Novembre 5, 2011 – 4:16 pm
Genova, una storia che non cambia. Per ora.

Il 7 ottobre 1970 era un giorno di pioggia come gli altri, come da quando era iniziata la scuola, il primo del mese. Lo ricordava allora, questo inizio, una canzone tristissima, nella sua apparenza di allegria: “E’ il primo ottobre, a scuola si va, e ci accompagnano mamma e papà”; triste, e infelice, quel motivetto da Zecchino d’Oro, perché molti bimbi non avevano né hanno mamma e papà, oppure hanno solo la mamma o solo il papà. Oppure hanno entrambi, ma nessuno di loro li accompagna a scuola.
All’ultimo piano della scuola elementare Colombo, dedicata all’eroe cittadino – ora quell’edificio ospita un ufficio per le pratiche funerarie, la denatalità genovese è tra le prime al mondo, i morti rimpiazzano i vivi in ogni dove, come nel celebre dipinto di Peter Brueghel – eravamo più o meno in venti, alcuni erano rimasti a casa perché si prevedeva il peggio. Da giorni. E il peggio arrivò.
L’atmosfera non era delle migliori, la maestra, una bellissima signora della Foce, il quartiere che ospitava la scuola, cercava di farci capire che c’era “qualche rischio”, in città, che forse saremmo rimasti a scuola anche nel pomeriggio, e che comunque non dovevamo preoccuparci. Finché un’altra maestra, più giovane, era entrata sorprendentemente in classe, e aveva detto piano alla nostra: “L’acqua è in via Venti Settembre”. Piano, ma non abbastanza perché qualcuno di noi non afferrasse le parole.
Eravamo, nei nostri grembiuli lindi, bianchi per le femmine, blu per i maschi, delle specie di uova di pasqua, con tanto di fiocco azzurro e rosa rispettivamente. In breve, qualcuno cominciò a piangere. Io e il mio amico Umberto – siamo amici dall’asilo, tra un po’ da mezzo secolo – eravamo molto incuriositi, più che altro, ed essendo via Venti Settembre, la grande arteria “parigina” di Genova una strada nel pieno centro e in salita, anche veramente spaventati. L’acqua che raggiunge una strada in salita e la percorre dev’essere davvero irresistibile, immane. Sfida la gravità. Il mio amico Roberto si mise a piangere. Chissà se quell’evento influì sulla decisione del suo fratellino, allora di pochi anni, di diventare un valente vigile del fuoco (e dell’acqua, naturalmente, visti i compiti molteplici dei pompieri). Anche allora, come nella canzoncina di Cocciante, “era già tutto previsto”. Keep Reading »
Novembre 4, 2011 – 7:46 am

A ghe xe calcosa de stranbo se el primo ministro greco George Papandreou ciama on referendum su l’ultimo pacheto de salvatagio pa’l so paexe. I leader mondiali i se cata a Cannes pa’l G20 par vardar in facia la realta’. L’economia globale a xe drio petar zo, e nisun paexe el ga asunto on ruolo da condotiero par organizar na riscosa. A ghe xe na perdita de controlo, on vodo de potere. La decixion dironpente de Papandreu – deso pararia ritirà – la sinbolegia na eroxion de n’obietivo coletivo. L’economia mondiale la xe ala deriva.
A semo drio movarse da Globalizasion 1.0 a Globalizasion 2.0. Co la Globalizasion 1.0, i paexi i godeva da l’espansion del comercio e dal trasferimento mondiale de tenologia. Dal 1980 al 2010, el comercio mondiale a xe cuadruplicà. On numaro incontabile de milioni de persone i xe sta cavà fora dala povertà; novi ceti medi i xe saltà fora in Axia e in Merica Latina. Co la Globalizasion 2.0, le interconesion economiche fra paexi i xe drio far naser instabilità e rivalità nasionalisteghe.
