Venezia non sarà mai come Roma

A volte ci arrivano critiche al nostro progetto indipendentista affermando che sarebbe inutile a realizzare un cambiamento significativo. Insomma secondo loro sarebbe solo uno spostare quello che oggi c’è a Roma in Venezia. Taluni, come ho avuto modo di leggere in un recente commento, pensano che noi non lo abbiamo considerato nel nostro progetto, e suppongono che ritroveremmo gli stessi problemi “all’italiana” nella società veneta.

Poiché quest’ultima affermazione non corrisponde al vero, poiché è da molto tempo che abbiamo elaborato tutti questi aspetti e, se mi è permesso dire, essendo io uno dei “papà” che vi ha fortemente contribuito, credo di dover avere una responsabilità nello smontare le ipotesi che stanno alla base di queste critiche.

La dimensione

Come prima cosa partiamo con un semplice elemento, la dimensione. Con un approccio pragmatico lo scopo della politica è quello di dare risposte alle scelte che riguardano la vita di ogni giorno. Vivere in armonia, avere una famiglia, crescere socialmente, avere serentità e benessere sono penso i cardini sui quali ogni essere umano disegna la sua vita. Nella grande maggioranza dei casi la risposta a questi bisogni avviene su cose semplici che coinvolgono ciascuna comunità locale. I fatti macropolitici da cui derivano gli effetti macroeconomici che inevitabilmente investono le comunità, sono le uniche cose che sfuggono a questa regola, e in fondo si collocano in un piano diverso.

Per fatti macropolitici intendo attività che coinvolgono tutte o buona parte delle comunità che formano una nazione, con a volte implicazioni internazionali.

Possiamo fare allora un parallelo tra una grande impresa e una impresa piccola e locale. Nel primo caso un grande gruppo avrà maggiori capacità e forza per realizzare la grande impresa, nel secondo appare evidente che piccoli gruppi riescono ad essere meglio organizzati e più efficienti dei grandi gruppi. Non solo, ma nei piccoli gruppi si ha maggiore controllo e affidabilità.

Ciò è empiricamente riscontrabile anche nei piccoli villaggi (che possano autogestirsi) rispetto le grandi città.

Non solo. Questo lo possiamo constatare anche usando il metro economico, dove si evidenzia che gli stati piccoli hanno maggiore benessere e migliori condizioni rispetto gli stati grandi e non omogenei.

Da questo punto di vista allora possiamo senza dubbio affermare che il piccolo risulta avere numerosi vantaggi nei riguardi della vita di ogni giorno delle persone: maggiore affidabilità, maggiore efficienza, maggiore flessibilità, maggiore rapidità nelle decisioni, migliore adattamento alle esigenze specifiche della popolazione a cui devono servire le politiche prese.

E’ svantaggioso solo nei casi in cui occorra affrontare un grande progetto, tuttavia nessuno dice che delle comunità non possano tra loro coordinarsi per realizzarlo; ed è svantaggioso nei casi in cui la dimensione arriva al piano internazionale, ma anche qui nessuno impedisce che le comunità non possano accordarsi per disporre un coordinamento per alleanze di tipo internazionale.

L’ambiente plasma i comportamenti

Il comportamento delle persone non è costante in tutti gli ambienti. In un ambiente di guerra le persone hanno comportamenti molto diversi di un ambiente di pace, in un ambiente selvaggio diversi da quelli di un ambiente civile, in un ambiente monarchico diversi di quelli che avrebbe in un ambiente anarchico.

La spiegazione è molto semplice. Gli esseri umani, come qualunque essere vivente, ricercano la sopravvivenza, e ancor meglio la vita comoda. Il principio di conservazione dell’energia si applica pienamente anche agli esseri viventi, i quali hano sviluppato nel corso dell’evoluzione meccanismi che li inducono a non sprecarla. In assenza di un codice deontologico, un essere vivente cercherà con giusto egoismo e spregio del prossimo di ottenere il massimo con il minimo sforzo, anche a costo di addossare indebitamente tale sforzo a terzi.

Il furto, la corruzione, l’aggressione, sono tutti fenomeni spiegabili con questa radice.

Non è una impresa facile diffondere un codice deontologico, in quanto esso è una forma di istruzione basilare che si innesta nella persona, probabilmente fin da piccola.

Non è un caso che persone immigrate da popoli lontani e diversi, in cui tali codici non sono conosciuti, mantengano comportamenti che per gli autoctoni risultano inaccettabili se non talvolta incomprensibili. Ma a tutto ci si abitua. Nel bene e nel male.

