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Italia bocciata in libertà economica, scende dal 64° al 76° posto

martedì, 13 gennaio 2009
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Distribution of Global Economic Freedom

Italia bocciata in libertà economica, scende dal 64° al 76° posto

Italia bocciata in libertà economica. L’Indice della libertà economica classifica il paese al 76° posto, in picchiata rispetto al 64° posto conquistato l’anno scorso. In valore assoluto, il livello di libertà economica viene valutato al 61,4 per cento, circa un punto percentuale in meno rispetto all’anno scorso.

L’Indice della libertà economica viene pubblicato ogni anno dalla Heritage Foundation e dal Wall Street Journal, in collaborazione con un pool di think tank tra cui, per l’Italia, l’Istituto Bruno Leoni. L’Italia viene definita “moderatamente libera”, ed è pericolosamente vicina al limite del 60 per cento, al di sotto del quale inizia la categoria dei paesi “poco liberi”.

L’Indice censisce il grado di apertura rispetto a dieci indicatori, che descrivono la libertà con cui gli operatori economici possono muoversi in ciascun paese del mondo. Nonostante un lieve miglioramento in quattro di essi – libertà d’impresa, libertà dal fisco, libertà dalla corruzione e libertà monetaria – si sono registrati decisi arretramenti in due settori chiave. La libertà dallo Stato viene stimata solo al 24,7 per cento, contro il 29,4 per cento dell’anno scorso, a causa dell’aumento della spesa pubblica e del controverso processo di privatizzazione di Alitalia.

Per quel che riguarda la libertà del lavoro, il giudizio negativo – dal 74,5 per cento del 2008 al 61,3 per cento del 2009 – riflette principalmente le rigidità che si sono aggiunte con l’azione del governo Prodi e la finanziaria 2007. Sul sito dell’Istituto Bruno Leoni è disponibile la traduzione integrale della scheda relativa all’Italia.

La performance dell’Italia è tanto più grave se si considera che la libertà economica ha fatto progressi nel mondo e in Europa. A livello globale, ben 83 paesi hanno fatto passi avanti rispetto allo scorso anno. I paesi più liberi al mondo sono Hong Kong, Singapore e l’Australia. Tra i primi dieci paesi, ben quattro sono europei: Irlanda (quarto posto), Danimarca (ottavo), Svizzera (nono) e Regno Unito (decimo).

Commenta Alberto Mingardi, direttore generale dell’IBL:

L’Italia è peggiorata, quest’anno, sia in termini relativi che assoluti. Questo rende la nostra economia meno forte e meno competitiva e, dunque, meno in grado di resistere alla crisi globale. È importante che il governo capisca che solo riforme strutturali nel segno della libertà economica – cominciando col dare al Paese un impianto normativo meno confuso e instabile – possono riportare il nostro paese sul sentiero della crescita.

Il testo integrale dell’Indice della libertà economica può essere liberamente consultato sul sito www.heritage.org/index.

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Veneto indipendente = Stato leggero

lunedì, 8 settembre 2008
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L’impressione che si ha visitando un qualsiasi Paese europeo è che noi viviamo in uno stato come minimo complicato. La logica di ogni attività pubblica sfugge spesso alla comprensione della gran parte dei veneti.
L’indipendenza ci permetterà di ridisegnare uno stato molto più leggero ed efficiente dell’attuale. Uno stato meno invasivo che dovrà fare esclusivamente ciò che gli compete, senza intromissioni in altre attività.
Lo stato potrà così concentrarsi al meglio negli ambiti che oggi non sono coperti da azioni efficaci proprio per l’enorme dispersione in mille attività che possono essere svolte altrimenti, ad esempio tramite le società private, oppure le organizzazioni di volontariato.
Lo statalismo ha, in Italia, radici storiche, che gli sono state necessarie per soffocare le forti culture nazionali venete, siciliane, sarde e di tutti i Popoli colonizzati con la violenza dai Savoia. Nell’epoca fascista ha avuto un ulteriore salto di “qualità”, mirando al monopolio di tutte le attività della società civile. La forza della storia, insieme al fatto che la quasi totalità dei partiti dell’Italia repubblicana sono stati e sono statalisti e centralisti, ha fatto sì che dal secondo dopoguerra, depurato lo statalismo storico dalle sue peggiori propensioni autoritarie e antidemocratiche, anche se mai del tutto abbandonate, se ne continuasse la tradizione e l’impostazione. L’Italia, infatti, oggi è uno stato-moloch che vede la propria presenza nei settori più disparati, dalla scuola, alla cultura, dal teatro, al cinema, dall’economia all’agricoltura, ad un livello che non ha più pari al mondo. Dopo la caduta del blocco sovietico, in questo fenomeno, l’Italia ha preso il primato, con grave danno dei veneti, che vedono a maggior ragione ferito il proprio innato forte senso dello stato.
Noi riteniamo che il Veneto indipendente potrà di valorizzare molto di più le iniziative private e della società civile, concentrandosi nelle attività che gli sono proprie.

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