Articoli marcati con tag ‘alitalia’

Il PNV esprime solidarietà a RyanAir

martedì, 29 dicembre 2009
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ITA attua misure protezionistiche che privilegiano Alitalia e mettono a rischio la sicurezza

Un terrorista imbarcato con la licenza di pesca, che viaggia da Treviso a Roma, potrebbe fare un attentato nella capitale di ITA sfuggendo ad ogni controllo di sicurezza sulla propria identità.

È questa una potenziale conseguenza dell’assurda condizione imposta dall’ENAC a RyanAir per aumentarne i costi operativi ed attuare in tal modo una misura di protezionismo economico verso Alitalia, la compagnia di bandiera trikolore che già tanti danni economici ha portato alla tasche dei Veneti.

Il Partito Nasional Veneto esprime con forza la propria solidarietà alla compagnia irlandese, oggetto di misure che causano tra l’altro un grave danno ai viaggiatori veneti sottoposti in tal modo alla scelta obbligata di utilizzare Alitalia, con aggravio di costi ingiustificato dal mercato.

Ufficio stampa PNV

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MI A SON VENETO E VOLO RYANAIR

I Veneti ringrasia chi che ghe gà dato le ali par volar in volta pal mondo.
Se spetaimo Alitalia staimo freschi!


Canpagna de sensibilixasion contro i monopoli de stato o falsi-privati pagai coi schei dei veneti
a cura del PARTITO NASIONAL VENETO – www.pnveneto.org

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Le ultime modifiche alla Class Action. Per la salvaguardia degli amici degli amici.

venerdì, 2 gennaio 2009
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Il governo ha presentato un emendamento al Senato relativo alla Class Action all’italiana. La normativa sull’azione collettiva potrà essere utilizzata per gli illeciti commessi dopo il 30 giugno del 2008. In questo modo resteranno esclusi i crack che hanno coinvolto tra gli altri Parmalat, Cirio e la Repubblica Argentina.

http://www.soldionline.it/obbligazioni/osservatorio-bond/le-ultime-modifiche-alla-class-action

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Appello ai Veneti liberi e forti: costruiamo la nostra indipendenza

lunedì, 24 novembre 2008
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Soffochiamo il mostro parassita costruendo assieme il Pnv e il sogno di libertà

È evidente a tutti che oramai ci troviamo in uno stato che sta per entrare in una grave crisi senza precedenti. Uno stato-colabrodo ben rappresentato da una classe dirigente bugiarda e truffaldina, che confonde ad arte la crisi finanziaria derivata dal quasi-crash sistemico di Wall Street, con la ben più preoccupante (per noi) crisi economica tutta italica. O meglio, è per noi ancor più grave la situazione, dato che è proprio la crisi finanziaria a togliere gran parte delle leve di deficit spending che i politicanti tricolori si sono abituati ad usare per decenni per conservare il loro potere clientelare e basato unicamente sull’assistenzialismo e sulla tutela monopolistica degli affari di stato, o delle grandi aziende private “para-statali”, le varie fiat, telecom, eni, enel, parmalat, alitalia, cai, trenitalia e schifezze varie che ci sorbiamo.
È però vana la speranza che sia semplicemente la crisi economico-finanziaria italiana a creare automaticamente le condizioni per un cambiamento politico. Basti vedere cosa succede all’Argentina, che passa indenne crisi che si consumano ogni decennio, senza cambiare il proprio regime politico corrotto e parassitario, salvo appunto distruggere il popolo la classe media che nel frattempo si erano ripresi col duro lavoro, riportandoli negli inferi della povertà.
Il sistema italiano, prevedendo ciò, si è già assestato su un nuovo equilibrio che ne faciliti la rigenerazione, come ci ha abituato dalla sua nascita, che più che altro assomiglia ad un autentico aborto burocratico che si ostina a voler vivere in modo artificiale, a nostre spese.
L’eutanasia dell’Italia è invece sempre più necessaria, l’alimentazione forzata attraverso le risorse venete va interrotta al più presto, per il nostro bene e per il bene di tutti i Popoli oppressi da un tricolore patrigno.
Dobbiamo quanto prima interrompere l’accanimento politico dei partiti che hanno saputo trasformarsi, cambiare simboli e slogan, equilibri e leggi elettorali, pur di non rinunciare al saccheggio del nostro lavoro, delle nostre risorse e, soprattutto della nostra buona fede veneta.
Noi Veneti, Popolo umile e lavoratore, siamo infatti abituati a pensare sempre bene, sempre in positivo, a concedere sempre fiducia ai nostri nemici supremi, i politici italiani, compresi quei Veneti gestori del potere in nome e per conto delle segreterie schiaviste dei partiti politici, presenti tanto nell’odiato parlamento, quanto nel consiglio regionale del Veneto. Mentre noi concediamo loro fiducia, questi maledetti ci avvelenano giorno dopo giorno, distruggendo tutto ciò che abbiamo saputo creare, da soli, senza aiuti, con il nostro ingegno, la nostra passione, la nostra fede: l’economia veneta, l’industria veneta, il lavoro veneto, i risparmi veneti, le scuole venete, la cultura veneta, la lingua veneta, gli ospedali veneti, l’ambiente veneto.

