Ottobre 23, 2011 – 10:01 pm
foto presa dal gruppo “a son fiero de eser veneto” in facebook, raffigura l’istante dell’inno nazionale veneto all’apertura del congresso di Veneto Stato del 23 Ottobre 2011 a Vicenza
23 Ottobre 2011 – Oggi si è finalmente tenuta l’assemblea di Veneto Stato, ma a mio parere non è stata una gran giornata, anzi. Non era questione di essere a favore di una o l’altra parte, ma di metodo. In questo resoconto scenderò in qualche tecnicismo, non certo per annoiarvi ma per aiutarvi a capire cosa è successo, anche se la mia reale intenzione con questa lettera è giustificare la mia scelta di abbandonare Veneto Stato.
In un’atmosfera surreale, con uomini di security ai lati della sala, ed uno sul palco, non posizionati per garantire la sicurezza dei presenti ma per intimidire e tacitare i presenti (uno che aveva cercato di avvicinarsi a me l’ho avvertito che avrei chiamato il 113 e lo avrei denunciato per aggressione se avesse solo provato a sfiorarmi), si apre l’assemblea sotto la presidenza di Silvano Polo che la gestisce in modo a dir poco autoritario, respingendo ogni mozione d’ordine con la scusa che non era pertinente, neppure la mia che era relativa alla modalità di esecuzione del voto, in spregio allo statuto che assegna ai soci la sovranità: Keep Reading »
Ottobre 23, 2011 – 6:29 pm
Ci sono almeno tre elementi che mi differenziano dalla maggior parte degli indipendentisti mainstream e che fanno sì che una non piccola parte degli indipendentisti mi consideri un nemico tout court da combattere e verso il quale indirizzare il proprio odio considerandomi alla stregua di un pericoloso infiltrato.
- Non sono un passatista. Ritengo che l’eredità della Serenissima sia quasi ininfluente al fine dell’indipendenza del Veneto. Ossia, non considero importante che i territori veneti nella storia siano stati una repubblica indipendente per mille anni. Ritengo sufficiente che una popolazione in un dato territorio si senta affine e che abbia la volontà di decidere da sola del proprio destino affinché possa diventare stato a sé. Anzi, ritengo che l’eredità della Serenissima in molte occasioni sia un fardello per gli indipendentisti veneti facendoli apparire alla popolazione veneta in generale come “folklore” e spesso “folklore che fa paura”.
- Non metto come priorità la questione “identitaria” ma quella “economica”. Ossia reputo prioritario staccarsi dallo stato italiano per il fatto che noi veneti siamo una sottocolonia dello stesso. Tanti in questa mia visione economica vedono lo sprettro del gretto materialismo. Tanti indipendentisti quindi vorrebbero, anche inconsciamente, una Little Italy dove Venezia sostituisce Roma e non capiscono che se mettiamo lo stato, anche veneto, al di sopra dell’individuo, non facciamo altro che ripetere le sciagure dello stato italiano. La mia questione economica è questione di libertà e quindi a cascata anche di cultura. Imporre da Venezia uno stato etico veneto non porterà al rifiorire della cultura veneta.
- Sono per la globalizzazione. Ossia sono per la libera interazione tra gli individui nel mondo, ossia per il libero mercato. Evviva le aziende venete che delocalizzano perché in questo modo attuano una salutare riconversione del mercato del lavoro veneto aggiornandolo e non facendolo vivere di protezionismo che impoverisce tutti. Evviva gli stranieri che si trasferiscono in Veneto per lavorare perché colmano un vuoto e portano ricchezza con il loro lavoro. Evviva i veneti che girano per il mondo perché solo conoscendo gli altri si può progredire. Per lavoro giro per il mondo e ho imparato nella mia modesta esperienza che avere come orizzonte solo il Veneto è una sciagura.
Sono entrato entusiasticamente nel PNV perché ho sentito per la prima volta qualcosa che faceva vibrare le mie corde e perché ho visto in quei pochissimi militanti che allora facevano parte del PNV dei compagni di viaggio con i quali si poteva costruire un progetto esaltante e serio. Ho conosciuto persone fantastiche con le quali non condividevo sempre tutto ma che guardano lontano, che mi hanno insegnato tanto e grazie alle quali sono cresciuto: Gianluca Busato, Lodovico Pizzati e Claudio Ghiotto sopra tutti.
