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I nuovi comunisti

Lavoro, Tremonti: “Credo nel posto fisso”.

tremonti

Poiché la sinistra non esiste, deve essere creata, e non sembra un compito difficile per chi è abituato a ragionare in termini socialisti, come il PDL ed in particolare le sue teste pensanti (non ridete per favore!).

Così Tremonti, in una delle sue esternazioni incontinenti, se ne è uscito oggi (19 ottobre, ndr) con l’affermazione che in questi ultimi anni ”abbiamo visto il passaggio dal posto fisso a quello variabile, mobile, ma io non credo che la mobilità sia di per sé un valore. Lo ha detto il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, nel corso del suo intervento ad un convegno organizzato dalla Banca Popolare di Milano, sulla partecipazione dei lavoratori nell’azionariato d’impresa.

Questo farà di certo piacere ai sindacalisti attaccati alla carega. In effetti al convegno di BPM erano presenti anche due esponenti del sindacato italiano (sono di due sigle diverse, ma non c’è concorrenza tra loro, è un monopolio sindacale per di pì incensato dal governo): Guglielmo Epifani (Cgil), al termine dell’incontro ha detto “lo farei fare a Confindustria”. Mentre Luigi Angeletti (Uil) riferendosi al ministro, ha dichiarato: ”So che la cosa può non fargli piacere ma è come se fosse un nostro iscritto”.

Bene, con questo in futuro avremo licenza di fare epiteto di Tremonti & Co. di neo-comunisti.
Perché solo da una mente comunista può arrivare l’idea del posto fisso per preferenza parlamentare.
Ecco infatti cosa dichiara Tremonti alla platea: ”Questo Paese ha meno bisogno della cogestione e più bisogno della compartecipazione da parte dei lavoratori nelle imprese”, ha detto ancora Tremonti. ”La cogestione, come nascita di figure imprenditoriali miste, mi sembra meno positiva, mentre credo sia più positiva l’informazione sulla gestione dell’impresa. Un conto però è avere informazioni sulla gestione, un conto avere la corresponsabilità in un ibrido imprenditoriale’‘.

Il posto fisso infatti è la condizione a cui erano costretti dal Soviet i lavoratori. E’ la condizione ideale dei padroni che vedono le loro imprese come feudi, e i loro dipendenti come plebei, e che non amano la concorrenza o l’avere a che fare con nuove figure imprenditoriali, che poi siano miste questo è un incipit dato proprio dalle politiche emanate da questi stessi signori, i neo comunisti.

Claudio Ghiotto
PNV Vicenza

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