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Antonio Guadagnini, vicesindaco di Crespano del Grappa: «Lasciamo ai Comuni il 20\% dell’Irpef»

Riportiamo un’interessante articolo, segnale delle accelerazioni politiche in corso nel Veneto. Da parte nostra un plauso al vicesindaco di Crespano, di cui non conosciamo lo schieramento politico.

Dal Veneto una proposta di riforma federalista: basta finanziamenti dallo Stato, imposte comunali azzerate, sindaci liberi di determinarle

«Lasciamo ai Comuni il 20\% dell’Irpef»
Uno studio del vicesindaco di Crespano del Grappa inviato a tutti i primi cittadini della Regione

http://gazzettino.quinordest.it/VisualizzaArticolo.php3?Luogo=Main&Codice=3642786&Data=2008-01-13&Pagina=4&Hilights=Guadagnini

Via tutti i trasferimenti dallo Stato ai Comuni, tasse comunali azzerate a discrezione del sindaco, e una risorsa fissa per alimentare le amministrazioni locali: una trattenuta del 20\% dell’Irpef . È una rivoluzione, quella che ha studiato un giovane vicesindaco veneto. Una rivoluzione che nelle sue intenzioni dovrebbe coinvolgere tutti i sindaci della regione ai quali ha inviato una lettera e la proposta di legge con allegato un poderoso studio fatto di tabelle, grafici, ricerche storiche e analisi economiche. Antonio Guadagnini, vicesindaco di Crespano del Grappa, crede in questo progetto, ed è convinto che possa davvero essere lo strumento per coalizzare amministratori locali spingendoli a raccogliere le firme per imporre al Parlamento una riforma fiscale capace di risolvere in un colpo solo i problemi dei Comuni (del Nord) soffocati da competenze sempre maggiori e risorse sempre minori.

Il giovane vicesindaco ha verificato quale fosse il finanziamento pro capite destinato alla sua Crespano: 150 euro. Ha controllato il sito del ministero dell’Interno dove sono registrate tutte le spettanze dei Comuni e facendo i confronti gli sono cadute le braccia: ad esempio, quasi nessun comune della Campania è sotto i 300 euro pro capite di trasferimenti statali. Anche così si spiega come mai il Molise abbia 288 dipendenti regionali ogni 100mila abitanti, la Calabria ne abbia 257, e il Veneto 69. E qual è il rapporto di Crespano tra Irpef versata e trasferimenti ricevuti? Dieci milioni contro 700mila euro: il 7\%. Così, Guadagnini si è messo a studiare un meccanismo per riportare un po’ di equilibrio e consentire ai comuni di finanziare i servizi che sono obbligati a fornire ai cittadini. Alla fine è uscita l’idea: dare allo Stato l’80\% dell’Irpef raccolta e il rimanente 20\% tenerlo in cassa. Azzerando al contempo le 3 fonti principali di finanziamento previste dal decreto 504 del 1992, ovvero i trasferimenti ordinari, consolidati e perequativi. Tradotto in soldoni, significherebbe che Crespano avrebbe a disposizione 2 milioni di euro, oltre agli eventuali tributi propri. I comuni avrebbero ciò di cui hanno bisogno, e nel contempo si introdurrebbe il criterio della capacità contributiva.

I comuni veneti oggi ricevono per ciascun abitante una media di 438 euro da entrate tributarie e 165 euro da trasferimenti statali; quelli della Campania, per fare un esempio, hanno 274 euro da entrate tributarie e 382 da trasferimenti statali. Il motivo è facilmente comprensibile da quest’altro confronto: i cittadini veneti pagano mediamente in tributi locali verso comune, provincia e regione 1800 euro (di cui 1240 verso la regione e 525 verso provincia e comune), mentre quelli calabresi pagano un totale di 600 euro (di cui 340 alla regione e 260 verso comune e provincia). In pratica, un terzo dei tributi dei veneti.

In uno studio del 2002 il direttore centrale della Finanza locale, Daccò, rivelava che in Veneto veniva versata Irpef per 10 miliardi di euro; ma il totale delle spettanze riservate ai comuni era di soli 395 milioni. La Calabria per fare una comparazione, versava 1,8 miliardi di Irpef e riceveva trasferimenti per 520 milioni. Traduzione: il Veneto riceveva il 3,9\% di quanto versava, la Calabria il 28\%. La Campania, per fare un altro esempio, versava 6 miliardi di euro e ne ricavava 1,5: ovvero il 25\%.

La spesa aggiuntiva per il bilancio statale sarebbe di 7 miliardi di euro. Dove trovarli? Il giovane amministratore trevigiano punta sulla vendita di parte del patrimonio statale per ridurre almeno in parte i 70 miliardi di interessi passivi sul debito pubblico e dirottare il risparmio al progetto. Ma ci sono altre voci nel bilancio che passano sotto gli occhi di tutti e invariabilmente in ogni Finanziaria finiscono per rimanere intoccate o addirittura per aumentare. I costi proprii dei ministeri ad esempio ammontavano nel 2005 a 84 miliardi di euro, ed erano aumentate rispetto all’anno precedente del 5\%: ovvero di 4 miliardi di euro. I costi del personale dei ministeri dal 2003 al 2005 sono passati da 60, a 69 e infine a 72 miliardi di euro: 12 miliardi in 3 anni. Per non parlare della Sanità. Dal 2003 al 2005 sono stati spesi 13 miliardi di euro per finanziarie i deficit di regioni con i bilanci disastrati come il Lazio che da sola ha un debito di 10 miliardi. La Finanziaria del 2007 ha previsto 3 miliardi per finanziare questi deficit, 2 dei quali per il solo Lazio. Per gli organi costituzionali o a rilevanza costituzionale e per la Presidenza del Consiglio, in Finanziaria sono stati stanziati 3,2 miliardi di euro. Insomma: se vogliono trovare i soldi, li trovano. Il problema è scegliere se continuare a buttarli nel pozzo senza fondo o se investirli in una rivoluzione fiscale che farebbe terra bruciata di tutti gli alibi, le rivendicazioni, le sperequazioni.

Le obiezioni, ovviamente, non mancano. La prima: Crespano è un comune che ha un gettito Irpef medio-alto, e così sarebbero penalizzati i comuni più “poveri”. Guadagnini ha verificato anche questo, e ha scoperto che ad esempio su base regionale la Campania oggi versa 6,8 miliardi di Irpef : il 20\% corrisponderebbe quindi a 1,4 miliardi. Oggi riceve dallo Stato 1,7 miliardi; significa che perderebbe 300 milioni, ovvero il 17\% della cifra complessiva. Quindi, anziché fare i conti con una media di 300 euro pro capite, i comuni campani dovrebbero arrangiarsi (si fa per dire) con 250 euro pro capite. Che sarebbero comunque quasi il doppio di quello che oggi ricevono i comuni del Veneto.

Ario Gervasutti

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