indipendenza xe felicità

indipendenza xe felicità

Ma dobbiamo essere ben consapevoli che in realtà l’Italia da sola non si suiciderà mai. Essa farà di tutto per continuare a vivere. Ed essendo uno stato parassita, potrà vivere solo nutrendosi delle nostre risorse e uccidendo noi Veneti, inconsapevoli e fiduciosi, lentamente, giorno dopo giorno.
Tutti i partiti politici sono nostri nemici, tutti nessuno escluso e più di tutti quella Lega Nord che è la valvola di sfogo dell’Italia per condurre tutto nel placido porto romano, dove si consuma il furto e il genocidio del Popolo Veneto. Ogni voto dato alla Lega nord corrisponde alla consegna della chiave ai ladri che vi entrano in casa di notte. L’unica differenza è che questi “ladri di voti” vi entrano in casa di giorno e con l’ausilio della legge. Se qualcuno avesse dei dubbi, basti pensare che l’Italia ha concesso loro il controllo del ministero dell’interno: non basta come cartina di tornasole?
Questo schifo letamico che si chiama politica italiana va assolutamente portato in discarica prima che distrugga quel poco che ancora non ha distrutto. Non illudiamoci di aver toccato il fondo, perché questi signori possono fare ancor di peggio, non hanno limiti e confini.
L’indipendenza come ben sappiamo è la sola via d’uscita per riprendere il nostro cammino, di Nazione Veneta che nella storia da millenni ha dato all’umanità una visione e una pratica di virtù uniche e insostituibili.
Ma l’indipendenza, cari Fratelli Veneti, uomini forti e liberi, si ottiene solo rafforzando lo strumento patriottico di liberazione della nostra Patria Veneta, il Partito Nasional Veneto: ecco perché ci serve l’aiuto di tutti i Veneti di buona volontà che hanno a cuore il proprio futuro loro e dei propri figli. E ci serve ora, perché domani dobbiamo essere pronti a fare rete contro la crisi politico-economica che sta per arrivare.
Abbandonate quindi ogni indugio e iscrivetevi subito al Pnv, concedeteci un piccolo aiuto, firmate le petizioni per l’indipendenza e fatele firmare ai Vostri amici. Ma soprattutto convicentevi e convincete tutti i Veneti che siamo l’unica e forse ultima speranza di libertà. W l’indipendenza!

