Eh, eh, si impicchino! A loro non spetterà il funerale di Stato con gli alti tenutari, con i mandarini e i mandaranci di ITA, ci andrà qualche sindaco, qualche assessore, un presidente della Pro-loco, due cani, tre gatti, una tv locale. Eppure sono morti la stessa notte, li hanno solo disseppelliti dopo. Così è. Che disgrazia non essere dissepolti in tempo per la gran cerimonia di Stato, perdersi le sincerissime lacrime di cotante persone sincere.

La liberazione da tutto questo è nelle nostre mani. Riflettiamoci. O anche noi saremo sepolti dalle macerie della morale, e della verità, che crescono ogni giorno, per ognuno dei tanti terremoti silenziosi che uccidono gli abitanti di ITA, finché non saranno cittadini della Sardegna, della Venetia, degli Abruzzi liberi.

Paolo L. Bernardini

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Scòsia, indipandensa e el futùro de l’Europa

lunedì, 2 marzo 2009
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Na intervista al profesòr Michael Fry

Version original in inglexe – Original version in English

Michael Fry (clàse 1947) el xe on dei pi inportanti stòreghi de la Scòsia. El ga insegnà so na fràca de oniversità in Usa e Euròpa, e el xe stà anca gran atìvo in politega, fa candidà Scosexe pal Unionist Party. Deso el apoja co fòrsa l’indipandensa de la Scòsia. El dotòr Fry el ga scrivesto on mùcio de lìbri so aspeti difarenti de storia Scoséxe. Fra i so laori ghe xé: The Union: England, Scotland, and the Treaty of 1707 (Edinburgh 2006); Wild Scots: Four Hundred Years of Highland History (London 2005); How the Scots Made America (New York 2005); The Scottish Empire (Edinburgh 2001). Lu e Paolo Bernardìni li se gà rancontrà a la Brown University (USA) in 1994. Bernardìni a lo ga intervistà pa cònto del Pnv.

(Paolo Bernardini) – 1. Profesòr Fry, xelo difìsile scrìvar la stòria coi “se” e coi “ma”? Ad ogni mòdo, pénselo ca la stòria Scoséxe la podarìa èsar stà difarente sa inte’l 1707 l’oniòn no la ghe fùse stà, e la Scòsia ghese mantignù la so libartà fìn dèso?

(Michael Fry) A xè sta gran dùro pa i stàti e pòpoli picenìni conservàr l’indipandensa inte na èra de inperialixmo, ca la xé scominsià inte el sècolo dèsimo sèsto e ca la gà terminà col ventexemo sècolo. Durante sti sècoli le potense Europèe le ga incrementà el domìnio e conchista no sòlo so altri continìnti de la tèra, ma ànca sol continente Europèo. On mònte de stàti ca gheva vùo prestìjo durnate el medioevo, li ga perdesto la so libartà e indipandensa, e la Scòsia la xèra ona de ste chìve.

Conpagno de la Fransa ca la gà sercà sicuresa urtando le so frontière fin el Rèno, le Alpi e i Pirenèi, cusì l’Inghiltera la se gà ciapà controlo escluxìvo de tùto l’arsipelago a est de l’Atlantego. El Gales el xera xà sta conchistà inte el sècolo dèsimo sèsto e la Irlanda sotometesta dòpo desèni de goerìlia ca la gà terminà inte el 1690. Xèra restà fòra la Scosia ca la se gheva difendesta pa sècoli dai atàchi dei Inglèxi. A la fìn se gà festo on acordo e oniòn volontària, ofrendoghe ai Scosìxi benefìsi economeghi in cànvio de la dipendensa politega da Londra. El tratà de sta oniòn el xè deventà atìvo partìr dal 1707. In sto mòdo le ìxole Britaneghe le podea salvàr la so integrità teritoriàl contro st’altre potense Europee e tràr xo le bàxe pa l’espansiòn inperiàl de là del màr.

Pal fàto ca la oniòn Anglo-Scosexe la xe stà resìproca e volontària e no el rixultà de na invaxiòn e ocupasiòn, i Scosixi li xe sta bòni negosiàr la conservasiòn d ela so identità e istitusion nasionàl : la cexa, la leje, le oniversità… Sta ròba a xe sta el contrario del càxo Irlandexe, a ndo se ga desfà tùte le istitusiòn Irlandìxi e Istituìo chele Inglèxi. In Scosia ghe xe sta na continuità col pasà ca la sèvita ncòra ancò. I Scosexi no li ga mai coestionà coi Inglìxi e cusì i Inglexi li ga asà lìbari de jestìr i so afàri interni. I storeghi li ga ciamà sta ròba : semi-indipandensa. Sto status i lo gà ronpesto sol co se ga manifestà el welfare state Inglexe ca el xe stà gran intruxìvo verso la fìn del 20exemo sècolo. Le istitusion Scosìxi, ca deso le xé sòto atàco le se gà rinovà e le ga costituìo na bàxe pa on rinovà nasionalixmo.

