Perché esco sarei dovuto uscire da Veneto Stato

Aggiornamento, Treviso, 19/01/2011. Apprendo che le motivazioni che mi avrebbero costretto a lasciare Veneto Stato sono cadute. Questa è una bella notizia, per me. Ciò significa che per quanto mi riguarda resto un “soldato” a disposizione, come sempre.

Motivazioni di una scelta difficile, ma obbligata

Devo alcune spiegazioni a chi mi sta vicino, in merito alla mia decisione odierna di lasciare Veneto Stato.

Oggi si teneva infatti l’assemblea dei soci, il Maggior Consiglio. L’assemblea è l’organo sovrano che rappresenta il partito al suo massimo livello. Si teneva una riunione delicata per decidere una serie di modifiche allo statuto. Purtroppo, a causa probabilmente anche di una mia cattiva comunicazione, io e altri non siamo riusciti a convincere i soci in merito a una serie di importanti principi che stavano per essere calpestati da un lato e dall’altro non c’è stato modo di ovviare a gravi decisioni sempre statutarie che di fatto rendono il partito uno strumento spuntato politicamente.

A questo punto per me è stata obbligatoria la scelta di uscire da Veneto Stato, perché con tutto si può fare a patti fuorché con la propria coscienza. Io capisco e incoraggio chi rimane all’interno del partito a continuare la propria meritoria azione, ma per quanto mi riguarda non c’è più spazio per poter agire. Non mi è infatti permesso di sedere in un’organizzazione che considera l’individuo al di sotto di entità astratte non meglio definite (“la causa”, “le cariche”, il partito stesso e, chissà, un domani lo stato).

Tra l’altro, ragionando ipoteticamente per assurdo, anche se facessi a pugni con me stesso e con ciò che sono e digerissi tali decisioni, nel contempo l’assemblea ha deciso sempre con la stessa votazione, a larghissima maggioranza, con oltre il 75% di favorevoli, di darsi un’organizzazione politicamente spuntata, poiché il segretario, il presidente e l’intero Minor Consiglio, ovvero l’organo esecutivo più importante, non possono ricoprire cariche pubbliche elettive: ciò significa autocastrarsi politicamente. Quale senso ha – mi chiedo – combattere contro i mulini a vento!! Perché questo è il risultato logico e conseguente alla castrazione politica di Veneto Stato. Quale partito mai ha la possibilità di creare il consenso attorno a sé se non può avere pari strumenti rispetto agli avversari, per la propria miope inconsapevolezza politica? Non c’è scampo per colui che nemmeno capisce di farsi del male da solo!

Altri punti gravi e controproducenti sono stati approvati, tra l’altro in un’unica soluzione, che ha significato anche la sconfessione di quanto finora fatto all’insegna dello statuto in vigore fino ad oggi, ma su tutto e prima di tutto a crearmi l’impedimento invalicabile a continuare la mia azione politica all’interno del partito è in ogni caso la questione di principio già illustrata. Sul resto potevo combattere all’interno e cercare di convincere gli altri soci delle scelte avventate fatte, ma non posso di sicuro farlo se nel contempo debbo calpestare ciò che più sacro e inviolabile è per la mia persona.

È doloroso per me e credo anche per chi mi è stato politicamente vicino in questi anni, ma ciò non significa che altri mi debbano seguire nella mia decisione, anzi! Il mio auspicio è che chi è più forte di me riesca a continuare l’azione meritoria, che in me troverà sempre un sostegno ideale, ma da oggi e fintantoché esisterà tale concezione illiberale, non potrà più avere in me un sostegno operativo.

Chi resta sappia che forse è meglio così: non sia mai che la mia assenza liberi energie nascoste all’interno di Veneto Stato che fino ad oggi a causa della mia presenza magari non uscivano allo scoperto!

Coraggio e non temiamo, l’indipendenza del Veneto arriverà perché è più forte degli errori degli uomini e delle loro ideologie massimaliste fallite, ma dure a morire.

Gianluca Busato

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