 

Gianluca Busato
Segretario Pnv

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Le maestre venete e la pacchia romana

mercoledì, 5 novembre 2008
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Non si è parlato molto del fatto gravissimo che in alcune scuole pubbliche venete, e segnatamente del vicentino, del trevisano, e dell’alto padovano, almeno dieci, gli stipendi di settembre dei maestri siano stati pagati il 22 ottobre, invece del consueto e legale 27 settembre. Ora, certamente si fa un gran vociare della crisi dei mercati, della invisibile mano dello Stato che va a curarli – la mano dello Stato diventa poi molto visibile e soprattutto sgradevolmente palpabile quando si infila nelle nostre tasche – dell’Ai-Italia (refuso voluto) in cancrena, dei sub-prime e di Obama. Ma le maestre venete? Orsù, mettiamoci una mano sul cuore prima che Roma ce la rimetta sul portafoglio! Non sono proprio le maestre ed i maestri che hanno fatto l’Italia unita, le penne della nazione, le creature di De Amicis, non solo loro che insieme ai parroci e agli operai, ai contadini e ai piccolissimi imprenditori, hanno fatto l’Italia? E che ora si vedono derubati dello stipendio – sono stati pagati gli interessi di mora? – da una pubblica amministrazione sull’orlo della bancarotta, forse soprattutto morale prima che finanziaria? (Ma anche finanziaria). Ma mentre le maestrine venete rimangono senza stipendio, affrante più che Franti cacciato dalla scuola, ma lì imperterrite ad insegnare, a riempire di bianchi disegni le atre tavole dette lavagne – vengono versati a fondo perduto 500 milioni di euro per “Roma capitale”, e altri a pioggia cadono giù, forse in omaggio alla forza della gravità, questa legge eterna che secondo acuti atei dei nostri tempi impedisce perfino alla Madonna di salire al cielo. Sì perché la ricchezza prodotta al Nord la legge della gravità l’ha sempre rispettata, eccome. E’ finita sempre in basso. Ora forse sarà necessario prendere qualche provvedimento, se non altro perché la crisi finanziaria tocca senz’altro molti italiani, ma gli italiani che la baracca reggono sono toccati assai più dallo stipendio che non arriva, e che basta per portare a fine mese, non finisce in hedge funds, o altrove. Si squaglia regolarmente e in breve tra panifici e farmacie, macellai e gommisti. Non sarebbe il caso di riflettere su quali riforme intraprendere; oppure, piuttosto, assai più radicalmente, su come riconfigurare l’assetto politico della Penisola e delle Isole tutte, in senso non federalistico – con buona pace delle irrealizzabili proposte di Calderoli – ma radicalmente indipendentistico? Ma intanto milioni di euro a pioggia cadono nel nulla e le maestre venete insegnano gratis, nella nobiltà della loro professione, nella devozione ad un mestiere svillaneggiato (sanno quanto guadagna una loro pari in Svezia, o in Svizzera? Meglio che non lo vengano a sapere) da un’Italia che all’istruzione e al sapere ha sempre guardato con diffidenza, per non aumentare troppo il pericoloso novero non dico dei sapienti, ma quantomeno dei “non-ignoranti”, che questo sistema centralistico oramai decotto e stracotto con buoni argomenti possono mettere alla berlina, più che in crisi. 

Paolo Bernardini

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Abbuffata di stato, pagata dai veneti

sabato, 27 settembre 2008
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L’unica soluzione alla schiavitù è l’indipendenza, che si ottiene rafforzando il PNV