Ho accettato il confluire del PNV in VS perché ritenevo che i tempi non fossero maturi per avere più partiti indipendentisti in Veneto e, anche se nutrivo dubbi sulla filosofia della controparte indipendentista, mi dicevo che il comune obiettivo fosse un aggregante talmente grande e importante da minimizzare le differenze. Oggi, dopo un anno, ho assistito a qualcosa di tremendo che mai mi sarei aspettato, ossia alla impossibilità da parte dei soci di Brescia e di Venezia di votare al Maggior Consiglio e per di più a una sorta di lista unica dato che non si sono accettate le candidature di persone come Gianluca Busato e altri: o così o così. La cosa che mi ha lasciato letteralmente a bocca aperta è stata la condotta del presidente dell’assemblea che ha gestito il tutto in modo scandaloso e adducendo formalismi da Unione Sovietica ha nei fatto reso l’assemblea non sovrana.
Oggi mi sono reso conto che questo non può più essere il mio partito perché ora ho ben chiaro che non posso riconoscermi in un partito politico all’interno del quale c’è una forte componente che ha una visione che io reputo antiquata e perdente. Non lo dico con arroganza. Magari sarà anche vincente elettoralmente, ma perdente secondo il mio giudizio morale. In particolare, ho letteralmente paura di una certa tendenza etnonazionalista che sembra andare di moda tra i giovani. Statalismo comunitarista antimercato e anti-individuo: io ho paura.
In questi mesi per motivi personali e lavorativi non ho partecipato all’attività di partito e mi sono preso una buona dose di insulti perché facevo l’intellettuale che non si sporcava sul campo. Sarà anche vero. Tra poco andrò a vivere a tre ore di macchina da Verona fuori dal Veneto e per correttezza mi sono dimesso dal Minor Consejo perché non mi sembra eticamente giusto far parte di un direttivo politico di un partito indipendentista e non abitare nel territorio. Avevo inizialmente pensato di restate un socio che contribuisce anche solo economicamente o con la pubblicità alla crescita del partito che vuole liberare la terra dalla quale proviene, ma vedendo come stanno volgendo le cose penso che l’anno prossimo non rinnoverò la tessera.
Non porto rancore verso nessuno perché sono convinto che tutti stiano agendo in buona fede. Semplicemente, siamo persone diverse (sì, anche voi che dite che siete solo e unicamente veneti, sì, anche voi avete un’individualità) che non sono riuscite a fare fronte comune. Io vado via perché voglio fare esperienze nuove e perché reputo che la vita sia miserevolmente troppo corta per avere paura del cambiamento.
Lo ammetto, sarò banalissimo, ma ho avuto un’epifania ad ascoltare il discorso di Steve Jobs a Stanford.
Il vostro tempo è limitato, perciò non lo sprecate vivendo la vita di qualcun’altro. […] Abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore e la vostra intuizione. In qualche modo loro sanno cosa volete realmente diventare. Tutto il resto è secondario.
Vi lascio sperando che vi fermiate cinque minuti a riflettere veramente su queste parole. Non porto rancore verso nessuno, ringrazio i meravigliosi compagni di viaggio di questi anni per tutto e spero che vengano tempi migliori.
Ti co Nu. Nu co Ti
Live Free or Die
Luca Schenato Keep Reading »
Ottobre 23, 2011 – 6:17 pm
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21/22 ottobre 1866: 640.700 sì, 69 no.
23 ottobre 2011, la storia si ripete.
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Ottobre 22, 2011 – 3:54 pm
Tolto da http://onthenord.wordpress.com/2011/10/22/passaggio-a-nord-est-13-una-domenica-da-leoni/
Domani, 23 ottobre, avrà luogo il congresso generale dei soci del partito indipendentista VenetoStato. A partire dalle 9 e trenta del mattino, in quel di Vicenza e precisamente all’Hotel Viest, inizierà, con apertura al pubblico indistinto, il Maggior Consiglio –così si chiama l’assise–, convocato due settimane fa dal presidente dimissionario Giustino Cherubin.