Na volta i Stati Unii i asumeva automaticamente el ruolo de leader. Da l’inisio ntel 1948, el Piano Marshall el ga da a l’Europa l’ecuivalente de $850 miliardi – na necesità disperà par cronpar magnar, materia prima e machinari – par riscatarse dala seconda guera mondiale. Ntei ani ’80, i Stati Unii i ga ciapà l’inisiativa par sorar la crixi del debito in Merica Latina; nte la fine dei ani ’90, i ga fato la stesa roba par la crixi finansiaria axiatega. L’architetura de l’economia globale del dopo guera la xera in gran parte el prodoto dela leadership mericana. Keep Reading »
Novembre 3, 2011 – 9:01 am
Novembre 2, 2011 – 11:22 pm

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Continua la nostra analisi sul sistema che sta imprigionando la voglia di fare dei cittadini veneti, lo stato opprimente italiano, e sull’unica alternativa per la nostra speranza: l’indipendenza.
La sensazione generale di disfatta è oramai condivisa da tutti in questi giorni di ansia finanziaria per la drammatica situazione legata alla solvibilità di un paracarro istituzionale senza speranza.
Ma anche le sensazioni svaniscono di fronte alla potenza dei numeri. E per quanto possa sembrare impossibile i numeri sono ancora più impietosi delle sensazioni.
Siamo infatti andati a vedere come sia cambiata la facilità di fare affari in questo stato rispetto al resto del mondo.
Ebbene, se mai ve ne fosse stato dubbio, in un anno la situazione è ancor più peggiorata.
Al punto che rispetto ad un anno fa, nella speciale classifica sulla facilità di fare affari, stilata dalla Banca Mondiale e denominata Doing Business, l’Italia è scesa dall’83° posto all’87° posto al mondo, dietro allo Zambia, alle Bahamas e alla Mongolia (sic!).
Il Veneto non è purtroppo esente dal tumore statale italiano e lo dimostrava la situazione del 2009, l’ultima per la quale è disponibile il dato regionale, che piazzava Padova, considerata il capoluogo economico del Veneto, ahinoi al 67° posto in Europa, solo di una posizione davanti a Roma, posizionata al 68° posto. Keep Reading »
Novembre 1, 2011 – 9:11 am
Breve nota de agiornamento par chi che parla ai bancheti de altri caxi de indipendensa in Europa. El metodo fiamingo a xe sicuramente el modelo da seguir par l’indipendensa veneta, parche’ i xe sta boni dal 2001 al 2003, in do ani a far na inpenada de consensi, e a ciapar in man el totale controlo de tuti i punti ciave de l’aministrasion fiaminga (dale forse de l’ordine a l’economia). In sti ultimi do ani, chieti chieti, i gavea anca blocà la formasion de on governo centrale, e par 487 dì el Belgio a xe sta sensa governo e tuto el vegnea aministrà o nele Fiandre o in Valonia, portando de facto a do stati indipendenti.
Deso però no xe pì cusì, e sto otobre pasà el leader del partito socialista belga, Elio di Rupo, par eser sta bon de meter insieme na coalision de sie partiti par formar on governo. No gavemo idea de cuanto che durarà, ma pa’l momento no podemo pì parlare del caxo belga come on caxo de indipendensa de facto. Al socialista Di Rupo ghe ricordemo solo che on deto dela Margaret Tatcher: “El problema del socialismo a xe che prima o poi te finisi i schei de staltri”
Lodovico Pizzati Keep Reading »
Ottobre 30, 2011 – 12:02 pm
In questi giorni vengo a conoscenza di una serie di infamanti accuse nei miei confronti. Non passa giorno che scopro nuovi orribili delitti di cui mi sarei macchiato, che mi vengono riportati a voce da amici increduli di ciò che sentono viene riportato di bocca in bocca.
