Il pericolo del non governo

Ormai è da più di un mese che in una situazione di allarme rosso nessuno governa la nave, o meglio, tutti vogliono tirare il timone da una parte o dall’altra, chi sventa le vele, chi molla l’ancora per frenare mentre altri provano a mettere tutte le vele al vento.
Insomma, l’impressione del caos è tanto chiara che la percepiscono benissimo a New York, Londra, Hong Kong, visto l’andamento dei titoli e della borsa.

Ora sia chiaro, io sono di idee minarchiche, che significa un governo minimo che si occupa di cose essenziali, quindi lamentarsi di un non governo sembrerebbe una contraddizione. Però qui la situzione è diversa. Qui esiste istituzionalmente un governo con tutti i poteri e quelli che vi sono, al potere, prendono decisioni che un governo minimo mai potrebbe prendere, esiste soprattutto una “rappresentanza” politica dei cittadini che non rappresenta niente se non sé stessa.

Questa dopotutto è una occasione che ci permette di capire che la democrazia rappresentativa è un fallimento, perché una volta eletti i rappresentanti fanno poi quello che vogliono, e cioè cose che raramente se non mai corrispondono all’interesse dei rappresentati (gli elettori).
E’ ovviamente un caso estremo, ma è significativo, perché i modelli si collaudano nelle condizioni estreme, e questa è in fondo una rara occasione per poterlo verificare.

Questa situazione però nasconde anche un rischio molto grosso, che non è quello del default, in altre parole la bancarotta, ma qualcosa di molto più pericoloso.
E’ evidente che il paese, mi riferisco all’Italia, non tutta può accettare supinamente questa devastazione e questo spettacolo di sfascio. Una larga parte della popolazione è formata da persone passive, a quelli basta vedere qualche bel programma TV e l’happy hour (solo loro infatti riescono ad essere felici in questo momento). Un’altra grossa parte è formata da gente che capisce che qualcosa non và, ma non capendone nulla si affida ai loro profeti, che purtroppo non sono affatto più preparati e, come dimostrano per esempio le discussioni politiche in TV, risultano penosamente aggrappati a dogmi ideologici di altri tempi che nulla hanno a che fare con la soluzione dei problemi che ci sono.
Una minoranza in realtà capisce come stanno le cose o perlomeno è in grado di capire o ascoltare e riflettere.
Esiste però anche un’altro gruppo di persone che odiano il disordine. E’ un gruppo cospicuo che non può essere ignorato. Queste persone hanno il modello del sistema gerarchico piramidale. Sono persone inclini al capo/re/duce, che non deve essere messo in discussione, ai gerarchi, fino a chi, come soldati, esegue senza discutere. Un sistema che assicura ordine e perfezione, che rifonda lo sfascio fasciandolo. Un sistema che nel suo ordine non contempla il fatto che gli esseri umani sono tutto fuorché macchine, e l’ordine e perfezione è ben lungi dall’essere una caratteristica umana, ma è semmai una disciplina che può essere imparata ma non fa parte dell’essere umano, una disciplina che quindi può essere utile e applicata in alcune attività ma non fa parte dell’essere umano.
Pensateci, l’essenza assoluta degli esseri umani è fare sesso. Non scherzo. Attraverso il sesso si prolifera, attività fondamentale per garantire la continuità della specie.
Ora siete voi in grado di immaginare l’attività sessuale organizzata? Direi di no. L’attività sessuale, cioè la quintessenza dell’essere umano, come quello di qualunque essere vivente sessuato, è una attività che cancella la ragione e la razionalità per abbandonarsi all’istinto dettato più dall’ippocampo (la parte più profonda del cervello) che dalla corteccia (quella più esterna e capace di complesse elaborazioni, seppure molto lente).
L’essere umano è cioè essenzialmente, capite, nella sua profonda essenza, irrazionale e disorganizzato. L’essere umano è perciò anche unico, individuale e tendenzialmente individualista, salvo solo il caso in cui stare in comunità non gli porti dei vantaggi maggiori.
Questa è l’essenza dell’essere umano, e la pretesa di imporre un sistema gerarchico, dove un capo decide sugli altri, è una violazione di tale essenza che prima o poi finisce in collisione.
E’ accaduto sempre così nella storia. Sempre gli uomini si sono organizzati in comunità e queste hanno accettato un capo, ma questo capo non appena diviene tirannico viene deposto. Per resistere deve usare la forza, sempre più forza. Ma il collasso prima o poi accade, come abbiamo visto per tutti i dittatori della storia.

Perché allora le comunità accettano la presenza di un dittatore? Perché una comunità approva che un capo decida per tutti, come dice lui, e basta!? Come è possibile che una dittatura de facto sia arrivata al potere in Ungheria, un paese dell’Unione Europea, dove la libertà di stampa è stata abolita, e l’opposizione annichilita?

La risposta è che di fronte a un grande disordine, costretto però in una comunità da cui non è possibile dissociarsi, e di cui si scaricano le responsabilità che la irresponsabilità di governo produce, si rompe la motivazione per cui gli esseri umani accettano di stare in comunità.
Questo paradosso: essere obbligati a far parte di una comunità, essere sottoposti come tali alle responsabilità che tale comunità assume nei confronti del mondo, senza poter godere dei vantaggi dello stare in comunità perché chi la governa impone solo i vincoli ma non si impegna a fornire i vantaggi, ebbene di fronte a questo paradosso la reazione potrebbe essere quella di ricercare, o accettare a braccia aperte, chi porta ordine, disciplina, governo. Chiaramente in una situazione di disordine molti saranno allo sbando, il nuovo governo dell’ordine richiede dunque di usare il pungo di ferro.
Perché l’ordine che viene proposto-imposto è a senso unico. Non è una reale soluzione ai problemi, ma è UNA soluzione. E perciò si pretende sia imposta.
Il duce così interpreta lui il “bene comune” ma chiaramente è una pretesa ambiziosa oltre il possibile, poiché il “bene comune” non può essere interpretato da una persona, né da più persone, ma l’unico compromesso è quello che fu trovato dagli antichi greci: il voto democratico.
Una opzione, che il governo dell’ordine non accetta, e consente solo in forma mascherata.
In fondo l’Italia di oggi è già una democrazia difettosa. Per il sistema elettorale e le regole che determinano come i partiti possono formarsi e concorrere alle elezioni; e per il sistema informativo, anima essenziale della democrazia, che è deficitario, condizionato, e regolamentato dagli stessi che governano.

Un esempio di governo decentrato ed estremamente affidabile e funzionante, rispettoso della libertà dei cittadini-sovrani e delle comunità locali, lo si vede in Svizzera. Un paese che proprio ieri ha dimostrato la sua forza, che è prima di tutto di affidabilità politica, con la decisione della sua banca centrale di ostacolare l’eccessiva devalutazione delle due principali monete del mondo: euro e dollaro, una decisione la cui azione è stata tanto efficace e potente da produrre effetti in 15 minuti!

L’Italia invece mostra tutta la sua debolezza, il suo declino, la sua confusione che è prima di tutto istituzionale (pretendere oltre 150 anni fa di unire popoli diversi fu una sciagura) quindi politico, e scivolare nell’approvazione di un direttorio autoritario e illiberale in queste estreme condizioni è giusto come un passo falso sugli scogli viscidi, un passo che ogni Veneto onesto non potrà mai accettare, ed essere pronto fin d’ora ad agire nel suo Veneto per respongerlo se mai dovesse accadere.

Claudio G.

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