Chi pensasse che le informazioni appena date siano fin troppo dettagliate, sappia che nessuna di esse veniva data per scontata fino a pochi giorni fa. La convocazione presidenziale, infatti, si è scontrata da subito con una coriacea opposizione da parte del presidente in carica, Lodovico Pizzati, che a sua volta ha lanciato una convocazione per lo stesso giorno, ma in quel di Treviso. Allo stallo di un possibile doppio congresso hanno cercato di porre rimedio decine di soci, che hanno sottoscritto un’autoconvocazione per un terzo congresso, unitario, in quel di Padova. Per motivi che è inutile qui riassumere, l’iniziativa di un Maggior Consiglio autoconvocato è naufragata e, per ragioni di buonsenso e, diciamolo pure, di patriottismo veneto, il segretario Pizzati ha infine scelto di rinunciare al “proprio” congresso trevisano, che avrebbe spaccato il partito, aderendo a quello di Vicenza. Con il che la contorta vicenda procedurale si è chiusa, riportando la formazione indipendentista ad una coesione interna almeno formale.
Ma c’è coesione sostanziale in VenetoStato? Da cosa è nato questo caos? E perchè è stato convocato un congresso che prevede all’ordine del giorno il rinnovo totale delle cariche interne, segretario compreso, proprio nel momento in cui VenetoStato gode di grandissima visibilità mediatica e di crescenti adesioni sul territorio?
A queste tre domande possono essere date altrettante risposte, fra loro compatibili. Keep Reading »
Ottobre 21, 2011 – 1:31 pm
Sono molti i soci che in questi giorni stanno anticipando la propria visione e il proprio punto di vista sul futuro di Veneto Stato. Domenica siamo infatti chiamati a fare una scelta sui nomi di alcune persone che si offrono volontari per coprire un servizio e assumersi una responsabilità all’interno del partito.
Credo quindi che ognuno di essi meriti rispetto, perché non stiamo parlando di poltrone retribuite, ma di tanto tanto tantissimo lavoro da fare (e spesso anche di tanti soldi da mettere e proprio nessuno da prendere), sottraendolo alle proprie famiglie, al proprio lavoro, al proprio tempo libero.
Al di là delle reciproche posizioni, la premessa deve essere questa: un grazie di cuore a tutti i soci che saranno presenti e un grazie di cuore a chi quindi si offre volontario per fare qualcosa di più.
Non è banale dire ciò, perché se ne siamo consapevoli tutti, allora si riesce anche a capire le ragioni profonde e vere delle scelte che ognuno è chiamato a fare domenica.
Io non vedo tra l’altro una dicotomia forte tra le linee in ballo, non vedo il bianco da una parte e il nero dall’altra. Vedo impostazioni e soluzioni diverse per raggiungere il medesimo obiettivo.
Più che di linea politica in senso stretto, io preferisco parlare di strategia per raggiungerlo. A me non interessa che il gatto sia bianco, o nero. A me basta che il gatto prenda il topo. Keep Reading »
Ottobre 20, 2011 – 2:41 pm

L’Economist Intelligence Unit (EIU) el ga de recente publicà ła previxion de crésita pai prosimi sincue ani. Intanto ke el groso de l’atension ła se focałixa sułe recenti tendense de recesion, na meta inportante saltà fora dai dati ła xe forse drio vegner trascurà. Ntei prosimi ani i sloveni i xe projetà par deventar pì riki dei taliani.
El mejo paexe del vecio bloco comunista el xe drio sorpasar ła pèxo economia de l’Europa osidentałe. Par ła Slovenia sto ki el xe on traguardo ke uficialmente el finìse ła cusideta tranxisión economega. In pena do decadi na difarensa in aparensa insormontabiłe ła xe stà sarà.
Pai prosimi ani l’Italia ła raprexenterà na boa, on sinboło de suceso par ła Republica Ceca, l’Ongaria, ła Slovakia, l’Estonia e via corendo. Ecs paexi comunisti i xe lì in fiła, pareciandose par cełebrar sta gran inprexa. Ma sta convergensa in redito pro capite xereła on efeto inevitabiłe de l’integrasion economica? Keep Reading »
Ottobre 20, 2011 – 12:24 pm

Gnanca diexe ani fa ła Banca Mondiałe ła ga publicà sto articoło academico: Growth is Good for the Poor (La crésita ła xe on ben pai pi poareti). Al tenpo tuti i parlava de l’inpato de ła globałixasion, e tanti i se domandava ke efeto el gavése su i pì poareti menbri deła socetà.
Ła fifa ła xera ke co pì comercio avantagiase soło ke na parte deła popołasion, e marginałixando ncora de pì i sitadìni pì poareti del paexe. Sta riserca soracità ła xe servìa a smontar sto mito grasie a na anałixi econometrica baxà su dati da 92 paexi, par 4 deceni.