Il perverso sistema politico italiano ci tiene ben distratti con boiate quali il calcio, le veline, nani e ballerine varie di regime, per evitarci i traumi della conoscenza di quanto esso sia un mostro.
Nella nostra vita quotidiana siamo in costante tutela da parte del manovratore, che ora assume le sembianze di un mortadellone prodiano e ora di un camicianera arcoriano, con qualche folklore comunista, o leghista (qual è la differenza?) all’occorrenza.
L’importante è che non si sappia di preciso quali sono i nostri problemi.
Ad esempio, un lavoratore dipendente, come me, non deve poter ricevere al lordo tutti i soldi che si è guadagnato e poi, solo poi, pagare giustamente (?) le tasse, rendendosi conto quanto alte esse siano.
No, lo stato pensa per lui, lo tutela. Anzi, lo tutela senza che nemmeno il dipendente sappia chi è il tutore occulto. Infatti, le trattenute in busta e i vari contributi previdenziali obbligatori sono versati per suo conto dal suo datore di lavoro, che diventa obtorto collo un delegato dello stato, un esattore obbligato per suo conto.
Ecco che il lavoratore vive di un’incredibile situazione di incoscienza, che lo contrappone come nemico al proprio datore di lavoro. Lo stato pertanto divide il lavoratore dall’imprenditore e si ingrassa alle loro spalle.
Lo stato per fare ciò deve però cooptare qualche imprenditore più importante e più malleabile nel “giro buono” . Ecco che allora nascono i miracoli “telecom”, “autogrill”, “alitalia”, in cui lo stato prende i colabrodi statali, li ripulisce dei debiti spalmandoli sui cittadini (lo scherzetto Alitalia ci costerà circa 200 euri a testa all’anno…) e contemporaneamente regala il giochettino per fare soldi agli amici “del giro”.
Ecco che qui interveniamo noi veneti.
Purtroppo, o per fortuna, a noi veneti piace lavorare. Fa parte del nostro dna. In noi il senso civico è alto (anche se, grazie alla tv e alle boiate informative sta pericolosamente diminuendo), la gran parte di noi ha senso della responsabilità nell’affrontare le vicende della vita. Per cui la nostra reazione, diversamente da altri, quando la situazione volge al peggio, è di impegnarsi ancora di più, lavorare un’ora di più al giorno, fare un secondo lavoro. Come dipendenti, nel tempo libero andiamo a fare di tutto, camerieri, falegnami, muratori, ripetizioni, consulenza, free lance, preferibilmente in nero per scrollarci di dosso il peso dello stato. Come imprenditori assumiamo extracomunitari a basso costo, salvo lamentarsi qualche volta della loro scarsa professionalità e magari litigioistà interetnica, paghiamo profutamente commercialisti perché ci trovino il modo di pagare meno tasse, di dedurre, di eludere, di diventare invisibili al fisco, il braccio cattivo dello stato.
Di più, la nostra grande fregatura è proprio che noi veneti abbiamo da sempre un grande senso dello stato e mai potremmo immaginarci che il nostro grande nemico è proprio lui, lo stato italiano coloniale e predatore, che si ingrassa sempre di più, facendoci lavorare ogni giorno di più, lasciandoci sempre meno per la nostra vita, se non per la nostra sopravvivenza.
L’ultima trovata dello stato italico ora è quella di prendere qualcuno dei nostri e di fare lo stesso giochetto che è stato fatto con gli imprenditori del “salotto buono”: dargli una fetta della torta.
Ecco che ora abbiamo i ministri veneti. Evviva i grandi ministri veneti. Evviva Alitalia. Evviva il federalismo fiscale, con il regalo del lombardo Calderoli al Lombardo siciliano e che finalmente darà una fetta di torta grossa anche ai manovratori sempre più grassi dell’ente regione Veneto, purchè sbandierino con sempre maggiore convinzione il tricolore, simbolo supremo della schiavitù veneta.
Una volta questi traditori venivano chiamati col loro nome: collaborazionisti.
Oggi no, bisogna aprire le nostre piazze, arrivano gli imperatori Adriano a prenderci in giro.
La to Sità VenetaArrivano i nostri fratelli traditori, che hanno avuto un posto al banchetto dello stato, una fetta della torta della nostra schiavitù economica, culturale, civica è stata appena preparata per loro.
A meno che finalmente non ci decideremo ad operare per la nostra indipendenza, da subito, firmando la petizione per l’indipendenza e aderendo e aiutando il PNV, il primo partito indipendentista veneto, fin dalle prossime elezioni amministrative.

Nane “bon, ma no tre volte”

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MI A SON VENETO E VOLO RYANAIR

venerdì, 19 settembre 2008
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MI A SON VENETO E VOLO RYANAIR

I Veneti ringrasia chi che ghe gà dato le ali par volar in volta pal mondo.
Se spetaimo Alitalia staimo freschi!

