In bocca al lupo

Ieri si è tenuto il congresso di Veneto Stato a Vicenza. Inutile nascondere che la tensione era carica e il clima forte che si respirava nell’aria lo testimonia. Ciò a cui si è assistito non è stato però un grande spettacolo.

Spiega bene Luca Schenato in un suo intervento alcuni passaggi dell’assemblea che avevano un gusto retrò che non voglio definire per carità di patria veneta. Intendiamoci, si sapeva benissimo che si voleva arrivare a ciò. Le prove generali si erano tenute il 31 luglio e ieri è andata in onda la prima.

Mi fa un po’ sorridere sentire ora, dopo una giornata così, gli appelli all’unità. Già, sono un po’ tardivi, specie dopo le minacce di tre giorni di creare un altro partito. In ogni caso voglio rassicurare i nuovi dirigenti di Veneto Stato: nessuno ha intenzione di abbandonare il percorso legale, pacifico e democratico per l’indipendenza della Venetia.

Cionondimeno sono bersagliato da soci che intendono restituire la tessera. Sto cercando di rassicurarli e di spiegare loro che bisogna continuare, ma l’emorragia c’è – inutile nasconderlo – e ci auguriamo tutti che essa sia il più contenuta possibile. È chiaro però che la sensazione è stata di gara truccata. So bene che saranno molti a rovesciare addosso ai mostri sconfitti la responsabilità del listone unico. A dire il vero sono cose già sentite, negli anni 20 per la precisione. Anche allora la colpa del listone unico era degli avversari.

Non lamentatevi però e soprattutto non continuate ad accusare gli oscuri accentratori, ora che il cerino è in mano di altri. O meglio, potrete anche farlo, ma non aiuterà molto, se non ad evitare di crescere.

Concentriamoci quindi tutti sull’obiettivo: per fare un percorso che voglia essere democratico, pacifico e legale, è necessario il consenso dei cittadini veneti e non di altro. Sempreché sia questo l’obiettivo rimasto dopo ieri.

Quindi, passi per il concetto di democrazia alla bulgara (può pure essere un problema di scarsa sensibilità, o preparazione politica, non lo voglio escludere e non voglio neanche nascondere che possa esserci una condivisione di responsabilità), passi per l’inedito spettacolo di energumeni addetti alla security che impedivano anche solo di presentare mozioni (anche qui può essere solo una caduta di stile, io concedo sempre il beneficio della buona fede), passi per l’esclusione di una decina di soci il giorno del congresso (quando sappiamo bene che in sala si sarebbe ottenuta una maggioranza di 3-4 voti al massimo in condizioni non proprio del tutto leali di concorrenza, a detta di molti), passi per la decisione di non sottoporre alla volontà dei soci riuniti in un’assemblea SOVRANA il voto di fiducia al segretario Lodovico Pizzati (posso accettare, a malincuore, il formalismo di rispetto di regole interpretate da alcuni in un modo un po’ “particolare”), passi per la non accettazione della mia candidatura “di bandiera” a segretario (proposta per evitare le accuse ai nuovi dirigenti di voler vincere facile), fatta esclusivamente per assicurare al congresso una parvenza di competizione democratica e non far sorbire ai soci il boccone amaro del listone unico di triste memoria. Passi tutto ciò.

Non può però passare sotto silenzio il fatto che a molti non è piaciuto quel saluto a braccio teso con le tre dita alzate. Voglio anche qui concedere il beneficio della buona fede, sperando che sia solo un saluto da boy-scout ritenuto di cattivo gusto da tanti.

Ho quindi il dovere civico di ricordare che quello era il saluto utilizzato da nazionalisti serbi di Slobodan Milosevic. Che, per inciso, tagliavano le altre due dita della mano agli indipendentisti croati. Non è bello che i cittadini veneti che dovrebbero esprimere il proprio consenso a un progetto politico legale, democratico e pacifico per la propria indipendenza possano pensare a ciò. Se qualcuno ritiene che così non sia, in questo articolo riporto una foto che ritengo emblematica. Se così non è, convenite che almeno così può apparire ai più.

Qui entra in gioco una delle motivazioni fondamentali per cui ho ripreso a far politica 5 anni fa. Sapevo perfettamente che saremmo arrivati alla situazione di oggi e mi ero prefigurato uno scenario che avrebbe favorito il processo di indipendenza della Venetia. Consapevole di cosa fosse avvenuto nel passato, ho deciso di impegnarmi in prima persona, per assicurare che tale processo avvenisse in una forma che fosse democratica e pacifica, consentendo una transizione di velluto al nuovo status di Veneto Stato indipendente.

Questa è la ragione, ad esempio, per cui lo statuto di Veneto Stato ha alcuni principi chiari e che devono essere rispettati da tutti. I principi sani sono le fondamenta su cui si costruisce un nuovo stato che voglia essere rispettoso dei propri cittadini.

Io continuerò a militare in questo partito, finché mi sarà consentito e finché tali principi saranno rispettati. Ho nel contempo il dovere morale di impedire che anche solo involontariamente qualcuno pensi di utilizzare un partito che ha tali nobili valori alla propria base per altri scopi. Tutti i soci che mi stanno contattando in queste ore si aspettano un chiaro pronunciamento senza ambiguità in tal senso da parte della nuova dirigenza.

Non ho dubbi che avverrà. Aiutatemi a rassicurare chi confida in me, in questo momento delicato.

Nel frattempo auguro ai nuovi dirigenti un in bocca al lupo, per un lavoro non semplice. Io sono a disposizione, come sempre. Nel rispetto dei principi che ci siamo dati.

Gianluca Busato
Veneto Stato – Treviso

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