I autori i ga catà na forte evidensa ke el redito medio dei pì poareti el creséva in proporsion co el redito medio del paexe. Sta scoverta ła xera statisticamente vera no inporta el continente, el periodo storico, el benesere o ła cresita del paexe. Ła cresita generałe de sicuro ła da beneficio anca a i pi poaréti.
Sta ultima decade ła ga anca visto nantro toco de riserca economica ke studia nantro inpato deła globałixasion: podaria esar ke co el comercio lìbaro i stati pì cèi i ga na połitega pì eficente, i xe pì conpetitivi nte’l marcà globałe, e i vive on taso de crésita pì alto?
Diversi articołi academici i ga sostegnù sto punto. Par exenpio, sto ki el xe n’articoło enpirico scrito da profesori de economia de Harvard, Stanford e Brown University, e piovegà ntel 2000 da l’American Economic Review: Economic Integration and Political Disintegration (Integrasion Economica e Dixintegrasion Połitega).
El ragionamento dixe ke dato ke i paexi pì cèi i xe (forse par necesità) pì verti al comercio, e el comercio el xe ligà fiso co ła crésita, ałora łe economie pì picenine łe dovaria fiorir in te na economia globałe.
Sto ki xe de sicuro el caxo. Forse parvia ke na połitica publica in paexi pì cèi ła xe pì in sintonia co łe exigense dei so citadini, e in sta maniera se crea pì benesere economico.
Vardando l’evidensa enpirica da sti do toki de riserca, na domanda banałe ła vien spontanea: i paexi pì cèi xełi mejo a ridur ła povertà? A intuisión 1+1=2, ma servirìa no studio economico specifico par dar na risposta definitiva.
Sta ki ła xe na domanda ke ła pol esar estexa oltre ła distribution de redito e a altri indicatori sociałi. I paexi pì cèi xełi drio proveder mejo sanità, mejo istrusion, mejo risorse par ła siensa e ła tenołogia, e mejo welfare?
Almanco par l’Europa i dati i xe disponibiłi su Eurostat spetando de vegner anałixà. E se xe propi cusì, e go el forte sospeto de si, ałora a xe ora de farse on exame de cosiensa ideołogico.
In te na Europa integrà indove el nasionałismo da disnoveximo secoło ga poco senso, i partiti połitici preocupà de giustisia sociałe no i dovaria mia esar dała parte dei Scosexi, dei Catałani, dei Fiaminghi, dei Veneti e dei Sardi?
Par exenpio, no xe mia poco anacronistico ke el partito de centro-sanca talian el xe el pì fedełe co fervor ai confini połitici stabiłìi durante l’espansionismo del disnoveximo secoło? Xe ironico ma el contentitor talian, de dimensioni ineficenti data l’integrasion europea, ła xe ła pì scandałoxa trapoła de povertà.
Spunto de meditasion intanto ke ła recesion del 2009 ła se fà pì grave: i poareti, i dixocupà, i pensionà i ga on gran bixogno de na asion połitega coragioxa.
Lodovico Pizzati
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Ottobre 20, 2011 – 10:16 am
So drio vardar l’andamento de l’IVA de sto primo decenio de indipendensa. L’idea de farla na tasa provinciałe ga creà on ciclo virtuoxo pitosto prevedibiłe. I governi provinciałi deła confederasion veneta i se ga catà co dei surplus fiscałi inbarasanti, e i ga tacà conpeter al ribaso. Dai livełi asurdi del 20% eredità dała defunta Repubblica Italiana, ła provincia de Vicenza ła xe sta ła prima a sbasar al 16% ntel 2013.
Do mexi dopo Brescia fisa l’IVA al 15% e Pordenone al 14%. Ghe ga vosùo fin al 2014 ke łe asociasioni comercianti de Padoa e de Verona łe ga fato presion ai rispetivi governi provinciałi par no perdar ulterior marcà, fisando l’IVA al 10%. Sie mexi vanti, Trevixo sorprende tuti fisando l’IVA al 5%. No xera sta previsto on cało rapido cusìta, ma l’aumento del shopping on-line (par tuti i prodoti) ga acełerà ła conpetision intra-provinciałe.