Canpagna de sensibilixasion contro i monopoli de stato o falsi-privati pagai coi schei dei veneti
a cura del PARTITO NASIONAL VENETO – www.pnveneto.org

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Frankfurter Allgemeine Zeitung: “Alitalia scandalo di dimensioni europee”

domenica, 31 agosto 2008
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Il piano governativo di salvataggio di Alitalia è “insolente” e rappresenta “uno scandalo di dimensioni europee“. Lo scrive oggi in un lungo fondo il quotidiano Frankfurter Allgemeine Zeitung, secondo il quale il risanamento della compagnia di bandiera italiana “si fa beffe di tutte le regole del mercato“.

Il giornale spiega che la soluzione scelta dal governo italiano “non ha nulla a che vedere con i principi della concorrenza“, con il risultato che i clienti della nuova compagnia avranno “un servizio peggiore a prezzi più elevati“. Dopo aver ricordato che fino al 2002 Alitalia ha ricevuto 1,4 miliardi di euro di sovvenzioni statali, a cui si sono aggiunti altri crediti nel 2005 e nel 2008, “registrati alla fine sui libri contabili come capitale proprio”, la ‘Faz’ rileva che il piano di privatizzazione attuale è ancora “più insolente”, poichè intende “separare la parte migliore della compagnia, per assegnarla ad un prezzo di favore ad un nuovo consorzio di imprenditori, mentre ad occuparsi del marcio restante sarà lo Stato italiano“.

Il giornale sottolinea che con la prevista fusione tra Alitalia ed Air One la concorrenza sul piano interno viene “limitata per decreto del governo”. Per evitare poi che in futuro ai milanesi venga in mente di volare in America con una compagnia straniera, partendo da Linate per Francoforte o Londra, “il governo intende semplicemente vietare tali collegamenti. I milanesi devono essere costretti ad andare tutti nel lontano aeroporto di Malpensa, dove Alitalia ha collegamenti con l’America“.

Secondo la ‘Faz’, il piano di salvataggio di Alitalia deciso dal governo “ricorda molto un modo di agire che nel codice è descritto come ‘bancarotta fraudolenta’: le parti di valore vengono cedute, ma i debiti, i lavoratori in esubero e gli altri problemi vengono mantenuti e per evitare che non ne derivi un nuovo scandalo, lo Stato italiano deve pagare tutti i conti”. Questi pagamenti, sostiene il giornale di Francoforte, “non sono altro che una nuova gigantesca sovvenzione alla vecchia Alitalia o al nuovo monopolista aereo italiano, uno scandalo di altro tipo in una dimensione europea“.

La ‘Faz’ conclude che per la Commissione europea non sarà facile “impedire questi eccessi, in quanto l’incarico di Commissario ai Trasporti è in mani italiane, vale a dire in quelle di Antonio Tajani, ex portavoce governativo di Berlusconi”.

http://www.rainews24.rai.it/notizia.asp?newsid=85326

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Solo l’indipendenza del Veneto ci assicurerà una sana ed etica gestione dello stato

venerdì, 29 agosto 2008
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« L’italia va avanti perché ci sono i fessi. I fessi lavorano, pagano, crepano. Chi fa la figura di mandare avanti l’Italia sono i furbi, che non fanno nulla, spendono e se la godono »

tratto dal codice civile della vita italiana,
Firenze 1921, Giuseppe Prezzolini

Uno stato creato per rubare. In estrema sintesi questa è l’Italia. Perché qualcuno aveva dubbi in proposito? Macché padri della patria, Garibaldi e Mazzini erano degli sporchi terroristi alla stregua di Bin Laden e l’annessione del Veneto fu uno squallido affare per sconfiggere l’unica Nazione che poteva distruggere il giocattolo del colpo all’italiana, l’italian job business model che da quasi 150 anni passa per il grande furto di una classe dirigente mascalzona che ha saputo collezionare un continuum di inganni e, appunto, ruberie.