L’elenco è lunghissimo e impressionante: controllo occulto di siti internet, grande fratello mediatico, censura preventiva di pensieri altrui, gestione di conti correnti personali, macchinazione e manipolazione del consenso, lavaggio di cervelli, infiltrato, corrotto al soldo di servizi segreti (qui abbonda la lista di Paesi per cui presterei servizio), concorrenza sleale e avanti così.
Per tale ragione ora pende sulla mia testa una richiesta di provvedimenti disciplinari, sponsorizzata da esponenti importanti del partito. Nel mio passato, quando sono stato ad esempio in lega nord, ho già subito tali provvedimenti, che in tal caso hanno comportato la mia espulsione dal partito, dove anche allora non ricoprivo cariche. Oggi la cosa curiosa è che ciò avviene nel partito che ho contribuito a fondare. So per certo che qualcuno non vorrebbe che si scrivesse pubblicamente di queste cose, ma è chiaro che la pubblica autodifesa è l’unica possibilità che rimane di fronte alle tecniche sperimentate del linciaggio e della disinformatia che passano di bocca in bocca con falsità. Keep Reading »
Ottobre 27, 2011 – 12:16 pm
Lucio me lo presentò Lodovico o Gianluca.
Non ricordo bene, sta di fatto che mi parlarono entusiasticamente di un noto imprenditore “vulcanico” del basso veronese che aveva aderito al PNV.
Fu così che andammo ad una riunione serale presso la sua fabbrica, seduti in una ventina tra i suoi mobili, ricordo delle sedie stile antico veneziano.
Tornammo tardissimo, immersi nella nebbia, che tempi che bei ricordi.
Da qui fu fondata la famosa frase “ci servirebbero cento Lucio Chiavegato” che abbiamo ripetuto spesso perché il lui vedevamo un modello di trascinatore popolare.
Quando mi candidai alle regionali 2010 andammo a Bovolone in campagna elettorale dove Lucio riunì per l’occasione credo un centinaio di persone in una sala pubblica e avvenne una presentazione memorabile. Era l’inverno 2010.
A Marzo mi chiamò e facemmo una giornata a Venezia città, per raccogliere voti.
E’ stato incredibile, girando per le calli ogni cento metri qualcuno (non lui) lo fermava per salutarlo: è veramente una persona conosciuta in centro storico, per merito del suo lavoro con il quale si è fatto non solo clienti ma anche molti amici.
Dopo quella occasione non perdo mai l’occasione di fermarmi in un ristorante vicino a Rialto.
Entro e mi presento: “Mi manda Lucio!” Significa tappeto rosso, tavolo assicurato nella migliore posizione, violini, rose per la signora e prezzo ok.
Mi fa piacere vedere sempre il mio nome sul simbolo nel suo sito luciochiavegato.com. Keep Reading »
Ottobre 26, 2011 – 5:29 pm
Dico subito che in ogni assemblea dei soci, in ogni manifestazione, in ogni evento di Veneto Stato in cui vedrò tre dita alzate, io, a mia volta alzerò entrambe le braccia, in segno di disapprovazione e dissociazione. Ora vi spiegherò perché.
Il simbolo delle tre dita è variamente interpretabile e quindi indubbiamente equivoco. Pochi all’interno di VS sanno qual è il suo reale significato: forse nemmeno coloro che per primi lo hanno introdotto. Tanti altri poi si sono aggiunti, per emulazione, ma inconsapevoli di cosa quel simbolo stesse a rappresentare. E’ prova di ciò, il fatto che non esista ad oggi una interpretazione, per così dire, autentica di quel gesto. Vari sono stati i maldestri tentativi di dare ad esso un significato accettabile. Ultimamente và per la maggiore questo. E’ il gesto che le reclute della guardia svizzera compiono, giurando fedeltà al papa, fino al sacrificio estremo. Ora che un partito indipendentista faccia proprio il simbolo di fedeltà al Sommo Pontefice, francamente, non riesco a capire che utilità possa avere.