A xe na dimanda interesante se el nasionalismo scosexe xe stà jutà o frenà da sta storia stranba. Se l’Inghiltera la ghese agio in te na maniera pì inperialista verso la Scosia, inondando la socetà nativa e sofegando le istitusion locali, se pol dibàtere se la nasion la fuse riemersa pì in presia. A xe cuel che xe suceso in Irlanda. Sicome che i irlandexi i vedeva el comando inglexe come cativo e crudele, i se ga sentìi pronti par ribelarse e ribartarlo pena i ga vuo l’oportunità (sta oportunità la xe vegnesta co le goere napoleoneghe, co che la ribelion no la ga vuo suceso, e durante la prima goera mondiale, co che la ga portà ala fondasion de la republica irlandexe). Ma el stato britanego el ga asunto in Scosia n’aspeto pì benigno, el rixultà de na asociasion volontaria priva de violensa dal disdoteximo secolo. Na ribelion no xe stà na necesità par la sopravivensa nasional dei scosexi. Però el sistema parlamentar britanego el xe stà liberal lasando spasio par la nasita de on movimento nasionalista. La Scosia la resta libara de sernir on futuro indipendente se la vole. Sto chi xe el dibatito ancò.

2. Inte el 2010 el Pòpolo Scosexe el votarà pa la indipandensa. Sa xela la so previxiòn de rixultà? E par còsa i Scosìxi votaràli cusì?

La situasiòn politega la xé gran insèrta parché ghe xè la crìxi in tùta la United Kingdom, e dixemo ca particolarmente gràve in Scòsia. Na fàsa de la semi-indipandensa la xè stà el sistema bancario Scosexe. El xèra xà stà fondà nel 1707 e el gà sevità oparàr anca dòpo, anca sa el nòmaro de le banche inte el 20exemo sècolo el xè stà riduxesto da acoixisiòn e fuxiòn. Ma ncòra inte el 20exemo sècolo ghe xèra trì banch. Deso do de lòre le xè stà asorbìe dal goerno Britanego, pa sanàr le gràn pèrdite. Cusì na bòna parte dle sistema economego Scoséxe el xé deventà Britànego.

Cosa penseli i Scosìxi de sta ròba? Na bòna pàrte la sta màl parchè se gavarìa podesto fàr on mùcio de ròbe pa mantignìr el sistema bancàrio Scosexe, e ca el goerno sentràl de Londra el ghe ne gà profità pa fàr fòra on elemento inportante de la semi-indipandensa Scosexe. Ma a xé ànca vèro ca sa la Scosia la fùse sta indipandente fòrse le banche le gavarìa festo la fìn de chele Islandèxi. La concluxiòn ca li gà ricavà a xè stà ca la Scòsia la xè ncòra màsa picenìna pa difendar i so intarèsi, in particolàr durante na crìxi internasionàl.

A dirìa ca el xè on bon exenpio sul dibàtito jenaràl sòra la indipandensa de la Scòsia. Propio parchè la xè sta pàrte de on gran stàto Europeo pa tri sècoli, i Scosìxi li vede ca no li xe stà sensa vantàji inte on tènpo de dificoltà economeghe. Al steso tenpo parchè la Scòsia la xè na parte picenìna de sto gràn stàto (co manco del 10% d ela popolasiòn de United Kingdom), a xè màsa fàsile pa i intaresi Scosìxi vegnèr manipolà o ignorà sa ghe còmoda a chi ca comanda xò Londra. Cusì i sintiminti dei Scosìxi li se spàca in dò naltra òlta.

Drìo sto mùcio de problèmi, a no sarà fàsile far na previxiòn de le consegoense so on referendum inte el 2010. Sa Gordon brown el sarà bon salvàr el paéxe da la so condisiòn economega dixastroxa, lora i Scosìxi li podarìa èsar gràti e votàr pa mantignìr l’oniòn co l’Inghiltera. Ma a no xé par gnìnte segùro ca el goerno el sìpia bòn risolvàr i problemi e cusì i Scosìxi li podarìa sernìr ca a no ghe xé gninte de pèxo ca restàr pàrte de la gran Bretagna. Anca frente gran dificoltà. l’indipandensa la sarà preferìbile.

3. Penselo ca el SNP deventaralo el partito lìder dòpo la indipandensa? Sa cusì sarà, la Scòsia vegnaràla goernà drìo na politega de sentro-sànca, ca podarìa anca no èsar cusì bòn so on marcà lìbaro, a ndò i stàti cèi a li ga altre orientasiòn?