Nella patria del diritto romano, che garantisce i delinquenti e terrorizza le persone per bene, basandosi sulla truffa di stato, dallo scandalo della Banca Romana alla vergogna di Alitalia, passando per le varie Eni, Enel, Fiat, Cirio e Parmalat, resta sempre valido l’unico corpus iuris che vale e resiste a ogni riforma, cambio di regime e modifica costituzionale, è sempre e solo il codice civile della vita italiana, scritto nel 1921 da Giuseppe Prezzolini.
Dobbiamo realmente dire allora che l’indipendenza del Veneto aiuterà anche gli italiani a liberarsi da questa grande macchinazione nei confronti loro, delle loro tasche, delle loro speranze, dei loro valori. Con un appello al contrario di quello fatto da Daniele Manin nel 1948-49 agli italiani non ancora, per loro fortuna, nati, anche oggi noi indipendentisti veneti possiamo dire agli indipendentisti sardi, siciliani, sud-tirolesi, campani, lombardi e di tutti i Popoli oppressi dall’Italia che solo dividendoci possiamo recuperare le nostre Nazioni alla felicità, alla speranza e al rispetto dei propri cittadini.
È evidente infatti che l’Italia ha fortemente minato le basi di efficienza e solidità del settore pubblico anche in Veneto, corrompendone addirittura e profondamente i meccanismi morali.
Al contrario, la grande tradizione dell’amministrazione pubblica veneta, eredità naturale del buongoverno della Serenissima, daranno sicuramente grandi prospettive all’intero comparto pubblico veneto.
L’indipendenza ci offre l’opportunità di assumere il controllo dei servizi pubblici del Veneto e inoltre ci assicura nuovi lavori governativi che attualmente paghiamo perché siano condotti a Roma, in modo assai poco efficiente ed efficace. Questi lavori pubblici – e i benefici economici che vi sono associati – grazie all’indipendenza torneranno ad essere svolti in Veneto.
Inoltre, molti lavori oggi inesistenti in Veneto, diventeranno reali, grazie alla riacquistata dignità di capitale di Venezia. Dall’apertura di nuove ambasciate e uffici dell’Unione Europea e organismi internazionali che proprio nella magnifica cornice di Venezia troverebbero una sede adatta al lustro di una delle più belle capitali del mondo.
Venezia in ogni caso non sarà mai una capitale imperiale, ma solo rappresentativa.
La realtà veneta è infatti policentrica, reticolare e federativa e le funzioni pubbliche, anche quelle di capitale, saranno svolte in modo confacente a tale caratteristica unica.
L’indipendenza del Veneto porterà pertanto a un nuovo ciclo virtuoso nella vita pubblica, ma anche nella vita privata e civile, lasciando il codice di Giuseppe Prezzolini, almeno per noi veneti, un lontano ricordo e un libretto in più da spolverare in libreria.

Gianluca Busato

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Uno nessuno centomila.

giovedì, 28 agosto 2008
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Ipotesi di salvezza