Nisuni gavéa previsto ke ła riforma legislativa fata pena dopo l’indipendensa ła gavarìa portà tuta sta trancuiłità par l’e-commerce. Deso i tribunałi i xe stra-eficenti e łe cauxe łe dura de rado pì de on mexe. Ma i consumatori i se sente pì proteti parké deso xe łe banke ke ga ła responsabiłità de tutełar i clienti da potensiałi e-thieves (ladri cibernetici). Donca i veneti no i ga pì nisun riscio a far shopping online, e xa da on tòco łe IVA provinciałi łe ga catà n’ecuilibrio fra el 3% e el 5%. Unica ecesión xe ła provincia de Rovigo ke ła ga abolìo l’IVA.
Anca mi xero fra i economisti ke consiliava a ste province de confine de tegner l’IVA pì alta. I week-end ghe xe l’asalto de emiliani ai centri comerciałi rovigoti e i saria contenti de pagar anca el 10% de IVA. Ma deso go da darghe raxon ai comercianti rovigoti ke i gà spesegà par el 0%. Par lori xe pì inportante esar conpetitivi pai consumatori dełe altre province venete, dato ke dopo el Lusenburgo i veneti i xe i pì riki d’Europa.
In sta maniera gavemo esportà el ciclo virtuoxo. Dopo l’indipendensa deła Venetia, el stato Italian el xe sta bon de tegner bota par n’altra decade. Ma deso, dopo tanto tribołar tirando vanti co finansiamenti internasionałi (fra cui anca veneti), i ga divixo kel cimelio otocentesco in 5 stati pì eficenti. Come ła Yugoslavia ntei ani ’90 e ła Spagna e Regno Unìo 8 ani fa, nantro Leviatan statałe el xe petà xo. Xe inevitabiłe ke anca ła Baviera ła se staki dała Dhermania federałe fra on paro de ani, parké rento l’Union Europea ga senpre manco senso far parte de pakidermi statałi de nantra epoca.
Ma par niantri veneti xe sta forse pì fasiłe, xe stà el contrasto pì lanpante. Xera 150 ani ke trainàvino ‘fa i musi. Noialtri co l’acełeratore a maneta, e sto parasita al volante ke bruxava el freno a man. Ntel 2012 ło gavemo parà fora dała portiera e semo partìi ‘fa on sitón. Me ricordo ncora łe promese de sbasar łe tase sul redito al 20%. Deso xe na lota rento el Magior Consejo de Venesia par no sbasarle masa, e semo fermi al 12%. Ogni ano el boom economico ne regała on surplus fiscałe sora ogni previxion, e se ga stuà ogni dibatito ideołogico. Ne gavémo asà par sbasar da novo łe tase, alsar ła spexa sociałe, investir so łe infrastruture e cronparse i BOT del governo italian, fin ke i ga durà (xe sta el nostro ato de beneficensa).
In tei ultimi ani rento l’Italia gavévino soferto ła mancansa de investimenti so łe infrastruture. Ma no parlo soło de xustar łe strade, tacar panèi sołari dapartuto, o de ver netà fora ła laguna de Venesia, tanto ke deso se pesca e se podaria da nóvo noar ntel Canal Grando. Gavémo fato gran investimenti so ła ricerca, so l’istrusion, so ła sanità. I atenei de Padoa, Trieste, Verona, Trento, Venesia e Udine i ga i biłanci in ativo anca grasie a na domanda de iscrision de studenti foresti ke riva co łe so borse de studio par torse na laurea veneta. Investendo so ła ricerca semo sta boni de atirar i mejo prof. e ricercatori del mondo. Ghe xe na imigrasion axiatica (cinexi e indiani): tanti i vien par l’università, ma altretanti i xe ingegneri del setor informadego o de medicina ke vien laorar nte łe nostre dite.
Si, xe vero, femo ncora del bon vin e del bon formajo. El Made in Venetia el tira senpre anca nte’l vestiario. Ma ła risposta veneta al tsunami cinexe de cuìndaxe ani fa, xe sta de speciałixarse in te l’alta tenołogia. Na olta cavà el parasita dała gropa, co ojo de gunbio e determinasión veneta, gavémo creà dełe nikie de cuałità ke gnanca on miliardo de cinexi xe sta boni de bàtarne. Ansi, i xe deventà on miliardo de clienti par łe nostre nano-tenołogie. A Meolo e a Sandrigo ghe xe dei campus de ricerca reminesenti del Google campus californian. Ki ło gavarìa dito ke ła rivista Fortune ła premiase i partners Fochesato e Spanevello come i Steve Jobs deła nano-medicina.