Ormai non riesco più ad arrabbiarmi nel vedere rifiuti abbandonati per strada, ma ricordo che dieci anni fa questo era semplicemente impensabile.

L’ambiente, modificato anche dalla grande presenza di persone che non rispettano il codice prima condiviso, stà modificando i comportamenti delle persone che ora mano a mano non si impegneranno a rispettare certe norme di comportanto che richiedono energia, fino addirittura il semplice sforzo mentale per farlo.

Così l’ambiente modellato su un ordinamento che premia la truffa offre spazio all’esercizio della truffa (o corruzione).

La democrazia rappresentativa, sinonimo di centralismo

I sistemi centralisti nascono dalla esigenza dei monarchi di controllare uniformemente il proprio regno. Nei sistemi monarchici la corruzione è bassa negli alti livelli poiché sarebbe un po’ come se il monarca (e la sua corte) rubassero a sé stessi. Siccome il monarca ritiene grossa parte della ricchezza prodotta dai sudditi per pagare la sua corte (e renderla così fedele), nei bassi livelli trova spazio la vessazione verso il popolo, che è quello che paga per tutti, e conseguentemente varie forme di corruzione.

La democrazia rappresentativa (quella che vige in Italia) sostituisce il monarca con i rappresentanti eletti dal popolo. Essendo che i rappresentanti devono conquistarsi il consenso popolare, si sviluppa una particolare corte costituita dai sostenitori di ciascun rappresentante. Il monarca poteva esercitare un certo potere sulla sua corte perché la sua investitura non era dovuta al loro pieno consenso ma era assicurata per ereditarietà. Il rappresentante eletto è invece completamente alla mercé della sua corte, che dopo averlo eletto và a presentargli il conto da pagare.

La presenza di più rappresentanti dovrebbe mitigare l’effetto assolutista che aveva il monarca. Tuttavia esistono diverse forme di democrazia rappresentativa. Essa si presta particolarmente bene ai sistemi centralisti, e nei sistemi centralisti tende a formare elites di potere che possono facilmente instaurare un processo di automantenimento attraverso meccanismi che impediscono l’entrata di nuovi soggetti politici. E’ quello che in Italia è stato definito “casta”.

In questi sistemi centralisti a democrazia rappresentativa l’approccio è dall’alto verso il basso, dove i cittadini hanno ogni tanto la sola possibilità di votare un rappresentante tra quelli che si sono potuti candidare …e sperare.

Il cittadino dopo deve solo sperare che il rappresentante non lo imbrogli. Pia speranza, conoscendo la natura umana ed i meccanismi che hanno permesso a quel rappresentante di essere eletto.

In dipendenza poi della cultura della popolazione si creano effetti in cui, in mancanza di una appropriata educazione civica, possono essere tollerati comportamenti da parte dei rappresentanti in violazione dei principi di pluralità, comportamenti che tuttavia trovano terreno fertile nel sistema rappresentativo.

Nello specifico dell’Italia, vediamo le leggi create per limitare l’informazione, e quelle create per limitare i concorrenti nella scena degli eleggibili, che con questa corsa alle elezioni finalmente si sono ritorte contro gli stessi che le avevano create. Siccome però lo scopo non era quello di fare una regolamentazione a fin di bene, non si è esitato a cambiare, rattoppare …interpretare.

Solo una repubblica delle banane deve interpretare le sue stesse leggi.

Gli italiani allora sbraitano, alcuni pare si strappino le vesti, poi tornano a dormire, perché in fondo il sistema crea leggi draconiane che non valgono per i furbi che invece sanno come aggirarle, in uno scenario di nepotismo feudale.

In conclusione la democrazia rappresentativa in fondo è una truffa: vi fa credere di poter decidere, in realtà non decidete niente. Ed i fatti ve lo stanno dimostrando.

La democrazia diretta ed il federalismo

Se noi riconosciamo che ogni Persona ha nella propria individualità il diritto di essere sovrana di sé stessa, alora dobbiamo convenire che una comunità è formata da un certo numero di Persone che sono associate ciascuna con una quota sociale di valore unitario, una sorta di repubblica per azioni, una “repubblica S.p.A”.

Poiché la politica deve servire le persone, essa deve partire dalle persone.

Partendo dal basso le comunità che si federano per coordinarsi e fare fronte comune a problemi di grande dimensione, mantenendo la propria autonomia e possibilmente il proprio diritto di rescindere dal patto federativo.