Comincia un autunno triste. Non per tutto il mondo, anzi. Regioni remote e prossime prosperano, da Singapore alla Svizzera. L’autunno è triste per noi, costretti a subire le immani violenze di uno stato che si ribella alla sua condizione di moribondo facendo strage dei suoi cittadini. Il funesto, vergognoso, immondo piano Alitalia, l’ultima creatura di ITA, fa strame di ogni diritto, di ogni etica degli affari, ma, in modo più cogente, svilisce e impoverisce gli abitanti di ITA tutti, in primis i taxpayer veneti, lombardi ed emiliani che contre coeur la baracca reggono. Che amarezza, poi, per tutti coloro che perderanno il posto di lavoro per salvare un’azienda decotta, e non saranno i privilegiati ed i ricchi a perderlo, anzi, costoro si arricchiranno vieppiù. Una volta c’era una sinistra vigorosa, a sostenere le ragioni dei più deboli, ma da quando questi deboli sono andati ad arricchire le schiere dei forti, la sinistra è ipocritamente cauta, non deve ledere innanzi tutto gli interessi di chi la sostiene.
Come ritengono ormai numerosi analisti, siamo nella situazione in cui sta nascendo un mega-stato mondiale oppressore di tutti i popoli e regno di burocrati sempre più grassi, mandarini-porcellini che servono gli Stati mondiali, da Bruxelles a Parigi alle Nazioni Unite, da Ginevra a Lussemburgo, adoperandosi affinché le quote di miseria del mondo rimangano sempre alte, onde essi stessi mantengano il proprio officio, e le istituzioni che li nutrono prosperino, insieme agli stati, sempre di più. Insomma, siamo in una situazione che per molti aspetti ricorda Pirandello, tra il paradossale, e il tragico. Vengono serviti regolarmente i circenses olimpici – quante esecuzioni per ogni medaglia d’oro?, ecco un tema per una prossima tesi di laurea che darò – mai poi per i prossimi occorre aspettare quattro anni, anche se certo ci sarà un bel po’ di calcio nel frattempo. Pirandello: gli Stati del mondo vogliono sempre più creare la situazione ideale di monopolio assoluto del potere, vogliono diventare UNO, senza perdere però la propria identità. Rafforzano le loro agenzie, in ogni modo cercano di intimidire chi va alla ricerca della libertà. La libertà. Di nuovo Pirandello.
La libertà sarebbe NESSUNO. La privatizzazione perfino del chiaro di luna, come scrivevano giovani libertari anni fa. Il mondo nelle mani dell’individuo. Ma questo è qualcosa come un limite del pensiero, una visione del mondo coerente, una condizione per ora di astratta speculazione, che coltivo con amore, con nostalgia del futuro lontano che io non vedrò, ma che, spero, umilmente, insieme a tanti altri amici e maestri, avrò contribuito a creare. Ma di nuovo Pirandello.
CENTOMILA. Ebbene, centomila, questo numero che è così grande e così piccolo, è proprio il futuro che garantirà la sopravvivenza all’individuo. Sono i piccoli Stati (piccoli come territorio e anche come strutture) che faticosamente, con i percorsi paradossali e a volte crudeli della storia, stanno conquistandosi l’indipendenza, aiutati ora dall’uno ora dall’altro degli antichi avversari, USA, e URSS, ma spesso anche facendocela da soli; sono le avanguardie della libertà, alcune a noi vicinissime, come il Montenegro e il Cossovo. E presto la Scozia – quanto è grande Sean Connery, mia mamma direbbe, “grande tanto quanto è bello” – e poi la Catalonia, e poi perfino la Groenlandia. Centomila, centomila piccoli stati con milioni di cittadini felici. Aldilà della Venetia che amiamo, della Liguria, della Sardegna, e di altri luoghi del mio cuore – a quando un Massachussetts libero dal peso dell’Unione, a quando una Lombardia deleghizzata e veramente libera? – proviamo a fare un’ipotesi per la regione geografica chiamata “Italia”.
Proviamo a pensare alla fine del governo centrale, attraverso il passaggio di tutte le competenze centrali alle singole regioni, divenute totalmente indipendenti. Libere dal cancro centralista, ognuna potrebbe prosperare, come un corpo risanato improvvisamente attraverso un miracolo. E proviamo a chiederci una cosa: se tutti i parlamenti regionali divenissero parlamenti nazionali, che cosa ci verrebbe a mancare, di cosa avremmo bisogno? Di nulla. Perché il governo centrale italiano non ha più nessuna funzione storica, politica, istituzionale: si mantiene in vita come un residuo del passato, sempre più sfrontato (vd. il caso Alitalia, allucinante) perché sempre più impunito, sempre più spavaldo perché non trova nessuno che si opponga seriamente ad esso. Se tutte le competenze passassero alle regioni, si realizzerebbe il mio (ma anche di molti altri) sogno di veder trasformati i luoghi dell’oppressione, i vari Palazzi Chigi, Madama, eccetera, in musei. Non solo l’operazione di gestione delle risorse italiane attraverso un governo centrale è obsoleta, ma è anche enormemente dannosa. Questo è un invito all’esame di coscienza, e di intelletto, per ognuno che legga queste mie righe: una volta defunto il governo centrale, che cosa verrebbe a mancare? Abbiamo forse bisogno delle forze armate, o, se anche ne avessimo bisogno, non potrebbe ogni regione divenuta Stato avere le proprie? Abbiamo forse bisogno di programmi scolastici di Stato? Abbiamo forse bisogno della sanità centralizzata? Certamente, se ogni regione divenisse Stato, solo alcune avrebbero ragioni storiche per farlo. La Sicilia le ha perfino geografiche, e così la Sardegna! Ma siamo sicuri che occorrano ragioni storiche, identità millenarie, linguistiche e culturali, per liberarsi dal giogo centrale? Per essere liberi? Se ci sono, tanto meglio, su una storia gloriosa si basa un glorioso avvenire. Ma non sono indispensabili. Se non ci sono, si creeranno, posto che siano davvero necessarie. Si prenda il Cossovo. La Serbia vanta ragioni storiche forti su quel territorio. Eppure, in qualche modo relegandolo ai propri margini, ha fatto sì che gli albanesi ne divenissero nuovi e a loro modo legittimi padroni. Se questo serve ad indebolire uno Stato assurdamente centralistico, autoritario e nazionalistico come la Serbia, ben venga. Ma siamo sicuri che poi la Serbia amputata sia davvero per questo indebolita? Non potrebbe essa stessa prosperare vieppiù? La Serbia ha una bellissima storia di libertà, ma soprattutto di lotta per libertà alle spalle. Nel lontano 1804, furono i primi a ribellarsi contro il dominio ottomano, ma, al contrario di quella greca di due decenni dopo, la loro rivoluzione fallì, e fu soffocata nel sangue. Le sia dia un pochino di libero mercato, di libertà individuali, di diritti, e non dubito prospererà. Sono genti forti.
Poniamo dunque mente ad un’Italia, geograficamente intesa, divisa in 20 stati totalmente indipendenti. Senza nessun bisogno di “federarsi”, se arriva il Barbarossa – ma arriverà mai? –, e solo in quel caso, si potrà pensare ad alleanze. E’ un bell’esercizio del pensiero, ma anche una vera possibilità. Poi, una volta divisa così, si avrà modo di rinegoziare i confini. Ma non abbiamo più bisogno di alcun burattinaio che da Roma ci detti cosa insegnare e come curare, Mangiafuoco appartiene all’epopea di Pinocchio, al secolo passato. Insieme al burattino di legno è andato a fuoco nella prima guerra mondiale, e tutto avrebbe dovuto finire lì: ne è venuta invece una seconda, e ancora gli Stati non sono paghi del male che hanno fatto all’umanità.
Prima che sia per alcuni troppo tardi, questa salutare frammentazione dovrebbe aver luogo. Per i più deboli, soprattutto. Perché la scelta che presto si porrà, per chi ama la libertà, innanzi tutto la propria, sarà l’emigrazione (ma di nuovo, solo per alcuni), la miseria, o un sordo rancore che ucciderà quelle generazioni future che, purtroppo o per fortuna, ormai però non esistono quasi più.

