I sassi nella scarpa

Cari soci di VS, continuo ad usare questo blog e la cortesia del suo proprietario che mi/ci ospita, per esprimere ancora questioni riguardanti Veneto Stato.
Per fortuna che esiste questo blog, vorrei aggiungere, libero e aperto, dove chiunque può inviare la sua lettera e vedersela ragionevolmente pubblicata (è possibile spedire i propri messaggi a Giane o a me), e commenti liberi anche se gli anonimi sono poco graditi, perché il sito ufficiale di VS appare blindato: non sono ammessi commenti, e l’annuncio della autoconvocazione del Maggior Consiglio pubblicata ieri mi sarei aspettato fosse stata pubblicata anche sul sito ufficiale.
Posso capire che la voce ufficiale del partito debba avere un controllo, ma la voce ufficiale non può negare la voce di numerosi soci che invocano la riunione dell’organo sovrano ai sensi dello Statuto, e questo mi lascia alquanto perplesso.

Perplessità mi ha procurato anche l’apprendere che un socio che si è fatto al pari di me promotore di una autoconvocazione, abbia poi fatto richiesta a Presidente e Segretario di fare un passo indietro e presentarsi dimissionari (e fin qui ci sta anche) attendendo risposta e rimettendo la consegna delle firme nelle mani dell’attuale (ex?) Presidente.
Questo comportamento servilista nei confronti di una persona (nulla di personale sia chiaro) che seppure nominata a suo tempo come Presidente di fronte all’autoconvocazione dei soci è né più né meno un socio come tutti, non mi piace affatto e svilisce l’essenza che lo Statuto di Veneto Stato, seppure da alcuni considerato lacunoso ma sicuramente essenziale e perciò immediato e indubbiamente interpretabile, consegna ai soci la sovranità del partito. Detta in altre parole i soci xe paroni!

A tale proposito aggiungo che è stata fatta circolare una voce secondo la quale l’autoconvocazione invocata dal sottoscritto e tecnicamente realizzata nella forma che tutti possono vedere qui sarebbe stata inaccettabile perché vi si afferma che all’assemblea, il Maggior Consiglio, si sarebbe verificata la eventuale sfiducia al Segretario, quando secondo questa voce egli si dovrebbe invece presentare dimissionario, e per tale motivo sarebbe stata squalificata la mia proposta.

Ciò è ridicolo, perché nessuno può obbligare una persona a presentarsi dimissionaria, salvo non sia specificato nello Statuto in qualche modo. L’unico modo per spodestare uno da un incarico è licenziarlo, nello specifico caso con una mozione di sfiducia, che ovviamente solo il Maggior Consiglio può fare (o i due terzi del Minor Consiglio).
L’unico modo per arrivarci è quindi convocare il Maggior Consiglio, e una volta che tale organo si è riunito esso potrà pronunciarsi sul merito, perciò l’avere tentato in qualche modo di squalificare l’iniziativa di autoconvocazione di cui mi ero fatto promotore sostenendo questa ridicola e inconsistente ragione (la necessità che il Segretario si presenti dimissionario), di fatto ostacolando la raccolta firme per l’autoconvocazione, è sconcertante.

Sembra la stessa persona che caparbiamente fa circolare l’idea che vi fosse un accordo di durata di massimo un anno per le cariche votate alla costituzione, il 12 Settembre 2010. Ebbene qui si legge il verbale di quella assemblea costituente, e non vedo traccia di un simile accordo.
Allora permettetemi di togliermi un’altro sasso dalla scarpa e dire che qualsiasi accordo fatto dietro le quinte è illeggittimo, perché gli unici accordi sono quelli che alla costuituzione l’assemblea ha conosciuto, votato e sottoscritto. Io ero presente e non ho sentito niente, altri riportano la mia stessa memoria, solo alcuni mi hanno detto che l’accordo si c’era, ma se lo erano detti tra alcuni in un momento diverso, precedente all’assemblea.
E allora io dico che mi sento defraudato da chiunque voglia far valere accordi fatti sottobanco all’insaputa dell’intera assemblea, non solo, diffido, quelli che intendano far valere una simile cosa. E a tal proposito troverei molto grave, se è vera, la notizia secondo cui il Presidente sulla base di questa motivazione (l’accordo di scadenza ad un anno) avrebbe spinto tutti i coordinatori ad inviare le loro dimissioni per fax, cagionando de facto lo stallo del partito.
Ciò a prescindere dalla riconosciuta antipatia che il Segretario era riuscito a crearsi essendo molto decisionista e sorpassando l’attività dei coordinatori territoriali.

Ora, se c’è serietà si deve fare sgombero da queste cose. Non si possono far circolare informazioni devianti, non si possono invocare accordi che non siano quanto è stato visto e approvato dai soci, non è ragionevole creare futili ostacoli sia per recuperare l’insieme e l’armonia del partito, sia nella sua crescita. Ricordiamo quello che è il nostro obiettivo, e concentriamoci su quello, ciascuno per quello che può.

Conclusione. Cari soci, è indispensabile superare questo stallo. Noi siamo i padroni del partito, a norma di statuto, e noi, solo noi abbiamo il diritto di stabilire quando e dove si riunisce il Maggior Consiglio, qualsiasi altro organo, dal membro del Minor Consiglio a quello del Consiglio dei Dieci fino a Segretario e Predisente, è subalterno ai soci. Sono state raccolte circa settanta firme, e forse altre ne sono ancora giunte nelle mani di Alessia Bellon che ha collaborato fattivamente per gestire questa iniziativa, e gentilmente si è prestata da collettore di tutto il materiale, e che per questo noi tutti la ringraziamo, assieme ai ringraziamenti di ogni singolo socio che ha contribuito con il passaparola e la raccolta diretta a rete.
Noi siamo i padroni, noi decidiamo, senza domandare niente a nessuno se non ai nostri pari.

P.s. Ringrazio il socio sostenitore Alessandro Storti, Lombardo, per avere per primo suggerito l’idea della autoconvocazione.

 

Claudio G. H.

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