Xe ciaro che l’indiipendensa la pol eser vinta solo se el Snp el rimane al potere par diversi ani in Scosia. El ga formà on governo ntel 2007 co solo na minoransa de careghe ntel parlamento scosexe, ma par rivar a l’obietivo de na indipendensa nasional el ga da far mejo de cusì e par on periodo pì longo. Par mexo secolo prima de sta ultima elesion la Scosia la xe stà dominà dal Labour party, anca co che el Conservative party comandava in Inghiltera e la majoransa del Regno Unìo. De sicuro na raxon par la cresita del nasionalismo xera che i scosexi no gheva caro esar governà da el Conservative party che cusì pochi i votava. Ma sto nasionalismo, a difarensa del nasionalismo in tanti altri paexi, a xe stà par tanto tenpo dominio dela Sanca. In sunto, Labour e Snp i conpeteva par el steso sciapo de votanti, la clase operaia e tanti menbri del ceto medio che laorava ntel setor publico in Scosia, dove l’industria privà la xera debole. Par via de sto fato de la strutura sociale scosexe, la politega la tende de pi verso sanca da cuel ca se pol prevedere. El marcà libaro opera in Scosia sora de tuto par via del petrolio nel Mar del Nord e par via de l’industria finansiaria. El preso del petrolio no el xe mia soto controlo del governo scosexe, mentre el setor finansiario el xe stà scorlà dala crixi finansiaria: no ghemo ncora visto la fine de sta crixi atuale. Se stati picenini i sarà boni de operar co libartà come in pasà a xe na domanda verta. In ogni caxo, a go idea che la cueston la sarà tolta in considerasion dai scosexi da on punto de vista de Sanca. Gavemo da spetar e vedar se la Sanca la pol catar fora mejo risposte ai problemi sociali e economisi a confronto de cuel ca la ga fato in pasà, o che ga fato la Drita in sti ultimi ani.

4. Gàla la Scosia da devenatr indipandente, fà saràle le relasiòn co l’Inghiltera? O co el resto de el mondo?

Dìto in termini formali, le relasion fra Inghiltera e Scòsia le sarìa le stèse ca la Scòsia la gavarà co st’altri stàti del mòndo. In sti oltimi vinti àni on màr de Nasiòn le gà ciapà l’indipandensa e le ga mantignù bòni raporti fra de lòre. No ghe xè raxòn pa la Scòsia ca no funsiòne cusì. In ogni càxo me spèto ca tute do Inghiltera e Scosia le reste rento l’Europa, e ca le coopera co l’Europa e fra de lòre. E in serti càxi le relasiòn fra i do stàti li podarà anca mejoràr. Tacàr dal 1707 i raporti fra le dò li xè pejorà. A par ca i Inglexi i la gàbia parchè i Scosìxi li ga on so parlamento., i Inglexi invese li xe costreti far tùto traverso el parlamneto del UK. E na bona parte dei Scosìxi i la gà pa le magàgne ca i Inglexi ghe ga cauxà inte el pasà. Co do stàti indipandenti sti atrìti li sparirìa. Xe la stesa ròba ca la xe ocoresta fra Inglixi e Irlandìxi. Inte el pasà ghe xe stà na fràca de catìva sàngoe fra lòri. Ancò li gà gran bòni rapòrti.

5. fa vegnaràla considarà la indipandensa dela Scòsia sol pàlco mondiàl? Vegnarala asetà cusì cusì o co fasilità?

Ncòra, a no vedo raxòn parchè la Scòsia no la pòsa tòr el so posto sol pàlco politego mondiàl co tùte st’altre nasiòn Europèe ca le gà ciapà e riciapà l’indipandensa dòpo el 1989, e co tùte le Nasiòn afregàne e axiateghe ca le gà goadagnà l’indipandensa inte el sècolo pasà. L’àno 1848 el xè conosesto fa la “primavera de le nasiòn” parché on nòmaro de pòpoli difarenti li gà tacà rivendicàr la so identità pa la prìma òlta dai tinpi del medièvo, e ànca inte el 1918 el xè stà naltro àno ca el vècio sistema inperiàl el se gà desfà pa vegner rinpiasà da i stàti. A dirìa ca la situasiòn d ela Scòsia la ga da èsar vardà fa na ròba naturàl pi ca straordinaria.

6. Fa védelo el futùro de na Scòsia lìbara e indipandente?

A crède ca la Scòsia la torà el so pòsto fa tuti st’altri stàti Europei, e mantignarà le so tradisiòn e caràtare ma la contribuirà de pì a la sivilixasiòn del continente e del mondo.La Scòsia no ga problèmi definìr la so identità. La monarchia scoséxe la ga tacà inte el 843, el primo parlamneto el xè scominsià inte’l 1326 fin el 1707, el sistema legàl Scosexe el xè datà 1532 e la céxa de Scòsia i la gà fondà inte el 1560. El sentimento de Popolo el ga sopravivesto tri sècoli a l’oniòn co l’Inghiltèra e da sti àni a sta pàrte el gà cresù pì fòrte. Li xè tùti fatòri ca costituìse na bòna bàxe pa na rinovà indipandensa.

7. Penselo ca el futùro de l’Europa el pòsa dipendare om mùcio da l’indipandensa de na sèrie de Nasiòn ca dèso no le gà on stàto (Catalunia, Scotland, Venetia, Bretagne, Corse, Venetia and so on)?

L’autogoerno e xé forse el prinsìpio pì inportante in politega. A xè on dirìto omàn ca i Pòpoli a li pòsa deventàr lìbari de svilupàr le so parsonalità e atività mejo ca li pol. Isteso prinsìpio el gavarìa da aplicàrse a le provinse e munisipalità e anca a le nasiòn. A crède ca sa sti prinsìpi li fùse rispetà el mondo el sarìa pì contento.

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