Quei figli che la mia generazione non ha fatto per tema di mettere al mondo altri schiavi.

Paolo Bernardini
presidente PNV

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Bossi “testimonial” di Ryanair

lunedì, 21 luglio 2008
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Bossi \"testimonial\" di Ryanair

Il suo celebre dito medio campeggia sull’home page del sito della compagnia aerea low cost con sotto la scritta: “Il ministro Bossi ai passeggeri italiani”

Pubblicità alternativa o un abile hackeraggio? Sul sito della compagnia low cost Ryanair c’è in bella vista un banner pubblicitario dominato dall’ormai celebre dito medio di Bossi. La scritta sottostante chiarisce il “messaggio”: “Il ministro Bossi ai passeggeri italiani”. E poi ancora: “Il Governo sopporta le alte tariffe di Alitalia, sopporta i frequenti scioperi di Alitalia e se ne frega dei passaggeri italiani”. La conclusione appare subito dopo “Vola Ryanair con 10 Euro”. Non è la prima volta che la compagnia utilizza in pubblicità le immagini dei politici. Proprio all’inizio di quest’anno la foto con Sarkozy e Carla Bruni “testimonial involontari” fecero infuriare l’Eliseo. Il Presidente e sua moglie intentarono una causa contro Ryanair costretta a sborsare 60mila euro come risarcimento. (Libero News)

http://oknotizie.alice.it/go.php?us=206050715e306d26

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