Altri significati che si son visti: è segno benedicente. Rappresenta Dio uno e trino. Per altri ancora sta a significare Dio, patria e famiglia etc etc. Beh, allora? Che problema c’è, si chiederanno alcuni di voi.
Il problema esiste ed è macroscopico.
Vi sono certi gesti che possono essere intepretati in molti modi, a seconda dei luoghi e del momento storico in cui ci si trova. Il famoso saluto romano, in epoca imperiale era sicuramente segno gradito. Mostrava la mano aperta e ben in alto. Stava a significare: “Guarda, non ho nessun arma in mano. Vengo in pace.” Keep Reading »
Ottobre 25, 2011 – 12:03 pm

Domenica è successo qualcosa di vergognoso che ha infangato la reputazione di un popolo rappresentato dall’unico spiraglio di salvezza che è Veneto Stato. Dopo settimane di sobillamento, ora è chiaro a tutti che tumore Veneto Stato aveva in ventre. Dalla fretta però hanno fatto l’errore di mettere nei direttivi di partito gente sana. Possiamo riderci sopra chiamandoli presidente della Bulgaria e company, ma è tutta gente sana di cuore. A loro va il nostro supporto perché non lascino che l’unica speranza di salvezza che noi veneti abbiamo, cioè Veneto Stato, venga dirottata in una direzione in antitesi con la nostra gloriosa storia. Tegnì streto e drito el timone, ve racomando.
Lodovico Pizzati
Tratto da Il Messaggero
Roma, le Ronde Nere sono arrivate:
saluti stile Ss in piazza della Repubblica
«Alemanno disse che non dovevamo venire? Eccoci»
Il sindaco: intervengano prefetto e questore, stop pagliacciate
ROMA (18 settembre) – Un saluto nostalgico doc: braccio destro alzato con tre dita aperte, come le Ss impegnate nel giuramento sulla bandiera ai tempi di un certo Adolf Hitler. Poi, tanto per non farsi notare, camicia color ocra, pantaloni neri stemma tricolore e un’aquila con la sigla Spqr appuntata al petto. Si sono presentati così a piazza della Repubblica gli improbabili volontari della Guardia Nazionale, peggio noti come “Ronde nere” dell’Msi-Dn. Il sindaco di Roma Gianni Alemanno aveva annunciato… [leggi articolo intero]
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Ottobre 24, 2011 – 2:26 pm

Ieri si è tenuto il congresso di Veneto Stato a Vicenza. Inutile nascondere che la tensione era carica e il clima forte che si respirava nell’aria lo testimonia. Ciò a cui si è assistito non è stato però un grande spettacolo.
Spiega bene Luca Schenato in un suo intervento alcuni passaggi dell’assemblea che avevano un gusto retrò che non voglio definire per carità di patria veneta. Intendiamoci, si sapeva benissimo che si voleva arrivare a ciò. Le prove generali si erano tenute il 31 luglio e ieri è andata in onda la prima.
Mi fa un po’ sorridere sentire ora, dopo una giornata così, gli appelli all’unità. Già, sono un po’ tardivi, specie dopo le minacce di tre giorni di creare un altro partito. In ogni caso voglio rassicurare i nuovi dirigenti di Veneto Stato: nessuno ha intenzione di abbandonare il percorso legale, pacifico e democratico per l’indipendenza della Venetia.
Cionondimeno sono bersagliato da soci che intendono restituire la tessera. Sto cercando di rassicurarli e di spiegare loro che bisogna continuare, ma l’emorragia c’è – inutile nasconderlo – e ci auguriamo tutti che essa sia il più contenuta possibile. È chiaro però che la sensazione è stata di gara truccata. So bene che saranno molti a rovesciare addosso ai mostri sconfitti la responsabilità del listone unico. A dire il vero sono cose già sentite, negli anni 20 per la precisione. Anche allora la colpa del listone unico era degli avversari. Keep Reading »