Come nello scenario centralista la democrazia rappresentativa trova la sua forma ideale, nello scenario federale la democrazia diretta è una forma che trova una sua applicazione ideale.

Nella democrazia diretta con approccio dal basso verso l’altro sono i cittadini a decidere per ogni attività, mediante l’iniziativa, la modifica e l’abrogazione popolare. Eventuali rappresentanti eletti sono meri esecutori di un mandato, senza un reale potere, e possono essere licenziati in ogni momento.

Essendo che le decisioni sono nelle mani dei sovrani, difficilmente essi ruberanno a sé stessi, per cui la corruzione tende a ridursi drasticamente se non annullarsi. Potrà certamente esistere chi propone soluzioni a vantaggio di qualcuno, ed usare mezzi per essere convincente, d’altra parte è lo stesso che avviene per uno scenario di libero mercato dove un’azienda per promuovere un prodotto cercherà di essere molto convincente. Questo tuttavia non rimuove il diritto di avere l’ultima parola da parte del cittadino-sovrano. Ed è certo che chi dovesse imbrogliare, non avrebbe vita lunga poiché i cittadini-sovrani continuano a disporre della facoltà di penalizzare ogni imbroglione.

La democrazia diretta induce responsabilità: se i cittadini approvano la costruzione di un’opera, essi implicitamente approvano che dovranno far fronte ai relativi costi. Pertanto è facoltà diretta dei cittadini il quanto, se, e come tassarsi.

Le attività centralizzate coordinate sono limitate alle cose che effettivamente interessano più comunità o l’intera nazione. In quel caso i rappresentanti hanno lo scopo di realizzare le trattative di coordinamento e preparare le opzioni. Alla fine però l’ultima parola resta ai cittadini-sovrani.

Pertanto non si possono verificare casi in cui si costruiscano opere calate dall’alto con l’arroganza di chi pensa che i cittadini non sono capaci di decidere, e viene fatto per il “loro bene”.

Il contrasto

Il contrasto con la democrazia rappresentativa qui è stridente anche da un punto di vista educativo: nel primo caso si induce la popolazione ad essere passiva, nel secondo la induce ad informarsi, ed essere più consapevole e responsabile.

In realtà le distorsioni del sistema rappresentativo vanno ben oltre ogni immaginazione. I partiti che sono gli organi della rappresentatività tendono a lottizzare qualsiasi cosa pubblica. Dalle televisioni ai giornali, agli appalti, alle assunzioni del personale (in cambio di voti), fino a forme di umiliazione o ricatto fiscale come il sostituto d’imposta che deruba i dipendenti alla fonte o gli studi di settore che sono una forma di ricatto fondata su valori impositivi arbitrari. Il sistema è pure incline alla corruzione. E non c’è modo di evitarlo. Ogni colore politico ha la sua fetta, ma alla fine tutti sono accomunati dalla smania di rapinare. Non può esserci sviluppo imprenditoriale se si incontrano ostacoli messi apposta per favorire “gli amici”.

In molti casi sono create leggi per ostacolare le imprese e favorire le poche che conoscono in anticipo le misure o che hanno caratteristiche favorevoli a quelle misure.

Chi vive in questo ambiente distorto tende ad adeguarsi, i piccoli praticando il piccolo inganno per difendersi dalle vessazioni (cercando di non essere presi), oppure praticando la corruzione per stare fuori dalle regole o con controllori concussi che profittano delle regole vessatorie per avere un guadagno marginale, e tutti gli altri cercando di infilarsi in qualche modo tra le pieghe della legge, o meglio sotto le chiappe di qualche potente.

Il progetto

Il nostro progetto in estrema sintesi è quello di realizzare un sistema di comunità autonome confederate, con l’applicazione della democrazia diretta, e una camera alta che governa il coordinamento attuato da rappresentanti amministrativi eletti, le cui decisioni sono comunque votate dalla popolazione.

Questo sistema riduce l’esistenza di partiti e sopratutto ne rende inutile l’esistenza come entità capaci di vita propria.

Le proposte di iniziativa popolare possono essere anche di lunga scadenza perché non condizionate dal consenso effimero di un mandato legislativo che invece contraddistingue i sistemi di democrazia rappresentativa con partiti.

Questo progetto non trasforma gli esseri umani in santi, ma consegna nelle mani dei cittadini-sovrani lo strumento per difendersi e decidere.

Claudio Ghiotto

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