Vardo i xóveni de ancó, pieni de otimismo e sicuri de se stesi. I pì cèi no i ga gnanca idea de cosa ke vołeva dir vìvar soto el taco talian. Come ke i xóveni cresù in tei ani ’90 no i gavéa idea de come ke xera vìvar durante ła guera freda. El pesimismo, ła frustrasion, ła rasegnasion ke se respirava prima de l’inploxion del regime partitocradego talian, i xe sentimenti ke deso i par fasa parte de on pasà remoto.
Al tenpo xérimo xente incoacià, invertebrà, e paréa inposibiłe poder canbiar łe robe. Me ricordo i “tanto no serve a gninte…”; “ma come pensito de fare…” E dopo xe bastà on colpo de reni: on avenimento pacifego, civiłe e legałe. Me ricordo l’entuxiasmo in Piasa San Marco come al tenpo del Muro de Berlino. Soło ke na olta cavà via, el nostro parasita ne ga parso tanto pì inpotente de l’Union Sovietica. Tuti sti mostriciatołi ke se sentiva sprotàr dałe so poltrone tełevixive. No se ricordémo gnanca pì i nomi.
Deso łe caxe łe xe tute piturà de cołori vivi, e no soło parké semo pì riki, ma anca parké inconsciamente no gavemo paura de far vedar ke stemo ben e de vegner disanguà de tase. I xóveni no i ga pi temansa dełe forse de l’ordine. Deso i vien percepìi come al nostro servizio pa’l trafico o par defendarne dal (poco) crimine. No i xe pì on corpo foresto ke ne fa sogesion. Ve ricordèo co ke se sbarlucava i fanałi par dir ai altri de star tenti ai carabinieri? Dopo 150 ani l’esercito foresto, kieto kieto, el xe ndà via.
Lodovico Pizzati
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Ottobre 19, 2011 – 5:31 pm
Domenica prossima si terrà un passaggio importante per Veneto Stato, un partito che sta crescendo ogni giorno di più. Il flusso di iscrizioni è notevole e continuo, anche in questi giorni di fase pre-congressuale che ovviamente vede i soci concentrati nel dialogo interno più che nell’azione politica nel territorio.
È importante però che ora tale dialogo resti nell’alveo del reciproco rispetto e riconoscimento. Per fare ciò il segreto sta nell’essere il più possibile propositivi, evitando attacchi e accuse sterili, privilegiando quindi il confronto tra le idee piuttosto che la denigrazione dell’avversario.
Il clima probabilmente è stato un po’ avvelenato, forse anche perché un confronto politico merita di avere tempi più rilassati che permettano appunto alle idee e alle proposte di essere spiegate con più calma. Ora però è bene che tutti si diano una regolata e si preparino ad affrontare le sfide comuni del dopo-domenica.
In linea generale, chi si mette a disposizione del partito per qualsiasi ruolo ha più probabilità di ricevere l’appoggio dei propri soci se riesce nell’intento di spiegare cosa egli ha fatto finora e cosa vuol fare nel futuro per portare a compimento il mandato per cui chiede i voti. Più proposte e meno proteste aiutano tutti a farsi un’idea più precisa e facilitano i soci di Veneto Stato a capire meglio quale sia la strada che vogliono percorrere per l’indipendenza.
Riteniamo che il progetto politico di Veneto Stato sia non solo straordinario, ma addirittura l’unico progetto politico oggi esistente in Veneto, nel panorama desolante dei partiti italo-padani.
Siamo certi che domenica sera Veneto Stato uscirà da questo congresso ancora più unito di prima e ancora più forte di quanto sia stato finora. Per farlo, è necessario che tutti riconoscano di essere volontari veneti che hanno in comune un enorme senso civico e di legame con la comune Patria Veneta, che per quanto ci riguarda deve abbracciare tutte le Terre e i Popoli di San Marco.
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Ottobre 19, 2011 – 4:38 pm
Riportiamo di seguito due video del convegno sulle Ragioni dell’Indipendenza organizzato dal Movimento Veneti nel mese di novembre 2007 a Treviso. Già al tempo le idee e il programma presentati da Gianluca Busato costituivano al 90% l’ossatura dello stesso oggi portato avanti da Veneto Stato.
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